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Eroica Fenice

La categoria Fun & Tech contiene 385 articoli

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Google Arts&Culture: l’arte che ti somiglia

Google inventa il modo per farci diventare letteralmente un’opera d’arte! La nuova applicazione di Google Arts&Culture permette di trovare il nostro sosia nelle opere d’arte: basta scattarsi un selfie e un algoritmo cerca il nostro volto nelle opere di oltre 1200 musei, gallerie e istituzioni italiane. La funzione selfie di Google Arts&Culture L’applicazione, nata in realtà nel 2016, è stata rilanciata nelle ultime settimane negli Stati Uniti, dove ha riscosso subito enorme successo. Il motivo per cui si trova in testa negli app store è la sua nuova funzione chiamata “C’è un tuo ritratto in un museo?”. Prima di questo apporto, l’applicazione offriva una possibilità di avvicinamento all’arte attraverso foto, informazioni, storie e tour virtuali dei principali musei di tutto il mondo. Eppure la nuova funzione sembra essere molto più apprezzata. «Il software – commentano da Google – è un archivio di milioni di manufatti e opere d’arte, dalla preistoria a oggi, da musei di tutto il mondo. Esplorare tutta quell’arte è un’impresa impossibile, così abbiamo inventato una soluzione divertente: collegare le persone all’arte attraverso la ricerca di se stessi… in questo caso, dei selfie. Abbiamo avviato un esperimento che, negli ultimi giorni, ha prodotto qualcosa come 30 milioni di selfie». Come funziona l’applicazione? È necessario che la foto caricata sia un selfie scattato al momento e non un’immagine in galleria. Non possiamo applicare filtri o modifiche al nostro ritratto. L’unico modo per barare è fotografare una foto da un altro dispositivo. Ad ogni modo, dopo il click, passeranno pochi secondi prima che Google Arts&Culture ci mostri il nostro sosia scovato in un ampio database di immagini. I criteri non sono chiarissimi e il sistema non è immune a errori: donne vengono accostate a uomini barbuti o viceversa. Insomma l’intelligenza artificiale in questo caso non è infallibile ma funziona nella maggior parte dei casi. A testimoniarlo sono le migliaia di utenti che condividono i risultati ottenuti e che rendono l’applicazione virale, tanto che da tutti i paesi sta arrivando la richiesta di rendere l’app disponibile su tutti gli store. Al momento la funzione non è disponibile in Italia ma, dato il successo riscosso, sembra che ci siano già progetti per estenderla. Un’applicazione simpatica che, sfruttando le tecnologie per il riconoscimento facciale, permette anche ai più giovani di avvicinarsi al mondo dell’arte. La Gioconda, la ragazza con l’orecchino di perla, Van Gogh e così via… I risultati possono essere sorprendenti. Google Arts&Culture – che può essere scaricato dal sito  di Google Play– è il modo per diventare vere e proprie opere d’arte!

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Più della metà degli abitanti del mondo usa Internet

