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Teatro amatoriale: Un posto fisso in Paradiso all'Augusteo

Teatro amatoriale: Un posto fisso in Paradiso all’Augusteo

La Rassegna di Teatro Amatoriale del Teatro Augusteo che, ogni anno da ormai sette edizioni, offre l’opportunità agli artisti non professionisti di mostrarsi al grande pubblico, ha preso il via mercoledì 11 maggio. Si concluderà lunedì 6 giugno, con la serata di premiazione e la selezione dello spettacolo che, a giudizio insindacabile della Direzione artistica del Teatro, sarà inserito nella programmazione del cartellone 2016/2017.

Dopo “I dieci comandamenti”, l’opera in prosa di Raffaele Viviani -messa in scena dalla compagnia di teatro amatoriale “Luna Nova” – e “Mbruoglio aiutame” della compagnia “Lasciatevi incantare”, la rassegna, domenica 15 maggio alle ore 18:30, è giunta al suo terzo appuntamento. Sul palco del teatro di Piazzetta Duca D’Aosta è stata rappresentata la commedia inedita “Un posto fisso in Paradiso” di Corrado Visone, per la regia di Valerio Buono. Si tratta di un’opera in due atti che ha visto impegnati sul palco 13 attori della compagnia ischitana di teatro amatoriale “Gli Uomini di Mondo”, attiva dal 1999.

VII Rassegna di teatro amatoriale: un posto fisso in paradiso

Un posto fisso in paradiso è, ammettiamolo, un desiderio che tocca un po’ tutti, credenti e non credenti. Il paradiso, infatti, più che oasi riservata ai fedeli diviene, nello spettacolo, metafora delle ambizioni dei tanti personaggi in scena. Versione caricaturale di uomini e donne che – in forme non così volutamente esagerate – sarebbe possibile incontrare per strada.

I personaggi spaziano dalla borghese ricca e seducente trascurata dal marito alla ragazzina insicura tradita dal fidanzato, dalla cameriera imbranata all’imprenditore fallito, dall’omosessuale esageratamente “affettuoso” all’incomprensibile donna del popolo. Tutti sono apparentemente accomunati da un unico grande desiderio: un posto fisso in paradiso, appunto. Faranno leva su questo desiderio di pace e di porre fine alle continue piccole e grandi sofferenze della vita due fratelli – i veri protagonisti della pièce – gestori di un’agenzia di pompe funebri che, a causa dell’imminente  fallimento della loro impresa, cercano a loro volta un lontanissimo paradiso: l’uscita dalla crisi.

Ad ingegnarsi per trovarla è soprattutto uno dei due che ha studiato marketing a Milano e ogni giorno presenta al fratello-collega un’idea più strampalata. Le idee di uniformare il corredo funebre ai colori dell’anno (anziché il nero o il marrone scuro, la moda detterebbe un funerale in blu) o della modella che mostra concretamente ai papabili clienti la comodità della cassa da morto (rischiando di rimanere bloccata al suo interno) da subito si rivelano tanto esilaranti quanto fallimentari, sembra inizialmente destinata al successo un’altra bizzarra proposta. Un’ imperdibile opportunità di guadagno si concretizzerebbe, infatti, nell’“andare a prendere i morti quando sono ancora vivi”, cioè attirare, con un’offerta strepitosa, aspiranti suicidi a cui manca il coraggio di compiere l’infausto gesto.

Ne segue naturalmente un percorso che, tra equivoci e imprevisti, vede morte e soldi agognati distanti più che mai, ma che sarebbe destinato a far ridere. L’intreccio tra comicità napoletana e umorismo nero anglosassone prometterebbe, sulla carta, grosse risate e ciniche riflessioni: nella realtà la commedia appare stanca in alcuni punti. Rimedia alla prevedibilità di alcune battute la bravura degli attori che – è evidente – vivono la loro “amatorialità” non come sinonimo di superficialità, ma di forte passione e amore per il teatro. Un grande plauso va fatto sicuramente all’attrice che impersona Carmela, l’aspirante suicida che sfoggia un’eccezionale maestria nel passare dall’incomprensibile dialetto – l’incomprensione è il motivo che la spingerebbe alla morte – a un italiano tanto colto e alto da apparire, agli altri personaggi e agli spettatori, non meno astruso e comico. Sulla linea opposta, invece, si situa Paoletto: il personaggio dell’omosessuale nelle commedie napoletane è un classico, ma in questo testo appare un po’ stereotipato, se non addirittura volgare.

“Un posto fisso in paradiso” è, quindi, uno spettacolo che (probabilmente con più severità di giudizio di quanto una commedia corale richieda) difficilmente si immagina di trovare nel cartellone 2016/2017 dell’Augusteo, ma che va ugualmente premiato per la voglia di mettersi in gioco di tutto il cast.

Il prossimo appuntamento della VII edizione della rassegna di Teatro Amatoriale è fissato per lunedì 23 maggio alle ore 21:00. La compagnia “Teatro aperto” porterà in scena “Strage di genere femminile plurale”. L’ingresso, come per tutti gli spettacoli della rassegna organizzata dal teatro Augusteo, è gratuito fino a esaurimento posti.