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Eroica Fenice

La categoria Fun & Tech contiene 358 articoli

Fun & Tech

Vivere attraverso i filtri: la Instagram Mania

Quali sono le nuove tendenze (e le nuove dipendenze) di Instagram nel 2017? Non importa dove e con chi siate, che momento della giornata sia o quanto impegnato sia la vostra agenda: ci sarà sempre un motivo (e il tempo) per aggiornare il vostro profilo Instagram. Paesaggio, selfie, oggetti carini, libri. In posa, scatto, filtro, posta. Pubblicare continue “storie” sul famoso social network: a volte sono talmente tante che le lineette, che le identificano nella parte alta non appena se ne apre una, sono troppe per essere contate. Tutto fa brodo: tutto molto interessante Sei ad un concerto? Foto Instagram. Sei in spiaggia? Foto Instagram. Sei in giro con amici? Foto Instagram.  Stai studiando? Foto Instagram. Ti stai vestendo? Ti stai annoiando? Stai trascorrendo la tua nottata su Netflix? Tutto fa brodo: non deve esserci per forza una ragione per pubblicare qualcosa su Instagram, l’importante è che si pubblichi. Un po’ come nei tabloids, capito? Non importa come se ne parli, l’importante è che se ne parli. Rovazzi, del resto, lo diceva… “Il tuo profilo Instagram è molto interessante selfie in casa, selfie al mare, selfie al ristorante…” Profili Instagram “alla moda” Angolazione giusta, luminosità perfetta, filtro che valorizza la foto. Ormai è una gara di tutti contro tutti per decretare chi abbia il profilo più bello e più “aesthetic”. Considerato alla moda è quello che vede tre immagini dello stesso luogo pubblicate in sequenza ma da diverse angolazioni, in modo da avere un matching perfetto di colori che può derivare solo da scatti nel medesimo posto. Non solo questo: ormai fanno storia le immagini con contorno bianco o di qualsiasi altro colore che conferiscono quel tocco di unità che viene meno quando i riquadri del nostro profilo non hanno colori in comune. E che dire dell’Instagrid? Un’applicazione fatta su misura per coloro che desiderano dividere una foto in diverse immagini, per poi pubblicarle in sequenza di 3, 6 o 9 e formare una sorta di puzzle riuscito alla perfezione. E non dimentichiamo i filtri che ci permettono di diventare un simpatico cagnolino, un dolce coniglietto, oppure un hawaiano dalle collane fiorite in testa! Modifiche che avevano già caratterizzato l’ormai- dimenticato Snapchat, ma che ora Instagram ha introdotto con esito più che positivo! “Mi mostri nuovi filtri dove cambiano le facce lingua fuori, in testa fiori e bocca gigante e della tua foto dove sbocci in discoteca…” Guerra all’ultimo like Che dire degli hashtag fatti a posta per ricevere like? Basta averne tanti per essere sentirsi in voga, popolari, sicuramente molto apprezzati. Ed è un po’ una causa- effetto del punto prima trattato: profilo alla moda significa big likes. O se non altro, avere big likes è uno dei motivi per cui si desidera un profilo alla moda e si seguono quei passaggi descritti sopra. A meno che voi non siate Justin Bieber… in quel caso, i big likes arrivano anche con foto riguardo la propria congiuntivite. Iniziare a vivere senza filtri: il caso Kendall Jenner Non è forse che […]