Sorpasso avvenuto: a livello mondiale, più della metà delle persone viventi utilizza Internet, secondo le ultime indagini. Anche in Italia le connessioni aumentano, anche se bisogna soffermarsi a valutare la situazione complessiva per capire come viene usata la Rete nel nostro Paese. Quattro miliardi di persone sul Web A tentare di far luce sul settore è il rapporto Digital in 2018 di We Are Social, che si apre con il dato citato in precedenza: ovvero, in tutto il mondo il numero di utenti del Web è salito ancora del 7 per cento nell’ultimo anno, raggiungendo i 4,021 miliardi di persone, che rappresentano il 53 per cento della popolazione mondiale. Com’è facile immaginare, non c’è una distribuzione uniforme di questo numero, perché alcune zone del pianeta restano ancora tagliate fuori. Connessioni non uniformi Nello specifico, a livello statistico si stima che l’Europa del Nord abbia una percentuale di popolazione connessa pari al 94 per cento, mentre il tasso scende all’88 per cento in Nord America e al 77 per cento in Europa del Sud, per arrivare al 57 per cento in Asia Orientale; al contrario, in Africa centrale si concentra il maggior numero di persone escluse dal Web, con un tasso di penetrazione pari appena al 10 per cento della popolazione, anche se proprio alcuni Paesi africani hanno migliorato negli ultimi dodici mesi le proprie percentuali di accesso a Internet, in particolare in territori come quelli di Mali, Sierra Leone, Niger e Benin, che hanno visto un incremento medio del 20 per cento da un anno all’altro. La situazione in Italia In questo quadro generale, come stanno andando le cose per l’Italia? Secondo il rapporto, anche nel nostro Paese ci sono vari miglioramenti: a livello assoluto, ci sono circa 43 milioni di italiani che navigano in Rete, ma il contesto di Internet in Italia non è dei migliori, a causa della presenza di connessioni lente, digital divide ancora ben presente e costi per accedere alla Rete che sono mediamente superiore rispetto a quanto accade oltre confine, nonostante l’impegno “controcorrente” di provider come Eolo, che propone per tariffe internet per la casa davvero interessanti e, soprattutto, in grado di superare le difficoltà infrastrutturali grazie all’impiego della tecnologia wireless. Sempre più social Ma come si usa Internet nel mondo e in Italia? È sempre il rapporto Digital in 2018 a rivelare che c’è una tendenza piuttosto comune, ovvero l’utilizzo dei social: solo nell’ultimo anno, il numero di utenti delle varie piattaforme di condivisione è cresciuto di 13 punti percentuali, coinvolgendo a fine 2017 circa 3,2 miliardi di persone a livello mondiale. L’Italia non solo non fa eccezione, ma si dimostra uno dei Paesi più “social” al mondo. Un miliardo di anni online Più della metà dei 43 milioni di italiani connessi, infatti, utilizza la Rete principalmente per consultare i profili sulle piattaforme social, con un forte aumento di 3 milioni di persone in più rispetto al 2016; in media, si stima che i nostri connazionali trascorrano due ore (su un totale di sei passate ogni giorno online) a consultare Facebook, Twitter, Instagram et similia, quasi lo stesso tempo dedicato alla “mitica” televisione. Insomma, anche noi italiani contribuiamo a raggiungere l’incredibile […]

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Sms da web, la nuova frontiera (che piace anche a Google)

La tecnologia degli sms sembrava essere destinata alla “pensione”, ma in realtà alcune notizie svelate nelle ultime settimane ne segnalano una sorta di rinascita, guidata come spesso succede in ambito tech da Google. Il business dell’invio sms via Web Come riportato su alcune testate specializzate, il gruppo di Mountain View starebbe pensando ad allargare le proprie attività anche alla gestione di sms tramite web; una funzione, questa, che attualmente è garantita da società come SmsHosting, leader in Italia come piattaforma di invio sms, e che si rivela molto utile in ambito marketing perché utilizza le connessioni dirette con i principali gestori GSM, automatizzando la gestione delle proprie comunicazioni mobili. Anche Google prepara un’app? A quanto pare, secondo il noto magazine specializzato Android Police, Google ha intravisto le grandi potenzialità di questo strumento e starebbe pensando a sviluppare un proprio prodotto, il cui funzionamento dovrebbe ricalcare il sistema di WhatsApp Web. In estrema sintesi, potremmo a breve avere una nuova applicazione della Big G (o più probabilmente una nuova versione implementata di Messaggi Android) che consente di inviare SMS attraverso il browser del PC. Un funzionamento semplice Anche la logica e il processo alla base di questo sistema dovrebbero avere molto in comune con l’applicazione web di Whatsapp; è sempre l’articolo citato che prevede un funzionamento basato sull’utilizzo dello smartphone come “intermediario”, con accesso a rubrica e dispositivo garantito tramite un QR Code; così facendo, l’applicazione avrà la possibilità di interagire con la propria rubrica e di inviare sms anche multipli con costi previsti dal proprio piano tariffario. Apertura ai pagamenti digitali Inoltre, gli esperti di Android Police affermano di aver scovato alcune parti di codice dell’applicazione che lasciano pensare anche a una funzione ulteriore, vale a dire la possibilità di veicolare pagamenti tramite l’invio di sms, anche se al momento non esistono maggiori informazioni su questo versante. In Italia piace la moneta virtuale Una mossa di Google in tal senso non stupirebbe più di tanto, comunque, perché i pagamenti digitali sono il fenomeno degli ultimi mesi: anche in Italia, nazione tradizionalmente poco propensa alle novità, più del 70 per cento delle persone utilizza lo smartphone o il tablet per gestire il denaro, sia per pagamenti quotidiani che per mobile banking o shopping. Per la precisione, si tratta del 74 per cento, percentuale più elevata tra i Paesi dell’Europa Occidentale, secondo quanto rivelato dal “Digital payment study” realizzato annualmente da Visa. Abbracciare le novità Come si legge nel dettaglio, il mobile banking è diventato una pratica naturale per il 62 per cento dei consumatori europei, ma per gli italiani questa percentuale scende al 56 per cento, mentre per il 37 per cento dei nostri connazionali ne fa un uso regolare e quotidiano. A trainare queste nuove modalità digitali sono soprattutto i ragazzi cosiddetti “Millennial”, che stanno avendo un forte impatto generazionale anche in Italia. Cresce anche la fiducia Il segnale più positivo è la crescita della fiducia che si registra anche nel nostro Paese: a fronte di una media europea del 61 per cento, il 68 per cento dei consumatori italiani si ritiene sicuro nell’uso dei pagamenti mobile, e in crescita viene segnalata anche […]

