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Eroica Fenice

Libri

David James Poissant, La casa sul lago è il suo primo romanzo

Dopo il successo della raccolta di racconti “Il paradiso degli animali”, David James Poissant torna con un romanzo, “La casa sul lago” (titolo originale Lake Life), collegato proprio a un paio di quei racconti. L’edizione italiana è a cura della NN Editore. La trama La famiglia Starling decide di trascorrere un weekend nella loro casa delle vacanze sulle rive di Lake Christopher nel North Carolina, l’ultimo della loro vita. Lisa e Richard Starling, due professori della Cornell University giunti ormai a fine carriera, infatti, comunicano ai figli, Michael e Thad – rispettivamente commesso in un negozio e aspirante poeta – che intendono trasferirsi a vivere in Florida e vendere la casa. Notizia difficile da mandar giù per i due fratelli che non accettano di doversi separare dalla casa che, sin dall’infanzia, è stata la meta fissa di tutte le loro estati. Ad incupire ancora di più l’atmosfera in casa Starling, dopo la notizia della vendita dell’appartamento, è un evento tragico: un bambino annega nel lago sotto i loro occhi, Michael si tuffa per salvarlo, ma i suoi tentativi risultano vani. Questo triste accadimento fa vacillare l’apparente equilibrio familiare, costringendo tutti i membri della famiglia a guardare le proprie vite da un’altra prospettiva e a svelare le proprie paure e debolezze, oltre che segreti, bugie e tradimenti, da cui nessuno è immune, nemmeno i componenti acquisiti della famiglia, Diane, moglie di Michael, e Jake, fidanzato di Thad. David James Poissant racconta l’America odierna “La casa sul lago” è il primo romanzo di Poissant. Si divide in quattro parti, corrispondenti ai giorni del fine settimana (venerdì – giorno in cui avviene l’incidente al lago – , sabato, domenica e domenica sera), e 40 capitoli, per un totale di 341 pagine. Si tratta di un romanzo sull’America di oggi. David James Poissant non si risparmia e tocca con tatto vari argomenti. Con un abile intreccio parla di famiglia, vita, morte, fede, perdono, non dimenticando di fare menzione anche dell’odierna situazione politica americana. Il filo conduttore del libro è l’amore, un sentimento forte ed imprevedibile, soggetto a mutamento, ma che resiste al tempo che passa. L’amore come elemento salvifico a cui affidarsi per ricominciare a vivere. Quello proposto dall’autore è un racconto minuzioso e denso di particolari, che pone attenzione soprattutto alla complessa psicologia di tutti i personaggi coinvolti. Poissant analizza nel dettaglio le personalità e le vite dei suoi protagonisti, consegnando al lettore una narrazione autentica e diretta.  La casa sul lago è un libro ben fatto, che ha molto da dire e vale la pena leggere. Chi è David James Poissant David James Poissant vive a Orlando e insegna alla University of Central Florida. Ha scritto diversi saggi e racconti che sono apparsi su New York Times, Chicago Tribune e numerose antologie e hanno ricevuto numerosi premi, tra cui l’Alice White Reeves della National Society of Arts & Letters. Con la raccolta “Il paradiso degli animali” ha vinto il Florida Book Award 2014 ed è stato finalista al Los Angeles Times Book […]

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Musica

Otto, intervista al cantautore Lorenzo Campese

Il nuovo nemico è il titolo dell’ep di esordio di Otto, progetto musicale guidato dal cantautore, tastierista ed arrangiatore Lorenzo Campese (ex Isole Minori Settime, Greta & The Wheels), pubblicato per Apogeo Records|New Generation. L’ep contiene quattro brani inediti con la produzione artistica di Stefano Bruno e Simone Morabito (Riva). Il mix è affidato a Gianni “Blob” Roma e Matteo Cantaluppi (Ex Otago, The Giornalisti, Bugo), nomi importanti del panorama indie-alternative italiano degli ultimi anni. Il progetto di Lorenzo Campese  Il progetto Otto nasce da un’idea del cantante e tastierista Lorenzo Campese, a cui prendono parte Marco Maiolino (basso e synth bass), Federica De simone (synth e voce), Andrea Moreno (chitarra elettrica) e Mattia Santangelo (batteria). Il frontman del progetto, Lorenzo Campese, è anche co-fondatore della band Isole Minori Settime, attiva tra il 2013 ed il 2017, con cui ha pubblicato l’EP “Elemosina” ed i singoli “Non cambiare traccia” e “Goffredo”. Terminata “l’avventura” con la band, Lorenzo ha fondato Otto, progetto in cui è autore dei brani e cantante solista. Il singolo di debutto di Otto è Rigore per la Juve, prodotto e registrato da Massimo De Vita (Blindur) presso lo studio Le Nuvole, ad aprile 2018. Nel 2019 Otto entra a far parte della famiglia di Apogeo Records | New Generation e pubblica, nel giugno dello stesso anno, il singolo Dietro un vetro, a cui sono seguiti Sposami Maurizio (Dicembre 2019) e Il nuovo nemico (luglio 2020), il brano che anticipa l’omonimo ep, la cui uscita è stata posticipata a causa dell’emergenza COVID19. Intervista a Otto Per saperne di più sul progetto Otto, Eroica Fenice ha intervistato Lorenzo Campese. Come nasce il progetto Otto? «Direi di parto cesareo, viste le tante difficoltà oggettive che molti musicisti stanno incontrando in questo periodo storico. Nello specifico, l’idea di dar vita a Otto nasce dopo lo scioglimento del mio precedente gruppo, Isole Minori Settime. Quel “settime” nel nome s’è trasformato in Otto, che è un po’ la sua continuazione ideale anche se decisamente più breve e facile da ricordare! Otto è anche il mio numero ricorrente, da sempre, per cui è stato piuttosto facile scegliere. Rispetto all’esperienza passata, condivisa con Enzo Colursi e Alessandro Freschi, caratterizzata da una vena più cantautorale in senso classico, Otto è un progetto un po’ più orientato su sonorità elettriche, che mi sono più congeniali, e su una maggiore cura della parte musicale. È la mia prima avventura come cantante solista di una band e autore dei testi, ma anche qui si tratta di un prezioso lavoro di squadra, sia quando ci vediamo a casa per scrivere, sia in sala per raccogliere nuove idee musicali» Il nuovo nemico è il titolo del tuo primo EP, chi è il nuovo nemico? «Il nuovo nemico è quello di cui le persone hanno inconsciamente bisogno. È la valvola di sfogo per le proprie frustrazioni e le proprie paure, la scusa da raccontarsi per non notare le proprie mancanze. Ognuno ha il suo nuovo nemico, ma molto spesso la tendenza è […]