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L’enigma dei numeri primi

Un numero primo è un numero naturale maggiore di uno e divisibile solo per uno e per se stesso. Semplice no? Eppure i numeri primi hanno suscitato l’interesse di tutti i matematici. Ancora oggi sono avvolti da un alone di mistero perché quel che sappiamo di loro non ci basta. Cosa li rende così speciali? Anzitutto i numeri primi, nella loro successione naturale, sono isolati. Lo scrittore Paolo Giordano lo sapeva bene. Ad ispirare il suo romanzo “La solitudine dei numeri primi” è stata proprio la matematica: i protagonisti tendono sempre ad avvicinarsi l’un l’altro, senza mai raggiungersi. Fuor di metafora non ci sono mai due numeri primi vicini tra di loro. Un esempio perfetto è dato dai cosiddetti numeri gemelli, separati da un solo numero pari – per esempio 11 e 13. Si congettura che questi numeri siano infiniti ma in realtà anche le dimostrazioni volte a dimostrarlo sono limitate. Se gli atomi della matematica siano finiti o meno è uno dei problemi maggiori che questi numeri portano. Un problema da un milione di dollari… letteralmente! Ebbene sì. È questo il premio per chi risolve uno dei cosiddetti Millennium Problems, sette problemi irrisolti della matematica, tra cui ovviamente quello dei numeri primi. Eppure intorno a questi famigerati enigmi della matematica i misteri non sono pochi. Basti pensare a Grigory Perelman. Il matematico russo che, dopo sei anni di studio, è riuscito a dimostrare nel 2006 la congettura di Poincaré, una delle proprietà matematiche più dibattute nella branca della topologia. Dopo aver rifiutato l’invito e il premio in denaro, è scomparso.  Solo dopo anni egli ha spiegato alla stampa il motivo del suo rifiuto: un’immeritata scoperta.  Ad oggi la congettura di Poincaré è l’unico dei sette Millennium Problems ad essere stato risolto. Applicazione dei numeri primi: da Reimann alla crittografia digitale asimmetrica Fu nel 1859 che il grande matematico tedesco Georg Bernhard Reimann introdusse una funzione – nota come Zeta di Reimann – che permette di individuare i numeri primi. La validità della Zeta di Reimann è però dimostrata per un miliardo e mezzo di casi. Questa cifra non basta. Riuscire a trovare un nuovo numero primo è operazione complessa anche per un computer. È per questo che i numeri primi sono usati come base di un ampio insieme di codici usati da internet. Negli anni Settanta tre ricercatori – Rivest, Shamir, Adleman – svilupparono un algoritmo fondamentale. Al giorno d’oggi questa scoperta è alla base dei cifrari che proteggono i numeri  delle carte di credito o degli accessi online. Oggetto di questo tipo di crittografia – digitale asimmetrica – sono dunque i numeri primi: più alti sono, più il codice sarà sicuro. Per violare il sistema occorrerà risalire al prodotto dei due numeri primi che hanno generato il grande numero. L’Electronic Frontier Foundation ha messo in palio 150mila dollari per chi troverà un numero primo di un miliardo di cifre, perché sarebbe una garanzia assoluta per la privacy. Nel 2016 è stato scoperto il numero primo più grande. Le sue ventidue milioni di […]

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WiFi Italia: rete nazionale gratuita

Questo mese è stato lanciato in pompa magna il progetto WiFi Italia, finanziato da Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dei Beni Culturali, Agenzia Digitale e Infratel Italia. L’obiettivo è la creazione di una “federazione” di reti WiFi tramite la quale turisti e cittadini si possano connettere gratuitamente ad Internet e ad una serie di servizi utili. Secondo gli ideatori Wi-Fi Italia servirà da incentivo al turismo e diffonderà tra i cittadini la possibilità di connettersi ad Internet. Per il ministro dei Beni e Attività Culturali e Turismo, Dario Franceschini, “La nuova app Wifi°Italia°It è uno strumento indispensabile per il turismo, settore in crescita esponenziale che può e deve essere governato tramite il digitale. Il Wifi può essere uno straordinario strumento per aiutare a promuovere un turismo diffuso, segnalando i siti sovraffollati e suggerendone altri in prossimità, e per fare sempre più dell’Italia una meta di un turismo colto, sostenibile e intelligente”. WiFi Italia: i dubbi Questa è la teoria, con WiFi Italia che è uno strumento fondamentale per il turismo ed i servizi al cittadino. Il problema è nella pratica: innanzitutto i tanto decantati servizi al momento non esistono, né per i turisti né per i cittadini. In molti casi è la stessa rete a non essere diponibile: basta controllare la mappa delle reti federate. I punti di accesso sono pochissimi anche nelle grandi città, al Sud sono praticamente inesistenti, con un solo punto d’accesso a Bari. Quindi è stato fatto un lancio in grande stile per un progetto che è quantomeno in piena fase di sviluppo. Altra problematica è nella modalità di connessione: al momento occorre installare sul proprio cellulare una app che in teoria, dopo una registrazione, ricerca gli hotspot più vicini e permette di passare da un access point all’altro senza perdere la connessione ogni volta. Significa che solo gli smartphone possono connettersi a WiFi Italia, mentre il sito dell’iniziativa recita che “Nelle versioni future della APP, renderemo possibile la registrazione con SPID e l’accesso per i PC portatili e pad”, ma al momento questa possibilità esiste solo sulla carta, come i servizi. Ci sono anche dubbi di tipo “teorico”, a partire da preoccupazioni sulla privacy. Di fatto WiFi Italia costituisce un enorme sistema centralizzato di dati sensibili poiché chi gestisce il sistema ha a disposizione i dati anagrafici dell’utente, la sua posizione e ovviamente i dati di navigazione. Il sito ufficiale rassicura che sarà effettuata solo una “analisi statistica dei dati, opportunamente anonimizzati, per studiare comportamenti e preferenze degli utenti e conseguentemente migliorare i servizi” ma non è possibile reperire in alcun modo le condizioni alle quali è offerto il servizio (i cosidetti TOS, Terms of Service). Altro punto oscuro è la partecipazione dei privati: mantenere una rete WiFi ha un costo. Non si capisce quindi perché dovrebbero partecipare e non è chiara nemmeno la modalità poiché sul sito è presente solo un invito a scrivere una mail per ottenere dei chiarimenti. Per ultimo il dubbio più importante: come può una connessione WiFi invogliare i turisti […]