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Xian: torre contro l’inquinamento atmosferico

Nella città di Xian, nella regione centrale dello Shaanxi in Cina, è stata inaugurata una torre per ripulire l’aria da sostanze inquinanti. Il complesso occupa 2580 metri quadrati, è costituita da una torre alta 100 metri e da una serie di serre: lo smog viene aspirato e convogliato in delle serre alla base della torre. Riscaldato dall’energia solare risale lungo la torre, in questa attraversa dei filtri che rimuovono gli inquinanti. Alla fine l’aria ripulita viene rilasciata nuovamente nell’atmosfera. Secondo i dati dei ricercatori dell’Accademia cinese delle scienze, che hanno progettato il complesso, la torre è in grado di trattare 10 milioni di metri cubi di aria al giorno, e questo dovrebbe influenzare la qualità dell’aria in un’area di 10 chilometri quadrati. La torre di Xian è la versione ridotta di un sistema teoricamente in grado di purificare l’aria di una piccola cittadina. Il sistema completo includerebbe una torre da 500 metri d’altezza e 200 di diametro, con 30 chilometri quadri di serre. Torre di Xian: qual è l’efficacia? Ci sono però dei dubbi sull’efficacia della torre di Xian, espressi ad esempio dall’Independent. Basta considerare che l’inquinamento viene disperso nell’atmosfera a distanze notevoli mentre la torre è in grado di trattare solo l’aria prossima al suolo. Non è in grado di contrastare l’inquinamento a quote più alte che però influenza la qualità dell’aria della città dove si trova la torre. Inoltre la torre ripulisce sì una notevole quantità d’aria, ma questa è piccola se paragonata al volume di smog che avvolge una città. Ad esempio considerando una citta di 10×10 chilometri ed uno strato d’atmosfera alto 1 chilometro abbiamo un cubo di 100 km3. La torre di Xian è in grado di ripulire ogni giorno 10 milioni di metri cubi: 0,01 km3 su 100. Per questo motivo i dati sui miglioramenti della qualità dell’aria sono da prendere con il beneficio del dubbio. È ancora da dimostrare sul lungo periodo che i miglioramenti siano dovuti all’impianto per la depurazione dell’aria e non a fenomeni climatici favorevoli. Per contrastare l’inquinamento è più proficuo investire sulla prevenzione, bloccando le sostanze inquinanti prima che siano disperse nell’atmosfera. Per questo probabilmente la torre di Xian avrà lo stesso destino di altre tecnologie pensate per riassorbire l’inquinamento, abbandonate per scarsa efficienza o effetti trascurabili. Basta vedere la vernice pensata per riassorbire gli ossidi di azoto dall’atmosfera tramite una reazione chimica. Il governo inglese ha pubblicato uno studio per valutare l’efficacia di un eventuale uso a Londra: avrebbe avuto gli stessi problemi della torre di Xian (nessun contrasto all’inquinamento in quota ecc.). Per questo anche utilizzandola in quantità abnormi gli effetti sarebbero stati trascurabili. Francesco Di Nucci