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Libri

La dissolvenza della memoria, un romanzo di Lauro Zanchi

È uscito lo scorso 18 luglio “La dissolvenza della memoria”, un romanzo dello scrittore cremasco Lauro Zanchi, finalista al torneo letterario gratuito IoScrittore, promosso dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol. A proposito del concorso Zanchi ha dichiarato: “In me vive da sempre l’anima dell’agonista. Sarà che da bambino mio padre mi mise su una bicicletta da corsa dalla quale non sono mai sceso, sarà perché le sfide mi entusiasmano, quando sono venuto a conoscenza del torneo IoScrittore, ho semplicemente assecondato il mio istinto, partecipandoci. Provando però a ragionare anche in termini di opportunità: giocarmi la possibilità di entrare a far parte del gruppo editoriale Mauri Spagnol. […] IoScrittore è torneo estremamente democratico proprio perché garantisce a tutti i partecipanti le stesse possibilità e la stessa attenzione e a ognuno l’opportunità di essere letti e valutati anche dagli editor di GeMS. Che non è così facile e scontato quando ci si propone a case editrici del calibro di quelle del Gruppo Mauri Spagnol”. La dissolvenza della memoria: la trama del libro di Lauro Zanchi La dissolvenza della memoria ha per protagonista il cinquantenne Vittorio Verbini, un maestro elementare di Crema che, a parte qualche screzio passato col padre che avrebbe voluto lasciargli lo studio da avvocato, mentre lui ha scelto la carriera scolastica, ha una vita tutto sommato serena. Sua moglie lo ama, i suoi due figli stanno trovando il loro posto nel mondo e ha un lavoro che svolge con passione da anni. Da un giorno all’altro, però, la sua esistenza viene sconvolta da una diagnosi medica: Vittorio ha la talassemia, una forma intermedia fortunatamente non grave e dunque curabile. A sconvolgerlo tuttavia non è tanto la scoperta della malattia in sé, quanto il fatto che si tratta di una malattia genetica. I suoi genitori sono sani. L’ereditarietà genetica non trova traccia nelle generazioni precedenti di quella che ha sempre creduto fosse la sua famiglia biologica.  Da chi ha dunque ereditato il “sangue malato”?! Vittorio vuole vederci chiaro e capire quale verità si nasconde dietro questa storia. Smarrito e amareggiato, il maestro inizia dunque a scavare nel suo passato alla ricerca delle sue radici. Emerge un’inaspettata verità: Vittorio è uno dei bambini sopravvissuti ad una delle più grandi tragedie italiane, il disastro del Vajont, avvenuto la sera del 9 ottobre 1963, quando un muro d’acqua travolse Longarone e i suoi abitanti. Una notte di paura e morte che in un attimo ha spazzato via la vita di tante persone, tra cui quella dei genitori dell’allora quattrenne Vittorio che fu salvato da un alpino e successivamente adottato da un importante avvocato di Crema e da sua moglie. Una storia travolgente È una storia intensa ed emozionante quella narrata da Lauro Zanchi – già autore di due romanzi (“Assoluto incontro“, “L’ultimo pensiero“), di una raccolta di poesie e di una raccolta di prose e poesie – che si intreccia con una delle pagine più terribili della storia italiana. Il disastro del Vajont cancellò in un colpo solo tre paesi, Longarone, Erto e Casso, provocando […]

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Culturalmente

Pubblicità anni ’80: venti spot indimenticabili

Le memorabili pubblicità anni ‘80 Le campagne pubblicitarie sono fondamentali per le imprese al fine di raggiungere i propri obiettivi di marketing. È noto che nessun prodotto messo in vendita sul mercato ottiene successo senza il supporto della pubblicità. Sebbene questa forma di comunicazione di massa abbia radici antiche, in Italia gli spot pubblicitari (messaggi pre-registrati ripetuti più volte nel corso di una giornata), così come li conosciamo oggi, si sono affermati prepotentemente con la nascita e la seguente diffusione della TV a colori. Era il 1977 quando lo storico programma della Radiotelevisione Italiana “Carosello” – a cui fino ad allora era affidata l’emissione di messaggi pubblicitari – chiuse i battenti. Questo evento segnò un punto di svolta per la pubblicità nel nostro Paese. Nel 1978 vennero trasmessi i primi spot da 15 secondi e i primi spot a colori. Con l’arrivo degli anni Ottanta venne abbandonata l’idea di legare un prodotto a un personaggio – così com’era avvenuto fino a quel momento, specie nel Carosello – per prediligere persone prese dalla vita quotidiana, figure in cui la gente comune avrebbe potuto identificarsi. Nel corso di questo decennio si è avuto un boom di spot pubblicitari, caratterizzati dall’uso massiccio di slogan e frasi ad effetto, ancora oggi impresse nella memoria collettiva. Ricordiamo insieme in questo articolo alcune delle pubblicità cult degli anni Ottanta, anni in cui venivano addirittura dedicate maratone notturne agli spot più belli. Pubblicità caramelle Tra le tante pubblicità ideate negli anni ’80 spiccano quelle che pubblicizzavano le caramelle. Memorabile lo spot delle Caramelle Tabú, di produzione della Perfetti Van Melle, leader di mercato in Italia nel settore di distribuzione di confetteria, caramelle e gomma da masticare. La Perfetti si è sempre distinta per le sue innovative campagne pubblicitarie; tra queste c’è appunto lo storico spot delle Tabù che vedeva protagonista un personaggio animato, nero su sfondo nero, identificabile solo dai lineamenti del viso, dai guanti bianchi alle mani e dal papillon rosso, che canta un motivetto, divenuto famoso, che esalta le qualità del prodotto. Sempre la Perfetti Van Melle, negli anni ’80, lancia le famose Morositas, caramelle gommose alla liquirizia. La prima campagna pubblicitaria televisiva del prodotto fu ideata nel 1984 ed era composta da spot di pochi secondi in cui alcuni giovani attori facevano una battuta a doppio senso per sponsorizzare il prodotto. Fra i protagonisti di questi spot vi era anche l’esordiente Carmen Russo. Negli spot trasmessi a partire dal 1986 fu invece lanciato un jingle che divenne piuttosto celebre. Protagonista degli spot era la modella Cannelle che rimase testimonial delle Morositas per dieci anni. L’azienda, anche per gli anni successivi, scelse come testimonial ragazze di colore. Altra famosa caramella gommosa distribuita dalla Perfetti è la Fruitella, protagonista negli anni ’80 di uno spot accompagnato da un motivetto divenuto famoso: «Non è una gomma, non è una caramella, è morbida da mordere, ai gusti della frutta». I piú grandicelli lo ricorderanno e si staranno ancora chiedendo cosa sia esattamente la Fruittella. Nel 1986 sul mercato […]

