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Eroica Fenice

Notizie curiose

Towel Day, cos’è e perché si festeggia?

Il 25 maggio in tutto il mondo si festeggia il Towel Day, ossia la giornata dell’asciugamano. Di cosa si tratta e perché è nata? Scopriamolo insieme! Che cos’è il Towel day? Celebrato per la prima volta il 25 maggio del 2001, due settimane dopo la morte dello scrittore britannico Douglas Adams, il Towel day è nato da un’iniziativa dei fan dell’autore del romanzo di fantascienza umoristica “Guida galattica per autostoppisti”. L’asciugamano è un accessorio considerato fondamentale in tutti i romanzi della serie e per questo ogni anno i fan dell’autore di tutto il mondo si riuniscono e indossano un asciugamano per tutto il giorno. “Guida galattica per autostoppisti”: l’importanza dell’asciugamano Come si legge nel romanzo più famoso di Douglas Adams, “Guida galattica per autostoppisti”, pubblicato per la prima volta nel 1979, l’asciugamano è “l’oggetto più utile che un autostoppista galattico possa avere”, in quanto consente di coprirsi e stare al caldo quando si attraversano “i freddi satelliti di Jaglan Beta”; ci si può sdraiare sopra sulle spiagge di marmo di Santraginus V; si può usare come letto per dormire sul “mondo deserto di Kakrafoon sotto le stelle rossastre” o ancora lo si può usare “come vela di una mini-zattera” per seguire il “lento corso del pigro fiume Falena”. Infine, si legge nel romanzo di Adams, l’asciugamano è anche un’ottima arma da combattimento, in quanto nel momento in cui viene avvolto intorno alla testa allontana i vapori nocivi ed è utile per segnalare delle emergenze: “Potete bagnarlo per usarlo in un combattimento corpo a corpo; potete avvolgervelo intorno alla testa per allontanare vapori nocivi o per evitare lo sguardo della Vorace Bestia Bugblatta di Traal (un animale abominevolmente stupido, che pensa che se voi non lo vedete nemmeno lui possa vedere voi: è matto da legare, ma molto, molto vorace); infine potete usare il vostro asciugamano per fare segnalazioni in caso di emergenza e, se è ancora abbastanza pulito, per asciugarvi, naturalmente”. Nel suo romanzo di maggior successo Adams parla inoltre di “immensa utilità psicologica” dell’asciugamano. “Per una qualche ragione – scrive l’autore inglese- se un figo (figo = non–autostoppista) scopre che un autostoppista ha con sé l’asciugamano, riterrà automaticamente che abbia con sé anche lo spazzolino da denti, la spugnetta per il viso, il sapone, la scatola di biscotti, la borraccia, la bussola, la carta geografica, il gomitolo di spago, lo spray contro le zanzare, l’equipaggiamento da pioggia, la tuta spaziale, ecc. ecc. E dunque il figo molto volentieri si sentirà disposto a prestare all’autostoppista qualsiasi articolo di quelli menzionati (o una dozzina di altri non menzionati) che l’autostoppista eventualmente abbia perso. Il figo infatti pensa che un uomo che abbia girato in lungo e in largo per la galassia in autostop, adattandosi a percorrerne i meandri nelle più disagevoli condizioni e a lottare contro terribili ostacoli, vincendoli, e che dimostri alla fine di sapere dov’è il suo asciugamano, sia chiaramente un uomo degno di considerazione”. “Guida galattica per gli autostoppisti è l’adattamento di una serie radiofonica britannica andata in […]

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Culturalmente

La colazione sull’erba, l’opera di Manet che fece scandalo

La storia dell’arte è ricca di opere che hanno fatto discutere pubblico e critica, generando scandalo. Tra queste rientra il dipinto a olio su tela realizzato tra il 1862 e il 1863 dal pittore parigino Édouard Manet, Le déjeuner sur l’herbe (La colazione sull’erba). L’esposizione dell’opera, oggi conservata al Musée d’Orsay di Parigi, generò scalpore per la presenza di un nudo femminile e di borghesi abbigliati con abiti contemporanei. Questo dipinto ha tuttavia influenzato lo stile dei futuri impressionisti. Approfondiamone la storia. La colazione sull’erba: il soggetto Il famoso dipinto di Manet ritrae due uomini e una donna che nel corso di una passeggiata si sono fermati nel bosco per riposarsi. La donna posta in primo piano è completamente nuda e siede sull’erba al cospetto dei due uomini borghesi in abito scuro. Lo sguardo della donna è rivolto sfrontatamente verso l’osservatore; il suo braccio destro è sollevato verso il viso ed appoggiato sulle gambe raccolte. Dietro di lei c’è un uomo seduto con un’espressione pensierosa. L’altro uomo è invece disteso con la gamba sinistra verso la donna e il ginocchio destro piegato e tiene nella mano sinistra un bastone da passeggio. Nell’angolo a sinistra della tela sono rappresentati, sotto forma di natura morta, i resti del pranzo: si vede un cestino, poggiato sugli abiti femminili, contenente qualche frutto e del pane. In secondo piano si vede poi un’altra donna in sottoveste che si sta bagnando le gambe nel fiume. A destra vi è una barchetta posata a riva. Tra gli alberi al centro, invece, si intravede il paesaggio in lontananza e tra i rami un uccellino che aleggia in alto. Si sa che per le figure femminili del quadro fece da modella Victorine Meurent, un’operaia di Montmartre all’epoca diciannovenne, mentre per i due uomini in primo piano Manet si ispirò al fratello Gustav e al cognato (in primo piano), lo scultore olandese Ferdinand Leenhoff. A cosa s’ispirò Manet? Siamo nel pieno dell’800, Manet è un pittore in erba, ha già qualche incarico tra le mani ed è sempre pronto a sperimentare qualcosa di nuovo. Ama studiare i grandi maestri del passato, in particolare Rembrandt, tanto che si è recato nei Paesi Bassi per analizzare da vicino i suoi capolavori e scoprire i segreti del suo talento. Proprio mentre si trova qui, gli viene l’intuizione per l’opera che realizzerà qualche tempo dopo, per la quale si lascia ispirare anche da “Concerto campestre” (1509-10) di Tiziano e da alcune stampe cinquecentesche del pittore veneziano Marcantonio Raimondi (1482 ca.-1534), a loro volta tratte dal “Giudizio di Paride” (1515-16) di Raffaello, stravolgendo tuttavia questi modelli. E’ un giorno dell’agosto del 1862, Manet si trova ad Argentuil, in Francia. Qui vede alcune ragazze nuotare nella Senna e decide di ambientare l’opera che aveva in mente in quel luogo. Lo scandalo Dopo un anno intero di lavoro, Manet, pur essendo consapevole che non tutti avrebbero compreso il suo dipinto, candida La colazione sull’erba al Salon del 1863, accettando di sottomettersi al giudizio della commissione chiamata a […]

