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Eroica Fenice

L'Immoralista

L’Immoralista di Gide al TRAM. Un racconto tra edonismo e spiritualismo

L’Immoralista, recensione dello spettacolo

 

L’Immoralista è in scena al Teatro TRAM di Napoli fino a domenica 29 aprile. Lo spettacolo è tratto dal romanzo di André Gide del 1902. La riscrittura di Luisa Guarro e Antonio Mocciola pone al centro della rappresentazione il concetto di rinascita. Una nuova vita che è conseguenza di una malattia del corpo che condiziona anche lo spirito di un uomo. Il letterato Michel, infatti, contrae la tubercolosi durante il suo viaggio di nozze e dopo aver sconfitto la morte si convince di essere il Dio di se stesso e di poter dare nuova linfa alla propria esistenza.

L’Immoralista, Michel e Marcelin intrappolati in un matrimonio contrastante

Attenzione contiene spoiler!

Michel sposa la giovane Marcelin per compiacere suo padre sul letto di morte. I coniugi si presentano al pubblico come due persone opposte dal punto di vista della morale. Dopo le nozze partono alla volta dell’Africa e durante il viaggio Michel si ammala di tubercolosi. Marcelin è una donna morigerata che assiste il marito giorno e notte e prega costantemente affinché egli possa guarire. Ma Michel si convince di poter sconfiggere da solo la malattia: “Non voglio avere obblighi con il tuo Dio”, dice alla moglie.

Nei giorni trascorsi in Africa l’uomo è affascinato dai bambini che popolano la città di Tunisi. Ammira la loro struttura fisica, la loro vivacità e la loro salute. Contemplando le immagini estasianti dei bambini,  vuole a tutti i costi stringere rapporti con loro. In preda alle allucinazioni Michel si incammina verso il cortile e si lascia inebriare dall’atmosfera lanciandosi in una danza mistica. Si sente rinato sia nel corpo che nello spirito.

Sensualità e metafisica si fondono: “Mi sento bruciare dentro da una febbre di felicità”. Tornato in patria, a Parigi, il protagonista mette in dubbio la morale della società che lo circonda e persino quella di sua moglie. Egli si sente in gabbia, diretto su binari certi che portano alla morte. Vuole vivere ogni giorno in modo naturale.

I coniugi si recano in Normandia per amministrare le fattorie di famiglia. Qui si ripristina l’ossessione di Michel per i ragazzini del luogo. Ma è proprio in Normandia che Marcelin si ammala di tubercolosi e, affidandosi alle cure di Michel, la donna si vede costretta a viaggiare in lungo e in largo in cerca della guarigione. In questo modo il marito la porta di nuovo a Tunisi, lì dove ha sconfitto la tubercolosi, abbandonandola e costringendola a morire da sola. Col cadavere di Marcelin che giace sul pavimento Michel si addentra nel deserto alla ricerca di quei ragazzini che, secondo la sua logica, gli hanno ridato la vita. Ma ormai tutto è cambiato e una voce, dal buio, lo prende in giro deridendolo.

Le interpretazioni di Esposito e Marciello ci mostrano il senso della conflittualità ne “‘L’Immoralista”

Il palco del TRAM è un nido d’amore. Immerso in un’atmosfera monocromatica, si tinge delle sfumature del color crema. I vestiti, gli oggetti e le luci concentrano la nostra attenzione su un “unicum spaziale”. 

Il contrasto tra la morale inattaccabile di Marcelin e la dubbia moralità di Michel si manifestano già dalle prime battute dello spettacolo. L’uomo dichiara di essersi sposato per compiacere il padre, la donna si affida a Dio. Giovanni Esposito e Marilia Marciello sono distanti anche fisicamente. Lei è una esile figura dai capelli rossi e dalla pelle bianchissima, lui una figura dai tratti meridionali e scuri. 

Esposito ci regala una performance realistica e sofferta nel momento dell’interpretazione della malattia. Il sudore che cola dalla sua fronte lascia poco spazio all’immaginazione. L’attore sembra essere davvero malato di tubercolosi. Lo sguardo e le movenze della Marciello ci offrono invece tutta la grazia di una donna votata alla morale collettiva, che ha scelto di sposarsi per potersi circondare di oggetti di lusso.

“Non so se è più terribile il mio disgusto o la tua pietà cristiana”  dice Michel alla moglie che gli dà noia, immobilizzata al suo capezzale in preda a preghiere recitate costantemente. L’angusto palco è un nido d’amore beffardo, insolito e bugiardo che si trasforma in un ventre della rigenerazione, immerso nell’edonismo più puro.

Michel rende frenetica la scena, costringendo la moglie a seguirlo in viaggi irrazionali ed estenuanti. “Mi pesa già il solo possesso del letto in cui dormo”. “Io voglio vivere” intima alla donna. “Cosa intendi per vivere?” gli risponde lei. L’assolutismo dell’io in cui sprofonda l’immoralista lo rende cieco e ingrato. Michel è così preso dalla ricerca della vita e dei piaceri che questa può arrecargli, da ignorare la condizione della coniuge. Pervaso dalla luce dell’edonismo, abbandona Marcelin in punto di morte, oppure è egli stesso la causa della morte di sua moglie?

Dove può condurci l’ossessiva ricerca della felicità personale? Quanto può essere nociva per noi e per chi ci circonda l’egoistica affermazione dell’io?

L’Immoralista sarà in scena al Tram fino a domani, non perdetevelo!