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Eroica Fenice

Libri

Rossella Montemurro presenta Calci e pugni sul tetto del mondo

È stato pubblicato lo scorso febbraio, per conto di Altrimedia Edizioni, “Calci e pugni sul tetto del mondo. Biagio Tralli, Identikit di un campione”, un libro che racconta la storia del campione materano di kickboxing Biagio Tralli, a cura della giornalista Rossella Montemurro. Biagio Tralli: l’identikit di un campione                              Esistono storie che vale la pena raccontare e diffondere. A Rossella Montemurro va il merito di avercene fatta conoscere una, semplice ma straordinaria: quella di un ragazzino che tirava calci e pugni su un ring improvvisato nel cortile di casa divenuto, dopo anni di sacrifici, un campione di kickboxing e che oggi dirige la Nazionale. “Con gli amichetti allestiva il ring conficcando paletti nel terreno, i bidoni diventavano i sacchi. Era un gioco ma aveva tutte le premesse del futuro di Biagio sui ring più prestigiosi”. Biagio Tralli è di fatto una leggenda della kickboxing, ma ha dovuto faticare non poco per diventarlo. In questo libro a lui dedicato, il campione materano si mette a nudo raccontando non solo i momenti d’oro della sua carriera – gli obiettivi raggiunti, le medaglie appese al collo e le coppe sollevate in aria dopo aver trionfato in un incontro -, ma tutto quello che c’è dietro il raggiungimento di un sogno, dunque i sacrifici, le rinunce e gli immancabili momenti di scoramento. Una storia di vita e di sport, di un uomo tenace e determinato. La testardaggine di Tralli e la convinzione di poter realizzare il suo sogno sono state più forti di tutto, dei pareri contrari dei familiari e degli amici più cari, dei sacrifici e degli ostacoli incontrati lungo il suo percorso. A chi tentava di fargli cambiare idea, di scoraggiarlo, Biagio ha risposto con i fatti, dimostrando che quel sogno non era impossibile da raggiungere, come volevano fargli credere. “Biagio ha sempre avuto le idee chiare: indossare le fasce, i guantoni, salire sul ring. E vincere tutto. La passione di Biagio Tralli è nata per gioco. L’amore per il ring lui lo prova da sempre. Un amore forte, viscerale che ha saputo resistere alle critiche di quanti hanno provato a fargli cambiare idea, hanno tentato di incanalarlo verso un futuro tranquillo: un posto fisso, una famiglia…” Certo, però, per far sì che quel sogno divenisse realtà c’è voluta un’immensa forza di volontà e tanti sacrifici. Probabilmente non tutti al posto di Tralli avrebbero avuto la sua stessa caparbietà. Materano, classe 1976, Biagio inizia a praticare kickboxing nel 1988, all’età di 12 anni, quando con gli amici si iscrive in una palestra del suo quartiere. Tuttavia il sogno di diventare un campione si fa prepotente solo un anno dopo, quando Donato Milano, attuale presidente della Federazione italiana kickboxing, Muay Thai, Savate, Shoot Boxe e Sambo, nonchè per 16 anni allenatore della Nazionale Italiana, tiene uno stage proprio in quella palestra di Matera. Per quel ragazzino tredicenne, audace e incosciente, inizia così un lungo percorso in salita per raggiungere il tetto del mondo. Nel 1989, pur di essere allenato dal coach Milano, che […]

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Libri

Gli appunti necessari di Frank Iodice (Recensione)

Gli appunti necessari è un libro dello scrittore napoletano Frank Iodice. Si tratta del settimo romanzo dedicato alle avventure del dottor Fontaine. Il testo è stato pubblicato nel 2012 e rientra in un programma di distribuzione gratuita nelle scuole a cura dell’organizzazione no-profit Articoli Liberi. Tuttavia è prevista una ripubblicazione del romanzo in una nuova versione e per un altro editore. Nell’attesa, ripercorriamo la vicenda narrata dalla valida penna di Iodice. La trama La storia è incentrata sulla vita di due personaggi principali, quella dell’artista parigino André Colbert e quella della pianista di origini italiane Marie Dumas . André si è appena trasferito da Parigi a Nizza. È ricercato dalla polizia per la sparizione di alcuni appunti sottratti al ministro della Salute e accusato dell’omicidio di un funzionario. Ad indagare è il commissario Antonino Bellofiore, un uomo rozzo e romantico, incapace di innamorarsi, che conduce una vita ai limiti del surreale, rischiando di farsi ammazzare tutti i giorni. Intanto il ministro della Salute delega un ispettore dell’Igas, Philippe Zappalà, per controllare l’andamento delle indagini. Tuttavia si tratta di indagini fittizie in quanto sia il ministro sia Zappalà conoscono il vero movente del furto e dell’omicidio. Fondamentale per far emergere la verità sarà il contribuito dello psichiatra parigino Marcel Fontaine, amico di Colbert. Nel frattempo, a Nizza, Colbert incontra Marie Dumas, una pianista jazz che lavora in un’agenzia artistica e ha un figlio di quattordici anni. Marie lo aiuta ad inserirsi nell’ambiente locale e diventa la sua musa ispiratrice; lo segue travolta da una pericolosa e inspiegabile passione. Marie, però, è una donna sposata e Colbert, che ha appena lasciato una moglie e un figlio a Parigi, non ha alcuna intenzione di rovinare un altro matrimonio. L’artista non sa però che il matrimonio di Marie Dumas è sul viale del tramonto… La penna originale di Frank Iodice È un romanzo senza dubbio originale quello di Iodice che ha dato vita ad un intreccio astuto ed intrigante. Gli appunti necessari è un libro scorrevole e piacevole da leggere: ben scritto e strutturato. La forza del romanzo sta soprattutto nell’abilità descrittiva dell’autore. Iodice, in particolare, è bravo nel descrivere alla perfezione le vie e i quartieri francesi, di Nizza in questo caso; città che lo scrittore conosce molto bene in quanto da anni vive in Francia (oggi con la sua famiglia abita a sud della Francia). Leggendo si ha spesso la sensazione di assistere in prima persona ad alcune scene narrate o di passeggiare per le vie della città francese, talvolta deserte, talvolta affollate. La trama de Gli appunti necessari è curata nei minimi dettagli ed è tutta da scoprire. Un romanzo poliziesco, ma anche d’amore che tiene incollato il lettore alle pagine. Consigliato soprattutto agli amanti del genere suspense. Frank Iodice: note sull’autore Frank Iodice è originario di Napoli e ha iniziato a scrivere sin da piccolo, quando giocava a riscrivere il finale dei libri, di cui leggeva la versione in spagnolo o in francese e infine quella in italiano. A 12 anni, seguiva suo […]