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Libri

Mai guardarsi indietro, un libro di Margaret Storm Jameson

“Mai guardarsi indietro” è un romanzo della giornalista e scrittrice inglese Margaret Storm Jameson. Pubblicato per la prima volta nel 1936 a Londra, è l’ultimo capitolo – dopo “Company Parade” e “Amore a prima vista” – della trilogia “Lo specchio del Buio”, la saga manifesto dell’emancipazione femminile, oggi più attuale che mai. La protagonista del romanzo è Hervey Russell – già presente in altri tre libri dell’autrice inglese scomparsa nel 1986 -, una donna coraggiosa, fiera e indipendente, con un carattere forte e deciso, che porta avanti con passione le sue battaglie; le stesse che, quasi un secolo dopo, si trovano ancora ad affrontare le donne del Terzo Millennio. Un romanzo che risulta estremamente attuale e per questo la casa editrice Fazi ha voluto pubblicarlo a marzo 2021 (per la prima volta in Italia), inserendolo nella collana “Le strade”. Il titolo originale è “None Turn Back”, la traduzione in italiano è a cura di Velia Februari. La trama del romanzo di Margaret Storm Jameson Siamo nel 1926, è maggio e a Londra si respira un’aria di cambiamento e speranza, ma anche di grande instabilità. Hervey Russell, 32 anni, insieme al secondo marito, Nicholas Roxby, sposato da poco, e al loro figlio Richard, si è trasferita fuori città. Il dolore all’addome che la perseguita da otto anni è sintomo di un tumore all’utero e presto dovrà essere operata. Nonostante non riesca ad essere completamente serena, Hervey non si dà per vinta e continua a vivere con passione, portando avanti le sue battaglie. Riesce ad ottenere la possibilità di un buon lavoro per suo marito, caduto in rovina, persuadendo il signor Marcel Cohen, proprietario di un importante negozio di antiquariato, ad affidargli la gestione dell’attività. Inoltre, vede concretizzarsi i progetti che ha portato avanti assieme al comitato per lo sciopero generale. Ben presto le strade di Londra vengono invase da uomini e donne di qualsiasi orientamento politico ed estrazione sociale che manifestano per chiedere a gran voce quelle riforme democratiche necessarie per la moderna nazione inglese. Dovrebbe essere soddisfatta per gli obiettivi raggiunti, ma la data dell’operazione si avvicina e dubbi e paure iniziano ad assalirla. Intanto, il clima di tensione sociale si fa sempre più forte. In piazza scendono proprio tutti: comunisti e fascisti, operai e piccoli proprietari, suffragette ed esponenti dei movimenti per i diritti civili. Tuttavia, quella fiumana di persone che chiede riforme dovrà scontrarsi con chi vuole mantenere lo status quo, chi ha denaro e potere e se ne infischia dei diritti del popolo. “Mai guardarsi indietro”: un viaggio nell’Inghilterra degli anni ‘20 Non importa se non avete letto i primi due volumi della trilogia con protagonista Hervey Russell, riuscirete lo stesso a cogliere lo spirito del personaggio abilmente costruito da Margaret Storm Jameson, ma soprattutto ad immergervi nella storia proposta dalla scrittrice inglese. L’autrice – prima donna a laurearsi in inglese all’Università di Leeds e a diventare presidente della British Section of International Pen – “trascina” il lettore negli anni ’20 del secolo scorso, raccontando con grande […]