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Software libero: le alternative al software proprietario

Spesso si parla di FOSS o FLOSS, sigla dietro cui si nasconde il cosiddetto “software libero”. Un software si definisce tale se garantisce agli utenti delle libertà: libertà di utilizzo, libertà di studio del software (de facto accesso al codice sorgente), libertà di ridistribuire copie e libertà di creare e distribuire versioni modificate del software. Il software libero non coincide con software open source: quest’ultimo è software di cui è disponibile il codice sorgente (l’algoritmo che poi verrà tradotto in linguaggio macchina). Un software può essere open source ma non libero poiché non garantisce le libertà di cui prima. Esistono gli equivalenti liberi di molti software, questa ne è una lista non esaustiva. Software libero: una lista dei più conosciuti Browser I più noti sono Chrome, Opera, Safari ed il “famigerato” Internet Explorer/Edge. L’alternativa principale è Firefox, che dalla recente versione denominata Quantum propone una navigazione veloce e relativamente poco avida di risorse rispetto alla concorrenza, oltre ad una miriade di componenti aggiuntivi disponibili. Non è l’unico software libero per la navigazione: tra gli altri ci sono Iceweasel, GNU Icecat, SeaMonkey, Midori ed altri. Alcuni sono pensati per usare poche risorse, altri per essere compatibili con determinate licenze, in ogni caso hanno quote di “mercato” marginali rispetto a Firefox. Client BitTorrent BitTorrent e μTorrent sono i più noti client per il p2p su protocollo BitTorrent ma esistono numerose alternative. Ad esempio Deluge, KTorrent, qBittorent e Transmission: disponibili per vari sistemi operativi, la scelta dipende dall’utente: cambiano le interfacce, le risorse richieste, l’efficienza nel gestire le connessioni e le funzionalità extra offerte da ogni client. Grafica Bisogna ammettere che i migliori della categoria sono i software della Adobe, Photoshop ed Illustrator, e che le controparti non arrivano allo stesso livello. Nonostante questo il software libero resta un’alternativa valida ed estremamente più economica. Per la grafica raster c’è Gimp, per la vettoriale Inkscape. Se si cerca invece un’alternativa a Paint, possibilmente con più funzionalità, ci sono Paint.NET e Pinta. File compressi Creare file compressi (zip, rar, cab ecc.) permette di risparmiare spazio sul disco: tra i più noti software WinRAR, WinZip e ZipGenius. Numerose le alternative, la più famosa è sicuramente 7-Zip. Leggero, supporta numerosi tipi di archivi (anche se alcuni solo in lettura) tra cui il 7z, basato su LZMA ed estremamente efficiente nella compressione. Unico neo il supporto solo per Windows: su Linux l’equivalente è p7zip, keka su OS X. Lettore multimediale Un lettore multimediale serve a riprodurre file audio/video, ne sono esempi Windows Media Player e Winamp. L’alternativa è VLC media player, sotto licenza GNU LGPL, che consente la riproduzione di pressoché tutte le tipologie di file multimediali più comuni, dischi, flussi di rete ecc. È disponibile per i principali sistemi operativi per computer e smartphone. Sistema operativo Molti sono sorpresi quando scoprono che Windows non è l’unico sistema operativo disponibile per i computer. Esiste una miriade di sistemi alternativi, sia proprietari come OS X che liberi come quelli GNU/Linux o BSD. Fino a qualche anno fa avevano problemi […]