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Musica

Caleido: “E poi ci rido su” è l’album di debutto

Caleido: “E poi ci rido su”, un album sul Non Amore  |  Recensione “E poi ci rido su”, uscito il 5 aprile scorso, è l’album d’esordio dei Caleido, una band toscana nata nel 2016, formata da Cristiano Sbolci Tortoli (voce e chitarra), Leonardo Nesi (batteria), Alessandro Rizzo (piano e tastiere), Lorenzo Carfì (chitarra) e Guido Frosini (basso). Il disco – scritto da Cristiano Sbolci Tortoli, registrato dai Caleido con Alessandro Di Sciullo e prodotto da Vladimir Eduardo Costabile (La Lumaca Dischi) – contiene 10 brani pop-rock legati da un filo conduttore: il “Non Amore”, quello infranto, quello non corrisposto, quello finito. “E poi ci rido su”: sentimenti a suon di indie pop I Caleido cantano la forza, la rabbia, l’amore, la disperazione, l’eroismo e i ricordi, i viaggi e il sesso delle prime volte, in maniera sincera ed elegante, attraverso sonorità decise ma raffinate. Il disco è stato anticipato dal singolo “Chiara”, pubblicato lo scorso 8 febbraio. “Chiara” rappresenta un’adolescente insoddisfatta che cerca di colmare un grande vuoto con un “troppo pieno”, che in realtà non esiste, e che non fa altro che accrescere ciò da cui lei tenta di scappare. Chiara soffre per un “non amore” che, hanno spiegato i Caleido, “non è l’opposto del sentimento in sé, bensì una mancanza costante e dolorosa, un sentimento a sé stante, da cui la ragazza cerca disperatamente di fuggire (in moto) con le lacrime che le bagnano il volto e le mani che le impediscono di vedere il sole che, attorno a lei, continua a splendere. Il dolore, in questi casi, acceca tutto, fa vedere piovoso anche un cielo terso e ogni stimolo esterno diventa sterile ed insignificante”. “Questo è ciò che succede a Chiara, che invano tenta di scappare da un amore non corrisposto che la rincorre, che si ripresenta nella sua mente nonostante rincorra futili sensazioni svestite e stupide amicizie per impiegare il suo tempo, nella speranza che davvero la facciano sentire meglio. Con la voglia di esser sexy per un mondo che non la apprezza e un chewing-gum in bocca, Chiara sancisce il ritorno agli anni ’80, che nell’ultimo periodo son tornati, idealizzati dalla poetica indie-pop, in cui i Caleido facilmente si collocano”, hanno concluso i Caleido. Il brano, tra i più forti dell’album, è accompagnato da un videoclip diretto dalla regista Marta Fonti. Altro pezzo forte del disco, decisamente radiofonico, è il brano d’apertura, “Polaroid”, energico e malinconico allo stesso tempo: la malinconia è quella trasmessa da una polaroid, unico ricordo di una storia ormai finita. “Torno a casa tra i pensieri di una sera/di te resta una Polaroid”. Tutto l’album racconta, come detto, del “Non-Amore”, tranne “Miele”, la seconda traccia – nonché secondo singolo estratto – , un brano dalla melodia trascinante che parla infatti di un amore “in corso”. “E poi ci rido su” rispecchia in pieno le sonorità tipiche dell’indie italiano degli ultimi anni; in particolare, gli arrangiamenti e l’utilizzo massiccio delle tastiere ricordano vagamente lo stile dei Baustelle. La voce e il modo di […]

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Libri

Il guardiano della collina dei ciliegi di Franco Faggiani (Recensione)

Ieri è uscito per Fazi Editore Il guardiano della collina dei ciliegi, il nuovo romanzo di Franco Faggiani, già autore de La manutenzione dei sensi, una delle opere narrative più apprezzate del 2018 da critica e pubblico, che ha ottenuto anche diversi premi. Il guardiano della collina dei ciliegi è ispirato ad una storia vera, quella di Shizo Kanakuri, il maratoneta olimpico giapponese che, dopo una serie di peripezie e avventure straordinarie, ottenne il tempo eccezionale di gara di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti e 20 secondi. Non si tratta tuttavia di una biografia, ma di un romanzo che prende solo spunto da alcuni degli eventi principali della vita del maratoneta. L’autore ha così chiarito la genesi del suo nuovo lavoro: «Qualche anno fa mi sono occupato di una ‘strana’ rivista legata alla corsa. Strana nel formato, nelle immagini – rigorosamente in bianco e nero – nei contenuti e nelle finalità (l’editore riversava i guadagni in opere di solidarietà). Per un numero di quella rivista scrissi un articolo sulle maratone olimpiche. Così, per un primo approccio, andai a “sfogliare” Google per avere qualche notizia generale, e quando arrivai alla classifica della maratona dei Giochi di Stoccolma 1912 vidi che al posto del tempo finale di un atleta giapponese, Shizo Kanakuri, avevano messo un punto interrogativo. Allora andai a cercare in un’altra ‘fonte’ e notai che, nella stessa classifica, il tempo indicato per Shizo era espresso in anni, mesi e giorni e non in ore e minuti. Pensai a una castroneria del redattore, a uno scherzo del computer, a un copia e incolla venuto male. Invece no, era proprio così». «Come mai? Come erano andate le cose? Chi era questo atleta sconosciuto nato alla fine del ‘800 apparso nel firmamento dello sport con luce intermittente, come una stella lontana? – si è chiesto Faggiani. Così, ha proseguito, “partendo da questi intriganti ma vaghi frammenti ho iniziato ad approfondire, a cercare altre ‘tessere’ della vita di Shizo, con l’intento di mettere insieme un puzzle sportivo interessante o, perlomeno insolito». Non potendo attingere ad una grande documentazione riguardo la storia di Shizo Kanakuri – in quanto nei primi del Novecento l’informazione era scarna e i Giochi Olimpici erano più un fatto politico e mondano che sportivo – lo scrittore milanese ha messo in moto la fantasia dando vita ad una narrazione commovente, intensa e delicata che merita davvero di essere letta e metabolizzata. La storia di Shizo: da maratoneta a guardiano della collina dei ciliegi Shizo Kanakuri nasce nel 1891, nel villaggio di Tamana, nel Sud del Giappone. Figlio di un funzionario economico imperiale e di una commerciante di tessuti e spezie, trascorre gran parte dell’adolescenza quasi sempre da solo. La cosa che lo rende più felice è correre tra i boschi e le montagne. L’altra sua grande passione è la botanica. Vorrebbe diventare un esperto di erbe medicinali, piante e spezie, ma il padre si oppone e lo iscrive, a sua insaputa, ai corsi di Economia della Tokyo […]