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Musica

Disco Zodiac, Retro Pop è l’album di debutto

“Retro Pop” è il titolo del primo album della band romana Disco Zodiac, uscito il 27 gennaio scorso, disponibile in digital download e su tutte le piattaforme streaming. Il retro-pop dei Disco Zodiac Il disco, registrato allo Studionero di Roma e prodotto da Marta Venturini (già produttrice insieme a Niccolò Contessa di “Manistream” di Calcutta), si compone di dieci brani dalle sonorità varie – attuali ma dal sapore vintage, con richiami agli anni ’60-‘80 -, che hanno il pop come unico filo conduttore. Più precisamente, i Disco Zodiac amano definirsi retro-pop, da qui il titolo dell’album. Una definizione azzeccata visto che le loro canzoni hanno un sound piuttosto nostalgico. Il loro primo lavoro discografico unisce infatti lo spirito del cantautorato italiano al pop più moderno, richiamando suoni retrò. A tal proposito la band romana ha dichiarato: “Avevamo voglia di nuove atmosfere, di un linguaggio più semplice e suoni “gommosi”. Così ce ne siamo fregati delle sonorità del momento, delle hit e della trap per creare qualcosa in cui credere, cercando semplicemente di divertirci e di farci ispirare dai vecchi cantautori italiani”. “Se non fosse stato per Marta Venturini tutto questo non sarebbe stato possibile, insieme a lei il concetto di “retro pop” ha preso vita nella nostra mente e poi nel nostro disco”, ha aggiunto. Un album a cui i Disco Zodiac hanno lavorato molto a lungo. “È stato un percorso lungo e faticoso, soprattutto durante il lockdown, ma non ci siamo mai fermati”, hanno raccontato. Il risultato è un lavoro ben fatto e gradevole all’ascolto. Retro pop, per testi e musica, risulta di presa immediata e non stanca l’ascoltatore. Dieci brani freschi e radiofonici, i cui ritornelli, accompagnati da ritmi funk, sfumature dance ed elettroniche, restano in testa già dopo il primo ascolto. Dieci canzoni d’amore che rimandano ad atmosfere romantiche e nostalgiche. Le tracce del disco Come singolo di lancio del loro primo album, i Disco Zodiac hanno scelto “Cosmonauti”, il brano che apre il disco. Una canzone dalla melodia semplice e dal ritornello potente che invita a riflettere sui nostri limiti e sulla voglia di superarli, fuggendo da tutte le paranoie e dai giudizi che spesso ci circondano. Il brano, come ha spiegato la band, è nato “un po’ per gioco”. “Volevamo provare a scrivere un singolo per qualcun altro e ci siamo allontanati dalla nostra quotidianità per buttare giù il testo. Abbiamo immaginato di essere più grandi dell’età che abbiamo lasciandoci ispirare da cantautori come Raf e Luca Carboni. Alla fine è venuta fuori una canzone super pop al punto che abbiamo fatto le corse per inserirla nell’album già praticamente finito”, riferiscono i Disco Zodiac. Prima ancora di “Cosmonauti”, però, il gruppo aveva già pubblicato, nel 2019, i seguenti brani: “Passano i secondi”, una ballata d’amore dal testo semplice e dal riff immediato; “Vino”, un pezzo di stampo anni ’80 che resta subito in testa, e “Platino”, il brano posto a chiusura dell’album. Una canzone, quest’ultima, dal ritmo lento e dall’atmosfera intima e onirica, in merito alla […]

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Altri

Idee di riciclo creativo a Natale: addobbi fai da te

Il periodo natalizio è l’ideale per accendere la creatività. Anziché spendere soldi per acquistare nuove decorazioni per la propria casa, è possibile creare addobbi fai da te riciclando gli oggetti più disparati. Una scelta economica e divertente allo stesso tempo. Di seguito tante idee di riciclo creativo da copiare. Palline di Natale e pupazzi di neve con lampadine Cominciamo da una simpatica idea per decorare l’albero di Natale. È possibile creare delle palline o dei pupazzi di neve, riciclando vecchie lampadine. Vi occorreranno: lampadine, uno scovolino, della vernice per vetro, colla vinilica e colla a caldo, brillantini. Come procedere? Per realizzare una semplice pallina, si può dipingere la lampadina di un colore natalizio, ad esempio verde, rosso o bianco. La base a vite della lampadina può essere poi verniciata di un altro colore, per esempio dorato. Una volta che la vernice è asciutta, si può ricoprire di colla vinilica la base della lampadina appena dipinta e cospargerla di brillantini. Successivamente, potete decorare la vostra pallina con lo scovolino argentato o dorato. Infine, sempre con lo scovolino, create un occhiello e attaccatelo alla base a vite della lampadina con la colla a caldo, vi servirà per poterla appendere all’albero. Se invece volete realizzare un personaggio, ad esempio una renna, dopo aver dipinto di marrone la vostra lampadina, usate lo scovolino per fare le corna, che attaccherete sul retro della base a vite della lampadina. Sul davanti attaccate il naso rosso e gli occhi. Per realizzare un pupazzo di neve, invece, dopo aver verniciato di bianco la lampadina, fate il naso con un pezzo di scovolino. Per riprodurre gli occhi e i bottoni potete incollare dei cerchietti di cartone nero. Sempre con un pezzo di cartone nero, realizzate il cilindro del vostro pupazzo, da incollare intorno alla base a vite della lampadina. Con un nastrino rosso fate il contorno del cappello e una sciarpa da avvolgere attorno al collo del pupazzo. Idee di riciclo creativo: stella di Natale con mollette Con le mollette di legno, quelle di solito utilizzate per stendere il bucato, potete realizzare delle stelle di Natale da appendere all’albero oppure delle ghirlande da usare come fuoriporta. Per realizzare la stella, vi occorreranno 6 mollette in legno, nastro da regalo, feltro e colla a caldo. Come fare? Innanzitutto dividete a metà ogni molletta, poi incollate le due metà di ciascuna molletta sui lati esterni. Successivamente, create un occhiello con un pezzo di nastro e fissatelo con la colla a caldo, dopo incollatelo tra due dorsi di una delle mollette. Disponetele quindi a forma di stella. Per riempire la parte centrale della stella di Natale realizzate con il feltro un cerchietto e una stellina. Con la colla a caldo, fissate prima il pezzo rotondo di feltro, poi sopra applicate la stella. La vostra stella è pronta per essere appesa all’albero di Natale. Ghirlande fai da te Con le mollette potete poi creare anche una ghirlanda. Come? Dipingete le mollette di un colore natalizio, ad esempio verde. Poi, disponetele a cerchio su […]

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Musica

Altarboy, intervista al duo di producer ‘elettronici’

