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Eroica Fenice

"Celeste" di Fabio Pisano, la banalità del male al TRAM

“Celeste” di Fabio Pisano, la banalità del male al TRAM

Celeste di Porto, la sua storia raccontata a teatro da Fabio Pisano

 

Roma, 1944. Carcere di Regina Celi. Nella cella 306 si legge la scritta: “Sono Anticoli Lazzaro, detto Bucefalo, pugilatore. Si non arivedo la famija mi e’ colpa de quella venduta de Celeste Di Porto. Rivendicatemi”. Cala il silenzio sul palco come sulla vita dell’uomo, e appare lei, Celeste, l’ebrea rimasta tristemente alla storia per aver collaborato con i tedeschi. Su di lei il regista Fabio Pisano incentra “Celeste“, spettacolo con Francesca Borriero, Roberto Ingenito e Claudio Boschi, andato in scena ieri al teatro TRAM di Napoli. La chitarra e la voce di Francesco Santagata accompagnano, su di una scenografia priva di oggetti, i vari episodi che compongono, frammento dopo frammento, il ritratto della cinica disperazione di una diciottenne che, stanca di fuggire, si consegna volontariamente agli squadroni fascisti e propone loro di segnalare i rifugi del ghetto in cambio della libertà. Cinque mila lire per ogni nome, questo prevedeva l’accordo con il colonnello Kappler. Il sesso e l’età non erano un discrimine per Celeste, che pone come unica clausola al patto con le SS che anche la sua famiglia fosse risparmiata. E per questo, in un atto estremo di egoismo, il nome di Anticoli Lazzaro, innocente pugile, sarà per mano della ragazza inserito sulla lista nera di Hitler al posto di quello del fratello.
La tragicità delle vicende è resa da Fabio Pisano attraverso  gli occhi disillusi della “pantera nera”, che ricorre ad ogni mezzo – compresa la sensualità –  per avere in salvo la vita, finendo però col diventare essa stessa carnefice dato che sarà complice della morte di circa 70 ebrei.
L’impianto drammaturgico, nella sua semplicità, è ben strutturato. Francesca Borriero è entrata in modo più che convincente nei panni di Celeste Di Porto. La sua sensibilità e la sua empatia hanno reso più tondo e paradossalmente umano il personaggio. Discorso analogo va fatto per Roberto Ingenito e Claudio Boschi che hanno dato voce ai diversi personaggi, tra cui Bucefalo pugilatore, che hanno gravitato intorno alla donna.

Celeste di Porto, collaborazionismo e sopravvivenza 

Il collaborazionismo ebraico è una delle parentesi più animalesche e apparentemente irrazionali della Shoah.

La scelta di rappresentare una storia così poco nota è in tal senso emblematica e necessaria. Emblematica perché, ridotti allo stato ferino, gli uomini cercano ogni riparo possibile dal nemico, anche a scapito degli amici. E necessaria perché a quasi settant’anni dalla seconda guerra mondiale di quel male banale di cui Hannah Arendt si parla sempre meno.

Del male, sì, e della follia, che sono in grado di deficitare ogni istinto solidale appannaggio della mera sopravvivenza del singolo. Ma si può davvero biasimare Celeste? Con questo interrogativo irrisolto si chiude lo spettacolo e il sipario tra gli applausi di un pubblico commosso.


CELESTE

dal 25 al 28 gennaio 2018
giovedì, venerdì, sabato: ore 21,00
domenica: ore 18.00

info e prenotazioni:

cell: 342 1785930 (anche whatsapp)
email: tram.biglietteria@gmail.com

biglietti: intero: € 12,00 – ridotto (<26 >65): € 10,00