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Culturalmente

Cosa vedere a Benevento: otto tappe obbligatorie

Cosa vedere a Benevento?  Benevento – chiamata inizialmente Maloenton dai greci, successivamente rinominata dai latini prima Maleventum, poi Beneventum e infine Benevento –  è un comune di 59.789 abitanti che vanta un ricco patrimonio storico-artistico e archeologico. Passeggiando per il capoluogo dell’omonima provincia campana è infatti possibile ammirare la bellezza di diversi monumenti. Simbolo della città è l’Arco di Traiano, uno degli archi trionfali romani con rilievi meglio conservati e per questo candidato ad entrare nella lista dei patrimoni dell’umanità. Già patrimonio dell’umanità è invece la Chiesa di Santa Sofia. Dal giugno 2011 è infatti entrata a far parte della lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, all’interno del sito seriale “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”. Ma vediamo nel dettaglio le principali cose da non perdere se si è in visita a Benevento. Cosa vedere a Benevento? Scopriamolo insieme! Cosa vedere a Benevento: La Chiesa di Santa Sofia e il Duomo Partiamo proprio dalla Chiesa di Santa Sofia, costruzione longobarda che, stando alle fonti, fu iniziata da Ginulfo II e portata a termine dal duca Arechi II nel 762. La Chiesa divenne simbolo della spiritualità del popolo longobardo. Nel 768 ospitò le reliquie di San Mercurio (che attualmente riposano sotto l’altare della cappella destra) e di altri 31 martiri cristiani. Dal punto di vista architettonico l’edificio è di eccezionale interesse. Seppur di modeste dimensioni, si tratta di una chiesa di indubbio fascino per i visitatori, grazie alla sua disposizione che crea suggestivi giochi di prospettive, di luci e di ombre. Essa è costituita da un nucleo centrale formato da un esagono ai cui vertici sono poste sei grandi colonne collegate tra loro attraverso archi su cui si sviluppa la cupola. Attorno all’esagono centrale si trova un secondo anello, decagonale, con due colonne subito dopo l’ingresso e otto pilastri in blocchi di pietra calcarea bianca intercalati da strati di mattoni. Ciascun pilastro è orientato parallelamente alle retrostanti pareti perimetrali, il cui andamento è  circolare nella zona presbiteriale che ospita anche le tre absidi, poi a forma stellare per ritornare di nuovo circolare in corrispondenza del portale d’ingresso. Tuttavia sono gli affreschi presenti nell’edificio a renderlo un piccolo gioiello, in particolare gli affreschi delle absidi. Nelle due absidi laterali ritroviamo elementi superstiti del ciclo pittorico dedicato alle Storie di Cristo. In quella di sinistra è possibile notare stralci di due scene della Storia di San Giovanni Battista: l’Annuncio a Zaccaria della nascita del Battista e il Silenzio di Zaccaria che indica ai fedeli stupefatti di essere rimasto senza parole di fronte all’annuncio dell’Angelo. Tali scene richiamano il testo del primo capitolo del Vangelo di Luca. Nell’abside destra sono invece rappresentate le Storie della Vergine. Da sinistra a destra si riconoscono l’Annunciazione a Maria, con l’angelo che si volge benedicente verso il trono della Vergine, e la Visitazione, con l’abbraccio fra Maria ed Elisabetta. Molto probabilmente questi affreschi furono voluti dallo stesso Arechi II e realizzati da un anonimo artista siro-palestinese entro il 768, anno della tumulazione delle reliquie di San Mercurio. Altri […]

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Teatro

Emanuele Tirelli parla di amore al Caos Teatro

Sabato 6 e domenica 7 aprile è andato in scena lo spettacolo L’amore è bello, l’amore fa schifo (e le donne in Shakespeare) di e con Emanuele Tirelli, ultimo appuntamento della stagione teatrale del CaosTeatro di Villaricca (NA), che chiude così come aveva aperto, con una rappresentazione sull’amore. A lezione d’amore da Emanuele Tirelli L’amore è bello, l’amore fa schifo è una lezione-spettacolo sull’amore. Più che a teatro, infatti, sembra di essere in un’aula didattica. Emanuele Tirelli, autore e giornalista, porta in scena un’interessante lettura del grande sentimento, durante la quale mescola paradossali ed esilaranti vicende personali ai personaggi delle tragedie shakespeariane – con particolare riferimento alle figure femminili minori (Ofelia, Desdemona, Cordelia, Ermione) – e alle riflessioni sul desiderio e sulla coppia di noti filosofi quali Deleuze, Lacan, Nietzsche e Schopenhauer. Ad accompagnare Tirelli sul palco, il musicista Ciro Staro che partecipa alla conversazione con suoni, battute e simpatiche espressioni facciali. Entrambi indossano t-shirt con illustrazioni di Giuseppe Cristiano, tra i più grandi illustratori e storyboard artist d’Europa (ha lavorato, tra le altre cose, a video di Moby, Madonna e Radiohead, e a serie come CSI NY), e curatore della locandina dello spettacolo. Che cos’è l’amore? Come si può definire l’amore e ciò che comporta?  Come si fa a capire se si ama realmente qualcuno? Da questi apparentemente semplici interrogativi e dalla passione per le opere shakespeariane nasce il lavoro di Emanuele Tirelli. Attraverso una chiave diretta e conviviale e con l’ausilio dei personaggi del Bardo, l’autore si avventura nell’ardua impresa di decifrare quell’immenso sentimento che è l’amore. «Tutto – spiega lui – in una dimensione pop. Lo stesso Shakespeare era pop e, al Globe Theater di Londra, del quale era socio e partecipava felicemente agli utili, i suoi spettacoli erano seguiti anche dalla parte economicamente e culturalmente più bassa della popolazione. Oggi, invece, lo consideriamo una materia pienamente comprensibile solo per le persone più colte, con la cultura che non apre alla sua bellezza ma si chiude in sé stessa: un discrimine che si discrimina da solo». Ne scaturisce un’impegnativa, ma al contempo originale e divertente riflessione che conduce ad una sola certezza: l’amore non ha definizioni. È praticamente impossibile arrivare a dare un’unica definizione all’amore. L’amore può condurti in paradiso ma anche scaraventarti all’inferno, può essere meraviglioso o fare schifo; può renderci raggianti e invincibili oppure rappresentare la tragedia più grande e noiosa che ci sia mai capitata.  E chi meglio di Shakespeare, grande drammaturgo, ma in un certo senso anche fine psicologo, ha saputo interpretare le contraddizioni dell’amore? Ecco che Tirelli si sofferma sulle donne delle grandi tragedie del drammaturgo e poeta inglese e sulla loro visione dell’amore. Si parte da Ofelia, uno dei personaggi femminili della tragedia Amleto. La giovane aristocratica ha una visione idilliaca dell’amore, finché non resta delusa da Amleto, il quale rinnegherà i suoi sentimenti per lei, invitandola a chiudersi in convento. Anche Desdemona era innamorata di Otello, fin quando non si rende conto di chi fosse davvero suo marito e muore per […]

