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Eroica Fenice

Rock City Nights di Valerio Bruner, tra musica e esistenza

Rock City Nights di Valerio Bruner, tra musica e esistenza

Sabato 9 marzo al teatro ZTN è andato in scena “Rock City Nights“, uno spettacolo del cantautore Valerio Bruner, con la regia e l’adattamento di Angela Rosa D’Auria, con Valerio Bruner, Antonio Torino e Chiara Vitiello; le scene e i costumi sono stati curati da  Federica Rubino, artwork Vincenzo Coppola.
Lo spettacolo ha il sapore delle terra bruciata della terra del West ed è un connubio tra musica e spaccati di esistenza tipicamente americani: nello specifico, le storie di una serial killer, di una prostituta e di una cantante in declino – interpretati dall’attrice Chiara Vitiello, affiancata da Antonio Torino – sono state cadenzate dalle melodie folk americane della voce e della chitarra di Bruner, le quali hanno saputo estirpare i grumi della passione e del dolore, della gioia e della morte a storie così apparentemente diverse tra loro, ma accomunate dalle ferite, gli stridori e i luccichii dell’esistenza.

Rock City Nights di Valerio Bruner, sul palco l’esistenza umana che ha il fragore di un fiume in piena

La musica di Valerio Bruner riempie la platea dello ZTN di sonorità folk americane. Scandisce le storie con le sue note che hanno il sapore delle lande texane. Il cantautore fa da colonna sonora e riesce a evocare emozioni che, in un connubio di narrazione e musica, creano un intreccio inestricabile di pathos.

Tre sono le storie narrate: una coppia di serial killer che scorrazzano per le highway americane in cerca di prede, quella di una prostituta colma di rimorsi e dal passato ingombrante  e quella di una cantante in declino, senza più un briciolo di ispirazione per la musica.

Ciò che accomuna queste storie è una brusca interruzione delle proprie esistenze. Vi è una rottura, un cambiamento repentino che è contraddistinto dalla figura del fiume. La vita delle protagoniste è in balia del tempo che non restituisce nulla di ciò che è stato, ma ci pone di fronte ad un vuoto. Proprio il vuoto che contraddistingue le tre storie: in tutti e tre i casi è il fiume a porre il limite. Il fiume che divora e scorre fluente, senza esitazione, così si è in balia della vita, in modo altrettanto fragoroso.

La vita lascia sedimenti, proprio come il fiume che scava e rimpingua di sale il mare nel suo estuario. La vita ti scava, tende a scavare nell’anima umana, come se fosse l’alveo di un fiume. Ciò che rimane è il fagotto del passato e una via in penombra, a tratti completamente tenebrosa che segna il futuro e che noi siamo costretti a percorrere.

Dunque, questo spettacolo è una testimonianza dell’esistenza in senso universale. L’esistenza umana che non ha punti di riferimento ed è in costante divenire. Le ultime parole dello spettacolo con cui chiosa Valerio Bruner ci fanno riflettere e comprendere che la vita coincide con quei vuoti, che ognuno riempie in modo diverso. Quei vuoti che tutti noi siamo chiamati a dipingere nel modo più simile possibile a quei colori sfumati, torbidi di cui è tinto il nostro desiderio.

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