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Eroica Fenice

Sister Act, il Teatro Augusteo è divino!

Sister Act, il Teatro Augusteo è divino!

Adrenalinico. Coinvolgente. Esilarante. Sister Act di Saverio Marconi, andato in scena ieri 17 marzo al Teatro Augusteo di Napoli, è un musical fortemente carismatico che enfatizza, senza stravolgere, l’iconica omonima pellicola del 1992.

La trama, infatti, rimane la medesima. Deloris Van Cartier è una cantante di night che si rifugia nel convento “Regina degli Angeli” dopo essere diventata, suo malgrado, testimone di un omicidio. Assunta la direzione del coro e l’alias di suor Maria Claretta, la donna sarà in grado di risvegliare l’entusiasmo sopito delle consorelle, infondendo loro coraggio e consapevolezza nei propri mezzi. Elemento portante, leitmotiv di questa rinascita, è la musica, che in tutte le sue forme può diventare fonte di celebrazione della grandezza di Dio (e dell’uomo) e strumento utile a riavvicinare al culto i fedeli. E proprio su questo punta la nuova riscrittura, che è un vero e proprio musical,  in cui vi sono pochi dialoghi e moltissimo spazio è lasciato agli splendidi brani musicali scritti dal premio Oscar Alan Menken, i cui testi sono stati tradotti da Franco Travaglio.

Dal funky alla disco, passando per il soul e il pop, il ventaglio di generi che viene proposto è impressionante, così come il coinvolgimento del pubblico che, specialmente nella parte centrale dello spettacolo, ha accompagnato, canticchiando, applaudendo o muovendo a tempo i piedi, i cori e le coreografie delle sorelle, in un crescendo di groove, assoli, paillettes e divertimento.

Sister Act, that’s 70s

Rispetto alla pellicola interpretata da Whoopi Goldberg, ci sono alcune interessanti variazioni. Cambia l’ambientazione, da San Francisco a Philadelphia, ma soprattutto la collocazione temporale, che viene anticipata di ben 20 anni. La scelta non è certo casuale. Gli anni ’70 sono, infatti, la culla di tutti i generi musicali proposti ed era giusto far loro omaggio. Per quanto riguarda il cast, invece, la madrilena Belia Martin – il gap lingustico è giustificato nella recita dando origini sudamericane a Deloris –  non ha fatto rimpiangere, per vitalità e abilità canore, quel ciclone di attrice che è Whoopi Goldberg.

Discorso simile può essere fatto anche per le altro sorelle, soprattutto per Manuela Tasciotti, nei panni dell’esuberante Suor Maria Patrizia, per la guest star Suor Cristina, nel ruolo della timida Suor Maria Roberta, e Jacqueline Maria Ferry, che ha dato nuove sfumature al personaggio della arcigna Madre Superiora. La partecipazione del conduttore televisivo Rai, Pino Strabioli, è una nota piacevole anche perché (re)interpreta in modo convincente Monsignor O’Hara. La componente comica è affidata, invece, ai tre scagnozzi di Curtis Jackson (un fenomenale Felice Casciano), un po’ Gomorroidi, un po’ Bee Gees.

Sister Act, tecnicamente divino!

Tecnicamente, Sister Act è un trionfo. Il gioco di scenografie, luci e cambi d’abito, è maestoso e degno delle più grandi produzioni teatrali. Nulla viene lasciato al caso e ciò si percepisce, scena dopo scena, nei repentini cambi d’ambientazione, che rendono il ritmo narrativo piacevolmente frenetico, un delizioso e colorato viaggio senza fermate. Un vero e proprio tour de force, in giro per l’Italia, in questo caso, è stato quello affrontato dal cast che, data l’enorme richiesta e l’incredibile successo, ha raggiunto le quasi 200 repliche e, proprio a Napoli si interromperà la tournée partita il 12 novembre ad Assisi. Un altro buon motivo, quindi, per rispolverare paillettes e pantaloni a zampa di elefante, e fare un tuffo nella magia degli anni ’70 con questo spettacolo divino

Jundra Elce

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