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Musica

Ultime canzoni uscite: le novità musicali che devi conoscere

L’inizio del nuovo anno ha visto il ritorno sulla scena musicale, nazionale e internazionale, di diversi artisti. Vediamo insieme alcune delle ultime canzoni uscite in questi primi mesi del 2019. Ultime canzoni uscite: le novità italiane Partiamo dagli artisti di casa nostra e dalle loro ultime canzoni uscite. Diversi artisti del panorama musicale italiano hanno scelto il 15 marzo come data per rilasciare i loro nuovi singoli. Tra questi Dolcenera. La cantautrice pugliese ha pubblicato “Più forte”, brano da lei scritto e  prodotto da NEXT3. Si tratta di “una canzone d’amore – come da lei stessa dichiarato –  che è sempre la più difficile da scrivere perché tanto se ne è scritto”. “L’amore inteso in senso assoluto – ha aggiunto -, un sentimento che non conosce generi, età o altre differenze. Per me è stata una rivelazione pensare che il dolore che proviamo, nascendo da una mancanza di amore, può solo essere vinto, non ci rende migliori come lo fa l’amore. Siamo più forti del dolore… ma soltanto l’amore è più forte di noi”. Dolcenera sperimenta suoni nuovi. Musicalmente parlando, infatti, “Più forte” presenta elementi di novità: il suono del piano si fonde con un accompagnamento cubano e le percussioni e i fiati si mescolano con l’elettronica. Il brano è accompagnato da un video nato in Salento, diretto dal regista Gabriele Surdo e prodotto da Passo 1. “Nel video – come spiegato nel comunicato stampa della Universal Music  – corpi immersi in un liquido amniotico, bianco ed etereo, si animano lentamente e ciascuno con la propria individualità dialoga con l’ambiente circostante in uno stato di grazia, prendendo coscienza e consapevolezza di essere parte del tutto. In un risveglio collettivo la forza dell’amore curva la linea spazio temporale di questo limbo metafisico. Non esistono più orizzonti e confini e ci si ritrova tutti insieme e più forti”. https://www.youtube.com/watch?v=Miux1a9DJV0 Altro artista italiano che ha deciso di rilasciare il suo nuovo singolo il 15 marzo scorso è Fabrizio Moro. “Ho bisogno di credere”, questo il titolo del brano, è disponibile negli store e nelle piattaforme streaming e anticipa l’uscita del decimo album in studio del cantautore romano, “Figli Di Nessuno”, che sarà pubblicato il prossimo 12 aprile, a due anni dal precedente album di inediti, “ Pace”. “Ho bisogno di credere” è stato scritto dallo stesso Fabrizio Moro con la collaborazione di Roberto Cardelli, che si è occupato anche di curare la produzione dell’album.  “La fede è un conduttore fra un dubbio e questo immenso quando il resto perde il senso”, canta Fabrizio Moro, ricordandoci quanto sia importante credere in qualcosa, avere fede, per poter trovare la forza di andare avanti e continuare a camminare nonostante “le ginocchia rotte”. “Credo nelle buche dove sono inciampato, e credo nei giorni in cui ho sbagliato perché ogni mio errore, nel bene e nel male, mi ha reso quello che sono oggi – dice il cantautore romano -, un essere umano con tanti limiti ma, consapevole che nella vita, oltre alla libertà, va ricercata la fede… […]

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Musica

La Governante e il suo nuovo album: Italian Beauty

Si intitola Italian Beauty il nuovo album della band siciliana La Governante che esce oggi, 26 marzo, per La Fabbrica/XXXV ed è distribuito da Artist First. È la seconda fatica discografica del gruppo indie dopo La Nouvelle Stupèfìante, disco pubblicato nel giugno 2015, molto apprezzato da tutta la stampa specializzata e considerato da molti fra i migliori esordi di quell’anno. Italian Beauty: tra cinema, sinth pop e funky Il titolo Italian beauty si rifà chiaramente al film del regista Sam Mendes American beauty (1999), con lo stesso intento di sottolineare la crisi culturale che sta attraversando il nostro paese, il quale – hanno dichiarato i membri della band – «dovrebbe ripartire dai rapporti umani colmando le distanze attraverso le canzoni, le parole, i silenzi. Noi abbiamo provato – hanno concluso – a farlo componendo un inno alla bellezza fatta donna. Quest’inno è Italian Beauty». Il titolo dell’album non è però l’unica citazione cinematografica presente. In un paio di brani del disco, infatti, sono inserite registrazioni di dialoghi di film, tra cui un estratto dell’Eclisse di Michelangelo Antonioni, posto in apertura della seconda traccia dell’album, Le nostre attese ai semafori spenti. Sempre restando in tema di citazioni, saltano all’orecchio anche alcune in francese, infilate in apertura o in chiusura di certi brani, che contribuiscono a rendere ancora più raffinati taluni pezzi, come La fretta inutile, che va annoverata tra le canzoni migliori dell’album per testo e musica. Bella nella sua semplicità e delicatezza. In totale Italian beauty contiene undici tracce che spaziano dall’elettronica al funky. A farla da padrone è l’uso dei sintetizzatori, non mancano tuttavia chitarre malinconiche e sonorità pop-rock. Un ibrido di generi per raccontare l’amore che è il tema principale dell’album. L’uscita di Italian Beauty è stata anticipata dal singolo Sopra la città, accompagnato da un videoclip girato a Johannesburg, la cui regia è stata curata da Michael Rodrigues. Copertina e artwork dell’album sono stati invece affidati al noto artista spagnolo Conrad Roset. Sopra la città è anche il brano d’apertura del disco. Le sue sonorità synth-pop e il ritmo deciso delle batterie lo rendono un pezzo ballabile e evocano molto atmosfere musicali anni Ottanta. Lo scorso 19 marzo il gruppo siciliano ha rilasciato anche un secondo singolo estratto dalla loro nuova fatica discografica; il brano scelto è La Belle Époque, che vede la partecipazione del cantautore The Niro alla voce e alla chitarra. Un brano suggestivo e malinconico, il cui testo – ha dichiarato la band – «costruisce un racconto di una rivoluzione ai piedi di un letto, dove la natura si fonde ai princìpi che ispirarono la Belle Époque francese». Anche in questa canzone ritroviamo dunque “riferimenti francesi”. The Niro però canta il ritornello in inglese. È un brano interessante, a proposito del quale il gruppo ha inoltre dichiarato: «La Belle Époque è una delle prime canzoni nate subito dopo l’uscita del nostro album d’esordio. Sin dai primi provini del brano avevamo inserito un sample di chitarra classica che ricordava molto lo stile di The Niro. […]

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Recensioni

Caravan Teatro presenta LAMINORE al Caos Teatro

Il 23 e il 24 marzo scorsi al Caos Teatro di Villaricca (NA) è andato in scena lo spettacolo LAMINORE della compagnia Caravan Teatro, penultimo appuntamento della stagione teatrale del Caos Teatro. Caravan Teatro e la rivalsa de La Minore Scritta e diretta da Giovanni Del Prete, con Francesca Iovine (scene e costumi di Francesco Felaco, organizzazione a cura di Maria Teresa Monda), la pièce racconta il complesso rapporto tra due sorelle: la maggiore è bravissima in ogni cosa, supera la minore in qualsiasi attività, sportiva e non, e anche nell’amore dei genitori. Questo suscita irritazione e sentimenti di rancore e invidia nella minore. Un giorno però, nel corso di una lezione di piano, il maestro – che ha assegnato il compito di eseguire il valzer di Chopin n. 19 Opera Postuma in La minore – , è costretto ad ammettere che la sorella maggiore lo ha eseguito male. In quell’episodio, che le restituisce una sorella maggiore più “umana”,  la minore intravede la possibilità di primeggiare in qualcosa per la prima volta nella sua vita e decide che quel brano sarà la sua rivalsa nei confronti della sorella. Nel volersi prendere una rivincita la sorella minore però metterà in luce ben altre verità… Una sorella ingombrante “Se non capisci come una donna possa amare teneramente sua sorella e al tempo stesso aver voglia di torcerle il collo, allora probabilmente sei figlio unico”. Questo aforisma della scrittrice statunitense Linda Sunshine descrive perfettamente il rapporto tra sorelle. Chiunque abbia un fratello o una sorella sa bene infatti quanto possano essere insopportabili a volte, ma sa anche che il loro è un legame indissolubile, che l’amore che provano l’uno per l’altro va oltre le distanze e le incomprensioni. Di solito avere una sorella maggiore significa avere una sorta di seconda mamma che protegge e si prende cura dei fratelli e delle sorelle minori, o quantomeno un’amica sincera.  Ma cosa succede invece se la figura della sorella maggiore diventa ingombrante e ciò genera sofferenza nella minore? Questo è proprio il caso della protagonista della storia raccontata dalla compagnia Caravan Teatro, Greta. Ispirandosi alla storia di Caino e Abele, i membri della compagnia hanno deciso di portare in scena la complessità del rapporto tra due sorelle. Perla, la sorella maggiore di Greta, è l’esatto contrario del “prototipo” di sorella maggiore che abbiamo descritto poco più sopra. Tra lei e sua sorella minore c’è distanza. Perla, come detto in precedenza, primeggia in tutto, anche nell’amore dei genitori. Greta tenta di somigliarle, di capire quale sia il suo segreto ma non riesce ad eguagliarla, continua a restare all’ombra della sorella e questo la fa impazzire. “Tra sorelle ci si dovrebbe scambiare i vestiti, i trucchi, uscire insieme, essere complici”, dice Greta. Tutto questo tra lei e la sorella non avviene. Le due sono distanti, come i letti nella loro camera; non c’è dialogo, non c’è complicità. “Un fratello o una sorella non si scelgono, si trovano e si subiscono”, continua. Greta soffre e il suo dolore la […]

