Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Velia Lalli - Una donna senza qualità (Intervista)

Velia Lalli – Una donna senza qualità (Intervista)

Questa settimana, l’appuntamento con la Stand Up Comedy previsto a Napoli, al Kestè, è con Velia Lalli e la sua anteprima dello spettacolo Una donna senza qualità -categorie del delirio quotidiano-, che debutterà a gennaio a Roma.

Velia Lalli si laurea in ingegneria elettronica, ma la sua vera passione è trasgredire. Oggi è la prima Stand Up Comedian donna in Italia.

Politicamente scorretta e mai scontata, Velia Lalli non compiace nessuno, demitizza e usa un linguaggio goliardico ed esplicito per sbattere in faccia al pubblico la verità.

Eppure Velia Lalli era una timida.

L’intervista a Velia Lalli

Velia, come nasce la tua passione per la comicità?

Ti dovrei dire -Sin da quando ero bambina è nata-, ma sembrerebbe una risposta scontata. Diciamo che, però, è un po’ così. Si capisce di avere un piglio comico e divertente abbastanza presto. Sono sempre stata il clown delle mie comitive da quando ero ragazzina.

Soprattutto, per me, la comicità era un modo molto comodo per comunicare con mio padre, che è una persona che ama ridere. Quindi, era il mio modo di mettermi al centro dell’attenzione a casa, facendo ridere molto mio padre.

È sempre stata d’aiuto, specialmente quando ero più giovane, perché ero molto timida.
L’autoironia è una cosa che scopri presto. Secondo me, è qualcosa che nasce dalla timidezza, proprio come una grandissima forma di difesa. È come dire -Io ho un difetto, ci scherzo sopra, tu non mi puoi più prendere in giro!-
Così, ho sempre sdrammatizzato, in tutte le situazioni. Ho sempre avuto l’occhio comico.

Hai argomenti tabù?

No, direi di no. Anzi, tutto quello che ho scritto in questi anni è stato ispirato dai tabù degli altri.

Avendo avuto molti tabù nell’educazione impartitami, specialmente da parte di mia madre, a un certo punto, scoprendo la Stand Up Comedy ho capito che tutti i tabù con cui mi ero dovuta confrontare e che dovevo vivere dentro casa sarebbero stati la mia ispirazione, il mio pane.

Ho sempre vissuto queste due anime. Dentro casa ero sempre molto controllata e posata (mia madre è una ragazza degli anni Sessanta molto bon ton) e fuori casa sfidavo il lato goliardico, più volgare e trasgressivo.
Diciamo che la trasgressione, nella mia vita, è sempre stata questa.

Spesso pensano che io sia un avvocato, perché sono sempre molto sobria nell’abbigliamento, anche un po’ classica, non ho tatuaggi, sono abbastanza poco appariscente nel look.

La mia ribellione è nella parola, nel dire cose assolutamente esplicite, nascosta dietro un’immagine assolutamente neutra. La rottura del tabù, per me, è essere espliciti, proprio perché dentro casa non lo sono stata mai.

Il titolo dell’anteprima di Una donna senza qualità che inscenerai il 24 Novembre a Napoli, mi rimanda a L’uomo senza qualità di Musil. La donna oggi, come Ulrich, fluttua nel caos del suo tempo? Cosa significa essere donna nel 2018?

L’idea della “donna senza qualità” nasce dal fatto che nei miei spettacoli ho sempre parlato di tutto quello che, in qualche modo, la società ancora un pochino ti “suggerisce” di essere, forse non direi più neanche ti “impone”. Poi il fatto di voler essere in un certo modo, spesso, è più un’ auto-imposizione.
Finora, ho sempre affrontato temi come la maternità, una femminilità particolare e non canonica, il non fare dei percorsi che nell’immaginario collettivo sono più scontati.

