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Umana (Teatro Nudo) | Recensione

"Umana" (Teatro Nudo)

4 e 5 novembre sono le date in cui è andato in scena lo spettacolo Umana (Teatro Nudo) al teatro Tram di Napoli, uno piccolo spazio in pieno centro nel quale però è possibile vivere emozioni immense. La regia è di Francesca Esposito, che ha ingegnosamente approfittato di una peculiarità: le principali attrici, Anna e Clara Bocchino, sono gemelle omozigote, e questo conferisce allo spettacolo un’interessante originalità, soprattutto una volta scoperti gli esiti della storia.   

Questa la premessa per il secondo spettacolo della stagione di quest’anno: Umana (Teatro Nudo). A darvi volto e voce vi sono cinque attori, ma un vero unico personaggio che, verosimilmente, li racchiude tutti. Gli oggetti sono pochi, semplici e indispensabili: una porta, le cui funzioni sono molteplici, la chiave che la apre, una valigia il cui contenuto ha una valenza importantissima nel corso della trama, qualche candela ed un grosso libro.

La prima cosa che vediamo nello spettacolo Umana (Teatro Nudo) è la celebrazione, con candele e un grosso libro, di una sorta di rito da parte di una donna dal volto coperto. Ciò trasporta sin da subito in una dimensione surreale, in quanto sia poi rivelato che la protagonista, Umana, è identica alla donna. Le due sono circondate da figure tetre seppur familiari che invitano Umana ad alloggiare in una delle camere del “secolare” Hotel. È la metafora di una donna che giunge in un luogo ma in effetti ha appena iniziato un viaggio alla scoperta di se stessa. 

“Umana”, nome della protagonista e dello spettacolo stesso, è forse indicativo per la sua natura terrena, quella che ci accomuna tutti e che sottolinea la nostra misteriosa vulnerabilità. Una volta che Umana, con le chiavi alla mano, è in procinto di varcare la soglia della sua camera, delle voci la ostacolano, voci che sembrano risvegliare in lei dei ricordi oscuri che sin da bambina ha sempre tentato di celare agli altri e più di tutti a se stessa. È forse la sua più recondita intimità ciò che rappresentano quelle voci, un qualcosa di inconscio che tenta di salire a galla ma che viene ostacolato dalla razionalità.

Qui la trama di Umana di Teatro Nudo subisce una svolta poiché, trovandosi in una situazione di panico e disagio, Umana decide di imprigionare (tramite una corda di indumenti contenuta nella sua valigia) la proprietaria dell’hotel, Flora. Questa azione ci permette di capire che quest’ultima, probabilmente, in quanto è, come già detto, identica ad Umana, rappresenta quella purezza che tenta di emergere in noi ma che può veramente rivelarsi solo dopo aver affrontato i segreti ed enigmi che teniamo chiusi a chiave da qualche parte nella nostra interiorità. Il finale è emblematico: in una danza che sembra quasi fondere Flora e Umana, una mano mostra un uovo, simbolo di rinascita e di una serena riconciliazione e armonia tra le parti di sé.

Quanto siamo disposti ad esporci a noi stessi? Possiamo davvero ritenerci in grado di conoscerci a fondo come individui? Oppure siamo destinati a custodire un mistero che ci differenzia e allo stesso tempo accomuna a tutti gli altri? Queste sono solo alcune delle significative domande che lo spettacolo Umana di Teatro Nudo  permette allo spettatore di porsi.   

Fonte immagine: ufficio stampa

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