Altarboy: “Vertigine”, il  featuring con Levante Lo scorso 17 settembre è uscito “Vertigine”, il nuovo brano della cantautrice Levante, in collaborazione con il duo di producer “elettronici” Altarboy. Il brano fa parte della colonna sonora della stagione finale di “Baby”, la serie italiana di Netflix, che aveva già precedentemente utilizzato quattro brani (“You on Me”, “Blow”, “Tonight” e “Keep it on your mind”) del duo romano, formato da Attilio Tucci e Sergio Picciaredda, per la colonna sonora, Il duo – nato nelle cantine dei Parioli, quartiere di Roma dove Attilio Tucci e Sergio Picciaredda sono cresciuti -, negli anni si è consolidato sulla scena dell’elettronica internazionale, sia attraverso le proprie produzioni, sia esibendosi nei club più importanti di riferimento. YouTube Music li considera tra i 50 artisti che hanno dettato il suono del 2019. Intervista agli Altarboy Per conoscerli meglio, Eroica Fenice li ha intervistati. Buona lettura! Quando e come è nato il vostro progetto musicale e perché Altarboy? Il nostro progetto musicale è nato quando da adolescenti improvvisavamo brani sperimentali synth e chitarra nelle nostre camerette, mentre sulla carta quasi dieci anni fa all’interno di uno degli studi più importanti che abbiamo in Europa: il Forum Music Village, dove ci siamo incontrati mentre lavoravamo a due diverse produzioni. Durante un momento di pausa, mentre prendevamo un caffè decidemmo fosse arrivata l’ora di iniziare un progetto discografico insieme. Il nome Altarboy uscì per caso, la figura del chierichetto è curiosa, aiuta il prete nella funzione, ma è solo un bambino ed in fondo è un po’ come se la chiesa rappresenti il primo “palcoscenico”.  Ci piaceva l’dea che la parola fosse composta da due parole altare e bambino, un po’ come dire che nella vita bisogna rimanere un po’ bambini, ma comunque animati da una grande consapevolezza e determinazione. Come ha avuto origine la collaborazione con la serie Netflix “Baby” e con la cantante Levante per il singolo ‘Vertigine’? Lei ha scritto il testo e voi la base? L’origine della collaborazione è nata per caso, la serie è stata girata nello stesso stabile in cui si trova il nostro studio, per cui abbiamo chiesto al direttore di produzione un incontro con il produttore Marco De Angelis, il quale dopo aver sentito i nostri brani – allora avevamo appena finito di lavorare al nostro primo album “Way Beyond” – impazzì letteralmente per il nostro suono. La collaborazione con Levante nacque invece negli uffici di Fabula Pictures dove, sempre insieme a Marco De Angelis, produttore della serie Baby Netflix, decidemmo di produrre una base per farla cantare ad una voce italiana che potesse interpretare al meglio il nostro suono ed inserirla nella stagione finale della serie, uscì il nome di Levante e noi la trovammo un’idea molto fica. Esattamente, noi abbiamo scritto e prodotto la base e lei il testo e la linea melodica della voce. Come nasce una colonna sonora? Lavorare ad una colonna sonora è un’opportunità incredibile, perché puoi dare un senso visivo alle tue note. La possibilità di unire […]

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Libri

Chiara Marchelli e il suo nuovo romanzo ‘Redenzione’

Lo scorso 1° ottobre è uscito “Redenzione”, il secondo romanzo di Chiara Marchelli edito da NN Editore, dopo “Le memorie della cenere”, pubblicato nel gennaio 2019. La trama Il romanzo è ambientato nella cittadina toscana di Volterra, dove Giorgia Sala, una quarantenne single, nata ad Aosta, ma residente per lavoro a Milano, torna tutte le estati per trascorrere una parte delle sue vacanze estive. La donna ogni anno, nel mese di giugno, affitta un piccolo appartamento in un vecchio casale ristrutturato, con una terrazza che si affaccia sulla campagna. Quest’anno (siamo nel 2019) il piano terra del casale è occupato da Malina, una donna tornata a Volterra dopo anni, con la quale Giorgia stringe amicizia. Nel frattempo la cittadinanza viene sconvolta da un caso di omicidio: una donna viene ritrovata in una scarpata, morta per strangolamento. Sul caso indaga il comandante dei carabinieri Maurizio Nardi. Intanto Giorgia e Malina diventano confidenti. Giorgia le racconta dei problemi di anoressia avuti in passato, mentre Malina le parla di sua madre, morta a quarant’anni dopo aver trascorso 21 anni nel manicomio di Volterra. Un giorno, dopo aver chiuso le indagini sull’omicidio della donna strangolata che hanno portato all’arresto dell’amante della vittima, Maurizio Nardi si ritrova sulla scrivania una denuncia di scomparsa. La persona scomparsa è una donna. Si tratta di Giorgia. Si sarebbe dovuta recare dal padre a Lillaz, in Valle D’Aosta, ma lì non è mai arrivata. Tutti gli indizi, però, lasciano intendere che Giorgia sia andata via da Volterra… Redenzione, l’abile intreccio di Chiara Marchelli Una trama, quella di Redenzione, tessuta abilmente dalla scrittrice valdostana. La narrazione si fonda su storie differenti che inizialmente al lettore possono apparire sconnesse tra loro, anche perché distribuite su piani temporali differenti, ma che in realtà, come si capirà andando avanti con la lettura, costituiscono i pezzi di uno stesso puzzle. L’indagine poliziesca di Maurizio Nardi viaggia parallelamente a quella psicologica. L’autrice affronta infatti il tema della malattia mentale, con la storia dell’ex ospedale psichiatrico di Volterra, e quello dell’anoressia, attraverso il personaggio di Giorgia. “È iniziata con una dieta. Inizia sempre con una dieta. E pensi che sia quello l’inizio vero”. Malina la guarda: “Non è così?”. “No. Quando ti metti a dieta, il malessere ha trovato una forma. Ma c’era già”. Un romanzo dal risvolto psicologico che tiene impegnato il lettore fino alla fine della trama, in cui il passato fa incursione nel presente dando vita ad un racconto costruito con maestria. Una narrazione intensa, drammatica, a tratti morbosa, che indaga la fragilità umana, ponendo l’accento in particolare sulla fragilità dell’animo femminile che cerca il riscatto dall’infelicità e dal dolore inflitto a se stesse e ricevuto. Ognuno di noi ha le sue ombre, i suoi fantasmi del passato, le sue redenzioni. Come accaduto ne “La memoria della cenere”, anche in questo romanzo Chiara Marchelli scruta il buio e i tormenti dell’animo umano. Un libro ricco di colpi di scena e spunti di riflessione che consigliamo di leggere. Note sull’autrice Nata ad Aosta, Chiara […]

