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Eroica Fenice

Novantadue. Falcone e Borsellino 20 anni dopo evi

Novantadue. Falcone e Borsellino 20 anni dopo

Povera patria. Schiacciata dagli abusi del potere,

di gente infame, che non sa cos’è il pudore,

si credono potenti e gli va bene quello che fanno,

e tutto gli appartiene.

Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!

Questo paese è devastato dal dolore.

Ma non vi danno un po’ di dispiacere

quei corpi in terra senza più calore?

 Non cambierà, non cambierà

No cambierà, forse cambierà.

Povera patria, Franco Battiato

Ma tu qualche volta ci pensi alla morte? Ogni giorno. E tu? Ogni giorno.

Luci scarne, una scrivania e due uomini chini sui loro fogli. Notti insonni fatte di condivisione e di profonda solitudine. Di entusiasmi presenti e presagi futuri. Caffè su caffè, sigarette su sigarette, parole su parole, sospiri su sospiri, ostinazione su ostinazione. Condannati ad un esilio volontario presso il carcere de L’Asinara, per portare a termine la missione di una vita. Abbandonati da quello Stato che hanno giurato di servire. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, lasciati soli, a consumarsi ed immolarsi in una tragedia annunciata.

Novantadue è una moderna tragedia classica.

“La modernità è nei fatti, nel titolo che scandisce la nostra ridottissima distanza dalla storia che mette in scena. La sua classicità è nella dimensione epica, consapevolmente eroica, dei suoi protagonisti: sarebbero piaciuti a Sofocle, Falcone e Borsellino”.

Novantadue – Falcone e Borsellino 20 anni dopo di Claudio Fava, in scena al Piccolo Bellini di Napoli dal 15 al 20 marzo, racconta la storia di due uomini, prima ancora che di due magistrati. La storia di due amici che condividono lo stesso desiderio di vita e l’identico presagio di morte. Scritto in occasione del ventennale delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, spoglia i due magistrati della loro toga, mettendo a nudo la loro dimensione più intima, il loro profondo senso del dovere, i loro ideali, le loro passioni, ma anche la loro solitudine, la loro rabbia e paura di morire.Temo la fine, ma il coraggio inizia a prendere il sopravvento. Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una sola volta.                              

Oltrepassando la verità facile, che contrappone i servitori dello stato alla mafia, il bene al male, Novantadue porta in scena la terra di mezzo che si interpone tra i due poli, quella terra di mezzo fatta di omissioni, complicità, viltà. E così il volto del male non è solo quello del mafioso che confessa i suoi misfatti, ma anche quello del consigliere che ostacola le indagini, del collega magistrato preferito per anzianità. E così diventa labile il confine tra giustizia e ingiustizia, tra bene e male, tra Stato e mafia. Quello Stato che Falcone e Borsellino credevano di rappresentare e tutelare. Quello Stato dal quale sono stati traditi.

Degna di nota la regia di Marcello Cotugno, corroborata dall’incisiva interpretazione di Filippo Dini, Giovanni Moschella (Falcone e Borsellino) e Pierluigi Corallo, che interpreta tutti i volti del male. Potente veicolo emozionale anche la musica, che si chiude sulle note di Modugno: Se Dio vorrà, ritornerò. Ritornerò laggiù nel mio paese, dove si sente il mare, laggiù c’è la mia casa, nascosta tra gli ulivi.

Per maggiori informazioni: www.teatrobellini.it