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Notizie curiose

1,618: il numero della proporzione divina

1,618: il numero più discusso e più enigmatico del mondo. Si cela dietro ogni aspetto della natura, dalla botanica all’anatomia, dall’architettura all’informatica, tanto da essere considerato come una firma del creatore stesso. Per questo motivo il numero Φ (=phi) è definito il numero della proporzione divina. Proporzione divina e successione di Fibonacci: Φ nella sezione aurea Quando parliamo di successione di Fibonacci ci riferiamo a una sequenza di numeri in cui ognuno è dato dalla somma dei due precedenti: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89 … Lo scopo del matematico pisano Leonardo Fibonacci era quello di studiare la crescita di una popolazione di conigli. Tuttavia la successione di Fibonacci non è rilevabile solo in questo aspetto della natura: Gran parte dei fiori hanno un numero di petali pari ai numeri presenti nella successione Le infiorescenze sui girasoli seguono due spirali che girano in senso orario e antiorario: ogni spirale contiene un numero di semi presente nella successione (di solito 34 o 55). La stessa cosa avviene per le pigne e per molti altri fiori Solitamente le foglie allineate su un ramo di un albero sono pari a un numero presente nella successione. Vari tipi di conchiglie, come quella del mollusco Nautilus, hanno forme a spirale. Questa particolare forma geometrica, chiamata spirale di Fibonacci, è data dai quarti di circonferenze inscritte nei quadrati con lati equivalenti ai numeri della successione Il rapporto tra le falangi di un uomo è un numero di Fibonacci, come anche il rapporto della lunghezza del braccio e dell’avambraccio Ma cosa c’entra Fibonacci con il numero Φ? Per ottenere il nostro magico numero basterà calcolare il rapporto tra due numeri vicini nella successione. Il valore ottenuto sarà tanto più approssimato al numero 1,618, quanto più in numeri considerati sono alti. Le sue infinite cifre decimali sono state approssimate a diecimila… fin ora! Oltre ad essere il più difficile da approssimare facendo un rapporto tra due numeri interi, è presente in ogni forma e in ogni aspetto. Rapporto, sezione o numero aureo: può un numero regolare le leggi dell’universo?  Sì. Il numero della proporzione divina si trova, oltre che in geometria: Nei frattali, come coefficiente di omotetia In arte. Secondo alcune teorie molti artisti hanno fatto uso della sezione aurea nella pittura, con i disegni appositamente scelti per generare gradimento. È il caso di Giotto, Cimabue, Leonardo, Seurat e molti altri. In architettura invece la sezione aurea è oggetto del Modulor – letteralmente modulo d’oro – di De Corbusier Nella musica. Il violino deve il suo suono alla particolare forma della cassa armonica che, secondo alcuni, è ottimale proprio quando segue la geometria aurea; il pianoforte, con i suoi 13 tasti delle ottave, distinti in 8 bianchi e 5 neri, divisi in gruppi di 2 e 3, segue lo schema dei numeri di Fibonacci. Ma non è tutto: già Pitagora aveva osservato che gli accordi musicali ottenuti da corde le cui lunghezze siano in rapporto come numeri interi piccoli (phi) risultassero particolarmente gradite. Tutti i più grandi musicisti […]