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Musica

Riflessioni allo Specchio: intervista agli Orkestrina

Si intitola “Specchio” il nuovo album degli Orkestrina, la band emiliana fondata da Erik Montanari e Davide Massarini nel 2013, protagonista con il brano “La notte giudica” alla finale del Premio Bertoli 2018 che ha visto sfidarsi 8 nuovi cantautori selezionati tra tantissimi concorrenti nelle semifinali. “La notte giudica” è il primo singolo estratto da “Specchio” ed è un inno alla notte, “testimone silente che avvolge e amplifica rivelando certi dolori dell’anima e le ipocrisie dell’uomo”. Perderci e ritrovarci davanti ad uno specchio Pubblicato da Layell Label/iMusician, “Specchio” è il terzo album della band, dopo “Orkestrina MillEmilia” con cui ha esordito nel 2013 e “Lanterna muta” del 2016, suonato tra gli altri con Max Ghiacci e Francesco Moneti dei Modena City Ramblers. Il nuovo disco – contenente 8 brani, tra cui un omaggio al cantautore abruzzese Ivan Graziani – descrive in veste pop/rock “il riflesso, il riverbero, le riflessioni davanti ad uno specchio tanto utile a perderci quanto a ritrovarci”, come dichiarato dagli stessi Erik Montanari e Davide Massarini. Orkestrina: “Liberi di sperimentare” Gli Orkestrina spaziano dal folk al pop/rock, ma non amano le etichette. “Più che un genere –dicono – semplicemente amiamo creare canzoni per chi avrà voglia di ascoltare”. Noi di Eroica Fenice li abbiamo intervistati per conoscerli meglio. Buona lettura! Quando e come nascono gli Orkestrina? Davide: “Io ed Erik ci conosciamo sin da ragazzi. La passione per la musica ci accomuna e ci ha portato ad incontrarci diverse volte, sebbene con progetti differenti, nei vari eventi live che la provincia reggiana offriva negli anni 90. Nel 2011 Erik mi contattò su Facebook. Era un po’ di anni che non ci vedevamo e mi dice: “Davide abbiamo organizzato una partita di calcetto tra musicisti come da ragazzi, ci sei?!”. La partita non l’abbiamo mai fatta però abbiamo registrato tre album”. Quali sono le vostre influenze musicali e da dove traete ispirazione per i vostri testi? Davide: “Non so se ci influenzano. Erik è certamente un estimatore dei Beatles mentre io sono più legato a Nick Drake e David Sylvian… poi ci incontriamo sul cantautorato italiano. I testi nascono spontaneamente dal nostro sentire”. “Specchio” è il vostro terzo album, perché questo titolo e cosa c’è in più in questo lavoro rispetto ai due precedenti? “Ci siamo accorti che “Specchio” è una parola ricorrente in diversi brani del disco. Se ci pensiamo viviamo nell’epoca degli specchi e anche i social sono questo con il rischio di perdersi, confondersi, diventarne dipendenti.  In questo disco abbiamo voluto fare una incursione pop e abbiamo volutamente messo poca fisarmonica anche se dal vivo è sempre presente e tornerà nel prossimo disco, ma ci piace essere liberi di sperimentare… Siamo in cammino”. Il primo singolo estratto dall’album è “La notte giudica”, pezzo che vi ha portato alla finale dell’edizione 2018 del Premio intitolato a Pierangelo Bertoli. Perché avete scelto di presentare proprio questo brano, che è un omaggio alla notte? “Ci pareva tra i brani meglio realizzati del disco. Rappresenta uno spaccato di immagini […]

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Musica

Tuttoècomesembra, intervista agli Stanley Rubik

Tuttoècomesembra è il nuovo album della band romana Stanley Rubik, pubblicato l’11 gennaio per Metratron/INRI. Il disco, contenente 10 tracce (1. Roberto – 2. Agosto – 3. I Mostri Di Bosch – 4. Persona – 5. Kreuzberg – 6. Tempesta – 7. A Cosa Stai Pensando? – 8. Lungo Estese Orbite – 9. Kintsugi – 10. Monolite), è stato anticipato dai video di “Kreuzberg” (premiato al FIM 2018 come miglior videoclip indipendente) e “Agosto”. Chi sono gli Stanley Rubik Nati nel 2013, esordiscono con il loro primo Ep “lapubblicaquiete“, pubblicato per Cosecomuni. Nel 2015 diffondono l’album “Kurtz sta bene”, il primo targato INRI. L’anno seguente vincono il contest “Lunga Attesa” sonorizzando e interpretando il testo del singolo dell’ultimo lavoro dei Marlene Kuntz e aprendo così alcune date importanti dei loro tour. Nel 2019 tornano con il nuovo album “Tuttoècomesembra”, dove – dicono – “ogni cosa è com’è o come ci sembra di aver visto, in un colpo d’occhio, un lapsus visivo”. Tuttoècomesembra è un progetto post-electro, come lo ha definito la stessa band, “un’esperienza immersiva e pervasiva”.  Per saperne di più abbiamo intervistato il gruppo romano. Buona lettura! Intervista agli Stanley Rubik Innanzitutto, per chi ancora non vi conoscesse, chi sono gli Stanley Rubik e perché questo nome? È un gioco di parole, ci sono gli anni ‘80, c’è un rompicapo, c’è la visione di un regista e tutto viene miscelato insieme in questo progetto. Diciamo che di ‘syntetico’ abbiamo solo il suono. Che musica fanno gli Stanley Rubik? Facciamo musica con sintetizzatori, batteria acustica e elettronica, chitarra e voce. Ci definiamo un po’ ironicamente “post-electro” perché puntiamo a fondere elettronica e rock in modi nuovi, ma semplicemente detestiamo in maniera cordiale le definizioni e invitiamo tutti ad ascoltarci per scoprire le nostre sonorità. “Tuttoècomesembra” è il vostro secondo album. Com’è nato questo lavoro e quali sono le novità rispetto al precedente “Kurtz sta bene”? Tuttoècomesembra è un nuovo lavoro più diretto, più elettronico e più scuro rispetto al precedente Kurtz sta bene. Dal primo disco siamo cambiati e anche il nostro set ne ha risentito. Quando sei in giro per live hai modo di definirti e caratterizzarti maggiormente. Questo disco fa parte di un percorso. Penso che la nostra musica sia per ognuno di noi un percorso personale e il cambiamento è alla base della crescita. Quindi questo disco suona diverso perché rifletteva direttamente questa idea di fondo. Perché “Tuttoècomesembra” e perché tutto attaccato? Perché per noi scriverlo attaccato è come pronunciare un mantra per autoconvincerci e convincere che la realtà è così come si presenta. Perfettamente imperfetta. Nel presentare il vostro nuovo lavoro avete specificato: “Non uscirà sotto forma di disco, anche se suonerà lo stesso. Sarà un mazzo di tarocchi”, spieghiamo cosa intendete… Il nostro lavoro è rappresentato da un mazzo di carte. Ogni carta rappresenta un brano del disco con delle illustrazioni visionarie di Ilaria Meli. Attraverso un Qr code integrato nell’immagine è possibile scaricare ogni singola traccia del disco. Le illustrazioni sono la diretta espressione di questa imperfezione che […]