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Food

Francesco Scarano: la #verynormalpizza di Tarumbò

Il ristorante-pizzeria di Francesco Scarano: Tarumbò. Tarumbò è il titolo di una famosa canzone dell’indimenticabile Pino Daniele, tratta dall’album Bella ‘mbriana del 1982. C’è chi, però, ispirato dal brano del famoso artista partenopeo, ha deciso di chiamare così anche il suo Ristorante-Pizzeria. Stiamo parlando dell’imprenditore Francesco Scarano, la cui attività, avviata nel 2008, in collaborazione con il maestro pizzaiolo Raffaele Mancino, si trova sulla strada provinciale Grumo-Sant’Arpino, all’interno del complesso Cinema-Teatro Lendi. Tarumbò: pizza, teatro e cinema Il ristorante-pizzeria Tarumbò offre una grande superficie di parcheggio e propone un’ampia sala interna da 120 coperti e una esterna (con gazebo) da 200 coperti. Nella sala interna è evidente il legame del locale col mondo teatrale e cinematografico: su gran parte delle pareti, infatti, sono affissi poster di personaggi come Eduardo De Filippo e Sofia Loren, nonché locandine di famose pellicole, come Vacanze Romane e Colazione da Tiffany. Tarumbò, dunque, dedica attenzione non solo ai sapori della sua cucina, ma anche all’aspetto scenografico con cui accoglie anche artisti come Biagio Izzo, Carlo Buccirosso, Maria Nazionale, Nino D’Angelo, Giacomo Rizzo, Sergio Assisi, Serena Autieri, per citarne alcuni, quando sono in scena al Teatro Lendi con i propri spettacoli teatrali. Dal 2017 Tarumbò è una pizzeria associata AVPN (Associazione Verace Pizza Napoletana). #verynormalpizza: intervista a Francesco Scarano In occasione della ripartenza post lockdown, Francesco Scarano ha lanciato l’hashtag #verynormalpizza per manifestare la volontà di ritornare alle origini della tradizione gastronomica partenopea, evitando influenze troppo innovative nella propria filosofia ristorativa. Per saperne di più  Eroica Fenice gli ha rivolto qualche domanda. Tarumbò è il nome di un celebre brano di Pino Daniele. Che legame ha la pizzeria con Napoli? La pizzeria ha un legame molto intenso con Napoli e soprattutto con la tradizione culinaria napoletana, anche dal punto di vista della passionalità, rispetto a come vengono preparati i nostri piatti, a partire ovviamente dalla pizza. Per prepararla cerchiamo di rispettare pienamente tutti i canoni della tradizione napoletana, così come per altri piatti tipici della cucina napoletana, come il famoso crocchè. Inoltre, un legame strettissimo con Napoli è dato dal fatto che la nostra è anche un po’ la pizzeria dei tifosi. Napoli è molto legata anche al calcio, di conseguenza chi viene al Tarumbò sa che può seguire tutte le partite, ma soprattutto le partite del Napoli, sul maxischermo, da sempre questo… Come è nato il sodalizio con Raffaele Mancino? Il sodalizio con Raffaele Mancino ha una storia anche, tra virgolette, commovente perché la persona che me lo presentò oggi non c’è piú, ossia suo padre. Il padre di Raffaele si presentò un giorno qui in pizzeria da solo e mi disse queste parole: “Mio figlio è un apprendista pizzaiolo”. La cosa che mi colpì è quando disse: «E sa fare pure l’impasto». Cosí gli dissi di lasciarmi il numero. Chiamai il padre che mi portò Raffaele, giovanissimo, con il suo carattere – che tuttora ha, anche se, vista la confidenza, si è sciolto parecchio – un po’ introverso. Iniziò così a lavorare qui e […]

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Libri

Ornella Sabia e il suo debutto letterario: Lettere da Omsk

Lettere da Omsk è il titolo del romanzo d’esordio dell’autrice di origine partenopea Ornella Sabia, vincitore 2020 per la sezione e-book del Concorso “Io Scrittore” ideato e organizzato dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol. A tal proposito la giovane scrittrice ha dichiarato: «Mi è piaciuta subito l’idea di un concorso democratico, la possibilità di far leggere la mia storia ad altri lettori che, non conoscendomi, avrebbero potuto esprimere un giudizio sincero valutando il mio romanzo. Ho tenuto queste pagine nel mio cassetto per tre anni e alla fine ho deciso che era arrivato il momento di dar loro una possibilità e ho voluto darla anche a me come autrice. Così ho accettato la sfida e Io Scrittore si è rivelato molto di più, un vero e proprio percorso, un’immersione a tutto tondo nella scrittura.» Così continua: «È stato molto stimolante leggere e valutare le opere degli altri partecipanti – ha proseguito – perché tutto ciò che un aspirante scrittore deve fare è molto semplice: leggere e scrivere, niente scuse. I consigli che ho ricevuto mi sono stati utili per lavorare alle parti deboli del libro, dato che non esistono giudici migliori dei lettori. Uno strumento, quello di poter ricevere i commenti degli altri partecipanti, che solo Io Scrittore, nel panorama dei concorsi italiani per esordienti, mette a disposizione.  Devo essere sincera, non mi aspettavo che il mio romanzo fosse tra i vincitori ed è stata una gioia immensa.» Lettere da Omsk: la storia Il libro ha per protagonista Annarita Zita, una quarantenne single e annoiata che vive ancora con la madre e il compagno di quest’ultima. La Zita lavora in una casa editrice per la quale redige schede libro e recensioni. La sua è un’esistenza alquanto piatta, senza troppi sobbalzi. Annarita è insoddisfatta del suo lavoro, ma non ha grande ambizione a migliorare. Inaspettatamente, però, un giorno qualcosa arriva a scuotere la sua vita: si ritrova tra le mani un manoscritto di 350 pagine, pervenuto in forma anonima (è firmato Esse Emme) in casa editrice. Si butta a capofitto nella lettura del romanzo e si convince, sin dalle prime pagine, di conoscerne l’autore. Secondo Annarita, infatti, ad aver scritto il volume è stato il suo ex fidanzato, l’unico grande amore della sua vita: Sandro Monteluce. Spinta dalla curiosità, inizia così un lungo viaggio alla ricerca dell’autore e di risposte. Annarita parte da Trieste per arrivare a Omsk, nella Siberia sud-occidentale. Intraprende una vera e propria avventura che la porterà ad attraversare una “Nuova Europa”. La storia è ambientata nel 2025, in un continente diviso da nuovi muri che impediscono alle persone di circolare liberamente e agli aerei di volare: il Blocco Centrale è separato dal Blocco Mediterraneo. Annarita si trova ad attraversare confini fisici e temporali, che la porteranno a vivere situazioni assurde e pericolose, a contatto con personaggi improbabili e misteriosi movimenti rivoluzionari. Un percorso sorprendente, necessario per scoprire la verità, che le stravolge l’esistenza. Per lei è infatti l’inizio di una nuova vita, una vera e propria rinascita. Ornella Sabia: […]