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Libri

David James Poissant, La casa sul lago è il suo primo romanzo

Dopo il successo della raccolta di racconti “Il paradiso degli animali”, David James Poissant torna con un romanzo, “La casa sul lago” (titolo originale Lake Life), collegato proprio a un paio di quei racconti. L’edizione italiana è a cura della NN Editore. La trama La famiglia Starling decide di trascorrere un weekend nella loro casa delle vacanze sulle rive di Lake Christopher nel North Carolina, l’ultimo della loro vita. Lisa e Richard Starling, due professori della Cornell University giunti ormai a fine carriera, infatti, comunicano ai figli, Michael e Thad – rispettivamente commesso in un negozio e aspirante poeta – che intendono trasferirsi a vivere in Florida e vendere la casa. Notizia difficile da mandar giù per i due fratelli che non accettano di doversi separare dalla casa che, sin dall’infanzia, è stata la meta fissa di tutte le loro estati. Ad incupire ancora di più l’atmosfera in casa Starling, dopo la notizia della vendita dell’appartamento, è un evento tragico: un bambino annega nel lago sotto i loro occhi, Michael si tuffa per salvarlo, ma i suoi tentativi risultano vani. Questo triste accadimento fa vacillare l’apparente equilibrio familiare, costringendo tutti i membri della famiglia a guardare le proprie vite da un’altra prospettiva e a svelare le proprie paure e debolezze, oltre che segreti, bugie e tradimenti, da cui nessuno è immune, nemmeno i componenti acquisiti della famiglia, Diane, moglie di Michael, e Jake, fidanzato di Thad. David James Poissant racconta l’America odierna “La casa sul lago” è il primo romanzo di Poissant. Si divide in quattro parti, corrispondenti ai giorni del fine settimana (venerdì – giorno in cui avviene l’incidente al lago – , sabato, domenica e domenica sera), e 40 capitoli, per un totale di 341 pagine. Si tratta di un romanzo sull’America di oggi. David James Poissant non si risparmia e tocca con tatto vari argomenti. Con un abile intreccio parla di famiglia, vita, morte, fede, perdono, non dimenticando di fare menzione anche dell’odierna situazione politica americana. Il filo conduttore del libro è l’amore, un sentimento forte ed imprevedibile, soggetto a mutamento, ma che resiste al tempo che passa. L’amore come elemento salvifico a cui affidarsi per ricominciare a vivere. Quello proposto dall’autore è un racconto minuzioso e denso di particolari, che pone attenzione soprattutto alla complessa psicologia di tutti i personaggi coinvolti. Poissant analizza nel dettaglio le personalità e le vite dei suoi protagonisti, consegnando al lettore una narrazione autentica e diretta.  La casa sul lago è un libro ben fatto, che ha molto da dire e vale la pena leggere. Chi è David James Poissant David James Poissant vive a Orlando e insegna alla University of Central Florida. Ha scritto diversi saggi e racconti che sono apparsi su New York Times, Chicago Tribune e numerose antologie e hanno ricevuto numerosi premi, tra cui l’Alice White Reeves della National Society of Arts & Letters. Con la raccolta “Il paradiso degli animali” ha vinto il Florida Book Award 2014 ed è stato finalista al Los Angeles Times Book […]

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Musica

Otto, intervista al cantautore Lorenzo Campese

Il nuovo nemico è il titolo dell’ep di esordio di Otto, progetto musicale guidato dal cantautore, tastierista ed arrangiatore Lorenzo Campese (ex Isole Minori Settime, Greta & The Wheels), pubblicato per Apogeo Records|New Generation. L’ep contiene quattro brani inediti con la produzione artistica di Stefano Bruno e Simone Morabito (Riva). Il mix è affidato a Gianni “Blob” Roma e Matteo Cantaluppi (Ex Otago, The Giornalisti, Bugo), nomi importanti del panorama indie-alternative italiano degli ultimi anni. Il progetto di Lorenzo Campese  Il progetto Otto nasce da un’idea del cantante e tastierista Lorenzo Campese, a cui prendono parte Marco Maiolino (basso e synth bass), Federica De simone (synth e voce), Andrea Moreno (chitarra elettrica) e Mattia Santangelo (batteria). Il frontman del progetto, Lorenzo Campese, è anche co-fondatore della band Isole Minori Settime, attiva tra il 2013 ed il 2017, con cui ha pubblicato l’EP “Elemosina” ed i singoli “Non cambiare traccia” e “Goffredo”. Terminata “l’avventura” con la band, Lorenzo ha fondato Otto, progetto in cui è autore dei brani e cantante solista. Il singolo di debutto di Otto è Rigore per la Juve, prodotto e registrato da Massimo De Vita (Blindur) presso lo studio Le Nuvole, ad aprile 2018. Nel 2019 Otto entra a far parte della famiglia di Apogeo Records | New Generation e pubblica, nel giugno dello stesso anno, il singolo Dietro un vetro, a cui sono seguiti Sposami Maurizio (Dicembre 2019) e Il nuovo nemico (luglio 2020), il brano che anticipa l’omonimo ep, la cui uscita è stata posticipata a causa dell’emergenza COVID19. Intervista a Otto Per saperne di più sul progetto Otto, Eroica Fenice ha intervistato Lorenzo Campese. Come nasce il progetto Otto? «Direi di parto cesareo, viste le tante difficoltà oggettive che molti musicisti stanno incontrando in questo periodo storico. Nello specifico, l’idea di dar vita a Otto nasce dopo lo scioglimento del mio precedente gruppo, Isole Minori Settime. Quel “settime” nel nome s’è trasformato in Otto, che è un po’ la sua continuazione ideale anche se decisamente più breve e facile da ricordare! Otto è anche il mio numero ricorrente, da sempre, per cui è stato piuttosto facile scegliere. Rispetto all’esperienza passata, condivisa con Enzo Colursi e Alessandro Freschi, caratterizzata da una vena più cantautorale in senso classico, Otto è un progetto un po’ più orientato su sonorità elettriche, che mi sono più congeniali, e su una maggiore cura della parte musicale. È la mia prima avventura come cantante solista di una band e autore dei testi, ma anche qui si tratta di un prezioso lavoro di squadra, sia quando ci vediamo a casa per scrivere, sia in sala per raccogliere nuove idee musicali» Il nuovo nemico è il titolo del tuo primo EP, chi è il nuovo nemico? «Il nuovo nemico è quello di cui le persone hanno inconsciamente bisogno. È la valvola di sfogo per le proprie frustrazioni e le proprie paure, la scusa da raccontarsi per non notare le proprie mancanze. Ognuno ha il suo nuovo nemico, ma molto spesso la tendenza è […]