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Sapere di più e conoscere meno: il sovraccarico cognitivo

Il fenomeno del sovraccarico cognitivo è in costante aumento in questi nostri giorni fatti di luci e di ombre. Esso risulta essere il triste e spiacevole prodotto dell’uso massiccio, e per questo sconsiderato, delle contemporanee forme di telecomunicazioni sociali. Ogni giorno un utilizzatore di media tecnologici viene esposto ad una mole di dati elevata che viaggia nella rete attraversando l’etere e giungendo al suo cervello in maniera “indisturbata”. La funzione cognitiva delle nostre attività cerebrali ha lo scopo di immagazzinare all’interno del nostro cervello le nozioni per far sì che, in termini semplici, il multiforme e caotico insieme di notizie e nozioni, tramite l’atto dell’apprendimento, diventi ordinato sapere ed uniforme conoscenza. Questa è la funzione corretta delle nostre attività cognitive cerebrali. Ma il “meccanismo armonico” dell’apprendimento e del ricordo col disturbo del sovraccarico cognitivo finisce per “funzionare male”. Cosa succede, allora, quando un assiduo frequentatore di mezzi di comunicazione di massa da questa mole di dati (proposti in forma virtuale ma, si ricordi sempre, pur sempre reali!) ne viene travolto? Il sovraccarico cognitivo Le notizie viaggiano intorno a noi nella grande ed onnipresente (ed onnipotente?) rete telematica. Ma noi spesso non siamo i soggetti consapevoli di queste informazioni che ci raggiungono, piuttosto diventiamo gli oggetti che queste notizie attraversano. Il sovraccarico cognitivo si manifesta proprio nel momento in cui il cervello, sollecitato da troppi impulsi esterni, finisce per “non connettere più”, non dando cioè il giusto peso alle priorità, e così per far spazio a nuove cose ne dimentica altre, ma senza un criterio giusto. Si finisce così per perdere la capacità della selezione, del dare giusto peso e misura all’importanza di determinate informazioni su altre. E si ingenera un declino cognitivo, una perdita di attenzione, di memoria, di facoltà cerebrali primarie per l’uomo. Essere sempre e costantemente connessi ed aggiornati su tutto ciò che accade di secondario, e spesso futile, fa perdere il senso delle cose importanti e di quelle che sono intorno a noi. Ma anche soffermarsi su tutto ciò che c’è nel mondo di importante finisce per essere impresa titanica per un singolo cervello umano (ed allora eccoci al discorso dell’importanza di una rete sociale co-produttiva invece di un ostinato e sterile individualismo). Il disturbo comportamentale del sovraccarico cognitivo porta a conseguenze spesso tragiche: dimenticanze gravi, distrazioni fatali, che con un comportamento responsabile si sarebbero potute evitare. Non sarebbe il caso di essere attenti a vivere e ad apprendere giorno dopo giorno quest’arte, prendendosi ognuno i propri spazi di silenzio, tranquillità ed attesa? Un aggiornamento in più (spesso di pressoché nulla importanza rispetto a ciò che ci sta accadendo intorno) vale la nostra vita e quella del prossimo? Non sarebbe il caso molto spesso ( e forse una buona volta) di alzare il nostro sguardo sul mondo, fra le macerie umane che si stanno disseminando nei nostri luoghi? Questa la domanda che ognuno di noi dovrebbe porsi approcciandosi alle telecomunicazioni, croce e delizia di questo nostro strano (troppo spesso strano) secolo.