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Libri

ArrasciaNapoli, la camorra raccontata da Aldo Amabile

Dopo “La scomparsa del ghostwriter” eccoci nuovamente a parlare di un romanzo di Aldo Amabile, “ArrasciaNapoli”.  Si tratta in realtà di un libro già edito nel 1995 per la Parresia Editrice che lo scrittore Frank Iodice ha riesumato e scelto di rieditare per Articoli liberi, un’organizzazione non-profit che si rivolge soprattutto ai giovani, distribuendo i romanzi gratuitamente nelle scuole. Proprio per questo motivo Iodice ha deciso di rivisitare il volume dandogli una forma più moderna, come da lui stesso spiegato: “Nel rieditare questo romanzo mi sono limitato a dargli una forma più moderna, a smussare un po’ il linguaggio e alcune espressioni che risulterebbero démodé o troppo auliche per i giovani a cui Articoli Liberi si rivolge. Il mio compito è stato quello di riesumare un testo importante, sepolto in biblioteca, spazzare via la cenere e i lapilli, e offrirlo in dono alle nuove generazioni, per esortarle ad arracher Napoli, “sradicarla dalla coltre d’infamia che [ancora] la ricopre”. Perché si è reso necessario ripubblicare ArrasciaNapoli dopo venticinque anni lo spiega anche lo stesso autore in una nota in appendice: “Allora – dice–  che fare, se intendo dire qualcosa ai giovani? Mi servo spudoratamente della complicità di giovani editori e di un libro come questo ArrasciaNapoli”. ArrasciaNapoli: un romanzo autentico ArrasciaNapoli è un romanzo breve (119 pagine) nel quale Amabile tratta del male che affligge da tempo immemore soprattutto la città di Napoli: la camorra. L’autore si serve di personaggi e vicende inventate per raccontare accadimenti che purtroppo trovano ampio riscontro nella realtà. Tuttavia il libro di Amabile non ha nulla a che vedere con un certo di tipo di narrazione mediatica e cinematografica che spettacolarizza la morte mostrando stragi e uccisioni di massa e banalizza la violenza, la normalizza e la fissa sullo sfondo della quotidianità degli abitanti di specifiche aree geografiche, in questo caso Napoli. Non c’è ritualizzazione del racconto nel romanzo di Amabile che, dunque, si discosta dalla dominante e comune trattazione del fenomeno della criminalità organizzata. Quello di Amabile è un racconto coraggioso e autentico, è – come lo aveva definito  Carlo Cautiero, direttore editoriale della Parresía Editrice in una nota alla prima edizione, del 1995 – “l’incontenibile urlo di una Napoli adulta, che ha bandito sentimentalismo e fatalismo, evasione utopistica e rassegnazione paralizzante; una Napoli che rifiuta la mortale carezza dello stereotipo oleografico e della demagogia”. Un libro contro la camorra ArrasciaNapoli è una storia di libertà e oppressione, di speranza e rassegnazione, di deboli e di potenti. L’autore ci mostra una Napoli che resiste, reagisce e non si abbandona alla rassegnazione, che rifiuta gli stereotipi. La camorra esiste, non è un’invenzione dei deboli, ma non bisogna arrendersi ad essa. Occorre gridare la sua esistenza per non esserne più vittime. Il romanzo si rivolge soprattutto a chi ancora non ha colto la forza occulta della città di Napoli e ai giovani per risvegliare in loro la voglia di ribellarsi. Con queste pagine Amabile esprime la sua solidarietà al popolo napoletano, lasciando trapelare tutto il suo amore […]

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Viaggi e Miraggi

Spiagge della Campania, le destinazioni da non perdere

Le più belle spiagge della Campania La bella stagione è arrivata ed anche quest’anno, nonostante il periodo non facile, molti italiani non rinunceranno alle vacanze al mare. Mai come in questo 2020 l’invito è quello di scegliere l’Italia come meta dove trascorrere le proprie ferie. In quanto a località turistiche e di mare, infatti, il nostro Paese non ha nulla da invidiare ai paesi esteri. D’estate le regioni italiane più gettonate per le vacanze sono decisamente quelle delle sud che “regalano” mare e spiagge spettacolari. In questo articolo, nello specifico, invitiamo i lettori a scoprire (per chi non ci fosse mai stato) o riscoprire la bellezza delle spiagge della Campania che, anche quest’anno, si è aggiudicata numerose bandiere blu. Tra Napoli, Costiera Amalfitana, Cilento e isole non si può certo dire che la Campania sia una regione che ha poco da offrire. Vediamo quindi insieme quali sono le spiagge della Campania più belle da visitare. Le meraviglie del Cilento Il nostro itinerario alla scoperta delle spiagge della Campania meritevoli di visita parte dalla provincia di Salerno e dal meraviglioso Cilento. La costiera del Cilento, premiata con cinque vele da Legambiente e Touring Club e nominata patrimonio dell’UNESCO, è tra le più suggestive di tutta la Campania grazie alle sue spiagge mozzafiato e al mare cristallino. Tra i gioielli del Cilento troviamo La Baia del Buon Dormire a Palinuro, caratterizzata da rocce a strapiombo sul mare e dallo scoglio a forma di coniglio. E’ raggiungibile soltanto in barca, partendo dal porto di Palinuro, con servizio continuato dalle 9.00 alle 18.00 (è consigliabile prenotare ed informarsi su eventuali cambiamenti negli orari dovuti alle condizioni metereologiche). Nella zona è possibile effettuare snorkeling ed alcune escursioni nella vicina grotta azzurra, la grotta del sangue e la grotta sulfurea. La spiaggia non è attrezzata quindi ai cittadini è concesso imbarcare ombrelloni e altro occorrente per scendere in spiaggia. Sempre a Palinuro possiamo ammirare uno splendido arco naturale sotto un’alta parete rocciosa che si staglia all’estrema sinistra di una spiaggia che non a caso prende il nome di Spiaggia dell’Arco Naturale, dove sono state girate anche diverse pellicole cinematografiche. Da questa splendida spiaggia libera di ciottoli e ghiaia partono le escursioni alle grotte di Capo Palinuro distante appena un chilometro. Costituito da rocce calcaree che scendono a strapiombo sul mare, Capo Palinuro comprende una serie di spiagge e grotte, nate dall’azione delle acque. Tra queste ricordiamo la Cala Fetente, il cui nome è dovuto alle emanazioni sulfuree; la Cala delle Ossa, dove sono presenti delle ossa umane calcinate nella roccia, probabilmente appartenenti a vittime di naufragi; la Cala delle Alghe e la Grotta Azzurra, che deve il suo nome al colore delle acque. Ci spostiamo di poco, a Marina di Camerota. Anche questo grazioso paesino del Cilento, come Palinuro, offre diverse spiagge dove è possibile rilassarsi e godere dello splendido mare. Tra queste, la più incontaminata è la piccola e magica Cala Bianca. Si tratta di una spiaggia selvaggia, solitamente disertata dalla massa in quanto manca una […]

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Libri

Aldo Amabile e La scomparsa del Ghostwriter | Recensione

La scomparsa del ghostwriter è un romanzo dell’autore salernitano Aldo Amabile, uscito a gennaio 2020 per Articoli Liberi e distribuito gratuitamente nelle scuole. Il giallo napoletano di Aldo Amabile Il volume, suddiviso in tre capitoli – ambientati a Capri, Napoli, Roma e Milano –, altro non è che il diario segreto di Antonino Antonini, un celebre scrittore italiano candidato al Nobel. Nel diario Antonini racconta la sua storia di autore, rivelando come si è guadagnato la fiducia e la stima di una delle più importanti case editrici italiane, e di come ha scritto il suo primo romanzo, divenuto poi un best-seller: attribuendolo a un giovane suicida, Giulio Valli. Dopo aver appreso la notizia della morte del giovane, suicidatosi buttandosi giù dalla Grotta di Tiberio a Capri, Antonini ha usato il nome del ragazzo per firmare il suo manoscritto. Entusiasta, l’editore lo ha pubblicato “postumo” con l’approvazione della critica incuriosita e dei lettori. Lo scrittore racconta poi come è nato il suo secondo romanzo, che lo ha consacrato definitivamente nelle pagine della storia della letteratura italiana. Stavolta ha usato il suo vero nome. In accordo con l’editore, ha assunto il ruolo di confidente del suicida che con la sua morte ha contribuito alla nascita di un grande romanziere. Da quel primo romanzo creato con l’inganno inizia una carriera tutt’altro che letteraria. Antonini infatti si “butta” in politica e da lì la sua vita prende una piega diversa… Una riflessione sull’editoria La scomparsa del ghostwriter è un romanzo breve, ma ricco di spunti di riflessione. L’invenzione del personaggio di Antonino Antonini è un pretesto che l’autore, Aldo Amabile, utilizza per avviare una riflessione sui retroscena dell’editoria. Antonini è al contempo un personaggio affascinante e disprezzabile, ambiguo e coerente. È un autore che cerca di affermarsi nel nostro Paese, in perenne conflitto tra l’inganno e l’onestà, una lotta tutta italiana. La sagace penna di Aldo Amabile racconta il risentimento di un autore che fatica ad emergere e che per farlo è costretto a mettere in atto una serie di astuzie che lo portano a trasformare un lavoro tanto antico, come quello dello scrittore, nella più moderna macchina da soldi. «Spero che lei abbia ragione. In Italia sta accadendo uno strano fenomeno di disaffezione alla lettura.» La vicenda di Antonino Antonini è anche una trovata per parlare degli inganni dei politici e di camorra. Sullo sfondo l’Italia degli anni sessanta-settanta, gli anni dello stragismo, inaugurati dall’attentato di piazza Fontana, ma soprattutto Napoli e le sue contraddizioni. A Napoli Amabile ha dedicato un altro suo libro, Arrascianapoli, pubblicato per la prima volta nel 1995, di cui è uscita da poco una nuova edizione che recensiremo prossimamente per i lettori. Nel frattempo, vi consigliamo questo romanzo originale, fresco e pungente, una lettura scorrevole e piacevole, ideale per la bella stagione che è alle porte. [foto: articoliliberi.com]

