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Eroica Fenice

Ramona Tripodi e Marco Messina: Paradiso Mancato

Ramona Tripodi e Marco Messina: Paradiso Mancato

Paradiso Mancato di Ramona Tripodi e Marco Messina in scena al TIN: la nostra recensione

Paradiso Mancato è il titolo dell’opera teatrale scritta a quattro mani da Ramona Tripodi e Marco Messina (responsabile della drammaturgia sonora) con Marco Palumbo, Adriana D’Agostino, e Raffaele Ausiello (in videoproiezione).  Lo spettacolo, autoprodotto da Inbilico Teatro in collaborazione con l’Asilo, è andato in scena sabato 3 e domenica 4 febbraio al TIN di Napoli, il Teatro Instabile fondato da Michele Del Grosso.

L’elogio della dannazione

In scena, nella penombra del palcoscenico del piccolo Teatro Instabile (location perfetta per creare le suggestioni dell’inferno dantesco), solo un grande letto posto al centro e un musicista taciturno ai comandi elettronici. Siamo nell’altro mondo, precisamente all’Inferno: è da qui che comincia un viaggio conosciuto ai più, quello del poeta Dante che, guidato da Virgilio e mosso dalla ricerca di Madonna Conoscenza, intraprenderà un percorso negli abissi della perdizione morale e intellettuale tra le anime del secondo cerchio, quello dei lussuriosi, presieduto dal demone Minosse.

Ma quella di Ramona Tripodi e Marco Messina non è una messa in scena della Divina Commedia, né tanto meno un’esaltazione delle virtù umane e dell’amore: al contrario, è un elogio della dannazione che ha come protagonista un Dante insolito ed eccentrico, con cappello e cappotto di pelliccia.

Un punto di vista diverso, quello della regista Ramona Tripodi, che pone il focus sulla dannazione dell’anima che brucia per passione (o forse per amore?) o, ancor peggio, per l’assenza di entrambi. Protagonisti di questo amore mancato, non possono che essere loro, Paolo e Francesca, personaggi chiave del V canto dell’Inferno di Dante, condannati ad essere travolti in eterno da una bufera incessante.

L’Inferno o Paradiso Mancato di Ramona Tripodi e Marco Messina

Ma nel Paradiso Mancato, la pena dei due amanti è forse ancora più terribile di quella inflitta dall’Inferno dantesco: Paolo e Francesca giacciono nello stesso letto, ma l’uno non c’è per l’altra, non si possono vedere né toccare, sentono solo le proprie voci riecheggiare nelle tenebre della casa di Minosse, colui che vede e conosce tutto, il burattinaio infernale che manovra i vivi e i morti.

E proprio Dante, vivo tra i morti, è il veicolo attraverso il quale Minosse gioca tra realtà e illusioni, ponendo tutti i personaggi di fronte alla proiezione di se stessi o a ciò che essi credono reale. In questo, anche Beatrice, musa e ispiratrice di Dante, avrà un ruolo centrale: sarà lei a guidare il cammino interiore del Poeta, alla ricerca della verità.

L’intera trama è giocata su una doppia vicenda: da un lato Dante, spinto dall’amor cortese per Beatrice, che compie un cammino di redenzione alla ricerca della conoscenza; dall’altro Francesca e Paolo, condannati a scontare la pena per non essere riusciti a resistere alle tentazioni della carne.

Il letto posto al centro della scena è la prigione oscura dei due amanti, il luogo in cui si consuma la punizione di Francesca, in preda a una sofferenza senza fine nella quale non può fare a meno di dannarsi per l’assenza di Paolo, per il vuoto lasciato dall’invisibilità del suo corpo. Entrambi si interrogano su ciò che è stato, si domandano se il loro amore stroncato prematuramente dalla mano omicida del marito di lei sarebbe stato in grado di durare il tempo di una vita, e non solo nella morte, che per loro è ormai il tempo dell’eternità.

Paradiso Mancato è un’alternativa prospettiva dell’Inferno o, perché no, del paradiso: è qui all’Inferno che Paolo e Francesca realizzano la condanna del loro amore eterno. Seguendo questa contraddizione incessante tra dannazione e beatificazione, quest’opera teatrale va ad indagare nei meandri dell’inconscio, là dove l’amore non è più solo divino ed etereo, ma si fa carnale, struggente e meschino, appunto umano.

Ed è a questo punto che avviene la rottura e insieme l’incontro tra la visione dell’amore puro di Dante per Beatrice e quello dannato di Paolo e Francesca: anche il Sommo Poeta ha messo in discussione se stesso e l’amore, e proprio questo percorso di introspezione è ciò che lo libera da quell’aurea di solennità letteraria, portandolo a vestire i panni di poeta del nostro tempo.

«Voglio tutto e anche di più, che male c’è?»

Questa la frase pronunciata da Ramona Tripodi nelle vesti di una Francesca vestita di nero, distrutta dalle passioni e torturata in eterno dall’«assenza presente» del suo amato. Risuona come un loop della musica elettronica, in un climax di note che accrescono e accompagnano l’impatto emotivo creato dall’interpretazione degli attori.

Paradiso Mancato è dunque un viaggio incredibilmente coinvolgente che si serve della sinergia e della contaminazione di linguaggi diversi, ma complementari: la musica elettronica e la ridondanza delle voci, capace di creare una dimensione interiore e atmosfere suggestive; le videoproiezioni, che contribuiscono a dare continuità tra l’interpretazione e il racconto; la materializzazione di immagini che richiamano flashback nella mente dei protagonisti e agli occhi dello spettatore. Infine, la performance teatrale. Quest’ultima è il vero e proprio collante tra musica e immagini che unite contribuiscono a creare un impatto emotivo che descrive contemporaneamente la passione, la carnalità e, soprattutto, l’assenza di essa.

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