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Eroica Fenice

Saverio Raimondo

Saverio Raimondo presto a Napoli (Intervista)

Previsto incontro del terzo tipo al Kestè, domenica sera 17 marzo: l’autore e attore comico-satirico Saverio Raimondo approda a Napoli.
Goffo e spesso “marziano” rispetto al mondo che lo circonda, Saverio Raimondo proviene da non so dove. Sicuro è che appartiene a una razza aliena simpatica. Ergo, vorrei tranquillizzarvi, non ha intenzioni bellicose. Tutt’altro! Resterà tra noi giusto il tempo di strapparci qualche risata.
Riccardo Staglianò lo ha definito “l’unico stand up comedian italiano che sembra vero”, Aldo Grassoil più bravo comico in circolazione”, Riccardo Boccail miglior satiro attualmente in Italia”.

Eroica Fenice è onorata di annunciarvi che ha avuto l’immenso piacere di fare una chiacchierata con questo gigante della comicità italiana.

Saverio Raimondo, l’intervista

Saverio Raimondo si definisce un tipo ansioso e ha scritto un libro sull’ansia, “Stiamo calmi. Come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare l’ansia”, una sorta di guida all’ansia in cui viene illustrato il mondo di tale emozione e quest’ultima viene difesa, perché Saverio pensa che l’ansia faccia bene. Nonostante i tempi che corrono oggi, esistono ancora personalità “tranquille”, che affermano di non conoscere l’ansia. Dì loro qualcosa, per favore.

Essere tranquilli al giorno d’oggi è impossibile, non c’è alcuna ragione per esserlo. Se non siete ansiosi, io fossi in voi mi preoccuperei: c’è qualcosa che non va. Fatevi controllare.

La “Stand Up” non richiede maschere, è una forma d’arte che brilla di libertà, a partire da quella di essere se stessi. Un ansioso come può mai sentirsi libero di sprigionare la propria essenza?

Se si crea la giusta intimità fra artista e pubblico, un ansioso non vede l’ora di condividere le proprie preoccupazioni con qualcuno, e contagiarlo a sua volta.

Proviamo a ricordare la tua prima volta su un palco.

Credo sia stato alle elementari! Qualche recita scolastica. Sicuramente feci Jafar in una trasposizione in inglese de “Il Re Leone”, in quarta elementare. La prima volta che ho fatto ridere su un palco, invece, è stato al concerto di Natale in terza media. Da allora non ho più smesso di far ridere; con le medie sì. Poi, sul palco come “stand up comedian”, la prima volta è stata dieci anni fa, con “Satiriasi”.

Cosa rappresentano per te un palco, un’ambientazione scarna, un microfono, un nome e un cognome?

La condizione ideale per fare comicità: quando fai ridere con te stesso e di te stesso non hai bisogno di altro.

E la tv?

Ha molte più potenzialità linguistiche, in tv mi piace ibridare i linguaggi e sfruttare più tecniche.

Mi parleresti dell’esperienza lavorativa in tv di cui vai più fiero?

Sicuramente “CCN”, il mio programma su “Comedy Central” giunto quest’anno alla quinta stagione, è l’opera televisiva che più mi rappresenta. Me lo sono cucito addosso, e ancora oggi mi permette di sperimentare con successo idee e registri comici.

Come hai scovato il tuo lato comico?

Allo specchio. È bastato guardarmi, e sentirmi parlare, per trovarmi ridicolo.

Qual è la ricetta per una buona performance, secondo Saverio Raimondo?

Il posto dove ti esibisci. Non scherzo, il locale fa tantissimo. La luce giusta e l’atmosfera contribuiscono a creare il giusto rapporto fra il comico e il pubblico. E poi, ovviamente, c’è “il duro lavoro”: avere buone battute, velocità di esecuzione, e abiti comodi.

La comicità resta un tuo stile di vita quando ti catapulti nella quotidianità, al di sotto di un palco?

Sono così goffo e spesso “marziano” rispetto al mondo che mi circonda che forse sì, un po’ di comicità la trasmetto anche nella vita vera. In generale, il mio terzo occhio, l’occhio comico, è sempre aperto, e nota il ridicolo ogni volta che si manifesta.

Ce l’ha un sogno nel cassetto Saverio Raimondo? E ti va di comunicarcelo?

Sì: ritirarmi. Sentire di aver fatto tutto. Ma ancora mi sento lontano dal traguardo.

Ti sei ispirato sin da piccolino a Woody Allen, hai affermato in precedenza di voler diventare come lui. Immagina di sederti oggi a tavolino con la tua prima Musa, cosa le diresti?

Nulla, lo lascerei in pace. L’ho incontrato tante volte. Sono andato a vederlo suonare dal vivo una decina di volte, due volte anche a New York, ma non gli ho mai rivolto la parola, nemmeno una foto. So che non gli farebbe piacere, e io lo rispetto. Inoltre, è stato lo stesso Woody Allen a metterci in guardia: “mai incontrare i propri miti, di persona sono sempre deludenti”.

“Escluso dal Dopofestival dopo il caso politico su Baglioni e i migranti”. A proposito del “caso Saverio Raimondo”, di cui si è parlato nello scorso mese, descrivimi in una metafora il Festival di Sanremo.

È una gigantesca gang bang, tutti nudi ed eccitatissimi, dove alla fine nessuno tocca nessuno. Non avviene alcuna penetrazione. Nemmeno una leccatina. Niente.

Cosa deve aspettarsi il pubblico dallo spettacolo del 17 marzo, al Kestè?

Di ridere, suppongo. Porterò materiale rodato negli ultimi mesi, testato su cavie umane consenzienti e plaudenti. Parlerò di ansia, sesso e politica; di sesso spero di non parlarne soltanto, ecco. E vi parlerò di quando ho incontrato il Papa, storia vera!

Grazie a Saverio Raimondo per la sua disponibilità.

Ci vediamo domenica 17 marzo, al Kestè.

Fonte immagine:https://www.facebook.com/pg/saverioraimondo/about/?ref=page_internal

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