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Culturalmente

Frasi in tedesco: tra aforismi e modi di dire

Aforismi in tedesco? kein Problem! Nell’immaginario collettivo la lingua tedesca appare ostica, soprattutto per via del suo suono descritto dai più come “duro”. Le parole tedesche, soprattutto quelle molto lunghe, risultano difficili da pronunciare, e di conseguenza non tutti sono propensi ad apprendere la lingua. Eppure, se si decidesse di approfondirne la conoscenza, si scoprirebbe che non è poi così difficoltosa e ce ne si può addirittura innamorare. Di seguito proponiamo una selezione di frasi in tedesco, tra aforismi e modi di dire che magari possono servire da incentivo per avvicinarsi allo studio della lingua tedesca. D’altronde, per citare Goethe, “Wer fremde Sprachen nicht kennt, weiß nichts von seiner eigenen” (Chi non conosce le lingue straniere non conosce nulla della propria). Frasi in tedesco di scrittori e filosofi famosi Sono molti gli autori e gli studiosi tedeschi che ci hanno lasciato in eredità un inestimabile patrimonio culturale. Molti degli aforismi spesso ripresi anche da noi italiani appartengono a grandi scrittori e filosofi tedeschi. Iniziamo questa selezione citando ancora il celebre scrittore, poeta e drammaturgo Johann Wolfgang von Goethe, i cui aforismi suonano anche come insegnamenti. Ne riportiamo alcuni: “Auch aus Steinen, die einem in den Weg gelegt werden, kann man Schönes bauen”.  (Puoi costruire qualcosa di bello anche con le pietre che trovi sul tuo cammino).  “Es bildet ain Talent in the Silent, in un Charakter nello Strom der Welt”.  (Il talento si sviluppa nella solitudine, il carattere nel flusso della vita). “Denn muss von Herzen gehen. Was auf Herzen wirken soll”. (Deve sgorgare dal cuore ciò che deve agire sul cuore). “Jugend ist Trunkenheit ohne Wein”. (La giovinezza è ebrezza senza vino). Anche il filosofo, saggista, poeta, compositore e filologo Friedrich Nietzsche ci ha lasciato in eredità una lunga lista di aforismi, spesso utilizzati anche sui social network a corredo di foto e post vari. Tra i tanti, rammentiamo: “Was mich nicht umbringt, macht mich starker”. (Ciò che non mi uccide, mi rende più forte). “Ohne Musik wäre das Leben ein Irrtum”. (Senza la musica, la vita sarebbe un errore).  “Man muss noch Chaos in sich haben, um einen tanzenden Stern gebären zu können”. (Bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante).  “Was aus Liebe getan wird, geschieht immer jenseits von Gut und Böse”. (Ciò che si fa per amore lo si fa sempre al di la del bene e del male).  “Mancher findet sein Herz nicht eher, als bis er seinen Kopf verliert”. (Alcune persone non troveranno il loro cuore fino a quando non perderanno la testa). Non può mancare in questa rassegna di frasi celebri il premio Nobel per la letteratura del 1946, lo scrittore, poeta e filosofo tedesco, naturalizzato svizzero, Herman Hesse. Tra i suoi aforismi ricordiamo:  “Man muss das Unmögliche versuchen, um das Mögliche zu erreichen”. (Devi provare l’impossibile per raggiungere il possibile). “Man braucht vor niemand Angst zu haben. Wenn man jemanden fürchtet, dann kommt es daher, daß man diesem Jemand Macht über sich eingeräumt hat”. (Non si deve aver […]

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Musica

I Nonnon e l’inganno di un mondo ideale

“L’inganno di un mondo ideale” è il titolo dell’ultimo album della band lombarda dei Nonnon, pubblicato il 15 aprile 2019 da Reincanto Dischi e distribuito da Believe. Già conosciuti con il nome di Nemesi, gruppo nato nel maggio del 2003, i Nonnon, hanno rilasciato questo nuovo lavoro dopo un lungo periodo dedicato alla sperimentazione, ai live e alla crescita artistica in genere. Il disco, a cui hanno lavorato per tutto il 2018, contiene 11 brani inediti che raccontano storie e evocano immagini ed emozioni. L’arrangiamento e la produzione artistica sono curati da tutti i membri della band formata da Alec Gardini (basso elettrico), Dario Gubbiotti (Tastiere, Sintetizzatore, fender rhodes), Domenico Peluchetti (voce, chitarra acustica, chitarra elettrica), Luigi Viani (voce, pianoforte, tastiera, fender rhodes), Roberto Pittet (Batteria, percussioni e ukulele), Paolo Ghirardelli (chitarra elettrica e basso in “Nea”). Ospiti speciali nell’album sono Mario Ciardulli (voce narrante), Matteo Fiorin (banjo in “Fine condanna”) e Francesco Viani ( basso in “Questo bel viaggio”). Tutto il materiale è stato eseguito, catturato e mixato presso lo studio “Rumore Bianco” di Piero Villa a Esine (BS). La grafica, le fotografie e le illustrazioni sono dei Nonnon e sono state curate interamente da “Vianilab”di Luigi Viani. Nonnon: un impasto musicale perfetto “L’inganno di un mondo ideale” è un concentrato di storie e ritmi diversi che conferiscono solidità al disco. La voce calda e imponente di Peluchetti, la carica della batteria di Roberto Pittet, l’essenzialità del basso di Alec Gardini, “le chitarre” taglienti e accattivanti di Paolo Ghirardelli, le armonie del pianoforte e degli archi di Luigi Viani, guarnite dai travolgenti suoni del sintetizzatore di Dario Gubbiotti, generano un impasto musicale perfetto. L’Inganno di un mondo ideale: track by track “L’inganno di un mondo ideale” racconta, attraverso testi ben articolati, storie diverse. I Nonnon cantano la vita, la morte, l’amore in tutte le sue sfumature, i valori di solidarietà e amicizia, di umanità e passione; storie vere, spunto di riflessione su tematiche sociali di grande attualità. Il disco della band lombarda si apre con un prologo, “Preludio all’inganno”, in cui si racconta del passaggio all’età adulta di un ragazzino. Ormai uomo, si trova catapultato in un mondo più grande di lui, ricco di contraddizioni, un mondo che non lascia molto spazio al sogno e gli fa smarrire per sempre la sua spensieratezza. “Un abbraccio, un profumo, la luce che filtra da una finestra, una doccia calda – spiegano i Nonnon – Sono attimi, che ci regalano quell’appiglio per andare avanti giorno dopo giorno e di cui non faremmo mai a meno. Momenti tanto fugaci da sembrare una truffa, uno scherzo di cattivo gusto. Sono quei piccoli grandi inganni di cui ci circondiamo per scrivere le pagine del mondo in cui viviamo. Non fraintendeteci, non viviamo “l’inganno” in modo pessimistico, un modo per sfuggire alla realtà. L’inganno è uno strumento necessario per affrontare le nostre paure, i nostri ostacoli. Il mondo ideale è pronto a cadere di fronte alla nostra consapevolezza, perché siamo immuni ai giudizi. Dietro al nostro […]