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Libri

La dissolvenza della memoria, un romanzo di Lauro Zanchi

È uscito lo scorso 18 luglio “La dissolvenza della memoria”, un romanzo dello scrittore cremasco Lauro Zanchi, finalista al torneo letterario gratuito IoScrittore, promosso dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol. A proposito del concorso Zanchi ha dichiarato: “In me vive da sempre l’anima dell’agonista. Sarà che da bambino mio padre mi mise su una bicicletta da corsa dalla quale non sono mai sceso, sarà perché le sfide mi entusiasmano, quando sono venuto a conoscenza del torneo IoScrittore, ho semplicemente assecondato il mio istinto, partecipandoci. Provando però a ragionare anche in termini di opportunità: giocarmi la possibilità di entrare a far parte del gruppo editoriale Mauri Spagnol. […] IoScrittore è torneo estremamente democratico proprio perché garantisce a tutti i partecipanti le stesse possibilità e la stessa attenzione e a ognuno l’opportunità di essere letti e valutati anche dagli editor di GeMS. Che non è così facile e scontato quando ci si propone a case editrici del calibro di quelle del Gruppo Mauri Spagnol”. La dissolvenza della memoria: la trama del libro di Lauro Zanchi La dissolvenza della memoria ha per protagonista il cinquantenne Vittorio Verbini, un maestro elementare di Crema che, a parte qualche screzio passato col padre che avrebbe voluto lasciargli lo studio da avvocato, mentre lui ha scelto la carriera scolastica, ha una vita tutto sommato serena. Sua moglie lo ama, i suoi due figli stanno trovando il loro posto nel mondo e ha un lavoro che svolge con passione da anni. Da un giorno all’altro, però, la sua esistenza viene sconvolta da una diagnosi medica: Vittorio ha la talassemia, una forma intermedia fortunatamente non grave e dunque curabile. A sconvolgerlo tuttavia non è tanto la scoperta della malattia in sé, quanto il fatto che si tratta di una malattia genetica. I suoi genitori sono sani. L’ereditarietà genetica non trova traccia nelle generazioni precedenti di quella che ha sempre creduto fosse la sua famiglia biologica.  Da chi ha dunque ereditato il “sangue malato”?! Vittorio vuole vederci chiaro e capire quale verità si nasconde dietro questa storia. Smarrito e amareggiato, il maestro inizia dunque a scavare nel suo passato alla ricerca delle sue radici. Emerge un’inaspettata verità: Vittorio è uno dei bambini sopravvissuti ad una delle più grandi tragedie italiane, il disastro del Vajont, avvenuto la sera del 9 ottobre 1963, quando un muro d’acqua travolse Longarone e i suoi abitanti. Una notte di paura e morte che in un attimo ha spazzato via la vita di tante persone, tra cui quella dei genitori dell’allora quattrenne Vittorio che fu salvato da un alpino e successivamente adottato da un importante avvocato di Crema e da sua moglie. Una storia travolgente È una storia intensa ed emozionante quella narrata da Lauro Zanchi – già autore di due romanzi (“Assoluto incontro“, “L’ultimo pensiero“), di una raccolta di poesie e di una raccolta di prose e poesie – che si intreccia con una delle pagine più terribili della storia italiana. Il disastro del Vajont cancellò in un colpo solo tre paesi, Longarone, Erto e Casso, provocando […]

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Culturalmente

Pubblicità anni ’80: venti spot indimenticabili

Le memorabili pubblicità anni ‘80 Le campagne pubblicitarie sono fondamentali per le imprese al fine di raggiungere i propri obiettivi di marketing. È noto che nessun prodotto messo in vendita sul mercato ottiene successo senza il supporto della pubblicità. Sebbene questa forma di comunicazione di massa abbia radici antiche, in Italia gli spot pubblicitari (messaggi pre-registrati ripetuti più volte nel corso di una giornata), così come li conosciamo oggi, si sono affermati prepotentemente con la nascita e la seguente diffusione della TV a colori. Era il 1977 quando lo storico programma della Radiotelevisione Italiana “Carosello” – a cui fino ad allora era affidata l’emissione di messaggi pubblicitari – chiuse i battenti. Questo evento segnò un punto di svolta per la pubblicità nel nostro Paese. Nel 1978 vennero trasmessi i primi spot da 15 secondi e i primi spot a colori. Con l’arrivo degli anni Ottanta venne abbandonata l’idea di legare un prodotto a un personaggio – così com’era avvenuto fino a quel momento, specie nel Carosello – per prediligere persone prese dalla vita quotidiana, figure in cui la gente comune avrebbe potuto identificarsi. Nel corso di questo decennio si è avuto un boom di spot pubblicitari, caratterizzati dall’uso massiccio di slogan e frasi ad effetto, ancora oggi impresse nella memoria collettiva. Ricordiamo insieme in questo articolo alcune delle pubblicità cult degli anni Ottanta, anni in cui venivano addirittura dedicate maratone notturne agli spot più belli. Pubblicità caramelle Tra le tante pubblicità ideate negli anni ’80 spiccano quelle che pubblicizzavano le caramelle. Memorabile lo spot delle Caramelle Tabú, di produzione della Perfetti Van Melle, leader di mercato in Italia nel settore di distribuzione di confetteria, caramelle e gomma da masticare. La Perfetti si è sempre distinta per le sue innovative campagne pubblicitarie; tra queste c’è appunto lo storico spot delle Tabù che vedeva protagonista un personaggio animato, nero su sfondo nero, identificabile solo dai lineamenti del viso, dai guanti bianchi alle mani e dal papillon rosso, che canta un motivetto, divenuto famoso, che esalta le qualità del prodotto. Sempre la Perfetti Van Melle, negli anni ’80, lancia le famose Morositas, caramelle gommose alla liquirizia. La prima campagna pubblicitaria televisiva del prodotto fu ideata nel 1984 ed era composta da spot di pochi secondi in cui alcuni giovani attori facevano una battuta a doppio senso per sponsorizzare il prodotto. Fra i protagonisti di questi spot vi era anche l’esordiente Carmen Russo. Negli spot trasmessi a partire dal 1986 fu invece lanciato un jingle che divenne piuttosto celebre. Protagonista degli spot era la modella Cannelle che rimase testimonial delle Morositas per dieci anni. L’azienda, anche per gli anni successivi, scelse come testimonial ragazze di colore. Altra famosa caramella gommosa distribuita dalla Perfetti è la Fruitella, protagonista negli anni ’80 di uno spot accompagnato da un motivetto divenuto famoso: «Non è una gomma, non è una caramella, è morbida da mordere, ai gusti della frutta». I piú grandicelli lo ricorderanno e si staranno ancora chiedendo cosa sia esattamente la Fruittella. Nel 1986 sul mercato […]

