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Eroica Fenice

S.A. Senso Artificiale, alienazione e sentimenti negli anni 2000

S.A. Senso Artificiale, alienazione e sentimenti negli anni 2000

S.A. Senso Artificiale è pronto al debutto a Napoli, scopriamone con il suo co-autore

Hegel parlava di alienazione come di un processo che portava il soggetto a divenire, in una sorta di transfer subatomico, oggetto. Privato della sua coscienza, esso vaga in un limbo sensoriale in cui i movimenti e i sentimenti vanno a morire, innaffiati dal rancido del quotidiano.

Da allora, quella che era soltanto una degenerazione post-industriale si è tramutata in metastasi societaria. A macchia d’olio l’alienazione è diventata virale, come i gattini nel primo Youtube, e ha intaccato le fondamenta emotive di generazioni intere.

E la nostra, certo, non fa eccezione, anzi.

L’incessante marcia al progresso ha posto l’ultima pietra su una tomba scavata prima dal capitalismo e poi dalla nostra spasmodica incapacità di annoiarci. Sì, perché dopo la morte, è quella la più grande paura del genere umano, insieme a quella di rimaner soli, ovviamente. In questo solco, c’è anche altro, purtroppo. Ci sono, ad esempio, serissime difficoltà tra le persone a relazionarsi, i muri di Berlino alzati dai display retina, e troppa superficialità nel confrontarsi con le proprie emozioni.

E il paradosso è che, a breve, avremo robot in grado di superarci anche in questo, un po’ come la creatura con il dottor Frankenstein.

Di questi interessantissimi quanto talvolta controversi temi di discussione saranno centrali nello spettacolo S.A. Senso Artificiale, che si appresta ad andare in scena sabato 28 settembre al Teatro Nuovo di Napoli. Ne abbiamo parlato con il suo co-autore, Andrea Cioffi.

1 – S.A. Senso Artificiale è pronto al debutto al Teatro Nuovo, parlacene

S.A. – Senso Artificiale è uno spettacolo teatrale che nasce da un’idea di Sara Guardascione e mia. Idea sperimentata in occasione del bando di concorso Nuove Sensibilità 2.0 indetto dal Teatro Pubblico Campano, in cui abbiamo presentato quindici minuti del progetto, insieme ad Alessandro Balletta, classificandoci primi e vincendo, di conseguenza, un premio di produzione per realizzarlo integralmente.

A seguito della suddetta vittoria abbiamo realizzato un laboratorio di selezione presso il Teatro Nuovo, durante il quale abbiamo scelto altri due attori che saranno in scena con noi: Gabriele Formato e Luigi Leone.

Lo spettacolo, scritto insieme a Daniele Acerra, tratta di intelligenza artificiale: Un ingegnere progetta una macchina antropomorfa dall’avanzata intelligenza artificiale. In quanto macchina non riesce ad empatizzare con essa, in quanto pensante, tuttavia, sfugge ad ogni razionalità, evolvendosi scena dopo scena verso una sensibilità sempre più spiccata.

Il tema fantascientifico è per noi un pretesto per esplorare i rapporti umani nella nostra era cibernetica. Sempre più spesso cerchiamo di adoperare criteri matematici all’emotività, diventando sempre più spietati gli uni verso gli altri; viceversa ci alieniamo nei nostri pensieri, incapaci di condividerli con chi ci è accanto. La costante mediazione tecnologica, le comunicazioni telematiche, i ritmi scanditi dai computer, ci stanno rendendo cinici. Credo sia necessario, quindi, per fare del teatro che parli alle persone, per fare del teatro che parli di persone, tener conto della nostra epoca e della sua deriva.

2 – Diversi film hanno trattato, in maniera più che convincente, del rapporto tra uomo e macchina, mi vengono in mente, ad esempio, “L’uomo bicentenario” o “Her”. Per questo spettacolo ti sei ispirato ad una delle storie raccontate in queste pellicole?

Il cinema, la televisione, le piattaforme di streaming, già offrono da anni parecchi esempi di questa tematica. Basti pensare a Black Mirror, a Her, Ex Machina, solo per citare gli esempi più recenti. Ma poi tornando indietro troviamo Matrix, A.I., l’uomo bicentenario. Nella fattispecie non ci ispiriamo ad una di queste opere, benché sia innegabile che nel tempo hanno condizionato il nostro modo di percepire la rappresentazione, come ogni opera pop. Il teatro, sempre alla ricerca di linguaggi che riescano a toccare il pubblico, orfano dei grandi classici, raramente ha esplorato questa dimensione narrativa; complice la difficoltà nel realizzare “effetti speciali” sul palco. Il nostro tentativo è quello di scoprire se, paradossalmente, contaminando a tal punto la dimensione teatrale, sia possibile riavvicinare il pubblico all’arte drammatica, liberandoci da quel fastidioso pregiudizio che sempre più spesso vuole il teatro come un’arte morta; quasi archeologica. I costumi di Rosario Martone, le scene di Luca Serafino, le proiezioni di Antonio Luongo e le luci di Marco Serra, rendono possibile un’impresa se non altro ambiziosa.

S.A. è ovviamente un progetto importante per Il Demiurgo srls: la coproduzione con il Teatro Pubblico Campano, il debutto su un palco di rinomata importanza, l’avvicinamento ad una dimensione teatrale più canonica, dopo il lavoro fatto in diverse location non teatrali. Tuttavia la compagnia, sotto la guida di Franco Nappi, continua a lavorare costantemente nei luoghi in cui si è distinta negli ultimi anni, proponendo adattamenti e classici a contatto diretto con il pubblico.

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