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Multa da record: Google dovrà pagare 2,42 miliardi

La Commissione europea, organo dell’UE con numerose competenze tra cui quella di antitrust, ha inflitto a Google una multa di 2,42 miliardi di euro per aver abusato della sua posizione dominante nel mercato dei motori di ricerca. Google ora ha 90 giorni di tempo per mettersi in regola con le prescrizioni della commissione. Se non lo farà per ogni giorno di violazione dovrà pagare il 5% del fatturato giornaliero di Alphabet, società che raccoglie gli introiti di numerose attività del gruppo Google. La decisione arriva dopo un’indagine durata sette anni sul servizio ora noto come Google Shopping che permette di confrontare prodotti di ogni tipo. L’infrazione che ha portato alla multa non riguarda il servizio in sé ma il suo posizionamento all’interno delle ricerche effettuate su Google. Infatti se un utente cerca su Google un prodotto i risultati di Google Shopping sono posti in evidenza in alto, mentre altri servizi di comparazione simili si trovano nella colonna dei risultati generici, mettendo così in risalto i risultati di Google. Nelle prove effettuate dalla Commissione risulta che il primo risultato di un servizio di comparazione diverso da Google Shopping si trova a pagina 4 delle ricerche. Ed è provato che la prima pagina totalizza il 95% delle visualizzazioni, la seconda solo l’1% poi sempre a scendere. La multa non è dovuta al servizio in quanto tale ma al fatto di averlo promosso a scapito della concorrenza. La commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager ha infatti dichiarato: «La strategia usata da Google per i suoi servizi shopping non era solo attrarre gli utenti rendendo i suoi prodotti migliori di quelli dei rivali. Google ha invece abusato della sua posizione dominante sul mercato della ricerca per promuovere il suo servizio di comparazione dello shopping nei suoi risultati, declassando quelli dei suoi concorrenti. Quello che ha fatto è illegale per le regole antitrust». 2,42 miliardi: multa record La multa da 2,42 miliardi ha segnato un record poiché è la più alta mai inflitta dall’UE, ma è comunque inferiore al massimo imponibile per legge. Questo è infatti il 10% del fatturato di Google, 80 miliardi nel 2016, quindi 8 miliardi. Dal canto suo Google annuncia di essere in disaccordo con la decisione europea e annuncia ricorso. Sostiene infatti che il suo servizio agevola l’utente negli acquisti rispetto agli algoritmi concorrenti e dunque merita una posizione migliore nei risultati. Si annuncia una lunga causa, anche poiché questa non è l’unica indagine europea a carico di Google: anche su Android e AdSense vi sono infattti sospetti di pratiche illecite per ottenere e mantenere una posizione dominante. In ogni caso questa multa segna la fine del web come far-west dove non esistono regole nemmeno per chi opera in ambiti legali. Francesco Di Nucci

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Socks the Cat Rocks the Hill diventa finalmente realtà

Nell’ormai lontano 1993 un development studio americano di nome Realtime, in accordo con il produttore Kaneko, ebbe la bizzarra idea di sviluppare un videogioco satirico dal titolo “Socks the Cat Rocks the Hill“ per le console SNES e SEGA Genesis. Socks the Cat Rocks the Hill, dalle poche immagini e descrizioni che all’epoca trapelarono in alcune riviste di video games, sarebbe stato un platform game in 2D e, come suggerisce il titolo, avrebbe avuto come protagonista il gatto Socks, divenuto famoso per essere stato l’animale da compagnia alla Casa Bianca durante gli anni della presidenza di Bill Clinton. L’avventura avrebbe visto Socks in versione cartoon alle prese con nemici dalle sembianze di politici statunitensi dell’epoca e dei relativi simboli (la trama avrebbe incluso, ad esempio, un combattimento contro un asinello, simbolo del Democratic Party) per scovare alcuni ladri che si sono impossessati dei codici nucleari del suo padrone Bill, il tutto attraversando mondi ricchi di riferimenti alla pop culture e all’attualità degli anni ’90. Ma qualcosa, durante lo sviluppo del gioco, andò storto e la sua pubblicazione venne cancellata. Lo sviluppo travagliato di Socks the Cat Rocks the Hill Inizialmente si pensava che lo sviluppo fosse stato bloccato da Nintendo, che da sempre è molto contraria alla presenza di riferimenti politici all’interno dei giochi pubblicati per le proprie console. Tuttavia, in un paio di interviste recenti, alcuni ex sviluppatori di Socks the Cat Rocks the Hill hanno voluto specificare che le ragioni della mancata pubblicazione non sono da ricercare nelle restrizioni di Nintendo, che anzi all’epoca pare che gradì molto lo spirito satirico del loro gioco. Il motivo vero fu la chiusura dello studio di Kaneko in America. Inoltre, nel 2011 l’unico prototipo esistente di Socks the Cat Rocks the Hill finì nelle mani del collezionista Jason Wilson: un retro-gamer che filmò una sua sessione di gameplay del gioco caricando poi il tutto su YouTube in bassissima definizione per burlarsi del suo pubblico. La rinascita con Kickstarter Per un po’ il filmato di Jason Wilson rimase l’unica prova concreta dell’esistenza di una copia del gioco, finchè nel 2012 un altro affiatato collezionista, Tom Curtin, acquistò quell’unica copia in circolazione e, dopo essersi messo d’accordo con il publisher Second Dimension, decise di impegnarsi affinché il gioco venisse finalmente distribuito in tutto il mondo dopo averne acquistati i diritti un paio di anni dopo. La rinascita di Socks the Cat Rocks the Hill, avvenuta più di vent’anni dopo la sua iniziale data di pubblicazione, è stata possibile grazie al sito di crowdfunding Kickstarter: con il supporto delle donazioni ricevute dagli utenti, Tom Curtin e Second Dimension, dopo aver rimosso qualche bug dal gioco, hanno promesso che Socks the Cat Rocks the Hill verrà finalmente messo in commercio sia in “formato cartuccia” (come avrebbe dovuto essere l’originale) che in versione digitale a prezzi diversi. L’uscita è prevista per luglio 2017.

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Le app della salute: in forma con lo smartphone

Che bello sarebbe avere il medico a portata di smartphone, sempre nella tasca della giacca o sulla scrivania, pronto a controllare glicemia e pressione o snocciolare consigli su come mantenerci in salute con dieta e attività fisica. Devono averlo pensato in molti, anche tra aziende tecnologiche, investitori e società scientifiche, tanto che quello della salute “mobile” è un mercato in rapida ascesa che oggi raggiunge un valore mondiale di quasi 7 miliardi di dollari. Una vera e propria “appidemia”, una diffusione epidemica di app per il benessere e medicali che, in pochi anni, ha imbottito le vetrine dei negozi virtuali. Nel nostro paese un italiano su tre possiede uno smartphone, uno strumento in grado di intrattenerlo, informarlo, divertirlo e anche… aiutarlo a prendersi cura della propria salute! Come? Monitorando quello che mangia, quanto si muove, come dorme, ma anche esaminando parametri clinici come i battiti del cuore e il glucosio nel sangue, e suggerendo come curarsi in base ai propri disturbi. Abbiamo selezionato per voi alcune applicazioni per la salute e il fitness Automedicazione è un’app creata dall’Unione Nazionale Consumatori (www.consumatori.it), in collaborazione con Anifa (Associazione nazionale dell’industria farmaceutica dell’automedicazione – www.anifa.it), per aiutare l’utente ad orientarsi nel mondo delle patologie più comuni ed essere informato su cosa siano i farmaci senza obbligo di ricetta. Gli autori consigliano di utilizzarla con la giusta attenzione. Infatti i farmaci non sono prodotti come gli altri: anche per quelli senza obbligo di ricetta è necessario seguire alcune semplici regole per un trattamento consapevole della propria salute, leggendo sempre il foglietto illustrativo e rivolgendosi al medico o al farmacista in caso di dubbi. Per comprare la medicina che serve può dare una mano FarmaCity, un’applicazione che sfrutta il Gps del telefono per visualizzare su una mappa o in forma di elenco le farmacie di turno più vicine al punto in cui ci si trova. Per coloro che hanno a che fare con la celiachia, e devono evitare alimenti che contengano glutine, un ottimo alleato è il prontuario messo a punto dall’Associazione Italiana Celiachia, con la relativa app gratuita, Aic mobile, sempre aggiornata e consultabile per tipologia di prodotti, nome e marca. Interessanti, per mangiare fuori casa, anche Senza glutine e Mangiare senza glutine: due applicazioni che sfruttano il Gps e le segnalazioni degli utenti per fornire nomi e indirizzi di bar, ristoranti e alberghi dove i celiaci sono benvenuti. Calendario mestruale è un’agenda personale per monitorare il ciclo mestruale: è possibile salvare il calendario, monitorare i sintomi e gli umori, prevedere i 12 cicli futuri ed i periodi di ovulazione e fertilità. Inoltre esiste anche la modalità gravidanza per seguire i nove mesi prima del parto. L’acqua è indispensabile per il nostro organismo, e molto spesso dimentichiamo di idratare la nostra pelle ed il nostro corpo. Grazie a Tempo dell’acqua possiamo attivare un alert che ci avvisa e ricorda di bere acqua. Durante la giornata possiamo aggiornare i valori, e, grazie alla funzionalità “memo”, possiamo monitorare la quantità d’acqua bevuta. Melodie rilassanti è un’app per addormentarsi in totale relax, una raccolta di più di 50 suoni ambientali in alta qualità. Melodie e rumori della natura che ci permettono di prendere […]

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E3 2017: calendario e notizie della fiera dei videogames

L’Electronic Entertainment Expo, nota semplicemente come E3, è una delle fiere di videogiochi più importanti dell’anno. Nata nel 1995, è diventata nel corso degli anni un punto di riferimento per tutti gli amanti del settore. Durante le numerose conferenze, infatti, vengono annunciati al mondo eventuali nuove console e/o periferiche di gioco e i titoli videoludici in lavorazione. Si tratta di una vera e propria competizione tra le principali case di sviluppo per cercare di stupire e catturare l’attenzione dell’utenza mostrando contenuti e innovazioni. Quest’anno, come ogni anno, dall’E3 ci si aspettano numerose novità. Prima tra tutte, la presentazione ufficiale della nuovissima console domestica Microsoft, nome in codice Scorpio. Dell’ultima creatura, promossa a pieni voti da moltissimi sviluppatori, ci si aspetta una potenza inedita ma anche una serie di titoli nuovi che possano accompagnarne l’uscita in mercato. Nintendo style Altra conferenza e altra nuova console (questa già in mercato) molto chiacchierata di questo E3  è quella della Nintendo. In realtà, non si tratta di una vera conferenza, metodologia ormai evitata dalla nota azienda giapponese, che preferisce mostrare le proprie innovazioni e i propri titoli di punta attraverso video ben elaborati e mandati in diretta mondiale. Quest’anno, Nintendo ha deciso di cambiare nome al proprio evento, denominandolo “Nintendo Spotlight E3 2017“. Molto probabilmente la metodologia non cambierà, così come è già stata confermata la Nintendo Treehouse, video streaming in diretta dalla conferenza E3 con la prova di diversi titoli e interviste. Sony e le sue sorprese Sony e la sua conferenza, che nel corso degli ultimi anni nell’E3 ha riscosso sempre più successo, quest’anno si prepara a mostrare e ri-presentare grandi titoli. Il pubblico attende di vedere e conoscere di più sul nuovo God of War, su The Last of Us 2 e soprattutto sull’ultima fatica di Hideo Kojima, Death Stranding. Ma oltre alle esclusive Sony ormai note, ci si aspetta qualche sorprendente novità. Tra eventuali annunci di videogiochi inediti o il ritorno di vecchie glorie come Spyro o Medievil (ricordiamo che Crash Bandicoot è ormai prossimo al ritorno sul mercato con una remastered dei primi tre capitoli originali), Sony potrebbe ulteriormente sorprendere il mondo con l’eventuale annuncio di una nuova console. A tal proposito, gira voce di una possibile (e assolutamente non confermata) nuova console portatile – e quindi un’erede per la sfortunata PlayStation Vita. Il calendario dell’E3 L’E3 2017 si prospetta pieno di contenuti interessanti per gli appassionati e non solo. Ricordandovi che la fiera avrà inizio il 10 giugno e si concluderà il 16 dello stesso mese, ecco il calendario aggiornato con l’orario italiano di tutte le conferenze che potrete comodamente seguire da casa grazie alle innumerevoli dirette streaming: Sabato 10 giugno: Electronic Arts EA Play – 21:00 Domenica 11 giugno: Microsoft – 23:00 Lunedì 12 giugno: Bethesda – 3:30 PC Gaming Show – 19:00 Ubisoft – 22:00 Martedì 13 giugno: Sony PlayStation – 3:00 Nintendo Spotlight + Nintendo Treehouse – 18:00

