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Eroica Fenice

Attualità

Legge di Bilancio: cosa prevede la manovra finanziaria

Ecco i principali cambiamenti previsti dalla Legge di Bilancio.  Legge di Bilancio. Partiamo dalla giustizia. E partiamo con il daspo: sarà a vita, in caso di condanna per i reati di corruzione, concussione e traffico di influenze, sia per il corruttore che per il corrotto, mentre per i reati contro la pubblica amministrazione, non ci saranno sconti sulla pena in carcere (permessi premio, misure alternative alla detenzione e lavoro esterno). Chi si autodenuncerà volontariamente entro quattro mesi dal reato, invece, godrà di una causa speciale di non punibilità. Sotto controllo anche le donazioni a partiti e movimenti che, sopra i 500 euro, andranno notificate entro un mese in un apposito registro. Per le politiche sul lavoro, invece, torna la Cassa integrazione straordinaria (CIGS) per le imprese che cessano l’attività produttiva per una durata massima di dodici mesi, e che verrà prorogata anche alle imprese di rilevanza economica e strategica a livello regionale con esuberi significativi. I Bonus riguarderanno l’occupazione nel Mezzogiorno, con la decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato di under 35 o di disoccupati da almeno sei mesi, e le giovani eccellenze, ovvero un esonero contributivo fino a dodici mesi entro 8mila euro per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani laureati con 110 e lode. Per quanto riguarda le politiche messe in atto per le famiglie, le novità introdotte dalla Legge di Bilancio sono diverse: congedi più lunghi per i neo-papà lavoratori dipendenti (fino a 5 giorni entro 5 mesi dalla nascita) e possibilità di lavorare fino al parto per le mamme (e godere successivamente dei 5 mesi di maternità); aumento a 1.500 euro di bonus per l’iscrizione agli asili nido e proroga del bonus bebè; sconti fiscali per chi necessita di cani-guida; carta famiglia solo per le famiglie italiane con almeno 3 figli al di sotto dei 26 anni in casa; cartà d’identità 2.0 rilasciata dagli uffici postali; incremento del 1,35% e del 1,25% delle aliquote su new slot e videolottery; prescrizione delle bollette del gas come già avvenuto per l’elettricità. Tra le più discusse, la concessione gratuita di un terreno demaniale per almeno 20 anni per chi mette al mondo il terzo figlio (che ha suscitato non poca ilarità sui social) e, ovviamente, il reddito di cittadinanza. Il Fondo per il RdC avrà una dotazione di 7,1 miliardi di euro per il 2019, 8 miliardi per il 2020 e 8,3 miliardi per il 2021, e la misura sarà messa a punto con ulteriori provvedimenti attuativi nei prossimi mesi. Sulle pensioni, invece: introduzione di “Quota 100” per chi ha 62 anni di età e 38 di contributi e “Opzione donna” per le lavoratrici con 57 anni (se dipendenti) o 58 anni (se autonome) e 35 anni di contributi; taglio delle pensioni d’oro a partire dal 15% fino a 130mila euro per arrivare a un taglio del 40% per chi supera i 500mila euro lordi l’anno; tassazione fissa al 7% per 5 anni per i pensionati che vengono o ritornano dall’estero per trasferirsi al Sud. Le novità della Legge di Bilancio […]

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Attualità

India, catena umana di 620km per l’uguaglianza di genere

India. Stato meridionale del Kerala. Il primo dell’anno, tre milioni di donne si sono organizzate in un’infinita catena umana (lunga 620 chilometri) per rivendicare la piena uguaglianza di genere. Alla protesta hanno preso parte anche studenti e dipendenti statali, cui scuole e università hanno concesso il permesso di assentarsi. La catena umana di è sviluppata lungo tutte le principali autostrade del Kerala, dalla punta nord di Kasaragod fino a quella a sud di Thiruvanthapuram. Alle donne indiane in “età fertile” o “età mestruale” (ovvero tra i 10 e i 50 anni) è storicamente proibito l’accesso al tempio dedicato ad Appaya (il dio indù celibe), nella località di Sabarimala, meta di pellegrinaggio per la religione induista raggiungibile attraverso un percorso in salita e diverse ore di viaggio. Per l’Induismo, infatti, le donne che hanno le mestruazioni sono impure e non possono partecipare alle funzioni religiose. L’antica leggenda narra che, dopo essere stata liberata da una maledizione che l’aveva trasformata in diavolessa, una donna ebbe l’ardire di proporre al dio di sposarla, ignorando il suo voto all’eterno celibato. Il 28 settembre dello scorso anno, però, la Corte Suprema Indiana, adita dall’Associazione dei Giovani Avvocati Indiani, ha stabilito che a nessuna donna può essere precluso l’ingresso al tempio e che “la possibilità di praticare la religione deve essere data sia alle donne che agli uomini”. Una sentenza che il BJP (il partito Indiano nazionalista Bharatiya Janata) ha definito “un attacco ai valori tradizionali indù”, ma che ha rappresentato un nuovo passo progressista della giustizia Indiana, dopo la revoca ai divieti al sesso omosessuale e all’adulterio. Nonostante l’impegno del Governo a rispettare la sentenza della Corte, fin dal primo giorno di apertura dei cancelli che proteggono il complesso del tempio, gli estremisti indù si sono radunati davanti al luogo di culto per impedire alle fedeli di entrare e pregare. In seguito alla catena umana del primo gennaio, però, per la prima volta nella storia due donne sono riuscite a entrare nel tempio. Secondo la BBC, Bindu Ammini, 40 anni, e Kanaka Durga, 39 anni, sono entrate all’alba e i “custodi” del luogo sacro hanno poi deciso di chiuderlo per un’ora “per eseguire rituali di purificazione”. Il loro ingresso ha scatenato diverse proteste e scioperi fuori dal tempio. Negli scontri, un militante del partito nazionalista BJP è morto a causa del lancio di una pietra nella città di Pandalam, e 15  persone sono rimaste ferite. Il capo del governo del Kerala, Pinarayi Vijayan, ha ribadito la responsabilità del suo Governo di attuare la decisione della Corte Suprema, che affronterà un ricorso contro l’accesso femminile al santuario dal 22 gennaio, mentre alle donne resta vietato entrare in altri templi indù. – Foto di: Infoaut