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Musica

Corde Oblique, The Moon Is a Dry Bone è il nuovo album

Lo scorso 3 aprile, per Dark Vinyl Records (distribuzione Audioglobe), è uscito The Moon Is a Dry Bone, il nuovo album della band dark-folk partenopea Corde Oblique. Corde Oblique: tra neofolk e shoegaze Registrato e mixato da Massimo Aluzzi presso gli Splash Studio (Napoli) e masterizzato da Geoff Pesche presso gli Abbey Road Studio (Londra), The Moon Is a Dry Bone è l’ottavo album in studio del gruppo “folk-gaze”, come amano definirsi, ovvero un miscuglio tra neofolk e shoegaze. Il disco contiene 11 tracce inedite, tra cui una cover degli Anathema: Temporary Peace. A questo nuovo lavoro discografico dei Corde Oblique hanno collaborato diversi artisti, tra cui nomi storici della musica italiana. Oltre a Caterina Pontradolfo, artista lucana sempre presente in tutti i loro lavori, a supportare in questo progetto la band partenopea capitanata da Riccardo Prencipe troviamo anche le voci di Andrea Chimenti e Miro Sassolini (ex cantante dei Diaframma). The Moon Is a Dry Bone: track by track Fedeli al loro stile, lontano dalle mode correnti, anche in questo nuovo album i Corde Oblique deliziano i fan con le consuete sonorità folk. Tuttavia, stavolta queste ultime s’intrecciano a sonorità più estreme e spregiudicate. Il disco si apre sulle note malinconiche di Almost Blue, brano strumentale in cui a farla da padrone è il romantico e struggente suono del violino che ritroviamo anche nel pezzo successivo La Strada, dove si fonde con quello più popolare della chitarra. In questo brano la delicata voce della cantante del gruppo, Rita Saviano incontra quella del cantautore Andrea Chimenti, dando vita ad un emozionante duetto. La terza traccia è The Moon Is A Dry Bone, canzone che dà il titolo al disco e che ne ha anticipato l’uscita. Il pezzo è musicalmente più elaborato; i ritmi si fanno più concitati e decisi. “Sotto la superficie, la luna è secca come un osso. Non puoi spremere il sangue da una rapa e apparentemente non puoi nemmeno strizzare l’acqua dalle rocce lunari”. L’uscita del singolo è stata accompagnata da un video girato dal regista lituano Rytis Tytas, ambientato in Lituania, nella villa dell’architetto Stasys Kudokas (scomparso nel 1988). Il video è stato concepito come un conflitto tra sogno e realtà. L’album prosegue con la soave Le Grandi Anime, interpretata dall’armoniosa voce di Caterina Pontrandolfo. A seguire troviamo l’evocativa Le Torri di Maddaloni, un dolce “lamento” interpretato magnificamente da Denitza Seraphim, che vuole essere un omaggio alla città casertana di Maddaloni e alle sue torri. Riccardo Prencipe, autore del testo e leader del gruppo, nonché insegnante in una scuola di quel territorio, a tal proposito ha dichiarato: “La scuola dove insegno si trova proprio sotto di esse. Il primo anno in cui iniziai a insegnare scrivevo questo brano nelle lunghe ore di pausa. La scommessa era usare solo due accordi, come le torri, con un fraseggio”. Le Torri di Maddaloni è senza dubbio uno dei brani più interessanti e coinvolgenti del disco. L’eterea Il Figlio delle Vergini è la sesta traccia e vede ancora la partecipazione […]

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Food

Wine Lovers in quarantena, l’iniziativa di Wine and Thecity

In questo periodo di reclusione forzata è partito il progetto Wine Lovers in quarantena, lanciato da Wine&Thecity, l’impresa culturale che celebra l’ebbrezza creativa e la cultura del vino. L’obiettivo è quello di fare rete in questo periodo di grande isolamento domestico, di condividere (anche se solo virtualmente) esperienze e consigli enologici. Pertanto, dallo scorso 21 marzo, l’account Instagram wineandthecity_napoli si è arricchito di un nuovo contenuto multimediale. Condividere la cultura del vino Ogni giorno sul canale IGTV Instagram di Wine&Thecity vanno in onda brevi videomessaggi – della durata di uno o due minuti – che personaggi più o meno noti (influencer e giornalisti del settore, pizzaioli di fama e Stelle Michelin, produttori vitivinicoli e personaggi del mondo della cultura) hanno registrato da casa propria, nei quali raccontano cosa bevono in tempo di quarantena. Ciascun personaggio consiglia un vino da bere tra aneddoti, suggerimenti e riflessioni. In tanti hanno aderito all’iniziativa tra cui il pizzaiolo Gino Sorbillo, da sempre al fianco di Wine&Thecity, lo scrittore Maurizio De Giovanni, lo chef Stella Michelin Luciano Villani de La Locanda del Borgo di Aquapetra Resort, Roberto Di Meo, Presidente Assoenologi Campania e vignaiolo che, nella sua casa di Avellino, degusta un calice di Fiano di Avellino 2018 dell’azienda di famiglia. Ancora, lo chef Stella Michelin Domenico Candela del ristorante George del Grand Hotel Parker’s di Napoli, il collezionista e gallerista Peppe Morra che, sorseggiando l’aglianico dell’Antica Vigna di San Martino, racconta come coltivare la bellezza in questo periodo di quarantena; Fiorella Breglia di Cucino per amore che invita a brindare con le bollicine di Ca’ del Bosco. Tanti i contributi di giornalisti ed esperti del settore da tutta Italia: Antonio Paolini dalla sua casa in Abruzzo, Luciano Pignataro da Salerno, Licia Granello da Torino, Antonella Amodio, Santa Di Salvo da Napoli, Camilla Rocca dal Lago di Garda. Wine Lovers in quarantena: intervista a Donatella Bernabò Silorata Per saperne di più sull’iniziativa Wine Lovers in quarantena abbiamo rivolto qualche domanda a Donatella Bernabò Silorata, fondatrice di Wine&Thecity. Com’è nato il progetto “Wine Lovers in quarantena”? In modo del tutto casuale, parlando al telefono con un amico che mi raccontava di aver stappato un importante rosso toscano, una di quelle bottiglie da grandi occasioni. Mi descriveva il vino e ho pensato, «dai mandami un video messaggio che te lo pubblico come consiglio alla community di Wine&Thecity». Da qui l’idea di coinvolgere altri amici a raccontarsi e a raccontarci cosa stanno bevendo in questi giorni di quarantena. All’iniziativa hanno aderito in tanti, non solo personaggi del settore enogastronomico, ma anche del mondo della cultura. Sì, perché il vino è cultura, il vino è una passione trasversale. E anche perché, da sempre, attraverso Wine&theCity promuoviamo in maniera del tutto non convenzionale la cultura del vino, del bere bene. Sono orgogliosa e grata di aver ricevuto i contributi di Maurizio De Giovanni e di Peppe Morra ed altri ne arriveranno. Dal momento che siamo obbligati a stare a casa, come possiamo acquistare vino in questo periodo di quarantena? Tante […]