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Novità nel campo della messaggistica: WhatsApp Business

La più famosa app di messaggistica si evolve in una nuova versione, WhatsApp Business, con nuove funzioni che rendono la piattaforma con cui siamo abituati ad interagire ogni giorno ancora più efficiente e pratica. WhatsApp Business: cos’è e come funziona Gratuita e già disponibile sul Play Store per android, ma non ancora per iOS, la novità di WhatsApp Business è già arrivata in Italia e contemporaneamente in Indonesia, negli USA, nel Regno Unito e in Messico, mentre nelle prossime settimane è previsto il suo approdo in molti altri Paesi. È in primis il nome dell’applicazione a suggerire il primo elemento che la differenzia dalla versione standard: con WhatsApp Business è possibile creare il profilo della propria attività, ovviamente associato ad un numero di cellulare, con tutte le informazioni utili (indirizzo, sito web, email e numeri di telefono a cui fare riferimento) affinché l’impresa venga diffusa e conosciuta da più persone possibili. Riconoscere un account aziendale è semplice: risulterà contrassegnato da una spunta blu, la stessa che su Facebook, Instagram e Twitter contraddistingue i profili verificati. Oltre a poter impostare un messaggio di benvenuto rivolto a tutti i clienti che s’imbattono nella vostra attività per la prima volta, questa nuova versione di WhatsApp, grazie alle statiche in continuo aggiornamento, rende semplicissimo tenere sotto controllo il numero di messaggi inviati o visualizzati. “Messaggia di più, lavora di meno” recita la pagina di presentazione dell’applicazione sul Play Store: viene, infatti, introdotta anche la possibilità di impostare risposte rapide o salvare messaggi predefiniti per velocizzare la diffusione di informazioni (soprattutto quelle richieste più spesso). Inoltre, qualora foste impegnati (supponiamo, a lavorare) e impossibilitati a rispondere al cellulare, l’app permette di impostare un messaggio d’assenza avvisando i clienti della temporanea distanza e dell’imminente ritorno: perché no, anche suggerendo loro gli orari migliori per contattarvi. In più, il team di WhatsApp ci informa che «gli attuali utenti WhatsApp potranno continuare ad usare la loro applicazione senza bisogno di scaricarne una nuova e continueranno ad avere pieno controllo dei messaggi che ricevono, inclusa la possibilità di bloccare qualsiasi numero (compresi i numeri delle attività), e di segnalare messaggi di spam». Ci sono cose, però, che non cambiano mai, come la grafica (col caratteristico colore verde) e WhatsApp Web, per accedere al proprio profilo da computer. Se anche questa nuova funzione si rivelerà un successo sarà il tempo a dimostrarlo, d’altro canto però, Mark Zuckerberg con la sua rivoluzione dei social network si riconferma il giocatore con tutte le carte giuste per rappresentare una pietra miliare dello sviluppo tecnologico del nuovo millennio.  

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Bitcoin: oltre 20.000$, boom della criptovaluta

