Qualcuno volò sul nido del cuculo | Recensione

Qualcuno volò sul nido del cuculo | Recensione

Dal riadattamento a cura di Maurizio de Giovanni e per la regia di Alessandro Gassmann, Qualcuno volò sul nido del cuculo arriva al Teatro Bellini di Napoli dal 15 al 27 Novembre.

L’opera è originariamente scritta nel 1962 da Ken Kesey, adattata poi per Broadway nel 1971 da Dale Wasserman, adattamento su cui è stata basata la sceneggiatura del celebre film di Miloš Forman con Jack Nicholson. Qualcuno volò sul nido del cuculo è una denuncia alle condizioni degli internati negli ospedali psichiatrici Californiani, in cui l’autore è stato volontario e ha potuto vedere con i propri occhi quello che ci racconta il protagonista Randle McMurphy, un delinquente orfano che, pur di sfuggire alla galera, si finge pazzo.

 Al Teatro Bellini non si troverà Randle McMurphy, ma il riadattamento a cura di Maurizio de Giovanni, spostando l’opera nell’anno 1982 nell’ospedale psichiatrico di Aversa, ci presenta Dario Danise (Daniele Russo), un fuorilegge campano troppo sopra le righe per suor Lucia (Viviana Lombardo).  Nell’ospedale psichiatrico di Aversa, infatti, è suor Lucia ad occuparsi delle terapie degli internati, insieme ad un’infermiera e due eccentrici quanto abusivi assistenti. Viene mostrato fin da subito, infatti, come i pazienti vengano oppressi mentalmente e fisicamente, vittima di particolari soprusi fisici è il sudamericano apparentemente sordomuto Ramon (Gilberto Gliozzi).

Diversamente dalle versioni statunitensi, questa presenta delle piccole differenze che la rendono uno spettacolo unico, dove la denuncia per i pazienti diventa una metafora per l’intera società, in cui spesso ci si muove per paura e a pagarne le conseguenze è chi ha il coraggio di esporsi; una verità molto vicina a quella della società nostrana. La metafora diventa qui a tratti esilarante: Dario e la sua colorata personalità portano allegria nell’ospedale di suor Lucia. Grazie a Dario i pazzarielli si sentono normali, non sono più solo dei pazienti e basta, ma diventano una famiglia, che sotto la guida di Dario cerca di liberarsi dai soprusi di suor Lucia, probabilmente l’unica vera pazza dell’ospedale, il cui unico obiettivo è avere il controllo sulle persone fragili, e Dario non può esserle d’intralcio.

Nonostante la nota sinossi, Qualcuno volò sul nido del cuculo di Alessandro Gassmann diventa un’opera nuova, che si allontana nei dettagli all’originale opera statunitense per diventare vicinissima allo spettatore che ride, si commuove, si infervora, si diverte, soffre e infine piange insieme ai pazzarielli. Una pièce in cui è evidente come sia intricato il rapporto del cittadino con il Potere, e come quest’ultimo tenda spesso a prevaricare sulla giustizia. Grande maestria anche nelle scene di Giacomo Amodio, in cui l’ospedale viene reso magnificamente con cura al dettaglio, rendendo versatile il pannello che rende quasi antica e cinematografica la visione dello spettatore, servendo anche in funzione multimediale: alcuni punti chiave dell’opera, infatti, vengono proiettati e non messi in scena.

Qualcuno volò sul nido del cuculo al teatro Bellini grazie alla grandissima finezza delle scene, l’adattamento nuovo e fresco di Maurizio de Giovanni, la visione moderna della regia di Alessandro Gassmann e un cast straordinario, è uno spettacolo imperdibile che colpisce il cuore dello spettatore, e ne apre la mente.

Con:

Daniele Russo, Alfredo Angelici, Emanuele Maria Basso, Gaia Benassi, Renato Bisogni, Antimo Casertano, Sergio Del Prete, Franklyn Gliozzi, Viviana Lombardo, Daniele Marino, Mauro Marino, Giacomo Rosselli

Foto in evidenza: Francesco Squeglia

A proposito di Chiara Leone

Zoomer classe '98, studentessa della scuola della vita, ma anche del corso magistrale in Lingue e Letterature Europee e Americane all'Orientale. Amante dell'America intera, interprete e traduttrice per vocazione. La curiosità come pane quotidiano insieme a serie tv, cibo, teatro, libri, musica, viaggi e sogni ad occhi aperti. Sempre pronta ad esprimermi e condividere, soprattutto se in lingue diverse.

Vedi tutti gli articoli di Chiara Leone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *