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Eroica Fenice

La categoria Fun & Tech contiene 364 articoli

Fun & Tech

Chiude YouTube-MP3, baluardo dello stream-ripping

È ufficiale: gli oppositori della pirateria online hanno un nuovo nemico da combattere, ovvero i convertitori MP3. Il primo a essere chiuso è stato il famosissimo YouTube-MP3, utilizzato quotidianamente da una vasta quantità di utenti. Si tratta, probabilmente, della prima di una potenzialmente lunga lista di “vittime”. Cos’èra YouTube-MP3? YouTube-MP3 era uno dei tanti siti detti “convertitori” che metteva a disposizione un funzione gratuita di stream-ripping, cioè di estrazione audio da un video di YouTube. Il processo di conversione era composto da pochissimi passaggi: l’utente doveva solo copiare il link dal video di YouTube del quale desiderava ricavare l’audio, poi incollarlo nella barra di YouTube-MP3 e il sito in pochissimi secondi era in grado di restituire il file in formato MP3. Non solo videoclip musicali, ma qualsiasi altra tipologia di video presente su YouTube era convertibile in file musicale grazie a questa semplice funzione, con l’unica eccezione di video eccessivamente lunghi. Il sito, come è facile intuire, grazie alla possibilità di ricavare musica gratis e alla rapidità dei tempi di conversione, arrivava a ricevere milioni di visite ogni giorno. Il Music Consumer Insight Report commissionato dalla IFPI (International Federation of the Phonographic Industry) ha riportato che quasi il 50% degli intervistati ha ammesso di aver utilizzato il sistema di conversione offerto dai convertitori online. YouTube-MP3 e le case discografiche L’uso smodato di questa funzione non è però riuscito a passare inosservato. Da più di un anno molte principali case discografiche (affiancate da alcune etichette indipendenti) lamentavano questa “concorrenza sleale”, considerando il convertitore un veicolo per una violazione di copyright su larga scala. Il sito è rimasto attivo fino al 5 agosto di quest’anno quando, in seguito a un accordo extragiudiziale, ne è stata stabilita definitivamente la chiusura. Philip Matesanz, giovane creatore del sito, dovrà pagare alle case discografiche in questione una cifra segreta e dovrà impegnarsi a non sviluppare nessun altro sito con le medesime funzioni di YouTube-MP3. Con ogni probabilità la guerra ai convertitori non finirà qua. A pagare un caro prezzo, tuttavia, non saranno solo i creatori di questi siti web. Se infatti, sotto un punto di vista legale, è giusto che l’industria discografica difenda le proprie creazioni, dall’altro a essere penalizzati saranno anche i piccoli content creator privi di qualsiasi contratto discografico che, in caso di un’ipotetica rimozione di tutti i convertitori MP3, dovranno necessariamente allegare un link di download in ogni loro video per permettere agli utenti di scaricare i propri contenuti.