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Musica

Sanremo 2019, la terza serata: tra cantanti, gag e “super” ospiti

Sanremo 2019, la terza serata: com’è andata? Superata l’emozione del debutto e archiviata la seconda serata, il Festival di Sanremo 2019 prosegue con la terza serata. Nonostante il calo di ascolti ed un ritmo più lento rispetto allo scorso anno, la kermesse canora resta comunque seguitissima e, in un modo o nell’altro, riesce a far parlare di sé, soprattutto sui social. Da Twitter a Facebook, infatti, gli utenti non perdono occasione per commentare e ironizzare su quanto accade nel corso delle serate festivaliere. Anche la terza serata ha riservato momenti top e momenti down, creando spunti di discussione. In scena gli altri 12 cantanti in gara e tanti ospiti. Sanremo 2019, la terza serata: il resoconto La terza serata della 69° edizione del Festival di Sanremo si apre sulle note di “Viva l’Inghilterra”, brano del 1973 di Claudio Baglioni. Il direttore artistico si esibisce sul palco dell’Ariston attorniato dal corpo di ballo in abiti scozzesi. Subito dopo Baglioni introduce i suoi compagni di viaggio, Claudio Bisio e Virginia Raffaele,  che definisce rispettivamente The King e The Queen. Dopo aver ricordato il regolamento con un siparietto non indispensabile e aver aperto il televoto, il trio di conduttori dà il via alla gara. Il primo ad esibirsi è il giovane Mahmood in gara con il brano “Soldi”, scritto in collaborazione con Charlie Charles e Dardust.  La canzone parla di come i soldi possano cambiare i rapporti all’interno di una famiglia; racconta di una figura paterna concentrata più sui soldi che sull’affetto. Musicalmente parlando, il pezzo più contemporaneo di questa edizione del festival. A seguire Bisio, che continua ad indossare giacche di dubbio gusto, annuncia l’esibizione del secondo cantante in gara, Enrico Nigiotti con “Nonno Hollywood”, un brano che il cantautore livornese ha dedicato al nonno recentemente scomparso. A brani dedicati alla figura della madre o del padre eravamo già abituati, mentre per la prima volta dal palco dell’Ariston viene presentato un brano dedicato alla figura del nonno. Un pezzo molto personale, ma coinvolgente. Nigiotti si esibisce con grinta e passione (forse troppa, ma è emotivamente coinvolto, quindi capiamo) e commuove. La platea apprezza e gli tributa un lungo applauso. Ci permettiamo però di muovere una critica al suo look: Enrico, cambia pettinatura! Claudio Bisio torna sul palco con un grammofono trovato nel backstage dell’Ariston. «Forse i più giovani non sanno neanche cosa sia – dice – mentre i più vecchi avranno un effetto nostalgia», poi lo accende; a questo punto entra in scena Virginia Raffaele che con la sua voce dà vita al grammofono,  intonando la famosa “Mamma”: il giradischi s’inceppa, si spegne, si riaccende, accelera la velocità. In questi numeri, che esaltano la sua bravura, ritroviamo la vera Virginia Raffaele, che in questo Festival appare troppo costretta in vesti non sue. E’ il momento del primo superospite della serata, il grande Antonello Venditti che, seduto al pianoforte, canta uno dei pezzi più belli della sua discografia “Sotto il segno dei pesci”. Dalla platea lo raggiunge Baglioni; dopo aver raccontato qualche aneddoto – […]

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Musica

Gruppi anni 80, la musica che non passa mai di moda

La storia della musica è ricca di artisti e canzoni che hanno segnato un’epoca. Alcune epoche restano però più di altre impresse nella memoria, è il caso dei favolosi anni 80.  Possiamo infatti affermare senza indugio che, soprattutto dal punto di vista musicale, questo decennio ha lasciato il segno in quanto ha visto emergere ed affermarsi numerosi musicisti divenuti poi icone a livello mondiale; in particolare molte band, alcune ancora in voga oggi. Impossibile nominarle tutte, ma proviamo qui a proporre una selezione dei gruppi anni 80 che più hanno fatto parlare di sé. Cosa resterà di questi anni 80 (e della musica anni 80)? Sul finire degli anni ’80, in una sua famosa canzone, Raf si chiedeva cosa sarebbe rimasto di questo decennio. Sotto il profilo musicale questo decennio ha lasciato decisamente molto. Erano gli anni dell’esplosione della musica new wave. Una “nuova onda” musicale andava affermandosi con la nascita di innumerevoli gruppi, passati poi alla storia. Come non ricordare ad esempio gli Eurythmics, il duo britannico formato da Annie Lennox e dal chitarrista e polistrumentista David A. Stewart – attivo dal 1980 al 1989 e, successivamente, dal 1999 al 2005 – che insieme ad altri nomi importanti hanno definito la scena synth pop. Gli Eurythmics pubblicarono il loro primo album nel 1981, ma raggiunsero l’apice del successo solo nel 1983 con il singolo Sweet Dreams (Are Made of This), estratto dall’omonimo album. Seguirono altre hit come Here Comes the rain again – contenuta nel disco Touch, uscito sempre nel 1983 – che consacrarono definitivamente il duo. Il quarto album, Be Yourself Tonight, pubblicato nel 1985, seppur meno innovativo rispetto ai precedenti, dominò le classifiche anglofone, grazie soprattutto ai singoli Would I Lie To You? (top 5 in USA), There Must Be an Angel (Playing with My Heart) (con Stevie Wonder all’armonica), It’s Alright (Baby’s Coming Back) e Sisters Are Doin’ It For Themselves, con Aretha Franklin. In seguito alla pubblicazione di altri tre album Revenge (1986), Savage (1987) e We Too Are One del 1989, gli Eurythmics si separano; una pausa durata circa dieci anni. Dopo una parentesi da solista, la Lennox si riunisce con Stewart nel 1999 in occasione dei Brit Awards, dove ricevettero il premio alla carriera e si esibirono per la prima volta insieme dopo anni. Seguì la pubblicazione di un nuovo album, Peace, preceduto dal singolo I Saved the World Today, che segnò il ritorno del duo nella top ten degli album più venduti nel Regno Unito. Peace è stato l’ultimo album di inediti degli Eurythmics. A parte le raccolte Ultimate Collection e Boxed, uscite nel 2005, infatti,  da allora Annie Lennox e Dave Stewart  non hanno più collaborato insieme a progetti discografici. Sempre restando nell’ambito del  synth pop, negli anni 80, tra gli altri, si distinsero i norvegesi A-ha. Formatisi nel 1982, salirono alla ribalta qualche anno più tardi,  nel 1985, col brano Take on Me, di cui si ricorda anche il videoclip animato, diretto da Steve Barron. Gli A-ha hanno venduto oltre 100 milioni di dischi e, dopo gli svedesi […]

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Libri

Essere campioni è un dettaglio, Paolo Bruschi racconta il Novecento

Essere campioni è un dettaglio – Storia del XX secolo tra sport e società è un libro di Paolo Bruschi, edito lo scorso novembre da Scatole Parlanti. Il volume, suddiviso in sei sezioni, ripercorre la storia del Novecento attraverso il racconto di vicende sportive e umane, colte in relazione al loro contesto storico, sociale e culturale. Ogni unità del libro riporta fasi storiche cruciali del secolo scorso: le guerre mondiali, le dittature;  il processo di emancipazione della donna; la lotta per l’affermazione dei diritti politici e civili degli afro-americani; il periodo fascista in Italia; il fenomeno dell’emigrazione, fino ad arrivare all’inizio degli anni ’80. Mediante la descrizione di fatti sportivi più o meno conosciuti, Bruschi crea un interessante intreccio tra storia e sport. L’autore si serve di figure sportive che con le loro gesta hanno in qualche modo scritto la storia: dai calciatori che si sono opposti alle dittature alle battaglie degli atleti afroamericani, passando per le prime rappresentanti dello sport femminile e le loro lotte per affermarsi. Lo sport come motore del cambiamento “Essere campioni è un dettaglio – Storia del XX secolo tra sport e società” prende vita da un progetto didattico che l’autore da qualche anno porta in giro per le scuole della provincia di Firenze, primarie, medie e superiori, con l’obiettivo di tentare di illustrare al meglio il XX secolo. Chiaro che Bruschi abbia dovuto operare una scelta sui temi da includere nel volume che ha di conseguenza comportato l’esclusione di altre tematiche altrettanto importanti, ma che avrebbero reso il testo, già corposo, maggiormente pesante. Il libro, come spiega nella prefazione Sergio Giuntini (membro del consiglio direttivo della Società Italiana di Storia dello Sport), è “una proposta di lettura e di approfondimento che merita di venire suggerita e praticata, dalla scuola media superiore ai corsi di laurea in Scienze Motorie. Ma pure, a ogni livello, a tutti i veri amanti e studiosi del fenomeno sportivo novecentesco.” Il titolo “Essere campioni è un dettaglio” si rifà al motto adottato dalla Democracia Corinthiana di  Sócrates, la squadra che tra la fine degli anni ’70 e i primi ’80 del secolo scorso riuscì ad opporsi alla dittatura che vigeva in Brasile grazie al gioco del calcio. Erano anni di fermento, il regime militare non lasciava spazio alla libertà politica e di espressione. Il Corinthians, storicamente vicino al partito dei lavoratori, portò quella libertà, fino ad allora negata, sul terreno di gioco. Lo slogan della squadra era: vincere o perdere, ma sempre con democrazia. In occasione delle elezioni statali e municipali del 1982 i calciatori diedero un segnale importante alla nazione: ogni membro della squadra votò in modo imparziale, compresi i magazzinieri. Ciò che contava è che la popolazione tornasse a votare in modo libero. Un grande esempio di democrazia applicata al calcio. Tuttavia, Bruschi, attraverso le pagine del suo libro, ci ricorda come la democrazia e la conquista dei diritti passino necessariamente anche da sconfitte e da grandi lotte. Oltre ad esempi sportivi positivi, l’autore empolese riporta anche episodi […]

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Recensioni

Compagnia Vulìe Teatro debutta al Caos Teatro con Hip Op

Sabato 12 e domenica 13 gennaio è andato in scena al Caos Teatro di Villaricca (NA) il debutto assoluto di Hip Op, uno spettacolo presentato dalla Compagnia Vulìe Teatro. Scritto da Marina Cioppa e Antimo Navarra, diretto e interpretato da Michele Brasilio (aiuto regia Stefania Remino e luci curate da Alessandro Benedetti), Hip Op è un monologo che ha come protagonista Marco, un trentenne e la sua fobia: l’hippopotomonstrosesquipedaliofobia (comunemente nota come Sesquipedaliofobia), la paura di pronunciare e scrivere le parole troppo lunghe. Un uomo e la sua fobia A causa della sua ossessione il protagonista della storia non riesce a pronunciare parole formate da più di nove lettere e ciò lo ha portato a modificare negli anni la sua vita, adattandola alla sua fobia, e a evitare di raccontarla. Marco prepara discorsi per ogni occasione e rifugge legami forti e duraturi. Si convince di dover far scorrere gli eventi secondo un ordine prestabilito. La paura delle parole lunghe condiziona a tal punto la sua vita che evita tutte le occasioni in cui si parla troppo: scappa da colazioni, pranzi e cene con amici, non canta ai concerti, non invita amici a casa, non legge a voce alta, non intrattiene lunghe conversazioni al telefono, non accetta imprevisti e così via. Marco vive da solo, fa il casellante in autostrada e ha la casa piena di scatoloni contenenti discorsi già pronti per ogni evenienza. Una delle poche cose che ama fare è andare al cinema, dove si parla poco, e ci va spesso col suo migliore amico, Andrea, che rappresenta il suo opposto, in quanto è spigliato e ha successo con le donne. Al contrario Marco non è proprio quello che suol dirsi un seduttore, pertanto si fida dei consigli di Andrea, più esperto di lui. Ad uno speed date Marco conosce Laura, che diventerà la sua fidanzata. Né Laura né Andrea però sanno del suo segreto. Il trentenne vive le sue relazioni nascondendosi dietro a parole già scelte, e questo lo porta ad allontanare anche le persone a cui tiene, a cominciare proprio dal suo amico Andrea che, dopo i suoi continui rifiuti, si allontana progressivamente. Anche Laura fa lo stesso, desidererebbe una convivenza ma Marco ha paura e quindi resta solo con la sua fobia e il timore di sentirsi giudicato se dovesse raccontarla. La Compagnia Vulìe Teatro porta in scena le paure degli esseri umani Hip Op è un viaggio tra le paure di un essere umano che teme il giudizio degli altri. Uno spettacolo intelligente e coinvolgente che nasce dalla volontà della Compagnia Vulìe Teatro di raccontare un frammento di mente umana. La scelta è ricaduta sulle fobie. La fobia delle parole lunghe è solo uno spunto per riflettere sulle paure che attanagliano l’essere umano a tal punto da condizionarne l’esistenza. Per quanto l’ossessione di Marco possa sembrare bizzarra è facile che lo spettatore si identifichi con lui e le sue angosce. Ogni persona ha infatti almeno una fobia che tiene ben nascosta e ha paura di […]