Nell’ultimo anno i bitcoin sono saliti prepotentemente alla ribalta, con un utilizzo in vari campi illeciti ed un valore che ha quasi raggiunto i 20.000 dollari. Nel 2010 un bitcoin valeva 7 centesimi di dollaro, nel 2013 ha superato i 100$ ed in quest’ultimo anno è schizzato da 1000$ a quasi 20.000$. Come si spiega una crescita così vertiginosa? Bitcoin: il funzionamento Partiamo dall’inizio: i bitcoin sono una moneta virtuale “open source”. Nascono nel 2009 per iniziativa di Satoshi Nakamoto, pseudonimo di autore ignoto. Scopo del progetto: creare un sistema monetario decentralizzato, libero da ogni controllo esterno e basato sulla crittografia. Per poter utilizzare dei bitcoin basta un software da installare sul computer e diventare così un nodo della rete. Il funzionamento è abbastanza complesso e meritevole di approfondimenti, proviamo a spiegarlo in sintesi. Le transazioni tra gli utenti sono basate sulla crittografia asimmetrica, uno scambio di criptovaluta è praticamente uno scambio di messaggi cifrati. Questo garantisce che il trasferimento possa avvenire solo tra gli indirizzi che hanno concordato lo scambio (ma non ne garantisce l’identità nel mondo reale: non è di solito possibile risalire a chi c’è dietro un indirizzo bitcoin). Poi c’è la blockchain, il libro mastro di tutte le transazioni, di cui ogni utente ha una copia. Affinché una transazione in bitcoin sia valida deve essere inserita nella blockchain, questo è un processo basato sul calcolo di hash SHA-256. Richiede numerosi calcoli ripetitivi, svolti da nodi detti miners, che ottengono una ricompensa in bitcoin se trovano la soluzione (ricompensa che si dimezza ogni quattro anni). Maggiore è il numero di miners, maggiore è la difficoltà di calcolo e quindi la quantità di energia necessaria a risolverli: attualmente i calcolatori della rete bitcoin consumano più elettricità dell’Irlanda in un intero anno. Le transazioni possono includere una commissione che sarà riscossa dal nodo che la inserirà nella blockchain, guadagno aggiuntivo per i miner. Altro fattore da tenere in conto: la criptovaluta è progettata in modo tale da permettere la creazione solamente di 21 milioni di bitcoin. Raggiunto questo limite i miner guadagneranno solamente dalla commissione, portando probabilmente ad un innalzamento dei prezzi delle stesse (le transazioni con commissione più alta avrebbero ovviamente precedenza per l’inserimento nella blockchain). Detto questo, l’idea di moneta indipendente per ora non si è realizzata: attualmente gli intermediari ed i gestori di nodi e/o pool con una notevole capacità di calcolo hanno una notevole influenza sull’andamento del bitcoin. Finiti gli aspetti tecnici si passa a quelli finanziari: da dove arriva il valore record di 20.000 dollari? Non esiste una banca centrale che possa regolare il valore del bitcoin, il cambio dipende dalla volontà degli intermediari e dalla legge della domanda e dell’offerta. Negli anni passati il prezzo del bitcoin era salito grazie all’uso su siti come Silk Road, negozi online di droga e merci illecite di ogni tipo. Un meccanismo anonimo come bitcoin era l’ideale per attività del genere, ma molto probabilmente non sono state quelle a generare l’incedibile aumento di prezzo del 2017. Infatti […]