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Notizie curiose

Relampago del Catatumbo: il faro del Maracaibo

Relampago del Catatumbo: è così che in Venezuela è conosciuto un particolare fenomeno atmosferico, strano almeno quanto il nome che porta. La traduzione è fulmini del Catatumbo. Si tratta di una tempesta senza fine che avviene da migliaia di anni nel cielo venezuelano.  I fulmini iniziano di solito un’ora dopo il tramonto, 160 notti all’anno, 10 ore al giorno e fino a 280 volte all’ora. Sono visibili a 400 km di distanza tanto da essere stati usati come punto di riferimento. Per questo motivo il luogo prende il nome di faro del Maracaibo. Il fenomeno si verifica sul punto in cui il fiume Catacumbo sfocia nel lago Maracaibo. Il sito è oggi riconosciuto come il più grande generatore di ozono troposferico al mondo. Come si spiega il Relampago del Catatumbo? Numerose sono le teorie avanzate. È probabile che il gas ionizzato delle torbiere emesse dal Catatumbo, incontrando le nubi temporalesche che scendono dalle Ande, crea la condizione ideale per il verificarsi del fenomeno. In realtà è molto più sostenuta l’ipotesi secondo la quale lo scontro tra i freddi venti provenienti dalle vette della cordigliera e l’aria calda e umida che evapora dal lago porti alla ionizzazione delle particelle d’aria. Ad ogni modo la massa di nuvole temporalesche crea un arco voltaico a più di cinque chilometri d’altezza. Il risultato è una sinfonia luminosa che lascia a bocca aperta migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo. Il primo scrittore che ne parlò fu lo spagnolo Lope de Vega nel poema La Dragontea del 1597. Egli raccontò del tentativo da parte di Sir Francis Drake di prendere la città di Maracaibo, tentativo sventato dalla luce dei fulmini che mostrò la posizione degli uomini. Ma la tempesta di fulmini fu anche descritta da naturalista  tedesco Alexander Von Humboldt e dall geografo italiano Agostino Codazzi. Lo spettacolo, che va avanti da migliaia di anni, si interruppe solo nel gennaio del 2010. I fulmini cessarono per poi riapparire dopo tre mesi. La causa di questo cambiamento fu forse dovuto alla variazione di temperatura che interessò il Venezuela in quel periodo e causò diversi problemi legati alla siccità.  Attualmente il governo del Venezuela sta facendo in modo che l’UNESCO riconosca il sito del relampago patrimonio dell’umanità. Il relampago del Catatumbo è osservabile dallo stato di Zulia, che reca sulla sua bandiera proprio il simbolo di un fulmine. In alternativa possiamo goderci parte dello spettacolo qui.

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ReplyASAP, l’app che ti costringe a rispondere

Il suo nome è ReplyASAP ed è l’applicazione destinata a diventare l’incubo di ogni adolescente. Si tratta del parto della mente di un padre ansioso, stanco che il figlio tredicenne non rispondesse mai a telefono. Si presenta come una normalissima app di messaggistica scaricabile gratuitamente (anche se soggetta ad abbonamento). In realtà ReplyASAP è molto di più: l’app è strutturata in modo che i messaggi giungano al destinatario anche se il telefono è impostato su “silenzioso”, bloccandone ogni funzionalità – oltre a fare un gran rumore – fino a che il ricevente non risponde. In questo modo si potrà dire addio alla scusa “non ho sentito il telefono”, ed i genitori saranno in grado di rintracciare i figli in ogni momento. Ma non solo. Per quanto l’idea sia sicuramente geniale o molto utile per tenere d’occhio gli adolescenti, presenta comunque delle possibilità di degenerazione. Dando un’occhiata alla pagina ufficiale, si nota che ci sono diversi abbonamenti possibili. Se l’abbonamento “bronze” e quello “silver” vengono descritti come strumenti per tenere d’occhio la propria famiglia, non è lo stesso per gli altri. Gli abbonamenti “gold” e “platinum” destano infatti qualche preoccupazione. Sono segnalati come molto utili per poter mandare messaggi “inignorabili” a famiglia, amici, e addirittura dipendenti lavorativi. Che sia la fine della privacy per chiunque? ReplyASAP, strumento di protezione o di controllo eccessivo? Si immagini la situazione di partner maniaci del controllo, dirigenti tiranni e quant’altro: se l’abbonamento è sì a pagamento, una volta pagato questo mandare messaggi è totalmente gratuito. Chi garantisce allora che gli acquirenti non abusino di questo strumento? Cancellare ReplyASAP, qualora diventasse estremamente fastidiosa, è sicuramente un’opzione, ma anche in quel caso coloro che possono mandarti messaggi saranno avvisati con una notifica. Sembra che da questa forma di controllo non si possa scappare e, se questo è in parte giusto nei confronti di adolescenti alle prime prese con il mondo (ma non hanno anche loro bisogno della loro privacy, in fondo?), diventa però totalmente assurdo quando si parla di persone ormai adulte. Che l’essere reperibili in ogni momento, qualunque cosa si stia facendo, rischi di diventare un requisito essenziale nei colloqui per le assunzioni? Con il costo di soli £12.99 un datore di lavoro potrà mandare messaggi a ben 20 dipendenti, ed essi saranno costretti a rispondere a qualunque ora del giorno e della notte. Pena: l’impossibilità di silenziare la notifica e di utilizzare il proprio smartphone. Resta sempre l’ultima opzione, quella più semplice e più antica: spegnere il cellulare. Ma anche in quel caso, i maniaci del controllo che scaricheranno quest’app accetteranno la sconfitta?

