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Barabba di Antonio Tarantino (Piccolo Bellini) | Recensione

Barabba di Antonio Tarantino

Fino al dieci marzo, la sala del Piccolo teatro Bellini di Napoli ospiterà lo spettacolo Barabba, per la drammaturgia di Antonio Tarantino e con una produzione di teatri di Bari/Kismet (a cura di Sabrina Cocco).

Michele Schiano di Cola ci offre un’interpretazione volubile e intricata del personaggio di Barabba, che nel testo di Antonio Tarantino indossa vesti apparentemente distaccate dalla figura storica che incarna. Noi tutti conosciamo Barabba come il prigioniero che il popolo di Gerusalemme preferì liberare rispetto al Messia, l’assassino e lo scatenatore di rivolte con il quale Gesù condivise la cella, colui che rappresenta, in qualche modo, l’origine e la causa della Passione di Cristo. Ebbene, tutto ciò che trapela dalle fonti evangeliche non è che una minima parte dei temi affrontati (demoliti e ricomposti) dalla regista Teresa Ludovico (con l’assistenza di Domenico Indiveri) in questo spettacolo dallo sfondo profondamente politico.

Recensione di Barabba di Antonio Tarantino:

L’ingegnosa scenografia di Vincent Longuemare, una moderna impalcatura fatta di sbarre rigide e lucide come una prigione (che trasuda un allarmante senso di quotidianità), diventa il luogo angusto dove Barabba si giostra e si contorce, rendendo più che mai fisica la condizione in cui si trova e che affonda tristemente le radici nel presente. Nello spettacolo scritto da Antonio Tarantino, infatti, il linguaggio primordiale e impietoso ma inesorabilmente attuale e umano agisce da tramite per una indispensabile accusa. Barabba non è solo il malfattore descritto nelle sacre scritture, l’alter-ego di un Dio che implorava la pace, ma è sopratutto il modello di un uomo che con le proprie azioni di rivolta mette in crisi il potere (religioso e politico) e per questo lo mette a tacere e poi “se ne lava le mani come Ponzio Pilato”. Infinite sono le occasioni in cui è possibile traslare questo tipo di situazioni (quello che sta succedendo nel mondo ne è la dimostrazione), infatti lo spettacolo Barabba di Antonio Tarantino, si prefissa proprio lo scopo di sottolineare quanto certi temi, che ci sembrano interminabilmente lontani, siano oltremodo integrati nella nostra quotidianità: il disastro che incombe quando una forza maggiore prevale su una “forza comune”.

Tra abili e sorprendenti cambi di dialetto e riferimenti ai protagonisti della politica di oggi, Barabba di Antonio Tarantino si conclude in modo emblematico ed eloquente. Il protagonista riceve una telefonata da colui che per antonomasia rappresenta un’imprescindibile figura di riferimento, colui al quale fare affidamento nei momenti di difficoltà, l’artefice eterno di ciò che ci circonda: il Signore.  Lui gli confida che alla fine dei conti, per quanto abbia tra le mani un potere onnisciente e onnipresente, quest’ultimo non ha valore in confronto alla “sovranità del popolo“. 

Barabba di Antonio Tarantino con Michele Schiano di Cola. Regia di Teresa Ludovico. Assistente alla regia Domenico Indiveri. Spazio scenico e luci di Vincent Longuemare. Produzione a cura di Sabrina Cocco. Una produzione di Teatri di Bari/Kismet.

Fonte immagine de “Barabba di Antonio Tarantino (Piccolo Bellini) | Recensione”: Ufficio Stampa

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