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Eroica Fenice

Orgoglio e pregiudizio di Arturo Cirillo al Mercadante

Orgoglio e pregiudizio di Arturo Cirillo al Mercadante

Il 19 febbraio ha fatto il suo debutto al Teatro Mercadante di Napoli Orgoglio e Pregiudizio; dal romanzo del 1813 di Jane Austen, per la regia di Arturo Cirillo, con adattamento teatrale di Antonio Piccolo, lo spettacolo, che resterà in scena fino al 1 marzo, si allontana dalla classica austerità del romanzo, sottolineandone la sagacità dei dialoghi e tagliando fuori dalle tavole del palcoscenico il superfluo, mettendo in scena un’opera che è una commedia musicale, un po’ anche riscrittura e parodia, ma che allo stesso tempo riesce a mantenere in piedi gli aspetti di novità e originalità dell’opera originaria mettendone in risalto le qualità. L’opera di Cirillo prende ispirazione dall’azione teatrale di Annibale Ruccello, come afferma lo stesso regista nonché attore; il confine tra l’ottocento inglese e la Napoli ruccelliana è labile. La scena è essenziale, a spiccare sono i protagonisti dagli abiti sgargianti e i quattro specchi che seguono i movimenti e i tempi di scena in una danza che scandisce i cambiamenti spaziali e quelli relativi all’animo dei personaggi. La musica, infatti, è fondamentale accompagnamento delle azioni, oltre ad essere, anche nel romanzo della Austen, l’espediente per eccellenza dello scambio relazionale tra uomini e donne che “si conoscono danzando, si innamorano conversando. Tutto cambia, pur restando immutato.

Orgoglio e Pregiudizio: la trama

I protagonisti della vicenda sono il signore e la signora Bennet (Arturo Cirillo e Alessandra De Santis): lui indolente e disilluso, lei invadente e civettuola, divertono sin da subito per i battibecchi continui, procedono su binari divergenti. La signora Bennet non ha altro desiderio che quello di sposare la sua primogenita Jane (Sara Putignano), con un uomo ricco e facoltoso. Il signor Charles Bingley (Giacomo Vigentini), il nuovo vicino dei Bennet, è l’obiettivo prescelto dalla madre; quale miglior occasione del ballo organizzato a casa Bingley per sfoggiare il suo diamante grezzo, Jane, con la speranza che Bingley se ne innamori al primo sguardo? Al ballo prendono parte anche la secondogenita Elizabeth (Valentina Picello),o Lizzie, denigrata dalla madre per le sue scarse doti estetiche, ma elogiata dal padre che le riconosce le sue doti intellettive, nonché la loro vicina di casa Charlotte (Giulia Trippetta).

Bingley sembra subito prediligere Jane e tra i due scatta qualcosa, per la felicità della madre. Al ballo è presente anche un amico di Bingley, il signor Darcy (Riccardo Buffonini), uomo solitario e altezzoso, contrario non solo a quelle manifestazioni di pubblica convivialità, bensì anche alla vicinanza dell’amico con Jane, di condizione sociale ed economica inferiore. Darcy è inoltre scostante e giudica la secondogenita Bennet “appena passabile”, frase che offende profondamente Elizabeth, facendo sorgere in lei un forte astio nonché pregiudizio nei confronti di Darcy.

Gli espedienti della signora Bennet per avvicinare la figlia al facoltoso Bingley vanno in porto e quando Jane si ritroverà costretta a casa dell’amato, la sorella Elizabeth non attenderà molto a raggiungerla. In quella casa dovrà passare sotto la lente della sorella di Bingley, Caroline (Giulia Trippetta) e a difendersi dalle stoccate di Darcy. Lizzie è pronta ad ogni attacco e anzi è spesso lei a lasciare il giovane senza parole, colpendolo per la sua acutezza e la sua capacità di linguaggio e intelligenza, nonostante le opinioni discordanti riguardo le peculiarità consone alle donne e i reciproci caratteri. Ella incarna infatti la donna prototipo per la Austen, capace di conquistare e di distinguersi esclusivamente per le sue doti intellettive. Anche in questa scena è evidente il taglio essenziale e brillante che mette in rilievo dialoghi che sinteticamente inquadrano i personaggi.