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Culturalmente

Google Lunar X Prize, intervista a Mattia Barbarossa

Lo spazio nel suo futuro, ma non solo. A soli sedici anni, con un prototipo di scudo anti-raggi cosmici, è stato il più giovane di sempre a vincere il concorso “Google Lunar X Prize” e il più giovane su 3.200 candidati al concorso internazionale “Lab2Moon” in India. L’Agenzia Spaziale Europea gli ha messo a disposizione un ufficio per fare ricerca all’Università di Huntsville, in Alabama. Oggi, a diciassette anni, sogna di realizzare una società in settore aerospaziale. L’intervista al napoletano Mattia Barbarossa. Partiamo dall’inizio. Come nasce la tua passione per lo spazio? Nasce da una forte curiosità che ho sviluppato nel tempo, fin da bambino. Si tratta comunque di un argomento molto vasto. Ho capito che era una vera e propria passione quando ho cominciato a frequentare l’Osservatorio di Capodimonte. Poi sono arrivati i concorsi… Sei il più giovane vincitore del “Google Lunar X Prize” e il più giovane al “Lab2Moon” in India. Come hai affrontato queste due sfide nella tua vita? Come un gioco. Non so se ti è mai capitato di gasarti a tal punto da dire “proviamoci”. Per quanto la cosa desiderata possa sembrare impossibile. Alla fine ci ho provato con un amico, ma ho preso sempre tutto come uno scherzo. Anche quando la competizione andava avanti. Certo, è stato emozionante vedere persone da tutto il mondo incontrarsi e confrontarsi. Ma ho avuto fortuna… Il vincitore del Google Lunar X Prize e i terrapiattisti Su tutti i giornali, televisioni, social si parla dei “terrapiattisti”. Cosa diresti a chi sostiene questa tesi? Di dimostrarle. Certo, se non avessimo mai messo in discussione il passato non saremmo mai potuti andare avanti, oltre. E con la nostra immaginazione possiamo arrivare ovunque, dubitare di qualsiasi cosa. Ma dopo il dubbio viene la verità, cioè la prova. La verità è fatta di strati e ha bisogno di quante più informazioni possibile. Il primo canale di informazione, ormai, è la rete. Internet è stato fondamentale per me, ha accresciuto enormemente le mie conoscenze. Ovviamente bisogna saper discernere e avere la curiosità di raggiungere l’informazione giusta. Noi spesso uccidiamo la curiosità. Io ho impiegato due anni per raggiungere il minimo di conoscenze e sono ancora in alto mare. Tutti abbiamo un potenziale, dobbiamo solo sfruttarlo. Dici che la colonizzazione è l’unico strumento che abbiamo per far proseguire la nostra specie. La Terra è l’unica casa che possiamo avere e dobbiamo prendercene cura. Non è detto che i cambiamenti climatici ci espelleranno, ma non possiamo sapere con precisione cosa succederà. Ad esempio, non è detto che un asteroide improvviso non faccia rotta verso di noi. Esplorare lo spazio può aiutarci in questo. E può aiutarci a non danneggiare ulteriormente il nostro pianeta, come con l’estrazione di minerali dalla luna asteroide, senza dover trivellare parchi naturali e ambienti protetti. La gente pensa che tutto sia fatto per l’uomo, ha una visione omocentrica. “Chissenefrega, gli scienziati ci mentono, sono allarmisti”. I dati li abbiamo, già per la fine delle nostre vite la situazione sarà insostenibile. Lo spazio può […]

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Napoli e Dintorni

Metro Napoli, guida alle stazioni più belle

Metro Napoli, la nostra classifica delle metropolitane partenopee più belle! Napoli, si sa, è una delle città più belle del mondo, dalle stazioni della metro al suo lungomare, con il Vesuvio che fa da sfondo ad ogni cartolina, e le piazze e i vicoletti del centro storico in cui, alzando la sguardo, si viene pervasi dall’odore di bucato e dal bianco delle lenzuola che fluttuano sotto il cielo azzurro. È la città di San Gennaro, di Partenope, di Maradona, la città in cui convivono sacro e profano. Napoli è la casa del teatro e, a sua volta, è un teatro a cielo aperto, impregnata di storia, mito, arte e cultura. Secondo i dati presentati dal Centro Studi Turistici di Firenze e da Confesercenti, Napoli è al secondo posto delle “100 Città d’Arte” che trainano il boom del turismo in Italia. In soli sette anni, la presenza di turisti in città è cresciuta del 91 per cento. Da anni, ormai, in tutto il mondo, le stazioni della metro sono diventate centri di espressione d’arte moderna e contemporanea. E, tra le attrazioni consigliate da tutte le guide turistiche, troviamo proprio le stazioni della linea 1 della metropolitana, denominata anche “Collinare”, che unisce il centro con la zona del Vomero e quella ospedaliera, fino ad arrivare alla periferia di Piscinola/Scampia. Non solo mezzo di trasporto pubblico, ma vero e proprio museo grazie alle 180 opere di 90 tra artisti e architetti di fama internazionale. Secondo un sondaggio del Daily Telegraph, la metropolitana più bella del mondo sarebbe proprio quella di Napoli, e supererebbe anche l’elegantissima metro di Mosca, con le sue stazioni costruite nell’era Stalinista, ricche di affreschi e decori, candelieri, marmi e arredi di lusso. Attualmente, Metro Napoli serve 18 stazioni (di cui 15 artistiche) in un percorso di 18 chilometri, ma con diversi ulteriori prolungamenti in costruzione e in progetto, che in futuro dovrebbero collegare il centro della città fino all’aeroporto di Capodichino. Presto, infatti, saranno aperte nuove stazioni, che si preannunciano altrettanto straordinarie: nel 2019 saranno completate e aperte la stazione “Duomo” progettata da Fuksas e le nuove uscite della fermata Municipio, con i reperti di epoca romana rinvenuti durante i lavori di costruzione, in quello che si è rivelato a tutti gli effetti lo scavo archeologico più grande d’Europa. Metro Napoli:  quali sono le più belle? 1. Toledo Al primo posto non poteva che esserci la metro Toledo, sulla storica strada commerciale, progettata dallo spagnolo Oscar Tusquets Blanca e dominata dall’azzurro del mare e del cielo, ma anche dal nero e dell’ocra (la terra e il tufo). Usando le scale mobili si passano diversi livelli d’immersione marina tra la rifrangenza luminosa e i mosaici di William Kentridge che fanno riferimento ai miti mediterranei, al Vesuvio e all’iconografia napoletana. Infine, il suggestivo e gigantesco cono “Crater de Luz”, che attraversa tutta la metropolitana dal basso verso l’alto, regala una vista senza pari della città. Prendendo la seconda uscita in direzione Quartieri Spagnoli verso Largo Monte Calvario è possibile, inoltre, vedere l’opera Razza Umana di Oliviero Toscano. […]