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Food

Francesco Scarano: la #verynormalpizza di Tarumbò

Il ristorante-pizzeria di Francesco Scarano: Tarumbò. Tarumbò è il titolo di una famosa canzone dell’indimenticabile Pino Daniele, tratta dall’album Bella ‘mbriana del 1982. C’è chi, però, ispirato dal brano del famoso artista partenopeo, ha deciso di chiamare così anche il suo Ristorante-Pizzeria. Stiamo parlando dell’imprenditore Francesco Scarano, la cui attività, avviata nel 2008, in collaborazione con il maestro pizzaiolo Raffaele Mancino, si trova sulla strada provinciale Grumo-Sant’Arpino, all’interno del complesso Cinema-Teatro Lendi. Tarumbò: pizza, teatro e cinema Il ristorante-pizzeria Tarumbò offre una grande superficie di parcheggio e propone un’ampia sala interna da 120 coperti e una esterna (con gazebo) da 200 coperti. Nella sala interna è evidente il legame del locale col mondo teatrale e cinematografico: su gran parte delle pareti, infatti, sono affissi poster di personaggi come Eduardo De Filippo e Sofia Loren, nonché locandine di famose pellicole, come Vacanze Romane e Colazione da Tiffany. Tarumbò, dunque, dedica attenzione non solo ai sapori della sua cucina, ma anche all’aspetto scenografico con cui accoglie anche artisti come Biagio Izzo, Carlo Buccirosso, Maria Nazionale, Nino D’Angelo, Giacomo Rizzo, Sergio Assisi, Serena Autieri, per citarne alcuni, quando sono in scena al Teatro Lendi con i propri spettacoli teatrali. Dal 2017 Tarumbò è una pizzeria associata AVPN (Associazione Verace Pizza Napoletana). #verynormalpizza: intervista a Francesco Scarano In occasione della ripartenza post lockdown, Francesco Scarano ha lanciato l’hashtag #verynormalpizza per manifestare la volontà di ritornare alle origini della tradizione gastronomica partenopea, evitando influenze troppo innovative nella propria filosofia ristorativa. Per saperne di più  Eroica Fenice gli ha rivolto qualche domanda. Tarumbò è il nome di un celebre brano di Pino Daniele. Che legame ha la pizzeria con Napoli? La pizzeria ha un legame molto intenso con Napoli e soprattutto con la tradizione culinaria napoletana, anche dal punto di vista della passionalità, rispetto a come vengono preparati i nostri piatti, a partire ovviamente dalla pizza. Per prepararla cerchiamo di rispettare pienamente tutti i canoni della tradizione napoletana, così come per altri piatti tipici della cucina napoletana, come il famoso crocchè. Inoltre, un legame strettissimo con Napoli è dato dal fatto che la nostra è anche un po’ la pizzeria dei tifosi. Napoli è molto legata anche al calcio, di conseguenza chi viene al Tarumbò sa che può seguire tutte le partite, ma soprattutto le partite del Napoli, sul maxischermo, da sempre questo… Come è nato il sodalizio con Raffaele Mancino? Il sodalizio con Raffaele Mancino ha una storia anche, tra virgolette, commovente perché la persona che me lo presentò oggi non c’è piú, ossia suo padre. Il padre di Raffaele si presentò un giorno qui in pizzeria da solo e mi disse queste parole: “Mio figlio è un apprendista pizzaiolo”. La cosa che mi colpì è quando disse: «E sa fare pure l’impasto». Cosí gli dissi di lasciarmi il numero. Chiamai il padre che mi portò Raffaele, giovanissimo, con il suo carattere – che tuttora ha, anche se, vista la confidenza, si è sciolto parecchio – un po’ introverso. Iniziò così a lavorare qui e […]