In “Una donna senza qualità” passo a un’altra fase ancora della donna, parlo più dell’aspetto professionale, avendo fatto queste due stagioni di “Sbandati”. Lavorando in RAI, ho avuto modo di riflettere sulla femminilità pubblica, sul personaggio pubblico. Quindi, affronto anche la questione del mio scontrarmi con il modello femminile in tv, che io chiamo la “fregna mistica”, del mio auto-confinamento in una nicchia, presente in ogni cosa che faccio. Parlo delle scelte di look, di linguaggio in un certo contesto televisivo e, non essendo una madre, parlo delle madri, quelle che io chiamo le “Sum” nello spettacolo, che sono quelle che pensano di sapere qualcosa di più della vita perché hanno dei figli e che, invece, spesso sono vittime di tutta una serie di teorie su come si deve essere madri. Parlo del fatto che ho sperimentato questa nuova cosa di avere un gatto che mi ha reso una “gattara” e, in realtà, poi scopro di non essere neanche una “gattara” perché, poi, venendo in contatto con il mondo delle “gattare” vere delle associazioni, mi rendo conto che io che pensavo di essermi data finalmente un ruolo, non rivesto neanche quello.

Quindi, non sono madre, non sono una “fregna mistica”, non sono neanche più una “gattara”, sono solo una “donna senza qualità”, nel senso che io apparentemente non ho raggiunto nessun obiettivo. Non ho raggiunto il successo e non sono riuscita a raggiungere neanche lo status di “gattara”.

In apparenza, non ho nessun titolo per stare al mondo come una donna realizzata. Ma magari la realizzazione è forse proprio questo: non aderire a nessun modello, ma andare verso il proprio modo di essere, fino in fondo.

Il rapporto di Velia Lalli con la maternità.

(Ride, ndr) Eeh, beh…è complesso. È complesso perché è un tema con cui ho iniziato a fare i conti da grande, quando è iniziato a poter essere tardi. Come dico all’inizio dello spettacolo, sono andata dal mio compagno e gli ho detto -Amore, ho quaranta anni. Vorrei avere un figlio e penso di essere pronta. Che ne pensi?- Lui mi ha risposto -È perfetta così, non la cambiare, fa ridere tantissimo!- Quindi, parlo del fatto che avendo incontrato un compagno da grande, che ha già due figli, per me è un percorso a ostacoli il concetto di maternità.

Comunque, ci comincio a pensare.

Quando tu tutti i mesi hai il ciclo, dopo trent’anni, arriva il momento in cui te lo chiedi co’ ‘sta roba che ci devi fare…Come un francese che dopo dieci anni che viene in vacanza in Italia a un certo punto un bidet, per curiosità, se lo fa.
Tardi, ma c’è un tempo in cui il tuo corpo ti manda dei segnali e tu dici -Come caspita ho fatto a non vederli mai, a tenerli sempre a bada?!- Quindi, il mio rapporto con la maternità è complesso adesso. Lo collocherei tra la paura di un’opportunità della vita mancata e la consapevolezza che, comunque, le scelte della mia vita mi ci hanno portata.

È un momento di passaggio tra l’accettazione e la frustrazione.

Credi che oggi il femminismo dilagante sia solo una moda oppure un’idea consapevole e ben consolidata? Velia Lalli si definisce femminista?

Dire che è una moda dilagante mi sembra riduttivo. Che sia un concetto tirato a destra e a sinistra a seconda di quello che serve a chi lo riesuma è sicuro. D’altra parte, è difficile secondo me in quest’epoca parlare di femminismo in modo chiaro, quanto è stato chiaro alla sua nascita.

Il femminismo, quando è nato, aveva delle battaglie talmente importanti, talmente chiare, che non c’era modo di equivocarlo. Adesso che alcune cose sono cambiate e apparentemente sembra che abbiamo ottenuto tanti diritti, il femminismo sembra un momento per criticare le donne. Dunque, io da una parte ho la tentazione di criticare un certo tipo di femminismo, dall’altra, quando si vede che a Verona la giunta comunale inizia a parlare di rivedere la legge sull’aborto e quando è pieno di medici obiettori, seppure in altre forme, e quindi nell’unica forma in cui sono capace, cioè ridendo anche del femminismo, cerco di avvalorarlo ancora. Abbiamo ancora bisogno di difendere i nostri diritti, purtroppo.

