Spiriticchio, i fiori di Moro (Galleria Toledo) | Recensione

Spiriticchio, i fiori di Moro (Galleria Toledo) | Recensione

Qualche giorno fa si è dato il via alla stagione artistica 23/24 del Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo di Napoli con uno spettacolo prodotto da Piccola Città Teatro, scritto da Giovanni Chianelli e Giovanni Conforti e diretto da Mario Autore: Spiriticchio, i fiori di Moro, in scena dal 29 settembre al 1 ottobre 2023. Lo spettacolo è la storia di un fioraio di via Mario Fani che, il 16 marzo 1978, giorno in cui le brigate rosse rapirono Aldo Moro, non si trovò sul posto di lavoro perché la notte precedente avevano provveduto a forare le ruote del suo furgoncino così da impedirgli di assistere al rapimento

Chi era Spiriticchio?

Antonio Spiriticchio, interpretato nella pièce da Ettore Nigro, è un fioraio ambulante che era solito fermare il proprio furgoncino in via Mario Fani tutte le mattine, per esercitare il suo mestiere proprio di fronte all’abitazione di Aldo Moro. È da qui che ha inizio un monologo brillante e al contempo drammatico, che ha come filo conduttore proprio i fiori.

Un elemento per collegare tutto: i fiori

I fiori, che con i loro significati, dice Spiriticchio, comunicano con noi in modi infiniti ed incomprensibili, proprio come le anime di chi non c’è più, coloro che non hanno più voce eppure necessitano comprensione e verità più di chiunque altro. È così che si parla dell’incognita che da sempre gira attorno alle dinamiche del sequestro di Aldo Moro, un episodio della storia del nostro Paese che manca ancora di conclusioni. Antonio Spiriticchio è il simbolo di un Paese che avrebbe dovuto esserci ma non c’è stato, forse perché ha preferito lasciare che gli avvenimenti facessero il loro corso oppure, semplicemente, perché gli fu impedito. 

Musiche, scenografia, metateatro 

Dopo un “Grazie” per aver desiderato ricordare questo accadimento e l’offerta di un fiore, iniziano le musiche del pianista Francesco Capriello, che durante lo spettacolo fa anche da spalla al protagonista impersonando un cliente e dialogando con l’uso delle note in un modo del tutto insolito e piacevole. La scenografia di Giancarlo Minniti, costituita da oggetti riciclati, rende piena giustizia al teatro e si rivela conforme ed immancabile per questo spettacolo. Spiriticchio passa da un argomento all’altro in modo scorrevole e intuitivo permettendo allo spettatore non solo di maturare una progressiva curiosità, ma anche di mantenere un lieve sorriso per dei piccoli episodi di metateatro. 

Riflessione. Il fine ultimo dell’arte in Spiriticchio, i fiori di Moro

La conclusione dello spettacolo Spiriticchio, i fiori di Moro mette in luce degli avvenimenti del tutto sconosciuti a molti ma emblematici e quasi onirici quando si è a conoscenza dell’intera vicenda. Il segnale per far partire la sparatoria durante il sequestro doveva essere qualcosa di ben visibile e colorato: vennero usati dei fiori. Inoltre, sul corpo di Aldo Moro, ritrovato il 9 maggio 1978, erano presenti proprio dei resti di fiori, petali e radici. Che cosa vuole dirci la storia mettendoci di fronte a queste coincidenze? I fiori, nonostante siano generalmente ritenuti simboli di purezza, nella vicenda sono usati come moniti di violenza. Forse ci sta ponendo dinnanzi ad un interrogativo: è davvero possibile potersi ritenere completamente estranei a fatti del genere? O forse abbiamo la possibilità, attraverso le nostre scelte, di ottenere delle conseguenze differenti?

Fonte immagine: ufficio stampa

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