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WannaCry: “cavallo di ritorno” informatico

Nel mese di maggio si è parlato molto del ransomware WannaCry (alias WanaCypt0r), a volte in maniera imprecisa. Ma di cosa si tratta? È un virus che colpisce i sistemi Windows e cripta tutti i file del sistema, cioè li rende illeggibili a meno di non possedere apposite “chiavi”. Poi chiede ai malcapitati un riscatto di 300 dollari (da pagare in Bitcoin) per le “chiavi” necessarie allo sblocco del computer: in pratica è un “cavallo di ritorno” applicato ai computer. Non è il primo malware che agisce in questo modo ma è il primo ad avere avuto una notevole diffusione, infatti si è diffuso su oltre 200.000 computer in circa 150 paesi, raccogliendo però solamente 120.000 $ di riscatto. Attualmente la diffusione del virus si è fermata e nella maggior parte dei casi le vittime non hanno pagato, così come consigliato da forze dell’ordine ed esperti di sicurezza: in casi del genere non si hanno garanzie sullo sblocco dei dati dopo il pagamento. WannaCry: da dova arriva? WannaCry si basa su due exploit per Windows, EternalBlue e DoublePulsar, sviluppati da un gruppo dell’NSA. Questi, insieme ad altri strumenti e tecniche per il cyber-spionaggio, sono stati trafugati all’NSA e sono finiti nelle mani del gruppo hacker Shadow Broker, che li ha resi pubblici. Su questo materiale si sono poi basati gli autori di WannaCry, attualmente ignoti. Non è stato finora possibile rintracciare gli autori tramite i riscatti pagati poiché i trasferimenti sono avvenuti in Bitcoin, una valuta virtuale estremamente difficile da rintracciare, inoltre nessun gruppo ha rivendicato la diffusione del malware. Nonostante sia disponibile da marzo una patch che rimedia alle falle sfruttate da WannaCry, il virus si è diffuso notevolmente poiché in molti casi questa non è stata applicata. In alcuni ambiti “strategici” (ferrovie, servizi sanitari ecc.) prima di effettuare aggiornamenti bisogna, per ovvi motivi, accertarsi che questi non interferiscano con il corretto funzionamento dei programmi già presenti sulle macchine. Che succederebbe se ad esempio un aggiornamento del sistema impedisse il corretto funzionamento dei computer di un’intera compagnia telefonica? Il virus non ha colpito solo i privati ma anche enti statali, come il sistema sanitario inglese, o grandi compagnie, come la Telefonica, operatore telefonico. È disponibile uno strumento, “wanakiwi”, che prova a recuperare le chiavi per decifrare i file dalla memoria del computer. Purtroppo questo è possibile solo se il pc non è stato riavviato dopo l’installazione di WannaCry e se le chiavi sono ancora in memoria, altrimenti i file del computer sono irrecuperabili. La diffusione del virus è stata ora bloccata, oltre che con la diffusione della patch di sicurezza, grazie ad un meccanismo di sicurezza interno al virus. Prima di entrare in azione questo controlla se i due domini sono stati acquistati. Se i siti sono attivi WannaCry non cifra i file, probabilmente è un meccanismo introdotto dai suoi creatori per arrestarlo in caso di bisogno. Esperti di sicurezza hanno scoperto questa funzione e hanno registrato i domini, arrestando la diffusione del ransomware. Ora è aperto il dibattito […]

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