Essere donna ti limita nel tuo lavoro? Perché i comici al maschile continuano ad essere in maggioranza?

Parlo anche di questo nello spettacolo. Parlo proprio di come in Italia non sia stata libera la comicità femminile, proprio perché mettere in comicità un certo tipo di donna non paga dal momento che non è pop, in qualche modo. In realtà, forse lo sarebbe, ma viene filtrata. Vedi le produzioni televisive. Anche lì c’è una maggioranza di maschi. La comicità al femminile in Italia è ancora un po’ vecchiotta, diciamo. Anche sul web le donne si nascondono molto dietro ai personaggi.
Ti posso dire che io, in quanto Stand Up Comedian, in quanto donna che ha cercato di portare proprio un altro tipo di donna sul palco,  e cioè la donna molto forte e sicura del proprio aspetto, quella al di fuori di modelli di femminilità classici, sicura dal punto di vista della relazione sessuale e, soprattutto, sfacciata rispetto a un certo atteggiamento dell’uomo, la pago. Questo tipo di comicità fa fatica a diventare “mainstream”, c’è poco da fare.

Non ti posso citare una comica molto famosa che sia completamente libera. Gli esempi che abbiamo di donne molto famose sono l’opposto.

C’è stato un Nemico Pubblico su RAI 3, che è un esperimento che poi è sparito, ma non c’è stata una Nemica Pubblica.
Quante volte ho detto agli autori -Vorrei essere io la Stand Up Comedian che arriva in tv, la prima donna che fa la Stand Up Comedy vera in tv!- ma questo progetto raramente ha interessato o entusiasmato qualcuno.

Ho provato a farlo a “Sbandati”, che è completamente fuori contesto, ma ci ho provato lo stesso. Devo dire che mi è stata lasciata libertà, penso di averlo fatto al massimo su RAI 2, in seconda serata, però è vero pure che mi sono trovata in un ambito edulcorato. Ho sempre avuto un contraltare che ha parato i colpi.

Io, invece, vorrei essere quella donna che spara i colpi senza che nessuno debba pararli.

Cosa direbbe Velia Lalli a Dante se risorgesse e venisse a parlarle di “Donna Angelo”?

(Ride di gusto, ndr) La donna angelicata? Stiamo scherzando? Ma di che stiamo parlando? Bisogna sempre trovare un aggettivo, ma perché? La donna o è quella che si sacrifica per la famiglia lavorando, prendendosi cura degli anziani e via dicendo, oppure è la donna angelicata che si conforma al modello.

C’è il video di un “cretino” che parla di come deve fare una donna per piacere a un uomo. Si chiama Parodi, mi pare. Ha fatto cinque milioni di visualizzazioni! Io lo vidi già diversi mesi fa, mi è ricapitato sotto l’altro giorno. Parla appunto di come la donna deve essere sexy per piacere all’uomo e consiglia di evitare le ballerine, ad esempio. Sostanzialmente, qualcuno ci deve sempre dire come dobbiamo essere, se vogliamo essere delle professioniste, se vogliamo essere delle donne che piacciono agli uomini o, banalmente, al proprio uomo, perché poi, chi l’ha detto che le donne vogliono piacere necessariamente a tutti gli uomini?

A Dante direi di smetterla di mettere un aggettivo dopo la parola “donna”. E poi, non esiste la categoria “Donna”, esistono gli esseri umani.

Come spiegherebbe Velia Lalli l’emancipazione con due parole?

Coraggio e libertà.

Il sogno di Velia Lalli?

Il mio sogno lo sto già vivendo.

Io sono laureata in Ingegneria e a trent’anni ho deciso di fare la comica. Quindi, sono dieci anni che lavoro in questo campo. Vorrei diventare molto ricca facendo la comica, perché questo significherebbe non avere più problemi per pagare l’affitto e vorrebbe dire che il mio linguaggio, quello che ho proposto in questi anni, sarebbe finalmente accettato e sarebbe, ormai, linguaggio comune per le donne.