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Attualità

#ThisIsNotConsent: la protesta delle donne in Irlanda

#ThisIsNotConsent è lo slogan sotto il quale migliaia di donne a Dublino e in tutta l’Irlanda hanno protestato, in seguito all’assoluzione di un uomo di 27 anni dall’accusa di stupro ai danni di una minorenne. Il motivo del proscioglimento? La vittima indossava un tanga di pizzo. La vicenda è avvenuta a Cork, una città universitaria nella zona Sud-Ovest dell’Irlanda, e a fare scalpore è stata, in particolare, l’arringa di Elizabeth O’Connell, avvocato difensore dell’accusato. “Osservate il modo in cui la ragazza era vestita”- ha affermato il legale, mostrando la biancheria intima che la 17enne indossava la sera dello stupro, –“un tanga in pizzo: le prove escludono la possibilità che lei sia stata attratta dall’imputato e fosse disponibile a stare con qualcuno?”. Da qui, l’hashtag lanciato sui social #ThisIsNotConsent (questo non vuol dire “consenso”), accompagnato da numerosissime fotografie di tanga, che hanno caratterizzato anche le proteste di piazza a Dublino, Galway, Limerick e, ovviamente, Cork, dove le donne hanno coperto le scale del tribunale con la propria biancheria di pizzo. La deputata socialista Ruth Coppinger, durante una riunione del Dáil, una delle camere del Parlamento irlandese, ha mostrato un tanga di pizzo. “Potrebbe sembrare imbarazzante mostrare un tanga in questo luogo, ma come pensate che si senta una vittima di stupro quando in maniera inappropriata la sua biancheria intima viene mostrata in un tribunale?” ha chiesto, proponendo una revisione delle leggi sull’argomento. Noeline Blackwell, invece, responsabile di un centro anti-violenza di Dublino, il Dublin Rape Crisis Center, ha commentato la sentenza sostenendo che “invitare la giuria a credere che la vittima si fosse vestita così alla ricerca di un rapporto sessuale non sorprende, in quanto noi stessi del centro accompagniamo spesso le vittime in tribunale e verifichiamo l’utilizzo continuo di stereotipi per screditarle e rafforzare la strategia di difesa”. #ThisIsNotConsent : l’ultima di tante proteste per la donna In Irlanda, però, quella di # ThisIsNotConsent non è la prima sentenza di assoluzione in un processo per stupro che crea proteste. Lo scorso marzo due ex giocatori nazionali di rugby sono stati assolti in un caso di violenza nei confronti di una studentessa  durante una festa a Belfast. La vicenda giudiziaria di Cork, insieme ai tanti altri verdetti che hanno umiliato le donne vittime di violenza in tutto il mondo, esprimono in maniera emblematica il preconcetto maggiore sulla violenza sessuale, che vede lo stupro legato all’abbigliamento e ai modi di fare della vittima, che in qualche modo “provoca” l’aggressore e, di conseguenza, è colpevole lei stessa dell’abuso. Questo, purtroppo, rappresenta anche una nota negativa nel campo dei diritti civili in Irlanda, soprattutto se si pensa ai recenti successi dei referendum che hanno consentito, nel 2015, l’introduzione del matrimonio gay e, quest’anno, il diritto all’aborto, prima considerato illegale. Copyright immagine:PA Wire/PA Images(Informazioni provenienti da IPTC metadati foto)  

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Attualità

Non una di meno, manifestazione a Roma il 24 novembre

“Non una di meno” nasce ormai diversi anni fa come risultato di un lungo confronto tra diverse realtà femminili e femministe in tutto il Paese. E tante sono le realtà che lo hanno animato e che lo animano tuttora, a partire da “Io Decido”, rete romana che si mobilita da tempo sul tema della salute e della violenza di genere; “UDI – Unione donne in Italia”, nata dall’esperienza femminile della Resistenza tra il 1944 e il 1945 e tra le principali protagoniste delle lotte per i diritti delle donne come il diritto al voto, all’istruzione, al lavoro, ai servizi sociali; “D.i.Re – Donne In Rete contro la violenza”, la prima e unica rete a carattere nazionale di Centri Anti-violenza non istituzionali (77 centri e case delle donne) e gestiti da associazioni di donne che hanno accompagnato e sostenuto migliaia di donne in percorsi di uscita dalla violenza. Solo qualche giorno fa, la rete “Non una di meno” ha animato una grande mobilitazione contro il Disegno di Legge del senatore Pillon (membro e promotore del gruppo parlamentare “Vita Famiglia e Libertà”), con presidi, assemblee, passeggiate notturne e flash-mob in tantissime città italiane. “Il DdL Pillon segnala una direzione molto chiara che questo governo intende prendere: offrire un modello di società fondato sulla famiglia patriarcale e assicurarla attraverso l’intervento dello Stato, attaccando direttamente l’autodeterminazione delle donne che la mettono in questione” – scrivono le realtà promotrici della mobilitazione – “Se sarà approvato, sarà più difficile e costoso separarsi e bisognerà organizzare le proprie vite e la cura di figli e figlie secondo un contratto di diritto privato sottoscritto a seguito della mediazione familiare obbligatoria a pagamento.” E ancora: “L’assegno di mantenimento verrà abolito e chi si trova in una situazione di maggiore dipendenza economica – quasi sempre le donne – sarà sottoposto a un vero e proprio ricatto economico, affronterà la separazione o il percorso di liberazione dalla violenza domestica al prezzo di una crescente precarietà.” Da queste considerazioni partirà anche la manifestazione nazionale “contro la violenza di genere e le politiche patriarcali e razziste del Governo” del 24 novembre a Roma. Il corteo partirà alle ore 14.00 da Piazza della Repubblica e arriverà in Piazza San Giovanni, mentre il giorno successivo si terrà un’assemblea nazionale verso lo sciopero dell’8 marzo del prossimo anno.

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Eventi/Mostre/Convegni

Carolina Rosi cura la mostra “I De Filippo, il mestiere in scena”

Carolina Rosi, Tommaso De Filippo e Alessandro Nicosia curano la mostra dedicata ai fratelli De Filippo, che rimarrà esposta dal 28 ottobre 2018 al 24 marzo 2019, nelle storiche sale dell’intero Castel dell’Ovo “Puoi fare teatro se tu sei teatro. Perchè il teatro nasce dal teatro. L’albero è uno e i frutti sono pochi”: diceva così Eduardo De Filippo, protagonista indiscusso della mostra monumentale “I De Filippo – il mestiere in scena”, in anteprima mondiale a Napoli. La mostra – come illustrato durante la conferenza stampa al Comune di Napoli – si protrarrà per cinque mesi, dal 28 ottobre 2018 al 24 marzo 2019, nelle storiche sale dell’intero Castel dell’Ovo. Fortemente voluta dalla famiglia De Filippo e promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, l’esposizione sarà a cura di Carolina Rosi, Tommaso De Filippo e Alessandro Nicosia (Presidente di C.O.R. – Creare Organizzare Realizzare). La mostra curata da Carolina Rosi, Tommaso De Filippo e Alessandro Nicosia La mostra partirà dal capostipite Scarpetta, proseguirà con Eduardo, la sua vita e tutte le sue opere, e si concluderà con Luca De Filippo e la sua umiltà nel seguire gli insegnamenti del padre per poi diventare attore a tutto tondo, proiettato in una dimensione Europea nell’arte della recita, della pausa e della controscena, senza mai dimenticare la lezione della tradizione. Di eventi, spettacoli, omaggi a Eduardo De Filippo e alla sua famiglia ne sono stati e ne saranno realizzati sempre, ma questa volta saranno proprio Eduardo e Luca De Filippo a presentare e raccontare questa famiglia (da Eduardo, Vincenzo e Mario Scarpetta a Titina, Peppino e Luigi De Filippo) attraverso materiale inedito, lettere, fotografie, video, oggetti, costumi, locandine, manifesti, copioni manoscritti e dattiloscritti, conservati in archivi privati, in istituti e soprattutto nel fondo degli eredi di Eduardo. Una famiglia che ha attraversato un secolo e che ha aggiunto uno straordinario tassello alla fama che il nostro Teatro ha nel mondo. La mostra sarà un vero e proprio viaggio magico, intrapreso da Napoli, fucina di idee e di esperienze, ma che diventa ben presto metafora di un universo che travalica il tempo e lo spazio, svela un’umanità a volte disperata e a volte attonita nella sua quotidiana lotta per la sopravvivenza fisica e morale. Sarà possibile accedere alle sale di Castel dell’Ovo dal lunedì al sabato dalle ore 10 alle ore 19 e la domenica dalle ore 10 alle ore 14.   Testi sui fratelli De Filippo! [amazon_link asins=’B0041HBAC0,B0010M6S8A,B0082RRVUK,8806222147,B0010M6SH6,8886988303,B000QIR284,8888180281,B0041HGMJ6′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’c1f7606d-d853-11e8-8145-fb8c81ee6a77′]