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Notizie curiose

Natale nel mondo: usi, tradizioni e curiosità

Immersa nello spirito incantato dell’inverno, la festività del Natale è accompagnata da uno specifico folclore sociale e religioso, variabile da paese a paese; numerose pratiche e simboli natalizi, quali l’albero, il ceppo, l’agrifoglio, il vischio, la stella di Natale e lo scambio di doni, erano già presenti nelle tradizioni del solstizio invernale dei popoli nordici prima dell’introduzione del Cristianesimo. In particolare, i doni conservano un aspetto fondamentale e universale nelle usanze natalizie: capillarmente diffusa in tutto il globo è, infatti, la mitica figura del dispensatore di regali ai bambini, che trae origine da San Nicola di Myra, vescovo di IV secolo, venerato dalla chiesa cattolica e ortodossa, variamente denominato, di cui ancora oggi i personaggi di Santa Claus e Sankt Nicolaus conservano il nome nei paesi nordeuropei.  In Germania, il sovracitato Sankt Nikolaus la notte tra il 5 e il 6 dicembre viaggia in groppa a un asino con il suo grosso sacco per depositare i regali negli stivali che i bambini hanno posto davanti alle porte delle loro case la sera precedente; San Nicola è accompagnato da Knecht Ruprecht, il suo assistente, vestito di abiti scuri, ricoperto di campane e con la barba sporca, che reca con sé un bastone o una piccola frusta per punire i bambini che si sono comportati male. In Svezia, dal 1966, ogni anno al principiare dell’Avvento è eretta una capra di paglia alta 13 metri nel centro della Piazza del Castello di Gävle. La capra è un simbolo scandinavo fin da prima della nascita delle tradizioni legate al Natale e rientra nel folklore nordico legato allo Yule, la festa pagana a cui quella cristiana del Natale si è sovrappone. Una leggenda racconta che il dio Thor viaggiasse nel cielo a bordo di un carro trainato da due capre e che ogni sera le uccidesse per mangiarle, resuscitandole poi il giorno successivo. Purtroppo, delle cinquanta versioni della capra erette fino all’anno scorso, 39 sono state bruciate illegalmente prima che arrivasse il Natale, nonostante i tentativi delle autorità cittadine di proteggerle. In Austria e nelle zone di lingua tedesca, i Krampus, caratteristici diavoletti complici di San Nicola, vagano per le vie della città e spaventano i bambini, minacciando di catturare quelli cattivi; durante la prima settimana di dicembre, molti giovani si travestono da Krampus, terrorizzando i bambini con campane e catene cigolanti. In Norvegia ha luogo una curiosa tradizione del Natale: nel giorno della vigilia, i Norvegesi sono soliti nascondere le loro scope, giacché, secondo un’antica leggenda norvegese, durante la notte di Natale escono allo scoperto anche streghe e spiriti malvagi insieme a Santa Claus, alla ricerca di scope da cavalcare; da qui deriva l’usanza di proteggerle in un posto sicuro, affinché le presenze maligne si serbino lontane dalle calde dimore della gelida Norvegia. Le tradizioni del Natale oltre l’Europa In altre aree del mondo, il Natale è celebrato mediante riti del tutto diversi da quelli specificamente europei. Nelle Filippine, il sabato prima della vigilia di Natale, nella città di San Fernando, ha luogo il Festival […]

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SKY Q, il nuovo modo di guardare la TV

“Dimenticatevi la parola decoder, da oggi nasce un nuovo modo di guardare la televisione, un modo che tiene conto delle diverse esigenze, del tempo libero che uno ha a disposizione e che è uno dei nostri beni più prezioso“. Risuonano interessanti le parole di Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia. Alla recente presentazione di Sky Q egli ha esposto le potenzialità del nuovo non-decoder. Sky Q: addio al decoder A quanto pare si tratta di una piattaforma tecnologica che consente di guardare i programmi, lineari, on demand e registrati, su tv e device e senza cavi. Zappia lo ha definito “un sets box che in realtà è un piccolo computer“. Il gioiello di Sky Q sarà Sky Q Platinum, il pezzo principale del nuovo metodo di trasmissione dati. Esso sarà collegato alla parabola e alla rete internet come tutti gli altri decoder Sky. La novità sta nel fatto che può essere collegato anche ad altri televisori – massimo cinque – attraverso dei piccoli box, gli Sky Q Mini. Le potenzialità si estendono: su ogni televisore si potrà guardare un programma diverso e lo stesso sarà per smartphone e tablet. Il vantaggio di questa rete – oltre l’assenza dei numerosi fastidiosissimi cavi – sta nel fatto che tutte le informazioni saranno condivise su questa piattaforma: si potrà scegliere per esempio di interrompere un programma su uno schermo e riprenderlo dallo stesso punto su un altro. La memoria di Sky Q Platinum è pari a 2 terabyte. Questo vuol dire che si potrà registrare qualsiasi programma fino a mille ore di contenuti. Inoltre sarà possibile registrare quattro canali contemporaneamente, mentre se ne vede un quinto. Il collegamento – anche da smartphone e tablet – può avvenire fuori casa con Sky Go Q. Il tutto coronato da un design elegante e moderno. Verso il futuro… “Tutto questo consentirà un modo di guardare la televisione fino ad oggi impossibile, con una tecnologia che entra nella quotidianità – ha detto Zappia –. Per noi è un momento di straordinario entusiasmo come quanto abbiamo cominciato questa avventura 14 anni fa“. Correva infatti l’anno 2003 quando Sky presentò il suo primo decoder che, da allora, ha compiuto molti passi in avanti. L’installazione dell’ecosistema Sky – con box Platinum e di uno Sky mini – costa 199 euro. Per gli Sky mini aggiuntivi il costo sarà di 69 euro a testa. Sky ha già pensato a promozioni e pacchetti speciali per i nuovi clienti. “Investire in innovazione e tecnologia è stato sempre uno dei nostri punti di forza” ha detto Zappia. Secondo l’amministratore delegato la nascita di Sky Q dovrebbe aprire la strada ad altri servizi che potranno essere presentati nei prossimi mesi. Ha parlato di 4K hadr, uno standard di definizione più evoluto, di Sky Soudbox per una visione a 360 gradi, di Voice Contro, per il controllo vocale e di un misterioso Sky Q Black.