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Glossario tecnico su Android

Android è il sistema operativo installato sul 60% circa degli smartphone e spesso si sentono termini ad esso legati dei quali non si conosce il significato, come root, OTA, recovery, flash. Facciamo un po’ di chiarezza sui termini più oscuri con questo glossario. Attenzione: alcune procedure qui descritte possono danneggiare, anche irreversibilmente gli smartphone o invalidarne la garanzia. Nel caso decidiate di approfondire e metterle in pratica è a vostro esclusivo rischio e pericolo. Android: il glossario * ADB: strumento incluso in Android Studio, nello specifico serve ad inviare comandi allo smartphone. * Android: è un sistema operativo, del codice che gestisce l’hardware dello smartphone (ormai un vero pc in miniatura) e permette di eseguire dei programmi su di esso. * Android Studio: insieme di software per creare software per Android e fare debug, individuazione e risoluzione di difetti nei software in sviluppo. * Bootloader: software che gestisce l’avvio del telefono. Permette avvio normale, in Fastboot Mode, in Recovery Mode. * Brick: condizione di telefono che è incorso in problemi, solitamente software, tali da renderlo inutilizzabile in modo potenzialmente definitivo. * Driver: software necessario per la corretta comunicazione tra pc e smartphone. * Fastboot Mode: modalità nella quale si possono inviare dei comandi da un pc ad un telefono ad esso collegato via cavo. Richiede l’installazione di Android Studio. * Factory Mode: modalità nella quale si possono effettuare test sull’hardware, ottenere informazioni o cancellare la memoria del telefono. È utilizzata nelle fabbriche a scopo di test, di solito è solo in cinese, è vivamente sconsigliato mettervi mano. * Firmware: insieme di tutto il software installato sullo smartphone: sistema operativo, recovery e parte dedicata alla gestione dell’hardware. * Flash: installazione di una Rom su di un telefono tramite ADB e Fastboot Mode. * Modding: creazione ed uso di software modificato. Ad esempio: installazione di versioni modificate di Android, acquisizione dei privilegi di root. * OTA: Over The Air, aggiornamento del firmware del telefono, distribuito dal produttore. Permette di aggiornare il sistema senza cancellare i dati o usare la Recovery Mode. Prima di effettuarne è comunque d’obbligo un backup. * OTG: On The Go, dispositivi e software che permettono di collegare allo smartphone periferiche quali tastiere e chiavi usb. * Recovery Mode: modalità dello smartphone da utilizzare in caso di problemi. Permette di fare e caricare backup, riportare il telefono alle impostazioni di fabbrica, effettuare aggiornamenti. * ROM: termine usato impropriamente che indica i file per installare una certa versione di Android sul telefono. Può essere una versione modificata con i privilegi di root già attivati, interfaccia riprogettata o altre differenze dalle versioni di Android ufficiali. Si vedano alcuni esempi qui. Normalmente in informatica indica una Read Only Memory, memoria di sola lettura. * Root: utente che ha il controllo totale del sistema operativo e può eseguire ogni tipo di operazione. Su Android di norma non è presente un utente root per motivi di sicurezza poiché un utente root e le app da esso eseguite possono impartire ogni comando, anche dannoso, allo […]

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Ataribox: il ritorno dell’Atari

Negli anni ’70 e ’80 la Atari era una delle compagnie più importanti nell’ambito di computer e videogiochi. Tra i suoi prodotti più famosi vi sono l’Atari 2600, una delle prime console per videogiochi ad avere un’ampia diffusione, e l’Atari ST, serie di personal computer. In quegli anni ha segnato la storia del mercato dei videogiochi, ma a partire dagli anni ’90 è iniziato il declino. Una serie di investimenti andati male seguiti da vari passaggi di proprietà hanno portato l’Atari ad occupare oggi un ruolo marginale. Questo potrebbe cambiare con l’annuncio di un nuovo prodotto, l’Ataribox. Ataribox, console evanescente L’Atari ha annunciato che ritornerà sul mercato delle console con l’Ataribox, di cui però al momento non si sa quasi niente. Le uniche informazioni disponibili, ricavabili dalla newsletter ufficiale, sono relative a due versioni della console, una delle quali richiama la vecchia 2600. Si sa, inoltre, che l’Ataribox avrà una connessione HDMI, 4 porte USB ed un lettore di schede SD. Altra notizia ufficiale è che probabilmente la produzione della console, quando avrà inizio, sarà finanziata con una campagna di crowdfunding. Le informazioni sicuramente non sono molte, si passa poi alle congetture. Partiamo dall’hardware: per alcuni sarà una console in grado di rivaleggiare con Playstation 4 e Xbox One, per altri sarà più orientata verso il retrogaming (l’utilizzo di videogiochi vintage). Sicuramente sfrutta lo stesso filone “nostalgico” già usato ad esempio dalla Nintendo con le riedizioni di NES e SNES, console anni ’90 della società giapponese. Stesso ragionamento per i giochi disponibili: dalle poche notizie rilasciate si evince che la produzione sarà incentrata su riedizioni dei giochi “classici” anche se saranno disponibili titoli moderni, ma non sono stati diffusi esempi né in un caso né nell’altro. Ovviamente non sono stati annunciati data e prezzo di lancio e probabilmente nel prossimo futuro non si avranno altre notizie a proposito dell’Ataribox. Vista questa mancanza di dettagli si può pensare che, nonostante gli articoli ottimisti circolanti, finora l’Ataribox esiste solo come operazione di marketing, sospetto aumentato dal fatto che nessuno l’ha vista realizzata. Le uniche prove dell’esistenza della console sono infatti delle immagini che ne mostrano solo l’esterno e potrebbero essere solo delle “scatole” vuote. Nessuna software house ha affermato di star producendo giochi per l’Ataribox, e del resto non è possibile nemmeno volendo, dato che non sono state pubblicate le specifiche da rispettare ed i software da usare per creare giochi per la console. Se così fosse la pubblicità fatta finora all’Ataribox sarebbe un modo per capire se si tratta di un affare realizzabile e redditizio. Il sospetto diventa certezza quando nei comunicati stampa ufficiali si legge che “Le groupe Atari a annoncé la « (…) préparation d’une campagne de relations publiques et de crowdfunding pour tester la viabilité d’un nouveau produit hardware pour les jeux vidéo ». Le Groupe a depuis diffusé une vidéo dévoilant un premier design de ce nouveau produit, dont les fonctionnalités et les caractéristiques techniques seront annoncées selon l’avancement des travaux.”. Tradotto e sintetizzato significa proprio che […]

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Neil Cicierega, il sovrano dei mash-up comici su YouTube

Fin dalla sua nascita, YouTube è stato utilizzato molto spesso dagli utenti come campo di sperimentazione per un certo tipo di musica strampalata e demenziale che difficilmente troverebbe spazio altrove. E in questo mucchio di “musica anticonvezionale” ogni tanto compare qualche artista che riesce a spiccare rispetto agli altri grazie ad una maggiore attenzione nei confronti della qualità delle proprie stramberie musicali. È il caso di Neil Cicierega: già comico, sceneggiatore e musicista della band “Demon Lemon”, da qualche anno ha cominciato a dedicarsi alla pubblicazione su YouTube di album composti unicamente da assurdi mash-up di canzoni famose, riscuotendo grande popolarità in rete. Lo stile di Neil Cicierega La motivazione principale del suo successo è da ricercare nel fatto che le canzoni di Neil sono sempre qualcosa di più di semplici “fusioni musicali”: sono accostamenti surreali e divertenti che gli hanno permesso di diventare il sovrano incontrastato dei mash-up comici. Per dare un’idea, basta pensare ad alcune sue creazioni come Bills like Jean Spirit, bizzarra fusione fra Billie Jean di Michael Jackson e Smells like Teen Spirit dei Nirvana, oppure la ancora più folle Crocodile Chop, fusione di Crocodile Rock di Elton John e Chop Suey! dei System of a Down, o ancora quell’apoteosi dell’assurdo che è T.I.M.E.: paradossale fusione di Y.M.C.A. dei Village People e Time di Hans Zimmer. Chi avrebbe mai pensato che canzoni così diverse fra loro avrebbero funzionato così bene una volta mescolate assieme? Molti fan, inoltre, si divertono a scovare alcuni easter eggs che Neil nasconde nelle sue canzoni. Ad esempio, è stato scoperto che nel brano Piss, traccia conclusiva del secondo album Mouth Silence, Neil ha inserito un codice morse che tradotto vuol dire somebody once told me, ovvero la frase introduttiva del brano All Star degli Smash Mouth. Da Mouth Sounds a Mouth Moods Ed è proprio dalla canzone All Star degli Smash Mouth che questa folle avventura di Neil Cicierega ha avuto inizio. Il suo primo album, Mouth Sounds, pubblicato nell’aprile 2014, venne creato proprio per cavalcare l’onda di quella vasta porzione del popolo di Internet che in quel periodo stava incominciando a trasformare la canzone All Star in un meme, ed infatti la popolare canzone degli Smash Mouth è campionata nel 90% delle tracce di Mouth Sounds. Ma già a partire dal luglio dello stesso anno, con il secondo album Mouth Silence, lo stile di Neil Cicierega comincia a consolidarsi in qualcosa di più complesso: aumenta la qualità generale delle tracce così come la quantità e la varietà di canzoni utilizzate per i mash-up, mentre All Star, a differenza dell’album precedente, è completamente assente se non come easter egg. Con il terzo album, Mouth Moods, pubblicato nel gennaio del 2017, Neil Cicierega perfeziona ancora di più il suo stile dimostrando di avere ancora parecchi assi nella manica dopo 37 mash-up e una grandissima quantità di brani campionati. Mouth Moods è considerato da moltissimi, compreso il sottoscritto, il migliore dei tre album pubblicati finora, un vero e proprio “meme masterpiece”, come è stato […]

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Vivere attraverso i filtri: la Instagram Mania