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Attualità

Salón Erótico de Barcelona: come cambia la pornografia

“E tu? Come hai imparato a scopare?”. Inizia, provocatoriamente, così il video-spot del Salón Erótico de Barcelona (SEB), il più importante evento internazionale sul sesso e l’erotismo in una città da sempre pioniera nella lotta per l’amore libero e responsabile. Un evento in cui la sessualità viene affrontata positivamente e sottratta ad ogni tipo di discriminazione e in cui – tra le decine di diverse attività proposte – convergono offerte ludiche, culturali, informative, formative e commerciali. Il tutto secondo un’etica che rispetta ogni sensibilità e non promuove atteggiamenti sessuali degradanti nei confronti di qualsiasi persona o genere.   Quest’anno, in una nuova area del Salón Erótico de Barcelona, denominata “Toca-toca”, come risposta all’impossibilità di esplorare il proprio corpo a livello sensoriale all’interno di una società che non educa a livello sessuale-affettivo, sono stati organizzati dei workshop pratici diretti da Noemí Casquet, giornalista specializzato in sessualità e collaboratore di “El País”. Tra i temi affrontati dai vari laboratori, il desiderio femminile e le mestruazioni, il dolore e gli orgasmi mestruali, la gestione emotiva nel poliamore, la respirazione e il massaggio tantrico, la masturbazione maschile e femminile. Ma non solo, la diffusione di un’educazione sessuale consapevole al SEB passa anche per il “PornoEducativo” e la “Classroom of Sex”, in cui sessuologi e artisti provano a raccontare la sessualità e tutti i suoi feticci in modo didattico e con dimostrazioni dal vivo. Tra i vari concorsi che il SEB propone: Bodypainting, per valorizzare l’arte erotica in tutte le sue espressioni, e Pole Dance, una forma di danza le cui origini risalgono all’Inghilterra degli anni ’80. Ma anche Photocall, in cui assistere a sessioni di fotografia dal vivo con alcuni dei migliori fotografi, e sfilate di abiti intimi e sensuali. Inoltre, all’interno del SEB, è possibile trovare: “X Cinema Area”, uno spazio per la proiezione di film erotici e pornografici di tutti i generi; un centro per professionisti del settore body art che realizzano tatuaggi e piercing intimi; “Boulevard Erotico”, una fiera con tutte le ultime novità in articoli, film, cosmetici, libri, biancheria e tutto ciò che può essere correlato al mondo della sessualità. Tra le altre attività: spettacoli realizzati da oltre 150 artisti nazionali e internazionali legati a film per adulti; la sezione “Artica”, con ospite il fumettista Milo Manara, per esplorare altri modi di sentire, godere e vivere il sesso, oltre a quello fisico e carnale; “EnClaveGay”, un’area specifica dedicata al pubblico gay e bisessuale. Il Salón Erótico de Barcelona è un luogo al di fuori di ogni tabù, ma soprattutto in profonda trasformazione. L’avvicinamento alla sfera sessuale di ogni individuo passa necessariamente attraverso la pornografia, che rappresenta una sorta di “libretto di istruzioni” per migliaia di adolescenti (e non solo). Tuttavia, la pornografia non educa alla sessualità, ma inculca l’idea che una donna poco vestita ha sicuramente un forte desiderio sessuale, che una ragazza ubriaca è un’opportunità e che se non oppone resistenza non è stupro. Il porno, incentrato su un’idea machista e maschilista del sesso (ovvero incentrata quasi esclusivamente sui bisogni e i desideri dell’uomo), è l’unico genere di “educazione sessuale” […]

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Teatro

Nuovo Teatro Sanità, al via la nuova stagione “politica”

Centinaia di persone sono accorse nella piccola chiesa settecentesca di Piazzetta San Vincenzo, nel cuore del rione Sanità a Napoli. Quello stesso quartiere che ha dato i natali a Totò e ha fatto da scenografia a diversi capolavori come “L’oro di Napoli” di Vittorio De Sica e “Il Sindaco del Rione Sanità” di Eduardo De Filippo. Quello stesso quartiere in cui il lavoro del Nuovo Teatro Sanità, un teatro di circa ottanta posti ricavato in un luogo rimasto abbandonato per decenni, ha un inestimabile valore. In particolare, per la gestione del teatro, affidata a un gruppo di giovani sotto i trent’anni, coadiuvati da diversi professionisti del settore teatrale, e per i tanti nomi rilevanti del panorama artistico locale e nazionale (come Cristina Donadio, Roberto Saviano, Toni Servillo e tanti altri) che hanno calcato il palcoscenico del Nuovo Teatro Sanità. Anche quest’anno – come lo scorso – la stagione teatrale del Nuovo Teatro Sanità sarà piena di interessanti appuntamenti. “Circle – il teatro ti porta lontano” è il nome scelto per la sesta stagione, che si basa su un’idea progettuale, fatta di relazioni e scambi, per costruire un’idea di teatro partecipativa. Ma soprattutto, nasce in relazione con il progetto “Circle Festival”, realizzato con il sostegno di MIBAC e SIAE nell’ambito dell’iniziativa “S’illumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”. Obbiettivo del “Circle Festival” è la diffusione della drammaturgia Europea attraverso la traduzione, la messa in scena e la pubblicazione di testi teatrali provenienti da Germania, Grecia, Spagna e Italia. “L’idea è nata dopo il progetto “Cities on the Edge” – spiega alla platea il direttore artistico Mario Gelardi – creato dal Goethe Institut di Napoli e Marsiglia insieme al Deutsch-franzosisches Jugendwerk, grazie al quale la compagnia ntS’ è approdata in Germania e sarà a Marsiglia all’inizio del prossimo anno. Dal rapporto con diversi drammaturghi europei con cui siamo entrati in contatto è partita l’idea di una stagione che realizzi un piccolo osservatorio su ciò che avviene in Europa e che il rione Sanità diventi per qualche mese un polo teatrale europeo“. “Crediamo nella circolarità della cultura – continua Gelardi – senza muri e senza barriere, ma soprattutto nella libera circolazione delle idee, necessaria per riflettere sulle trasformazioni che sta subendo l’Europa. Rispetto alle precedenti stagioni, quest’ultima ha una spiccata connotazione politica: abbiamo deciso di schierarci contro le intolleranze, la paura del diverso e l’avversione contro tutto quello che appare straniero“. Diversi gli ospiti intervenuti durante la conferenza stampa. Per primi i quattro giovani registi Gianni Spezzano (con “Il viso di un altro dal 12 al 14 ottobre), Fabio Casano (con “Patroclo e Achille” dal 19 al 21 ottobre), Carlo Geltrude (con “I kiwi di Napoli il 23 dicembre) e Riccardo Ciccarelli (con “La testa sott’acqua” dall’11 al 13 gennaio). In seguito Peppe Fonzo, che ha curato la drammaturgia e la regia di “100 volte si” con Roberto Azzurro; Alessandra D’Ambrosio, co-autrice e protagonista di “Scarti di paradiso”, che narra la storia di una donna reclusa in manicomio a 40 anni […]