Una volta l’ex marito della mia migliore amica, in una terapia di coppia, le disse -Parli come Velia!- per accusarla di essere “str***a”, troppo dura, troppo esplicita. Noi abbiamo riso per anni. Questa cosa, in qualche modo, mi gratifica tantissimo.

Io vorrei che le donne parlassero come io parlo sul palco. Vorrei che il linguaggio delle donne fosse il mio. Per questo, vorrei diventare ricca. Perché significherebbe che finalmente io sarei arrivata a tutte le donne e avrei dato loro uno strumento, quello dell’autoironia e della goliardia femminile, che è l’unico modo per mettere a tacere un certo tipo di atteggiamento maschilista e vessatorio verso le donne. Io sono convinta di questo.

Noi non dobbiamo educare gli uomini al rispetto e “bla bla bla”, noi dobbiamo educare le donne a non avere paura di esprimersi in certi termini, a non avere paura di reagire con lo stesso linguaggio degli uomini.

Un mio amico mi dice spesso -Velia, con te non c’è gusto a fare la battuta, perché tu sei peggio di me!-

Il “sei peggio di me” non deve essere “peggiore degli uomini”, semplicemente non dobbiamo avere paura di esprimerci liberamente.

Ci sono molte fiabe che ci hanno raccontato da piccoline e che abbiamo amato. Da grandi, alcune le abbiamo rivalutate. Io, ad esempio, odio “Cenerentola”, che è un po’ l’esaltazione della donna remissiva e sembra non avere possibilità di emanciparsi da sola.

Qual è la fiaba o la principessa che mette più a disagio Velia Lalli?

Non sono un’appassionata di fiabe e non lo sono stata neanche da bambina! (Ride, ndr)

Ricordo che andai a vedere con mia nipote, qualche anno fa, “Ribelle” della Disney e lei, che aveva credo otto anni, uscendo mi disse -Zia, questa favola è stupenda perché è divertente e commovente al tempo stesso!- A me l’idea che mia nipote avesse apprezzato “Ribelle” quanto me mi rese molto lieta.

Detto questo, io penso di essere una vittima di “Lady Oscar”. Nello spettacolo precedente, infatti, parlo della “donna-uomo” e del fatto che sono sempre stata paragonata a Lady Oscar.
Purtroppo, io sono cresciuta con questo personaggio, che ho amato tantissimo, perché sono stata una bambina che veniva definita “maschiaccio”. In realtà, io sono sempre stata una bambina e una donna intraprendente, che aveva molto bisogno di fare, anche proprio fisicamente esuberante. Penso che da una parte ci ha rovinato “Lady Oscar” perché, poi, per essere in qualche modo accettate abbiamo proposto un modello troppo vicino a quello maschile.

Ultimamente ho capito che, invece, io sono praticamente “Mary Poppins”; l’ho scoperto da quando sto con questo compagno che ha due figli. Io entro nella famiglia degli altri, metto a posto i figli, li sistemo, li rendo felici e poi, a un certo punto, me ne dovrei andare come Mary Poppins.
Ecco, io sono un po’ “Marry Poppins”. Anche “Mary Pompins”, volendo.

La citazione che Velia Lalli ha a cuore.

Sai che non sono una molto per le citazioni? Non ho una memoria nozionistica e poi le citazioni, in generale, non mi piacciono tantissimo, ti dico la verità. Non mi attacco alle cose. Guardo sempre avanti. Ho sempre bisogno di qualcosa di nuovo. Sono un’ansiosa.

Velia Lalli è una a cui non mancano le parole.

Preferisco autocitarmi, semmai. In modo molto umile. (Ridacchia, ndr)

 

Grazie a Velia Lalli per la disponibilità e l’interessante intervista.

Ricordiamo che il primo dicembre la Stand Up Comedy tornerà al Kestè con la formula Open-Mic, special-guest: Edoardo Ferrario.