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Eroica Fenice

“Yes, we…read!”

Se l’idea di leggere un libro ci fa subito pensare ad una polverosa, seppur bellissima, biblioteca è tempo di ampliare gli orizzonti. Avete mai sentito parlare di Bookcrossing? L’iniziativa nasce nel 2001 da un’idea di Ron e Kaori Hornbaker e fu lanciata online con l’obiettivo di condividere gratuitamente libri e fare delle nostre città biblioteche a cielo aperto.

Il libro viene “liberato” ed è così che inizia il suo viaggio, può essere lasciato su una panchina, alla fermata dell’autobus, nell’ambiente urbano quindi o “Into the wild”. Spesso sono indicate zone precise in cui realizzare lo scambio, le OCZ (official crossing zone). Negli anni novanta tentativi di “scambio” furono fatti in un ospedale di Boston, ma regolarmente i libri sparivano e si decise quindi di farli circolare liberamente, senza vincoli di restituzione.

Ogni libro ha un codice e un link, l’idea è che il fortunato “trovatore” possa collegarsi ad un sito su cui lasciare commenti e permettere soprattutto di monitorare il percorso del libro. Una volta letto lo si può donare o “abbandonare” volutamente in un qualunque luogo della città.

Cultura chiama? Napoli risponde…e menomale!!!

“The Book I Read” è un’iniziativa promossa da un gruppo di giovani architetti e urbanisti napoletani.

I meccanismi sono conformi a quelli diffusi nelle capitali Europee ma il valore aggiunto è dato dalla notevole attenzione all’ambiente e alla sostenibilità realizzata puntando soprattutto sul riciclo.

Ogni anno migliaia di libri invenduti restano nei magazzini delle case editrici e allora perchè non approfittarne e metterli in circolazione? È questa la filosofia dell’iniziativa.

Un altro passo in questa direzione è la creazione di “biblioteche ambulanti” in spazi poco valorizzati mediante l’utilizzo di cassette della frutta in plastica da lasciare in giro per la città. Il progetto è ancora in fase embrionale ma gli organizzatori promettono incontri e flash mob con la speranza di raccogliere consensi tali da estendere l’iniziativa ai luoghi chiusi.

Mi piace l’idea che tutto avvenga nel silenzio, ce n’è così bisogno. Si passeggia, si scova il tesoro e si inizia una nuova avventura…del resto“nessun vascello c’è che come un libro possa portarci in contrade lontane” e se lo dice Emily Dikinson!!!

L’iniziativa parte dai giovani ma qui, nella città dei miracoli, potrebbe estendersi agli adutli, ai professionisti sempre al telefono e forse ancora troppo distratti per notare un libro in attesa di essere rapito. Pensate ai tanti vecchietti che vivono le strade di Napoli come un enorme circolo ricreativo…e se invece di giocare a briscola leggessero un libro? Utopia? Può darsi, me se una cassetta la lasciassimo dal barbiere sarebbe di sicuro un buon inizio!