Quali sono le nuove tendenze (e le nuove dipendenze) di Instagram nel 2017? Non importa dove e con chi siate, che momento della giornata sia o quanto impegnato sia la vostra agenda: ci sarà sempre un motivo (e il tempo) per aggiornare il vostro profilo Instagram. Paesaggio, selfie, oggetti carini, libri. In posa, scatto, filtro, posta. Pubblicare continue “storie” sul famoso social network: a volte sono talmente tante che le lineette, che le identificano nella parte alta non appena se ne apre una, sono troppe per essere contate. Tutto fa brodo: tutto molto interessante Sei ad un concerto? Foto Instagram. Sei in spiaggia? Foto Instagram. Sei in giro con amici? Foto Instagram.  Stai studiando? Foto Instagram. Ti stai vestendo? Ti stai annoiando? Stai trascorrendo la tua nottata su Netflix? Tutto fa brodo: non deve esserci per forza una ragione per pubblicare qualcosa su Instagram, l’importante è che si pubblichi. Un po’ come nei tabloids, capito? Non importa come se ne parli, l’importante è che se ne parli. Rovazzi, del resto, lo diceva… “Il tuo profilo Instagram è molto interessante selfie in casa, selfie al mare, selfie al ristorante…” Profili Instagram “alla moda” Angolazione giusta, luminosità perfetta, filtro che valorizza la foto. Ormai è una gara di tutti contro tutti per decretare chi abbia il profilo più bello e più “aesthetic”. Considerato alla moda è quello che vede tre immagini dello stesso luogo pubblicate in sequenza ma da diverse angolazioni, in modo da avere un matching perfetto di colori che può derivare solo da scatti nel medesimo posto. Non solo questo: ormai fanno storia le immagini con contorno bianco o di qualsiasi altro colore che conferiscono quel tocco di unità che viene meno quando i riquadri del nostro profilo non hanno colori in comune. E che dire dell’Instagrid? Un’applicazione fatta su misura per coloro che desiderano dividere una foto in diverse immagini, per poi pubblicarle in sequenza di 3, 6 o 9 e formare una sorta di puzzle riuscito alla perfezione. E non dimentichiamo i filtri che ci permettono di diventare un simpatico cagnolino, un dolce coniglietto, oppure un hawaiano dalle collane fiorite in testa! Modifiche che avevano già caratterizzato l’ormai- dimenticato Snapchat, ma che ora Instagram ha introdotto con esito più che positivo! “Mi mostri nuovi filtri dove cambiano le facce lingua fuori, in testa fiori e bocca gigante e della tua foto dove sbocci in discoteca…” Guerra all’ultimo like Che dire degli hashtag fatti a posta per ricevere like? Basta averne tanti per essere sentirsi in voga, popolari, sicuramente molto apprezzati. Ed è un po’ una causa- effetto del punto prima trattato: profilo alla moda significa big likes. O se non altro, avere big likes è uno dei motivi per cui si desidera un profilo alla moda e si seguono quei passaggi descritti sopra. A meno che voi non siate Justin Bieber… in quel caso, i big likes arrivano anche con foto riguardo la propria congiuntivite. Iniziare a vivere senza filtri: il caso Kendall Jenner Non è forse che […]

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L’enigma dei numeri primi

Un numero primo è un numero naturale maggiore di uno e divisibile solo per uno e per se stesso. Semplice no? Eppure i numeri primi hanno suscitato l’interesse di tutti i matematici. Ancora oggi sono avvolti da un alone di mistero perché quel che sappiamo di loro non ci basta. Cosa li rende così speciali? Anzitutto i numeri primi, nella loro successione naturale, sono isolati. Lo scrittore Paolo Giordano lo sapeva bene. Ad ispirare il suo romanzo “La solitudine dei numeri primi” è stata proprio la matematica: i protagonisti tendono sempre ad avvicinarsi l’un l’altro, senza mai raggiungersi. Fuor di metafora non ci sono mai due numeri primi vicini tra di loro. Un esempio perfetto è dato dai cosiddetti numeri gemelli, separati da un solo numero pari – per esempio 11 e 13. Si congettura che questi numeri siano infiniti ma in realtà anche le dimostrazioni volte a dimostrarlo sono limitate. Se gli atomi della matematica siano finiti o meno è uno dei problemi maggiori che questi numeri portano. Un problema da un milione di dollari… letteralmente! Ebbene sì. È questo il premio per chi risolve uno dei cosiddetti Millennium Problems, sette problemi irrisolti della matematica, tra cui ovviamente quello dei numeri primi. Eppure intorno a questi famigerati enigmi della matematica i misteri non sono pochi. Basti pensare a Grigory Perelman. Il matematico russo che, dopo sei anni di studio, è riuscito a dimostrare nel 2006 la congettura di Poincaré, una delle proprietà matematiche più dibattute nella branca della topologia. Dopo aver rifiutato l’invito e il premio in denaro, è scomparso.  Solo dopo anni egli ha spiegato alla stampa il motivo del suo rifiuto: un’immeritata scoperta.  Ad oggi la congettura di Poincaré è l’unico dei sette Millennium Problems ad essere stato risolto. Applicazione dei numeri primi: da Reimann alla crittografia digitale asimmetrica Fu nel 1859 che il grande matematico tedesco Georg Bernhard Reimann introdusse una funzione – nota come Zeta di Reimann – che permette di individuare i numeri primi. La validità della Zeta di Reimann è però dimostrata per un miliardo e mezzo di casi. Questa cifra non basta. Riuscire a trovare un nuovo numero primo è operazione complessa anche per un computer. È per questo che i numeri primi sono usati come base di un ampio insieme di codici usati da internet. Negli anni Settanta tre ricercatori – Rivest, Shamir, Adleman – svilupparono un algoritmo fondamentale. Al giorno d’oggi questa scoperta è alla base dei cifrari che proteggono i numeri  delle carte di credito o degli accessi online. Oggetto di questo tipo di crittografia – digitale asimmetrica – sono dunque i numeri primi: più alti sono, più il codice sarà sicuro. Per violare il sistema occorrerà risalire al prodotto dei due numeri primi che hanno generato il grande numero. L’Electronic Frontier Foundation ha messo in palio 150mila dollari per chi troverà un numero primo di un miliardo di cifre, perché sarebbe una garanzia assoluta per la privacy. Nel 2016 è stato scoperto il numero primo più grande. Le sue ventidue milioni di […]

