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Eroica Fenice

stefano ariota

“Verso la libertà” di Stefano Ariota allo ZTN: il treno della vita

Dopo tre anni in giro per l’Italia “Verso la libertà”, liberamente tratto dallo splendido film “Train de vie” di Radu Mihailean, approda finalmente a Napoli allo Ztn a dirci che si può parlare della piaga nazista senza retorica e mezzi termini. Lo spettacolo, in scena fino a domenica 3 febbraio, è rappresentato da un cast affiatato e sincronizzato, merito del regista Stefano Ariota, che lascia esprimere i suoi attori, permettendo loro di far emergere individualità e talento.

Cinque amici ebrei (Ric, Rob, Ren, Ros, Raf) sullo sfondo dei rastrellamenti nazisti del 1944. Ric, chiamato da tutti il matto, irrompe allarmato sulla scena: i nazisti stanno deportando tutti gli abitanti ebrei dei paesi vicini e tra poco toccherà pure a loro. Serve un piano, una via di uscita e una proposta un po’ bizzarra accende una speranza di salvezza: per sfuggire ai tedeschi tutti gli abitanti del villaggio organizzeranno una falsa deportazione ricoprendo tutti i ruoli necessari, gli ebrei deportati, i macchinisti e anche i nazisti. Solo così riusciranno a passare il confine, ad arrivare in terra santa, perché, in fondo, “ogni terra può essere santa”. Il folle progetto viene messo in atto e il treno partirà tra paura e follia.

In un mondo fatto di oscuri presagi forse è necessaria una buona dose di follia per continuare a sperare. Agli abitanti del paesino ebreo non resta che abbandonarsi all’idea geniale di Ric e a quelli che la sorte ha scelto per interpretare il ruolo di nazisti non rimane che adeguarsi, imparare a parlare tedesco, che altro non è che “yiddish senza umorismo”, comportarsi come vere SS, impersonando anche la loro crudeltà. Rappresentato con irrequieta ambiguità da Francesco Saverio Esposito, il finto ufficiale tedesco pare progressivamente scollarsi dalla realtà e abbracciare tutta la follia nel nazismo. Come è possibile che l’uomo diventi così “altro”?

Sulla scena nel suggestivo spazio culturale del Ztn Stefano Ariota  rappresenta anche la cultura , le caratteristiche e le nevrosi yiddish senza tanta retorica. I cinque protagonisti mostrano piccolezze e generosità, l’ottusità e l’acume, insopportabili lagnanze e corrosiva autoironia, che li istiga allo scontro per gran parte dello spettacolo. Gli ebrei sono modello dell’umanità intera, che auspica la fine della guerra, ma la cui paura mette inevitabilmente l’uno contro l’altro.

Il treno di “Verso la libertà” diventa metafora del mondo: c’è il capo rabino che dialoga con Dio e gli presenta i suoi umani dubbi,c’è chi professa comunismo, chi ha perso la fede, chi parla di un amore perduto, i conflitti, le prepotenze, la diffidenza e la paura di non farcela. “Dio esiste, Dio non esiste: che importanza ha?”

Lo spettacolo è un’armoniosa composizione di luci e suoni, da cui emerge una perfetta simbiosi tra gli attori, oltre che una studiata alternanza tra fugaci e limpidi momenti di puro lirismo e una comicità amara.

Brilla Mirko Ciccariello, a cui è affidato il commovente finale, l’energico piglio di Carlo Liccardo, il leader Peppe Carosella, cui fa da sponda e controscene Luigi Esposito.

Stefano Ariota mette in scena l’allegoria del treno-vita: le tragedie di quel periodo vengono analizzate in questo pazzo microcosmo, dove il pazzo Ric non è troppo pazzo rispetto agli altri protagonisti di questo modellino da laboratorio, dove ogni pezzo deve essere messo al posto giusto, affinché il piano funzioni e si viaggi verso le libertà. Finalmente, raccontano gli attori sul palco nella penombra, il treno arriva su una linea di confine. Le bombe cadono da tutte le parti, ma neppure una colpisce il treno, che riesce miracolosamente a passare in mezzo ad esse come Mosè e il suo popolo tra le acque del Mar Rosso. Come sono andate veramente le cose, in realtà, lo sappiamo tutti. A simboleggiare il lugubre spettro dei campi di concentramento, la scena conclusiva presenta Ric, il matto, in un lurido pigiama a righe che, solo sulla scena, dà le spalle al pubblico, spegnendo la lampadina in fondo, simbolo della speranza, evidentemente disattesa.

“Verso la libertà è una favola di speranza – spiega alla fine dello spettacolo Stefano Ariota -, un viaggio utopico. Mi auguro che spettacoli del genere possano essere rappresentati tutto l’anno, perché non c’è un tempo per ricordare e uno per dimenticare. Non dobbiamo dimenticare, mai.”

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