Improvvisamente i vicini dei Bennet partono per la città, buttando in fumo tutte le speranze e le illusioni dei Bennet. Jane mostra un dolore composto e una certa comprensione nei confronti dell’amato, l’interpretazione dell’attrice in questo senso è rilevante; Lizzie pensa che la colpa sia della sorella Caroline, per nulla favorevole al matrimonio.
La visita di un cugino del signor Bennet, il reverendo Collins (Rosario Giglio), nonché legittimo erede della proprietà dei Bennet, a causa dell’assenza di un figlio maschio (anche in questo espediente la critica della Austen è sottile e messa qui in rilievo), è accompagnata dalla volontà del reverendo di sposare Lizzie, la quale anche in questo caso non esita a dimostrarsi ferma e convinta del suo rifiuto nei confronti di un uomo che considera stolto e che oltretutto non ama. Il cugino non senza rampogne si rivolge allora alla vicina dei Bennet, Charlotte, che si mostra più accondiscendente e disillusa nei confronti delle sorti delle donne in quell’epoca; la fortuna più grande che possano avere è infatti quella che le è capitata; la concretezza vince il sentimento.

Durante una visita a Charlotte e al signor Collins, Lizzie incontra un altro personaggio emblematico, Lady Catherine de Bourgh, protettrice del signor Collins, donna altezzosa e autoritaria, per niente indulgente nei confronti di chi è ritenuto di rango inferiore. Il suo personaggio è l’incarnazione del pregiudizio aristocratico per eccellenza. Quest’ultima risulta essere inoltre la zia di Darcy, il quale, durante l’incontro con la giovane Bennet, le ha dichiarato i suoi sentimenti, non nascondendo la sua difficoltà nel confessare di amare una donna di rango inferiore. Elizabeth, doppiamente offesa, rifiuta la proposta, avendo inoltre compreso che è stato Darcy stesso ad aver allontanato l’amico dalla sorella.

Nell’epilogo, che vede Jane e Charles finalmente uniti, Lizzie deve affrontare l’ennesimo attacco della zia di Darcy e in una prodigiosa schermaglia le due donne si sfidano a colpi di parole; ancora una volta Lizzie dimostra come l’intelligenza possa sconfiggere il pregiudizio, e non solo nell’eloquio; Darcy torna e propone nuovamente alla sua amata di sposarla, e questa volta, grazie al suo mutato atteggiamento, Lizzie accetta.

Barriere abbattute e tempi che non cambiano

Barriere sociali, chiusure e aperture di scena rappresentate anche plasticamente dagli specchi retrostanti i personaggi che, muovendosi a ritmo di musica, li riflettono e, piuttosto che dare profondità alla scena, sono la rappresentazione della sua chiusura, di un mondo piccolo e costretto a starsene circoscritto nelle quattro mura dei suoi pregiudizi; questo ciò che traspare dalla commedia di Arturo Cirillo, che si cala nei panni di ben due dei protagonisti della vicenda, apparentemente agli antipodi, ma ugualmente disillusi nei confronti di una realtà che accettano per quella che è senza speranza di cambiarla.

La Austen, secondo le parole del regista, critica spietatamente tanto quanto ama i suoi personaggi, prendendoli in giro, nascosta dietro la tenda di una finestra; l‘azione dell’autore/regista sembra essere la stessa che egli legge nell’autrice. Le finestre dietro le quali si nasconde la Austen sembrano essere quelle presenti sul palco, aperte sul mondo circostante fino a quando la ricerca di una condizione stabile per le fanciulle non è terminata; è proprio la signora Bennet che alla fine propone di chiudere le finestre con delle tende; il matrimonio sembra aver riportato ogni cosa al suo posto, al chiuso delle quattro mura domestiche, l’ambita prigione. Il pregiudizio che regola i rapporti sociali e l’orgoglio che pone a distanza i personaggi alla fine sembrano cadere. Lo stigma sociale della zitella, presente in ogni cultura, è vinto non nel matrimonio ad ogni costo, ma nella volontà di fuggirlo del personaggio prototipo di Lizzie, che alla fine cede ma solo per amore.

La classica austerità del romanzo ottocentesco è presente nel distacco emotivo di personaggi che si dicono “ti amo” senza guardarsi negli occhi, ma ciò sembra cadere nelle modernizzanti interpretazioni degli attori, tra i quali spiccano, oltre a quella di Arturo Cirillo, quella di una brillante Giulia Trippetta, capace di interpretare due personaggi decisamente agli antipodi con uguale capacità e perfetta immedesimazione, nonché quella di una moderna e pulita Lizzie di Valentina Picello.

Uno spettacolo vivace e pungente, attualizzante, leggero e puntuale.

 

Fonte immagine: teatrostabilenapoli.it

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