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WiFi Italia: rete nazionale gratuita

Questo mese è stato lanciato in pompa magna il progetto WiFi Italia, finanziato da Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dei Beni Culturali, Agenzia Digitale e Infratel Italia. L’obiettivo è la creazione di una “federazione” di reti WiFi tramite la quale turisti e cittadini si possano connettere gratuitamente ad Internet e ad una serie di servizi utili. Secondo gli ideatori Wi-Fi Italia servirà da incentivo al turismo e diffonderà tra i cittadini la possibilità di connettersi ad Internet. Per il ministro dei Beni e Attività Culturali e Turismo, Dario Franceschini, “La nuova app Wifi°Italia°It è uno strumento indispensabile per il turismo, settore in crescita esponenziale che può e deve essere governato tramite il digitale. Il Wifi può essere uno straordinario strumento per aiutare a promuovere un turismo diffuso, segnalando i siti sovraffollati e suggerendone altri in prossimità, e per fare sempre più dell’Italia una meta di un turismo colto, sostenibile e intelligente”. WiFi Italia: i dubbi Questa è la teoria, con WiFi Italia che è uno strumento fondamentale per il turismo ed i servizi al cittadino. Il problema è nella pratica: innanzitutto i tanto decantati servizi al momento non esistono, né per i turisti né per i cittadini. In molti casi è la stessa rete a non essere diponibile: basta controllare la mappa delle reti federate. I punti di accesso sono pochissimi anche nelle grandi città, al Sud sono praticamente inesistenti, con un solo punto d’accesso a Bari. Quindi è stato fatto un lancio in grande stile per un progetto che è quantomeno in piena fase di sviluppo. Altra problematica è nella modalità di connessione: al momento occorre installare sul proprio cellulare una app che in teoria, dopo una registrazione, ricerca gli hotspot più vicini e permette di passare da un access point all’altro senza perdere la connessione ogni volta. Significa che solo gli smartphone possono connettersi a WiFi Italia, mentre il sito dell’iniziativa recita che “Nelle versioni future della APP, renderemo possibile la registrazione con SPID e l’accesso per i PC portatili e pad”, ma al momento questa possibilità esiste solo sulla carta, come i servizi. Ci sono anche dubbi di tipo “teorico”, a partire da preoccupazioni sulla privacy. Di fatto WiFi Italia costituisce un enorme sistema centralizzato di dati sensibili poiché chi gestisce il sistema ha a disposizione i dati anagrafici dell’utente, la sua posizione e ovviamente i dati di navigazione. Il sito ufficiale rassicura che sarà effettuata solo una “analisi statistica dei dati, opportunamente anonimizzati, per studiare comportamenti e preferenze degli utenti e conseguentemente migliorare i servizi” ma non è possibile reperire in alcun modo le condizioni alle quali è offerto il servizio (i cosidetti TOS, Terms of Service). Altro punto oscuro è la partecipazione dei privati: mantenere una rete WiFi ha un costo. Non si capisce quindi perché dovrebbero partecipare e non è chiara nemmeno la modalità poiché sul sito è presente solo un invito a scrivere una mail per ottenere dei chiarimenti. Per ultimo il dubbio più importante: come può una connessione WiFi invogliare i turisti […]