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Libri

“L’arte di essere nessuno” di Federica Pace | Recensione

“L’arte di essere nessuno”. Sophia e Asia. Asia e Sophia. Due nomi e due vite, che si intrecciano, si mescolano e si ripudiano. A tratti sono una sola persona, come due metà, necessarie l’una all’esistenza dell’altra. E, a tratti, nessuna delle due riesce ad essere realmente se stessa, incatenata ossessivamente all’altra. È la storia di queste due donne che ricostruisce Federica Pace nel suo libro, edito da Robin Edizioni e online dallo scorso 20 giugno [http://www.robinedizioni.it/nuovo/l-arte-di-essere-nessuno]. La stessa autrice, classe 1989, origini siciliane, di  L’irremovibile sofferenza dell’anima. Federica Pace, L’arte di essere nessuno: due vite sofferte In “L’arte di essere nessuno”, la narratrice ci catapulta in due vite sofferte. La prima, quella di Asia, spezzata da un suicidio all’inizio del racconto, ma sempre presente in tutto l’arco della storia; e la seconda, quella di Sophia, divisa tra la sofferenza per la perdita dell’amica amata e la voglia di rivalsa nella realizzazione di se stessa. È proprio nella figura della ventisettenne Sophia che si concretizza l’intero racconto ed è proprio intorno alla sua figura che ruotano i diversi personaggi della storia: il suo compagno, Diego, e un rapporto che va lentamente sgretolandosi, fino alla separazione, nella reciproca consapevolezza di un amore finito, o forse mai cominciato; l’amica, Beatrice, partecipe ma, allo stesso tempo, tenuta in disparte nel rapporto con Asia, come se non potesse comprendere fino in fondo la natura del loro amore. I suoi genitori e i genitori di Asia, l’iper-controllo di sua madre per la sua disabilità dovuta a una malattia degenerativa e la comprensione di suo padre, più incline a lasciarle indipendenza e autonomia. La vetrinetta, in cui Asia custodiva gelosamente le sue cose, e che, in qualche modo, la mantiene in vita e legata a Sophia. E, infine, Elena, conosciuta – per uno strano scherzo del destino – il giorno stesso del suicidio di Asia, che rappresenta l’occasione per Sophia di uscire dal limbo e dalla sofferenza e, soprattutto, di amare liberamente come avrebbe sempre voluto. “Il suo corpo e la sua mente, ormai, erano la stessa cosa. Erano vuoti perché lei li aveva svuotati, era questo a comandare la sua arte.” “L’arte di essere nessuno”. L’essere niente e l’essere tutto, insieme ad Asia, sono le ossessioni di Sophia. Un’ossessione che si evince anche dallo stile dell’autrice. I dialoghi trasudano l’angoscia e la sofferenza della donna. I suoi pensieri sono opprimenti, asfissianti, spesso si ripetono. La sua attenzione per Asia, per il loro rapporto, per i suoi rimpianti, è morbosa, a tratti maniacale. I periodi utilizzati da Federica Pace, a volte, sono lunghi e complessi, mentre veloce è il passaggio dalla forma di diario a quella del dialogo interiore della protagonista, che rappresenta la progressiva presa di coscienza di se stessa, in particolare a livello di identità sessuale e di genere. “L’arte di essere nessuno” è proprio il percorso che conduce alla costruzione di un’identità, frutto di un lungo processo di scavo e ricerca interiore. Se nel suicidio di Asia c’è l’incapacità di accettarsi, legata alla percezione di un’estrema ferocia e […]

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Napoli e Dintorni

Cross Occupato: dalla speculazione immobiliare al diritto alla casa

Napoli. Salita Arenella, 60. Il Palazzo è il Cross Occupato, in cui vivono famiglie e precari in emergenza abitativa. Quella del Cross è la storia di una lunga speculazione immobiliare, e ne abbiamo parlato con una delle occupanti. Partiamo dall’inizio: da dove viene questo Palazzo? Il Palazzo viene da una clamorosa speculazione immobiliare che il Comune di Napoli favorì tra il 2005 e il 2007. Il TAR la bloccò annullando i permessi di costruzione. Nell’affare erano coinvolti personaggi come Antonio Della Monica, patron di Cavamarket e ras di Forza Italia nel Salernitano, imputato (e anche arrestato) in diversi processi per aver stornato 300 milioni, lasciando per strada tanti lavoratori, ma anche per truffa, abusi edilizi, voto di scambio etc. Entriamo nel dettaglio. Cavamarket fallì e Della Monica si lanciò nelle speculazioni immobiliari con una serie di “scatolette” srl, a cui arrivarono prestiti a pioggia, concessi dalle banche senza garanzie. Nel caso di via Arenella a costruire fu la “Valsuo srl”, una società con soli diecimila euro di capitale, che ottenne un prestito di oltre sei milioni. L’area acquisita avrebbe dovuto vedere la ricostruzione “filologica” di un rudere del ‘700 abbattuto quarantadue anni prima, ma – con diverse variazioni dei permessi da parte dell’amministrazione comunale – si costruì l’attuale palazzina di tre piani, con un altro locale fronte strada e 48 box auto interrati. I vicini fecero ricorso al TAR, la Valsuo srl dichiarò il fallimento e la palla restò in mano alle banche e alla relativa curatela fallimentare. Con quali capi d’accusa fu presentato il ricorso? Essenzialmente quattro: l‘opera viola il piano regolatore, che prevede per quell’area solo costruzioni di attrezzature pubbliche o assoggettate a uso pubblico; l’abuso del principio di ricostruzione “filologica”; la violazione consistente delle distanze minime tra i palazzi; un’errata lettura della norma di riferimento per la ricostruzione di ruderi da parte dei dirigenti comunali che hanno concesso i permessi (norma che – se ben letta – non avrebbe permesso a monte la costruzione). La sentenza del TAR ha riconosciuto la violazione delle distanze minime e ha annullato tutti i titoli abitativi edilizi rilasciati, ma ha rinunciato ad approfondire sulla concessione “filologica” per ragioni di economia processuale. Da quanto tempo il palazzo è in stato di occupazione? Il Cross Occupato nasce circa cinque anni fa e attualmente è abitato da una cinquantina di persone. Con il gruppo di occupanti e la rete del movimento per il diritto all’abitare “Magnammece ‘o pesone”, abbiamo cercato da subito un dialogo con l’attuale amministrazione comunale per far emergere la speculazione multimilionaria che era stata compiuta e regolarizzare la situazione degli occupanti. L’avvocatura, infatti, si impegnò a non difendere ulteriormente le ragioni di quel ricorso in aula, ma a chiedere comunque la fissazione dell’udienza per arrivare a una sentenza definitiva del Consiglio di Stato, sentenza che è arrivata dopo ben cinque anni. Due anni fa, agli abitanti del Cross sono arrivate prima offerte e poi minacce da persone che sostenevano ci fosse un “accordo” per risolvere ogni problema sul palazzo. Organizzammo diverse iniziative pubbliche contro queste intimidazioni, a cui partecipò anche il Sindaco. Da allora la situazione […]