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Libri

Antonio Manzini e L’amore ai tempi del Covid-19

Antonio Manzini omaggia i lettori: L’amore ai tempi del Covid-19, il suo nuovo racconto, è scaricabile gratis In questo periodo difficile e delicato per tutti è nata l’iniziativa “Solidarietà digitale”, promossa dal Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, con supporto tecnico dell’Agenzia per l’Italia Digitale, per ridurre l’impatto sociale ed economico del Coronavirus grazie a soluzioni e servizi innovativi. Le iniziative, i servizi e le soluzioni disponibili hanno il comune obiettivo di migliorare la vita delle persone che in questo momento si vedono costrette a cambiare le loro abitudini. Tra i servizi messi a disposizione c’è anche quello che permette di leggere gratuitamente un giornale o un libro sul proprio smartphone o tablet. Tante sono state le case editrici ad aderire all’iniziativa dando la possibilità ai lettori di scaricare ebook gratuiti dai propri siti. C’è poi chi, come lo scrittore, attore, sceneggiatore e regista Antonio Manzini ha deciso di regalare il suo ultimo racconto inedito, “L’amore ai tempi del Covid-19″, con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone – personaggio da lui inventato e interpretato in tv dall’attore Marco Giallini – a sostegno dell’Ospedale Spallanzani di Roma. Scaricando gratuitamente il breve racconto (in totale sono 32 pagine) dal sito dell’editore Sellerio, casa editrice di Antonio Manzini, sarà infatti possibile anche contribuire con una donazione libera ad una raccolta fondi per lo Spallanzani di Roma. Questo l’indirizzo per donare: https://donazioni.inmi.it/. A poche settimane dall’uscita di “Ah l’amore l’amore”, l’ultimo romanzo che vede protagonista Rocco Schiavone, Manzini, costretto a casa come milioni di italiani, ha voluto rilasciare una nuova storia del vicequestore, al lavoro nei giorni di piena emergenza Coronavirus. L’amore ai tempi del Covid-19: la trama In un’Aosta blindata, come il resto d’Italia, ferma a causa del Covid-19, il vicequestore Rocco Schiavone è costretto, suo malgrado, ad uscire per occuparsi del caso di un uomo, il parrucchiere Manlio Sperduti, trovato morto nella vasca da bagno della sua abitazione, un appartamento di 80 metri quadrati che divideva con la moglie, i figli, i genitori di lei e il fratello della donna, un trentenne nullafacente. L’amore, e  più in generale i rapporti umani, già complicati di per sé, possono essere messi a dura prova dalla coabitazione in un periodo di reclusione forzata. Questo lo sa bene anche Rocco Schiavone che è grato al suo lavoro che gli permette di uscire nonostante le disposizioni del Governo. «Rocco Schiavone era un poliziotto, lui in casa non poteva rinchiudersi. E ringraziò il cielo, perché era impossibile dividere 24 ore al giorno una ottantina di metri quadrati con Gabriele e Cecilia». Il vicequestore trasteverino è un personaggio notoriamente burbero e scarsamente propenso alla filantropia, malgrado ciò, in questa nuova indagine emerge un suo lato più “umano”. Schiavone riesce, anche grazie al caso che sta seguendo, a scorgere il lato positivo in questa situazione di emergenza sanitaria che ha comportato l’isolamento domiciliare, e restituisce ai lettori un’immagine di speranza: «Quei giorni maledetti e surreali finirono e lasciarono agli italiani qualche eredità. Orrendi lutti, dolore e lacrime, ma anche abitudini […]

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Libri

Libri per bambini: 5 da leggere in quarantena

Cinque libri per bambini: i nostri consigli Se qualcuno ci avesse avvertito che un giorno un temibile ma invisibile nemico chiamato Coronavirus avrebbe attentato alle nostre vite e alla nostra libertà probabilmente non gli avremmo creduto, lo avremmo preso per matto. Eppure, eccoci qua, nel bel mezzo di una pandemia che sta mietendo numerose vittime e ci costringe a stare in casa al fine di contenere il numero dei contagi. Oltre alla preoccupazione e all’ansia dovute alle circostanze, durante questo periodo di reclusione forzata va fronteggiato anche un altro potenziale nemico: la noia. Il “rischio” che ci si possa annoiare stando a casa tutto il giorno per più giorni di seguito è infatti alto, soprattutto per i più piccoli. Le attività didattiche sono sospese, non si possono vedere gli amici e, ora che è primavera, non si può nemmeno uscire all’aria aperta a giocare. Come scongiurare dunque questo “pericolo”? Ovviamente tenendoli impegnati! Oltre a farli giocare, disegnare, colorare, creare, sarebbe bene anche avvicinarli alla lettura. Niente di meglio di un libro, infatti, ci permette di andare lontano pur restando fermi. La lettura, quindi, può essere un buon modo per intrattenere i bimbi durante la quarantena. Diversi sono i volumi adatti ai bambini, impossibile citarli tutti. Di seguito una breve selezione di libri per bambini più o meno conosciuti. Un libro per amico: i libri per bambini consigliati da noi I colori delle emozioni di Anna Llenas Quello che stiamo vivendo è un periodo strano e delicato per tutti scandito da emozioni comuni e istintive quali la paura, l’ansia, la rabbia, la tristezza che in questo momento fatichiamo a nascondere. Se per un adulto è difficile gestirle, figuriamoci per un bambino che si domanda perché sta accadendo tutto questo. Tocca inevitabilmente ai genitori il difficile compito di aiutarli ad interpretare eventi di questa portata e rassicurarli. In questo senso per aiutare a parlare di emozioni in modo semplice può essere utile leggere un meraviglioso libro per bambini, I colori delle emozioni di Anna Llenas, edizioni Gribaudo. Il mostro dei colori si è svegliato di umore un po’ strano e non riesce a capire cosa gli sta succedendo, ha mischiato tutte le emozioni. Mescolate insieme le emozioni non funzionano. Grazie all’aiuto di una sua amica, una bambina in scala di grigi, però, il mostro riuscirà a separare le singole emozioni riconoscendole e abbinandole ognuna a un colore: il giallo è l’allegria, l’azzurro la tristezza, il rosso la rabbia, la calma è verde e la paura è nera. Rimettendo a posto le emozioni il mostro tornerà a sentirsi bene. Il Gruffalò Altro libro che consigliamo è A spasso col mostro, in seguito tradotto anche con il titolo Il Gruffalò (titolo originale in inglese: The Gruffalo), un poema per bambini della scrittrice e drammaturga inglese Julia Donaldson, illustrato da Axel Scheffler. Il volume – che ha venduto oltre 13 milioni di copie e vinto numerosi premi per la letteratura per bambini – racconta la storia di un topo che passeggia nella foresta e grazie alla […]