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Food delivery, tante app per il cibo a portata di click

È da qualche anno che è disponibile ogni sorta di app legata al food delivery, il cibo a domicilio. La concorrenza come si sa in questi casi è spietata e le app diventano sempre più performanti. Chiaramente i servizi sono sempre più diffusi e disponibili nelle grandi città, dove il tempo di cottura è sempre troppo lungo e dove, purtroppo, gli ingredienti giusti sono qualcosa che sembra appartenere solo alle casalinghe che riescono a districarsi tra orari e scelte. Era il 1993 qundo Mrs Doubtfire fece capire al mondo quali erano i problemi nella ricerca del cibo a domicilio. Con le app oggi a nostra disposizione, sicuramente riusciremo a gestire la situazione meglio di Robin Williams nelle vesti della famosa tata. La teach industry non poteva farsi scappare i milioni di appetibili utenti che, dopo aver provato a preparare le ricette provenienti da La Prova del Cuoco a MasterChef, si sono resi conto che la parte migliore della cucina è la tavola. Il tempo dunque gioca a favore degli sviluppatori del digital take away che guerreggiano in campo sfoderando le loro armi. Dai metodi di pagamento alle chat per deliberare dal miglior prezzo al miglior prodotto, le applicazioni forniscono varie opzioni a disposizione degli utenti. Ma quali sono le più in voga al momento? La lista è assai più lunga della nostra piccola classifica. Abbiamo testato le app per capire quali sono quelle più gestibili e che davvero agevolano un probabile utente. All’ultimo gradino della nostra piccola classifica si pone sicuramente Just Eat. In un’unica parola, superata. Il sistema è più che vetusto, di fantasia ce n’è poca e purtroppo, inserito il nostro indirizzo, ci vengono proposti tanti ristoratori che hanno aderito al sistema, con non poca confusione e dando poca importanza a cosa pensano gli utenti dei vari servizi. Forse il complesso sistema è dovuto anche alle non poche fusioni e assorbimenti che il colosso mondiale del food delivery ha eseguito negli ultimi anni. Il pensiero va sicuramente alla triste vicenda della start app Pizzabo, gioiellino bolognese, letteralmente fagocitata. Subito dopo la precede Moovenda. Molto fruibile con un tocco di colore che riesce sempre a farla apprezzare. Purtroppo molti ristoratori che hanno aderito affidando le loro ordinazioni a quest’app risultano poco flessibili alle esigenze last minute. Per fortuna l’app ci avvisa dell’indisponibilità. Tante sono le food delivery app e tante sono le classifiche stilate per riuscire ad orientare i degustatori più difficili, ma soprattutto quelli più coraggiosi Sul podio troviamo più che un’app, una grandiosa start app. Fanceat fa sentire il suo potenziale da Torino. I grandi menù degli chef stellati saranno a nostra disposizione. Ordinato l’occorrente arriverà a casa nostra un kit che non potrà che farci fare bella figura con i nostri ospiti. Istruzioni per l’uso e pesce già sfilettato, salse da scaldare e cibi da impiattare. In 48h è garantita la consegna in tutta la nazione, in giornata solo nel torinese. È chiaro, è tutto da programmare, ma per le cene importanti forse uno sforzo lo potremo fare. […]

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