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Musica

Sponz Fest 2018, in scena il Festival diretto da Vinicio Capossela

Sponz Fest 2018: musica, arte e non solo! “Salvagg’, salvataggi dalla mansuetudine” è il tema della sesta edizione dello Sponz Fest 2018, in scena in Alta Irpinia dal 21 al 26 agosto, sotto la direzione artistica di Vinicio Capossela. “Sponz Fest 2018, sviluppa il doppio tema del salvaggio, del salvamento, della salvazione, e quello del selvatico in opposizione al mansueto. L’Irpinia prende il suo nome dall’Hirpos, il lupo nella lingua osco sannita. Terra di selve, di animali e uomini selvatici. Ammansiti dal “contributo”, ma di indole selvatica, come le faine, le volpi e i lupi dell’immaginario totemico locale. Un Fest per s-fasciarsi dall’idiocrazia. Per praticare la fierezza, a partire dalla fiera non domesticata che è in noi. Per salvarsi inselvatichendo.” – si legge in una nota dello stesso cantautore. Sponz Fest 2018,  programma e gli ospiti di quest’anno Si partirà il 19 agosto, con un’anteprima durante la “Festa del Libro” di Sant’Andrea di Conza, insieme alla scrittrice Michela Murgia. Dal 21, poi, lo Sponz farà tappa in altri 5 comuni dell’Alta Irpinia. A Calitri andrà in scena il momento clou: la “Notte Selvaggia” del 25 agosto, durante la quale il paese sarà percorso da uomini-bestia e uomini-alberi, dal tramonto all’alba, sulle note del Concerto “La Cupa ‘nta la Cupa” dello stesso Capossela, accompagnato dall’attore Mimmo Borrelli. Ma diversi saranno i protagonisti dello Sponz 2018. Per l’intera settimana, il popolo Mapuche, originario del Sud del Cile e dell’Argentina, darà vita a cerimonie ancestrali, riti propiziatori, musiche e danze collettive, preparazione di cibi, terapie collettive, medicina naturale. I Rumita, maschere ancestrali del Carnevale di Satriano di Lucania, richiameranno lo spirito dei boschi della Basilicata, mentre i Merdules, maschere sarde di Ottana, sveleranno le tracce degli antichi culti del Mediterraneo arcaico, tra cui il culto della fertilità. Infine, i diavoli dei Krampus di Canazei (Tn) che si aggireranno nel buio delle strade del paese assumendo, attraverso lo “spavento”, il ruolo rituale punitivo/educativo per rendere coscienti i più piccoli della scelta fra il bene e il male. Tra gli artisti, invece, A Hawk and A Hacksaw, duo americano affascinato dall’est Europa e dalla natura selvatica; Teho Teardo con Music for Wilder Man insieme al fotografo francese Charles Fréger; il polistrumentista spagnolo Vurro; il maestro Angelo Branduardi in un concerto speciale accompagnato da un ensemble di musica antica; i Tarantolati di Tricarico; Alfio Antico, il tamburo più selvaggio della Trinacria, accompagnato al marranzano e all’armonica da Giuseppe Milici; il Chinchinero, artista da strada Cileno che suona un tamburo da spalla al contrario; il pianista e compositore Stefano Nanni che dirigerà l’orchestra degli allievi del conservatorio di Avellino nel Requiem per animali immaginari. SponzArti: la collaborazione con i centri SPRAR locali Sponzarti, in dialetto irpino “metterti a bagno”, è la sezione di arti visive dello Sponz Fest e quest’anno sarà ovviamente centrata sulle potenzialità del selvaggio e del selvatico, intesi come strumenti liberatori e salvifici, e sulla declinazione del selvaggio nel rapporto con l’alterità. “Selvaggio, io o tu?” è il titolo-domanda di SponzArti che si propone di creare incontri tra chi arriva e chi è partito. In collaborazione con il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) e la cooperativa Irpinia 2000 onlus, verranno selezionati tre progetti artistici per essere […]

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Attualità

Anticoncezionali gratuiti: al via in Emilia-Romagna

Anticoncezionali gratuiti, l’Emilia Romagna è un passo avanti a tutte le regioni   Per gli Egizi erano il miele e le foglie di acacia; nel Libro della Genesi, Onan “versa il suo seme” sul terreno per non diventare padre di un figlio con Tamar; nell’antica Grecia venne raccolto il silfio fino a farlo estinguere. Se l’Amore (in tutte le sue forme) è antico come il mondo, anche la contraccezione lo è. Nonostante ogni tentativo di impedire una gravidanza sia stato ritenuto (ed è ritenuto tuttora) immorale dalla Chiesa Cattolica. I primi preservativi risalgono alla fine del XX secolo e il primo Paese a svilupparli e commercializzarli fu la Germania. Agli inizi del ‘900 furono aperte le prime cliniche per il controllo delle nascite negli Stati Uniti e nel Regno Unito e nel 1950 fu sviluppata la prima pillola anticoncezionale. Tuttavia, la contraccezione non era legale, anzi. Spagna e Stati Uniti la vietavano e proibivano l’utilizzo del servizio postale non solo per gli oggetti anticoncezionali, ma anche per il semplice materiale informativo. Anticoncezionali gratuiti in Emilia Romagna Sarebbe stato dunque arrestato, cinquant’anni fa, un uomo come Sergio Venturi, assessore alla Sanità dell’Emilia-Romagna, che – tramite delibera regionale num.1722 del 06/11/2017 – ha reso gratuita la contraccezione per tutti gli under 26 che si rivolgano a un consultorio ASL. Le sole condizioni necessarie all’utilizzo del servizio sono: la residenza in uno dei comuni della Regione e l’iscrizione al servizio sanitario nazionale. Una misura, quindi, che si rivolge a una platea molto ampia (richiedenti asilo compresi) e si estende alle donne fino ai 45 anni disoccupate o “con esenzione di lavoratrici colpite dalla crisi” dopo un aborto o nell’immediato post-partum. Ne confermano la validità i dati raccolti a poco più di un mese dalla partenza dell’iniziativa: al Poliambulatorio Roncati hanno già fatto richiesta di anticoncezionali 103 donne, nella stragrande maggioranza tra i 14 e i 19 anni, alle quali si aggiungono una decina di donne tra i 20 e 26 anni. L’iniziativa è destinata a crescere sempre di più, con l’apertura di 12 nuovi spazi e relativi servizi dedicati. Gli anticoncezionali che rientrano nel piano della Regione sono: preservativi, pillole (compresa quella del “giorno dopo”), spirali, anello e impianti sottocutanei. Finora la “pillola” viene distribuita in consultorio, dopo la visita ginecologica, ma tra qualche mese si potrà ritirare anche nelle farmacie ospedaliere. Anticoncezionali, in Puglia ci siamo quasi   Sulla scia dell’iniziativa Emiliano-Romagnola, anche la giunta regionale Pugliese ha disposto la distribuzione gratuita di estro-progestinici orali a basso dosaggio di fascia C, anelli vaginali, cerotti anticoncezionali e pillola del giorno dopo. In questo caso, la distribuzione gratuita è rivolta alle donne con basso reddito, con esenzione ticket, alle giovani, alle non comunitarie e neo-comunitarie e alle donne che hanno appena partorito. Il resto del Paese, invece, arranca: pillole e preservativi costano parecchio e nel 2016 anche le ultime pillole di fascia A sono passate in fascia C, ovvero non più rimborsabili dal Sistema Sanitario Nazionale. Inoltre, non siamo ancora tra i Paesi che offrono un sito […]