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Musica

ALquadro racconta Marzianacci, il suo primo album

Marzianacci è il titolo del primo album del pianista e cantautore indie–pop ALquadro, uscito il 21 novembre 2019 per Beta Produzioni. Pugliese di origine e romano di adozione, ALquadro, pseudonimo di Alessandro Loconsole, dopo una breve parentesi in una band, La Bibbia del Pop (con la quale ha pubblicato l’EP “6 Piccoli Teneri Infarti” ed il singolo “Una strepitosa commedia”), ha dato vita al suo progetto da solista nel 2019 entrando nel roster di Beta Produzioni/MArteLabel, con la quale ha pubblicato il singolo “Mele a metà”, che ha anticipato l’uscita del disco. “Mele a Metà” è stato poi seguito dalla pubblicazione a luglio 2019 del singolo “Il Mago”. La “meccanicità” dell’uomo In totale “Marzianacci” contiene 10 tracce inedite che sono un mix di sonorità anni ’80, indie e cantautorato italiano. Nei testi c’è un richiamo costante al concetto di “meccanicità” dell’uomo e a tutto ciò che essa comporta: pensieri automatici, rapporti di coppia che non funzionano, insoddisfazione, rassegnazione. Un uomo “meccanico” è condizionato dalle caratteristiche psicologiche del proprio tipo planetario. Lo stile indie-pop di ALquadro è influenzato dai cantautori italiani (Conte, Battiato, Fossati, Dalla, Battisti&Panella, Bianconi), dalla musica progressive e sperimentale (Fripp, Eno, scena di Canterbury) e dalle ricerche nell’ambito della crescita personale e della meditazione. Intervista ALquadro Abbiamo intervistato ALquadro per conoscerlo meglio. Buona lettura! Chi è ALquadro? Presentati ai nostri lettori… Sono un cantautore indie tarantino ma ormai stabile a Roma da una decina d’anni. Il mio primo strumento è il pianoforte ma suono anche la chitarra. Ho 37 anni e da poco ho intrapreso la strada da “solista” con il progetto ALquadro. Solista tra virgolette perché gli artisti con cui collaboro e con cui ho registrato il mio nuovo disco sono stati decisivi per la riuscita artistica del lavoro, in primis il mio produttore e bassista Roberto Cola, genio assoluto di suoni e frequenze. “Marzianacci” è il tuo primo album, come mai questo titolo? Nasce da ciò che ha ispirato tutto il disco: lo studio dei “tipi planetari”. In questa materia si approfondiscono le caratteristiche fisiche e psicologiche che accomunano i diversi tipi planetari. Un esempio è molto più illuminante di tante parole: il tipo Marziale, collegato al pianeta Marte, è tendenzialmente basso e muscoloso, caratterialmente combattivo, il guerriero per antonomasia. L’attore Kirk Douglas, recentemente scomparso, era un classico marziale. Dal mio percorso personale ho capito di essere un Venusiano, più pacato (forse dovrei dire pigro) e più incline alla mediazione. Sull’enneagramma, figura geometrica su cui si posizionano i tipi planetari, il venusiano è l’esatto opposto del marziale. Da qui il titolo. Ci racconti com’è nato questo disco? È nato per gioco, ero in un momento di pausa dai miei progetti e mi sono messo a lavorare su alcune idee senza pensare che nel giro di un paio d’anni avrei pubblicato Marzianacci. È bellissimo poter scrivere senza alcuna finalità, solo per il gusto di farlo e di realizzare qualcosa di bello. La sfida era grande: parlare di tematiche non propriamente mainstream ma riuscire ad essere semplice ed intrigante […]

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Musica

GERO, intervista al cantautore siciliano

Il 31 gennaio 2020 è uscito, per la Carioca Records, Un anno in più, il nuovo album del cantautore siciliano GERO. Il disco contiene dieci brani inediti, più una intro strumentale, scritti e composti dal trentaduenne di Mussomeli (CL). Per la realizzazione di questo suo nuovo lavoro – che arriva a ben undici anni di distanza dal primo, Guardando nel mio specchio (2009) –  Gero (voci e cori) si è avvalso della collaborazione di Sebastiano Valenza e Giuseppe Perrone (Batteria e Percussioni), Vincenzo Marranca e Luca Castiglione (Basso Elettrico), Gianluca Genova, Luca Castiglione e Peppe Milia (Chitarre acustiche, Elettriche, Ukulele) e Leo Curiale (Pianoforte, Fender Rhodes, Programmazione e Synth) che ha curato anche la produzione artistica, gli arrangiamenti e il mixaggio. L’album è stato registrato interamente presso il Master Play Studio di Leo Curiale a Mussomeli (Cl) e masterizzato da Gianni Bini presso gli Hog Studios a Viareggio (Lu). Musica contro le mafie Il nuovo disco di Gero è uscito dopo meno di un anno dalla pubblicazione del singolo L’amore salva e del brano Svuoto il bicchiere, un pezzo che descrive un significativo episodio di vita del giudice Paolo Borsellino e della figlia Fiammetta e che ha permesso a Gero di aggiudicarsi il premio nazionale Musica contro le mafie. Grazie a questa manifestazione il cantautore ha vissuto esperienze live importanti come l’esibizione e premiazione nel 2019 a Casa Sanremo (nei giorni del Festival) e l’esibizione al Club Tenco. Ancora, l’esibizione in Palermo Chiama Italia il 23 Maggio 2019 davanti ad oltre quindicimila persone e l’ospitata all’Unlocked Selinus Festival, il più grande Festival di Musica Elettronica del Sud Italia, al Parco Archeologico di Selinunte, dove ha cantato davanti ad oltre diecimila persone. Intervista a GERO Per conoscere meglio GERO e saperne di più sul suo ultimo lavoro, noi di Eroica Fenice gli abbiamo fatto qualche domanda. Buona lettura!  Un anno in piú è il tuo secondo lavoro discografico, che arriva a ben undici anni di distanza dal primo. Cosa è successo in questo lungo arco di tempo ? Esatto. Undici Anni. Nel frattempo sono diventato adulto, capelli in meno e barba folta. Sono tanti perché ho voluto prendermi il tempo necessario per capire se la musica poteva soddisfare quello di cui ero alla ricerca. Scrivere canzoni è un fattore imprescindibile dalla mia natura però volevo essere sicuro di sentirmi felice prima di pubblicare un disco. Nel frattempo però ho studiato, sono stato alla continua ricerca di un qualcosa che mi rappresentasse e che mi reinventasse, mi sono dedicato a canzoni singole ed ho viaggiato. Viaggiare mi ha aiutato tantissimo a ritrovarmi. Undici anni sono tanti, ma stavolta ne è valsa la pena anche se mi sono ripromesso di fare un altro disco almeno entro i prossimi dieci anni (scherza, ndr). Com’è nato questo nuovo disco e perché la scelta di questo titolo? Più che un “nuovo album” lo definisco una raccolta dei miei precedenti anni di ricerca e lavoro in studio e una pubblicazione di nuovi brani inediti che rappresentano l’ultimo periodo di scrittura, […]

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