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1,618: il numero della proporzione divina

1,618: il numero più discusso e più enigmatico del mondo. Si cela dietro ogni aspetto della natura, dalla botanica all’anatomia, dall’architettura all’informatica, tanto da essere considerato come una firma del creatore stesso. Per questo motivo il numero Φ (=phi) è definito il numero della proporzione divina. Proporzione divina e successione di Fibonacci: Φ nella sezione aurea Quando parliamo di successione di Fibonacci ci riferiamo a una sequenza di numeri in cui ognuno è dato dalla somma dei due precedenti: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89 … Lo scopo del matematico pisano Leonardo Fibonacci era quello di studiare la crescita di una popolazione di conigli. Tuttavia la successione di Fibonacci non è rilevabile solo in questo aspetto della natura: Gran parte dei fiori hanno un numero di petali pari ai numeri presenti nella successione Le infiorescenze sui girasoli seguono due spirali che girano in senso orario e antiorario: ogni spirale contiene un numero di semi presente nella successione (di solito 34 o 55). La stessa cosa avviene per le pigne e per molti altri fiori Solitamente le foglie allineate su un ramo di un albero sono pari a un numero presente nella successione. Vari tipi di conchiglie, come quella del mollusco Nautilus, hanno forme a spirale. Questa particolare forma geometrica, chiamata spirale di Fibonacci, è data dai quarti di circonferenze inscritte nei quadrati con lati equivalenti ai numeri della successione Il rapporto tra le falangi di un uomo è un numero di Fibonacci, come anche il rapporto della lunghezza del braccio e dell’avambraccio Ma cosa c’entra Fibonacci con il numero Φ? Per ottenere il nostro magico numero basterà calcolare il rapporto tra due numeri vicini nella successione. Il valore ottenuto sarà tanto più approssimato al numero 1,618, quanto più in numeri considerati sono alti. Le sue infinite cifre decimali sono state approssimate a diecimila… fin ora! Oltre ad essere il più difficile da approssimare facendo un rapporto tra due numeri interi, è presente in ogni forma e in ogni aspetto. Rapporto, sezione o numero aureo: può un numero regolare le leggi dell’universo?  Sì. Il numero della proporzione divina si trova, oltre che in geometria: Nei frattali, come coefficiente di omotetia In arte. Secondo alcune teorie molti artisti hanno fatto uso della sezione aurea nella pittura, con i disegni appositamente scelti per generare gradimento. È il caso di Giotto, Cimabue, Leonardo, Seurat e molti altri. In architettura invece la sezione aurea è oggetto del Modulor – letteralmente modulo d’oro – di De Corbusier Nella musica. Il violino deve il suo suono alla particolare forma della cassa armonica che, secondo alcuni, è ottimale proprio quando segue la geometria aurea; il pianoforte, con i suoi 13 tasti delle ottave, distinti in 8 bianchi e 5 neri, divisi in gruppi di 2 e 3, segue lo schema dei numeri di Fibonacci. Ma non è tutto: già Pitagora aveva osservato che gli accordi musicali ottenuti da corde le cui lunghezze siano in rapporto come numeri interi piccoli (phi) risultassero particolarmente gradite. Tutti i più grandi musicisti […]

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