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Attualità

Incendio al campo rom: corteo di solidarietà a Casalnuovo

Lo scorso lunedì, un campo rom tra Casalnuovo e Afragola ha preso improvvisamente fuoco. Due uomini, stando alle testimonianze di chi si trovava sul posto, sono arrivati su una jeep grigia, armati di fuoco e benzina e hanno appiccato l’incendio. L’incendio di Casalnuovo è durato ore e ore, anche a causa dei pochi mezzi a disposizione dei Vigili del Fuoco per domarlo. Un incendio così terribilmente grande da avvolgere in una nube di fumo tossica buona parte della provincia napoletana e anche le zone collinari della città stessa. A bruciare, infatti, anche moltissimi rifiuti speciali, tra cui copertoni e lamiere. Ma non si tratta solo di un enorme disastro ambientale, di quelli che chi vive in Campania è stato abituato negli anni a subire quasi quotidianamente. Molti uomini, molte donne e molti bambini hanno rischiato la vita tra quelle fiamme, a causa di un utilizzo feroce della violenza, volto a distruggere la vita di chi è “diverso”, di chi è marginalizzato. “Come se non bastassero le condizioni di povertà e indigenza che queste persone vivono a causa dell’assenza di vere politiche di integrazione e accoglienza” – denunciano gli attivisti di Un Popolo in Cammino, il movimento che ha lanciato un presidio di solidarietà al campo rom. Poi proseguono: “è il momento di manifestare sin da subito il nostro rifiuto a ogni forma di razzismo e violenza. Conosciamo bene i legami pericolosi che ci sono sui nostri territori tra razzismo e camorre. Un legame pericoloso che un giorno sfrutta le persone per i propri interessi e l’altro fa propaganda razzista“.  Il presidio (poi sfociato in corteo) si è spostato nel tardo pomeriggio di ieri dalla stazione della circumvesuviana di Casalnuovo e ha raggiunto in qualche ora il campo rom. Un corteo partecipato da diverse anime: sindacati, organizzazioni studentesche, centri sociali, associazioni contro le mafie, anti-fasciste, anti-razziste, comitati ambientali e tante comunità (senegalese, srilankese, palestinese, nigeriana, per citarne qualcune). Incendio al campo rom di Casalnuovo: le testimonianze Una gruppo di persone scampate all’incendio si è accampato nei pressi del campo. “Altri sono andati in un altro campo qui vicino, dove avevano amici e parenti. Altri sono accampati nelle terre come noi” – racconta Mario. Nelle terre, senza cibo, né luce, né acqua. Con loro ci sono donne e bambini. Uno di loro racconta: “Ci hanno detto che se ritorniamo nel campo ci incendiano di nuovo“. Nell’incendio hanno perso tutto ciò che possedevano, dai vestiti ai soldi. Nessuno dovrebbe mai vivere con la paura che il proprio tetto, seppur pericolante e fatto di lamiere, possa prendere fuoco. Nessuno dovrebbe mai dormire in un campo su cui si sono riversate polveri tossiche. Nessuno dovrebbe mai vedere quindici anni della sua vita andare in fumo. Nessuno dovrebbe mai vivere senza luce e acqua. Nessuno dovrebbe mai vedersi privare della propria dignità di uomo o di donna.

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Attualità

Referendum Sociali: al voto per scuola, ambiente e beni comuni

Ha raggiunto da poco le trecentomila firme la campagna per i Referendum Sociali promossa da decine di associazioni che si battono per istruzione, ambiente e beni comuni. Tra le tante, anche il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e il Comitato Sì Blocca Inceneritori. Il primo obbiettivo sono le cinquecentomila firme per l’indizione del referendum, in previsione per la primavera del 2017. Tre i temi al centro del dibattito: scuola, ambiente e beni comuni. Quattro quesiti per ridare valore alla scuola pubblica Sono quattro i quesiti referendari sull’istruzione. Innanzitutto, si chiede l’abrogazione delle norme sui finanziamenti privati alle singole scuole, in modo che ogni donazione confluisca in un unico fondo nazionale destinato al sovvenzionamento del diritto allo studio. I fondi, poi, andrebbero ripartiti in egual misura tra tutte le scuole eliminandone le disuguaglianze. Altri due quesiti riguardano lo strapotere dei presidi e la tutela del principio costituzionale sulla libertà di insegnamento. Il primo è volto all’abrogazione della possibilità per i dirigenti scolastici di scegliere, confermare o allontanare i docenti dalla propria scuola. In questo modo l’assegnazione degli insegnanti alle scuole avverrebbe con criteri oggettivi, senza il rischio di una gestione clientelare delle assegnazioni stesse. L’altro quesito mira all’abrogazione della possibilità per i dirigenti scolastici di attribuire premi ai docenti, rifiutando l’idea della premialità come prerogativa unicamente del dirigente. Infine, l’abrogazione dell’obbligo di 200 ore nei licei e 400 ore nei tecnico-professionali di alternanza scuola-lavoro per lasciare ad ogni scuola la libertà di decidere il proprio piano dell’Offerta Formativa ed evitare una forte riduzione delle ore di insegnamento per attività che molto spesso non sono altro che prestazione lavorativa gratuita. Ambiente e beni comuni: i referendum sociali per un nuovo modello “sostenibile” Il quesito sulle trivellazioni petrolifere mira a bloccare tutti i nuovi progetti di perforazione ed estrazione di idrocarburi, così da ridurre i danni provocati dagli impianti all’ambiente e alla salute di chi vive il territorio. Attualmente in diverse aree del Paese sono state presentate più di cento richieste di concessioni in terraferma e in mare. Il quesito sugli inceneritori, invece, richiede l’abrogazione dell’art. 35 dello “Sblocca Italia”, al fine di: restituire alla Regioni il potere di programmazione e gestione in materia di rifiuti; contrastare l’incenerimento dei rifiuti per tutelare la salute pubblica e l’ambiente dalla conseguente contaminazione tossica di aria, suolo e falde idriche; spostare risorse economiche pubbliche al potenziamento della raccolta differenziata domiciliare e del riciclaggio. Inoltre, tra tutti i quesiti referendari, sarà presentata una petizione popolare per l’inserimento del diritto all’acqua nella Costituzione. Una petizione e non un referendum perchè il decreto Madia “Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico” prevede l’abrogazione di tutte le norme precedenti sui servizi pubblici e, di conseguenza, non si può sottoporre il decreto (che entrerà in vigore dalla metà di giugno) a referendum. In ogni caso, la petizione andrà a sostenere la proposta di legge “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico“. I comitati in difesa dell’acqua pubblica denunciano, infatti, la disattesa dell’esito […]

