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Eroica Fenice

Week end

“Week end”: da Ruccello a Luca De Bei al Piccolo Bellini

Riporta in scena, Luca De Bei, Week End, l’ultima parte della trilogia Teatro da Camera di Annibale Ruccello.
L’opera, interpretata da Margherita Di Rauso, Giulio Forges Davanzati e Gregorio Valenti, sarà dal 2 al 7 febbraio al Piccolo Bellini.

La periferia romana, teatro di tante storie, si offre ancora una volta per raccontare qualcosa sull’umanità al suo interno.
Ida, insegnante quarantenne e provinciale trapiantata, si ritrova a vivere un weekend particolare, divisa tra uomini diversi e realtà opposte.

“Week end” di Luca De Bei, è illecito sognare 

Le regole sono importanti. Ne abbiamo così tanto bisogno da instaurare, ancora fanciulli, un duro regime di regolamenti nelle più profonde aree del nostro inconscio e se, malauguratamente, qualcosa dovesse cambiare o mutare, la nostra visione di realtà crollerebbe sistematicamente.
Vi faccio un esempio: cosa accadrebbe se domani, al vostro risveglio, vi trovaste seduti sul cielo?
Esatto, ma risparmiatevi le volgarità, per piacere.
Ragionando in maniera più ridotta, quali sarebbero le vostre sensazioni se questa recensione non avesse una conclusione? O se vedeste uno spettacolo privo di finale o d’inizio o di entrambe?
Qualora non vi sentiste pronti a rischiare una tale possibilità, la quale farebbe crollare la vostra fragile psiche come un castello di carte, vi conviene lasciar perdere Week End di Annibale Ruccello, magistralmente portato da Di Rauso, Valenti e Davanzati al Bellini, e chiudervi in casa, pregando che il cielo non si capovolga mai.

A coloro che proveranno, agli arditi, non sarà concessa certezza alcuna o soddisfazione prevedibile davanti a tale visione, se non quella dettata dell’inconscia soddisfazione di aver visionato qualcosa di bello, al termine, o al principio, di quest’opera.
Non c’è nicchia o sperimentazione per la quale si può storcere il naso o raccontare a qualcuno la propria inventata verità, c’è solamente l’Io di una donna, spiattellato nella sua informità a grazia di tutti ed è veramente complicato, a quel punto, non poter capire che quando si parla di Io non c’è assolutamente nulla di comprensibile.
Poco c’è da offendersi o prenderla sul personale, poiché è assai probabile che in cuor loro, Margherita Di Rauso, Giulio Forges Davanzati e Gregorio Valenti vogliano piacervi e guadagnare il vostro assenso, ma di sicuro questo non interessa a Ida e ai suoi uomini malsani, perché è una certezza che della vostra opinione se ne sbattono altamente i fantasmi di Ida.

Facile è lasciarsi fregare da quella visione di una periferia romana remota, con i resti di una provincia mai civilizzata racchiusa dentro quattro mura e un corpo umano, la quale telefona ancora girando con le dita i numeri e impiegando tanto tempo prima di sentire una voce lontano provenire da chi sa dove, credendo di star osservando semplicemente i resti di ciò che è potuto essere.
C’è il mondo interiore di Ida sul palco del Piccolo Bellini, il mondo di una donna deprivata di se stessa a tal punto da cercare la compagnia in altre sé, una donna alla quale manca una gamba e pure qualcos’altro.
C’è la zoppa umanità, claudicante e invalida, che cerca disperatamente di tenere banco, giorno dopo giorno, ci siamo tutti noi, i quali speriamo, ardentemente, di svegliarci domani e di trovare il cielo dove l’abbiamo lasciato.