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Eroica Fenice

Storie d'Amore e Morte al Parco Virgiliano

Storie d’Amore e Morte al Parco Virgiliano

Il 25 maggio si è tenuta la visita storica teatralizzata notturna del parco Virgiliano, dove gli spettri di donn’Anna Carafa e della regina Giovanna II hanno svelato le verità circa le loro storie d’Amore e Morte, lasciando agli spettatori, come da tradizione, i numeri legati alla loro apparizione.
Una serata tenebrosa, in un posto solitario e suggestivo, dai contorni ridisegnati dal maltempo. In un luogo che ha assunto sembianze davvero oscure grazie alle narrazioni appassionate della storica Laura Miriello e alle talentuose interpretazioni dell’attrice Adelaide Oliano.

A tu per tu con gli spiriti della collina maledetta di Posillipo: Storie d’Amore e Morte

Napoli. Ci troviamo a strapiombo sul mare nella zona collinare di Posillipo, nome che deriva dal latino Pausillypon, “luogo di pace e di ritrovo”. (Certo, come no!)
Siamo immersi in questa macchia mediterranea, mentre in cielo i colori si espandono, il sole viene inghiottito dal mare e, improvvisamente, comincia a piovere. Come a volerci avvisare di stringerci gli uni con gli altri sotto i nostri piccoli ombrelli. Come a volerci suggerire di stare più vicini tra noi lungo i viali del Parco Virgiliano, nel quale ci stiamo addentrando.
Pare che di notte, infatti, dalle acque partenopee emerga, da secoli, una folla di spiriti inquieti con il loro bagaglio di storie d’Amore e Morte, per infestare il dedalo di sentieri di questo posto.
Siamo, appunto, nel quartiere di Napoli in cui sono avvenuti più suicidi e più omicidi che non hanno una soluzione. È chiaro che c’è qualcosa che non va con il nome di “Pausillypon”, spiega Laura Miriello, dal momento che i luoghi meravigliosi di questa collina, anziché calmare l’anima, sembra che, in qualche maniera, occultassero da moltissimi secoli coloro che ci abitano in un alone di depressione e tristezza, tanto da spingerli persino a suicidarsi, dopo essere stati travolti da una valanga di sfortune e disastri personali.
Il cantante napoletano Liberato, di questa situazione, ne ha fatto una canzone. “Gaiola Portafortuna”. Un canto d’amore moderno piuttosto coraggioso, che sembra sfidare la maledizione che aleggia nella misteriosa isola situata di fronte a Posillipo, al centro del Parco Sommerso, con lo scopo di spezzarne l’incantesimo.
Leggende e miti a parte, è noto che la collina di Posillipo si crea attraverso l’ennesima eruzione tufacea e la cava, che si protende da Pozzuoli fino alla costa di Posillipo, ha quasi la forma di una sirena e, come una sirena o come una donna gravida (così la vedevano all’epoca gli antichi), raccoglie nel suo seno, un’area di forza geomagnetica. Quest’area è la Valle dei re del Parco Virgiliano.

Moltissimi speleologi e studiosi hanno confermato che quest’unione tra fuoco, aria e acqua creerebbe una sorta di alchimia propria degli elementi naturali che spingerebbe, probabilmente, gli abitanti del luogo a vivere stati emotivi al limite.

Prima che il parco fosse inaugurato, le genti di Posillipo arrivavano nella zona per pregare, meditare e passeggiare, ed è proprio nella Valle dei re che al tramonto vi è da sempre il maggior numero di apparizioni di figure femminili, voci, ululati e presenze che sorgono dal mare e passano dallo splendido “Palazzo Donna Anna” (che sembra venir fuori proprio dall’acqua) alla misteriosa isola della Gaiola, per infestare la terraferma.

Così, all’arrivo delle prime ombre crepuscolari della sera, nel momento in cui l’indiscreta folla diurna si sta dileguando, ecco che si materializzano, proprio davanti ai nostri occhi, le anime della malvagia donna Anna Carafa e della folle regina Giovanna II d’Angiò. Si presentano al nostro cospetto tra respiri affannosi, lamenti strazianti, racconti struggenti e storie d’Amore e Morte, per farci vivere i loro tormenti.

Donna Anna Carafa. Feudataria ricca, potente e temuta. Amava organizzare feste a cui partecipava tutta la nobiltà, sia spagnola che napoletana. Si macchiò del sangue della nipote Mercede de las Torres per una feroce e cieca gelosia nei suoi confronti.

Gelido, altero e sfrontato appare il suo spirito, che serba un ironico e inquietante sorriso.

Giovanna II d’Angiò. Donna lussuriosa, famosa per essere stata una vera e propria cacciatrice di uomini. Era in pessimi rapporti con il suo rozzo promesso sposo e pretendente al trono. Si diceva di lei che adescasse i marinai più belli e prestanti a Posillipo per ucciderli, dopo aver consumato con loro una notte di passione. Si tratta di una delle figure più controverse e chiacchierate della storia della città.

Inquieto e completamente pazzo,  il suo fantasma. Tra gesti convulsi e un’esuberanza esasperata ci risucchia tutti nel suo mondo dalla personalissima geometria e policromia.

A Napoli, la convivenza dell’inquietudine legata alle storie di follia dei suoi fantasmi (speculare al terrore che infonde pure il suo Vesuvio) con la tranquillità e la beatitudine dei suoi stessi loci amoeni sospende le persone a mezz’aria. Tra l’Inferno e il Paradiso. Ma lascio che sia uno scritto di Goethe a spiegarne meglio la sensazione:

27 febbraio, 1787.
Oggi mi son dato alla pazza gioia, dedicando tutto il mio tempo a queste incomparabili bellezze. Si ha un bel dire, raccontare, dipingere; ma esse sono al disopra di ogni descrizione. La spiaggia, il golfo, le insenature del mare, il Vesuvio, la città, i sobborghi, i castelli, le ville! Questa sera ci siamo recati alla Grotta di Posillipo, nel momento in cui il sole passa con i suoi raggi alla parte opposta.
Ho perdonato tutti quelli che perdono la testa per questa città.

Questa sera mi sono perdonata pure io.

Fonte immagine: https://informa-press.it/parco-virgiliano-storie-amore-morte/

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