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Notizie curiose

Espresso Book Machine: da pdf a tascabile

Espresso Book Machine è una vera e propria rarità nel mondo dell’editoria. Vi è mai capitato di entrare in una libreria per comprare quel libro? Proprio quello, quel libro per cui magari avete risparmiato un pochino, per cui avete aspettato e che avete desiderato tanto? E vi è mai capitato di entrare in una libreria per comprare quel libro e scoprire che proprio quello non c’è? Nessun problema. Grazie a Jeff Marsh, un ingegnere di St. Louis (Stati Uniti), potrete stampare qualsiasi libro direttamente in libreria. Che sia “I Promessi Sposi” o  “Le ricette di nonna Dina” o un libro da voi scritto, vi basterà portare il pdf per averlo pronto, completo di copertina, in una manciata di minuti. E forse è proprio quest’ultima, una delle cose che rende Espresso Book Machine un’opportunità per tanti aspiranti scrittori: stampare il proprio lavoro in edizione “paperback” (un tascabile con copertina morbida), in qualsiasi numero di copie e, come mostrato nel video pubblicato da On Demand Books,  in brevissimo tempo. Espresso Book Machine, un po’ di storia Espresso Book Machine nasce negli U.S.A. alla fine degli anni Novanta, figlia di diversi esperimenti che avevano precedentemente visto la creazione di una macchina comprensiva di stampante e rilegatrice. E fu grazie a Jason Epstein (direttore della casa editrice statunitense “Random House” e cofondatore della rivista letteraria “The New York Review of Book”) che il progetto di Jeff Marsh venne sviluppato. Nell’aprile del 2006, una prima versione della macchina fu installata a Washington D.C., nell’infoshop della Banca Mondiale. Cinque mesi dopo, una seconda macchina fu installata in Egitto, nella biblioteca di Alessandria. Oggi, in tutto il mondo, se ne contano settanta, dagli Stati Uniti al Giappone. The Espresso Book Machine in Europa In Europa ci sono ben dieci Espresso Book Machine, di cui cinque in scuole di grafica francesi. L’ultima è stata inaugurata il 12 marzo scorso in una libreria di Parigi, proprietà della casa editrice “Presses Universitaires de France” (PUF), specializzata nella pubblicazione di testi universitari e manuali. Al numero 60 di Rue Monsieur le Prince, nel sesto arrondissement, i clienti della libreria potranno scegliere tra 3 milioni di titoli disponibili in tutto il mondo (350mila in lingua francese), tra cui i volumi la cui domanda non è abbastanza alta da giustificare una ristampa, e 5000 del catalogo di PUF. Anche in Italia una Espresso Book Machine è stata installata a settembre 2015 nel punto vendita di Mondadori in piazza Duomo a Milano, con un catalogo di libri da stampare di 7 milioni di titoli in italiano e in altre lingue straniere. 

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Attualità

Le tredici vite spezzate delle studentesse Erasmus

Tredici studentesse. Valencia. I fuochi d’artificio. I balli. Una notte di fine marzo. L’inizio della primavera. Dovevano esserci il vino e le risate, l’entusiasmo di vedere nuove cose, di conoscerne altre ancora. Elena ha ventuno anni e studia Economia. Valentina ha ventidue anni e viene da Firenze. A Lucrezia piace così tanto la Spagna che vorrebbe rimanere a Barcellona un mese in più, il mese di luglio. Serena ha quasi ventitré anni e studia Farmacia. Francesca ha ventiquattro anni e vuole fare il medico. Anche Elisa V. studia medicina. Mentre Elisa S. ha venticinque anni e, prima di arrivare in Spagna, studiava all’Università di Padova. C’è un filo che collega le vite di queste sette studentesse italiane, non solo nella tragicità della loro morte comune, ma anche nei sogni, nelle speranze e nella determinazione di chi fa una scelta di vita e di studio con uno sguardo attento al proprio futuro. L’incidente dopo la Fiesta de las Fallas Sono 13 le ragazze decedute in un incidente stradale causato da un colpo di sonno dell’autista del bus, uscito di strada nei pressi di Tarragona, su una delle principali autostrade nel Nord-Est della Catalogna. Sull’autobus c’erano cinquantasette studenti di ventidue diverse nazionalità; 34 sono rimasti feriti e attualmente si trovano in diversi ospedali della regione. Erano in viaggio da Valencia, dove avevano partecipato alla celebre Notte dei Fuochi della Fiesta de las Fallas, verso Barcellona, dove vivevano e studiavano grazie al progetto Erasmus, il programma di mobilità studentesca dell’Unione Europea. L’Erasmus è un’opportunità che tanti studenti colgono ogni anno per cercare di allargare i propri orizzonti e per dare quel “qualcosa in più” alla propria formazione universitaria. È un’occasione per scoprire un mondo nuovo rispetto al proprio: nuove città, nuove lingue, nuove abitudini. È una scelta che in qualche modo segna un’intera generazione, caratterizzata da una forte precarietà nei confronti del proprio futuro. E, allo stesso tempo, una generazione che viaggia, conosce sempre di più, si forma e cresce in mille modi possibili. Una generazione aperta, pronta alla contaminazione tra diverse culture: ne sono la prova le diverse nazionalità degli studenti sull’autobus. Nelle tredici studentesse c’è un pezzetto di ognuno di noi In Elisa V., Francesca, Valentina, Elena, Lucrezia, Elisa S., Serena e nelle loro colleghe (le altre vittime sono due studentesse tedesche, una francese, una romena, un’austriaca e un’uzbeka) si possono ritrovare le ambizioni e le aspirazioni di tantissime giovani studentesse. I loro sogni, però, si sono fermati in una notte di marzo su una strada asfaltata della Catalogna. È sicuramente un incidente. Un errore. Tanti diranno commossi e con un sospiro “sono cose che succedono”. Ma quello che fa più male della morte di queste tredici giovani donne è che nelle loro tredici vite di studentesse c’era un pezzetto di futuro di ognuno di noi.

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