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Musica

Ferruccio Quercetti debutta come solista: Almost Mine

Recensione del concept album di Ferruccio Quercetti, Almost Mine: The Unexpected Rise and Sudden Demise of Fernando (Part 1) Ferruccio Quercetti, – da più di vent’anni chitarrista e cantante della band blues/punk/noise bolognese dei Cut – ha debuttato come solista (sotto lo pseudonimo di Ferro Solo) con l’abum Almost Mine: The Unexpected Rise and Sudden Demise of Fernando (Part 1), pubblicato in digitale, cd e vinile lo scorso 9 Novembre su RIFF Records   e Fernando Dischi e supportato da Area Pirata e Deambula Records. Almost Mine è la prima parte di un concept narrativo sviluppato su diverse uscite. Il disco contiene dodici tracce, dalle sonorità rock ’n’ roll e post punk con venature folk e blues, spalmate su 37 minuti e 57. Diverse le collaborazioni di cui si è avvalso Ferruccio Quercetti per questo suo esordio da solista: dai Giuda di Roma al gran completo (in He Spies) a Sergio Carlini (Three Second Kiss), Andrea Rovacchi (Julie’s Haircut), Riccardo Frabetti (Chow), Luca Giovanardi (Julie’s Haircut), Ulisse Tramalloni (Julie’s Haircut) . Da anni sulla scena musicale con i Cult, Quercetti ha così spiegato la sua scelta di pubblicare un album da solista: «Provare a difendermi dal mondo, dagli altri e soprattutto da me stesso con il primitivo arsenale espressivo di cui dispongo è quello che faccio più o meno da sempre. Per questo fine la mia arma preferita è sempre stata la musica, o meglio il rock and roll, nelle sue varie forme e accezioni, suonato un po’ come mi viene. Negli ultimi anni, ispirato da alcune vicende private piuttosto intense, ho ricominciato a scrivere canzoni con la chitarra acustica, come facevo da ragazzino, quando non avevo nessun altro con cui suonare. In breve le canzoni sono diventate tante e ho iniziato a suonarle dal vivo e a registrarne qualcuna sotto lo pseudonimo di Ferro Solo. Poco dopo ho iniziato a coinvolgere degli amici che mi hanno permesso di dare ai pezzi una veste sonora sicuramente più interessante di qualsiasi cosa che mi sarei potuto inventare io ed ecco come siamo arrivati a quello che potete ascoltare su Almost Mine». Ferro Solo e le avventure di Fernando In Almost Mine Ferro Solo racconta le avventure del suo alter ego, Fernando. L’album è un vero e proprio concentrato di energia distribuita in modo eterogeneo. Nel disco confluiscono le varie influenze che l’artista bolognese ha “raccolto” in decenni di carriera musicale. Un disco appassionato nel quale emerge l’anima rock dell’artista bolognese. Come accennato sopra e, come si intuisce dal titolo, questo disco costituisce solo la prima parte di un progetto più ampio, sviluppato su diverse uscite. Le canzoni sono collegate da una continuità narrativa e, a quanto pare, il secondo capitolo delle avventure di Fernando è già pronto e aspetta solo di essere pubblicato. D’altronde, lo stesso autore, parlando del disco, ha confermato che Almost Mine è solo la prima parte del suo concept album: «Benvenuti alla prima parte di Almost Mine: The Unexpected Rise and Sudden Demise of Fernando. Queste canzoni vengono da un luogo molto oscuro, talmente oscuro che sono riuscito raccontarlo solo vestendo i panni di qualcun altro. Attenzione però: la […]

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Recensioni

Caos Teatro, Murìcena Teatro porta in scena “Laura”

Ieri sera al Caos Teatro di Villaricca l’associazione teatrale indipendente Murìcena Teatro ha portato in scena la replica di Laura, spettacolo adattato e diretto da Fulvio Sacco, che è anche interprete insieme a Raffaele Parisi. Una storia semplice che ha come protagonisti due personaggi totalmente opposti che si ritrovano a parlare di tematiche universali, come l’amore. La pièce è liberamente tratta da “Notte degli uomini” di Jean Bernard–Luc, un testo risalente agli anni ’50, ma ancora attualissimo. L’adattamento è stato ispirato dai recenti episodi di terrorismo che hanno interessato in modo particolare l’Europa. Stasera, alle ore 19, sempre al Caos Teatro,  è prevista una seconda replica. Laura: la trama Siamo in una metropoli non identificata, tra circa quindici anni, sullo sfondo lo scoppio di un’imminente guerra che ancora non conosciamo, ma che fa già tanta paura: due personaggi si incontrano casualmente in un appartamento. Si tratta di Enrico, il padrone di casa, scrittore di successo famoso per le sue ideologie e i suoi romanzi amorosi, e di Riccardo, rampollo di ricca famiglia, a cui importa nient’altro che non riguardi lui e sua moglie Laura. E’ proprio quest’ultima il motivo dell’incontro tra i due. Riccardo bussa alla porta di Enrico cercando riparo dalle bombe che fuori esplodono all’impazzata, ma Ric è lì soprattutto perché ha scoperto che Enrico è l’amante di Laura, la quale sembra ora sparita nel nulla. Che fine ha fatto Laura? Sarà forse morta? Ha un altro uomo? Tutto quello che ha lasciato è una lettera indirizzata ad Enrico… “Ognuno ha la sua guerra”   Lo spettacolo racconta in parallelo due tragedie: quella collettiva dovuta alla guerra e al terrorismo e quella che si consuma all’interno dell’appartamento, un dramma intimo e ricco di colpi di scena che costringe i due protagonisti a vivere profondi sconvolgimenti esistenziali ai quali è impossibile sfuggire. La discussione tra i due uomini si anima fino ad assumere risvolti drammatici. “Due uomini che amano la stessa donna sono due nemici e lo restano”. La vicenda si svolge in uno spazio chiuso, metafisico, circondato da rumori esterni di continuo pericolo. Ottima l’interpretazione dei due giovani attori che trasmettono tutta l’intensità e la drammaticità della storia. Pochi ma essenziali gli elementi di scena, a cura di Mauro Rea: due telefonini, una pistola e, soprattutto una finestra, dalla quale spiare ciò che avviene all’esterno. La scena è vuota; la porta d’ingresso dell’abitazione non si vede; solo grandi tende nere tirate, nel fondo, e una tendina alla finestra, necessarie per dare un aspetto completamente chiuso e soprattutto raccolto. Ad accompagnare (e ad interrompere) il dialogo tra i due bravi protagonisti, solo i rumori e le voci provenienti dall’esterno. Murìcena Teatro porta in scena la paura del terrorismo Enrico e Riccardo sono due uomini totalmente diversi che ad un certo punto, senza una reale motivazione, si trovano insieme. E’ davvero solo Laura ad unire le storie dei due protagonisti? Come accennato in precedenza, l’atto teatrale è stato ispirato dalle vicende legate al terrorismo, In particolare, come spiegato dallo stesso Fulvio Sacco, è stata la […]

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