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Libri

Ornella Sabia e il suo debutto letterario: Lettere da Omsk

Lettere da Omsk è il titolo del romanzo d’esordio dell’autrice di origine partenopea Ornella Sabia, vincitore 2020 per la sezione e-book del Concorso “Io Scrittore” ideato e organizzato dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol. A tal proposito la giovane scrittrice ha dichiarato: «Mi è piaciuta subito l’idea di un concorso democratico, la possibilità di far leggere la mia storia ad altri lettori che, non conoscendomi, avrebbero potuto esprimere un giudizio sincero valutando il mio romanzo. Ho tenuto queste pagine nel mio cassetto per tre anni e alla fine ho deciso che era arrivato il momento di dar loro una possibilità e ho voluto darla anche a me come autrice. Così ho accettato la sfida e Io Scrittore si è rivelato molto di più, un vero e proprio percorso, un’immersione a tutto tondo nella scrittura.» Così continua: «È stato molto stimolante leggere e valutare le opere degli altri partecipanti – ha proseguito – perché tutto ciò che un aspirante scrittore deve fare è molto semplice: leggere e scrivere, niente scuse. I consigli che ho ricevuto mi sono stati utili per lavorare alle parti deboli del libro, dato che non esistono giudici migliori dei lettori. Uno strumento, quello di poter ricevere i commenti degli altri partecipanti, che solo Io Scrittore, nel panorama dei concorsi italiani per esordienti, mette a disposizione.  Devo essere sincera, non mi aspettavo che il mio romanzo fosse tra i vincitori ed è stata una gioia immensa.» Lettere da Omsk: la storia Il libro ha per protagonista Annarita Zita, una quarantenne single e annoiata che vive ancora con la madre e il compagno di quest’ultima. La Zita lavora in una casa editrice per la quale redige schede libro e recensioni. La sua è un’esistenza alquanto piatta, senza troppi sobbalzi. Annarita è insoddisfatta del suo lavoro, ma non ha grande ambizione a migliorare. Inaspettatamente, però, un giorno qualcosa arriva a scuotere la sua vita: si ritrova tra le mani un manoscritto di 350 pagine, pervenuto in forma anonima (è firmato Esse Emme) in casa editrice. Si butta a capofitto nella lettura del romanzo e si convince, sin dalle prime pagine, di conoscerne l’autore. Secondo Annarita, infatti, ad aver scritto il volume è stato il suo ex fidanzato, l’unico grande amore della sua vita: Sandro Monteluce. Spinta dalla curiosità, inizia così un lungo viaggio alla ricerca dell’autore e di risposte. Annarita parte da Trieste per arrivare a Omsk, nella Siberia sud-occidentale. Intraprende una vera e propria avventura che la porterà ad attraversare una “Nuova Europa”. La storia è ambientata nel 2025, in un continente diviso da nuovi muri che impediscono alle persone di circolare liberamente e agli aerei di volare: il Blocco Centrale è separato dal Blocco Mediterraneo. Annarita si trova ad attraversare confini fisici e temporali, che la porteranno a vivere situazioni assurde e pericolose, a contatto con personaggi improbabili e misteriosi movimenti rivoluzionari. Un percorso sorprendente, necessario per scoprire la verità, che le stravolge l’esistenza. Per lei è infatti l’inizio di una nuova vita, una vera e propria rinascita. Ornella Sabia: […]

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Libri

ArrasciaNapoli, la camorra raccontata da Aldo Amabile

Dopo “La scomparsa del ghostwriter” eccoci nuovamente a parlare di un romanzo di Aldo Amabile, “ArrasciaNapoli”.  Si tratta in realtà di un libro già edito nel 1995 per la Parresia Editrice che lo scrittore Frank Iodice ha riesumato e scelto di rieditare per Articoli liberi, un’organizzazione non-profit che si rivolge soprattutto ai giovani, distribuendo i romanzi gratuitamente nelle scuole. Proprio per questo motivo Iodice ha deciso di rivisitare il volume dandogli una forma più moderna, come da lui stesso spiegato: “Nel rieditare questo romanzo mi sono limitato a dargli una forma più moderna, a smussare un po’ il linguaggio e alcune espressioni che risulterebbero démodé o troppo auliche per i giovani a cui Articoli Liberi si rivolge. Il mio compito è stato quello di riesumare un testo importante, sepolto in biblioteca, spazzare via la cenere e i lapilli, e offrirlo in dono alle nuove generazioni, per esortarle ad arracher Napoli, “sradicarla dalla coltre d’infamia che [ancora] la ricopre”. Perché si è reso necessario ripubblicare ArrasciaNapoli dopo venticinque anni lo spiega anche lo stesso autore in una nota in appendice: “Allora – dice–  che fare, se intendo dire qualcosa ai giovani? Mi servo spudoratamente della complicità di giovani editori e di un libro come questo ArrasciaNapoli”. ArrasciaNapoli: un romanzo autentico ArrasciaNapoli è un romanzo breve (119 pagine) nel quale Amabile tratta del male che affligge da tempo immemore soprattutto la città di Napoli: la camorra. L’autore si serve di personaggi e vicende inventate per raccontare accadimenti che purtroppo trovano ampio riscontro nella realtà. Tuttavia il libro di Amabile non ha nulla a che vedere con un certo di tipo di narrazione mediatica e cinematografica che spettacolarizza la morte mostrando stragi e uccisioni di massa e banalizza la violenza, la normalizza e la fissa sullo sfondo della quotidianità degli abitanti di specifiche aree geografiche, in questo caso Napoli. Non c’è ritualizzazione del racconto nel romanzo di Amabile che, dunque, si discosta dalla dominante e comune trattazione del fenomeno della criminalità organizzata. Quello di Amabile è un racconto coraggioso e autentico, è – come lo aveva definito  Carlo Cautiero, direttore editoriale della Parresía Editrice in una nota alla prima edizione, del 1995 – “l’incontenibile urlo di una Napoli adulta, che ha bandito sentimentalismo e fatalismo, evasione utopistica e rassegnazione paralizzante; una Napoli che rifiuta la mortale carezza dello stereotipo oleografico e della demagogia”. Un libro contro la camorra ArrasciaNapoli è una storia di libertà e oppressione, di speranza e rassegnazione, di deboli e di potenti. L’autore ci mostra una Napoli che resiste, reagisce e non si abbandona alla rassegnazione, che rifiuta gli stereotipi. La camorra esiste, non è un’invenzione dei deboli, ma non bisogna arrendersi ad essa. Occorre gridare la sua esistenza per non esserne più vittime. Il romanzo si rivolge soprattutto a chi ancora non ha colto la forza occulta della città di Napoli e ai giovani per risvegliare in loro la voglia di ribellarsi. Con queste pagine Amabile esprime la sua solidarietà al popolo napoletano, lasciando trapelare tutto il suo amore […]

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Viaggi e Miraggi

Spiagge della Campania, le destinazioni da non perdere

Le più belle spiagge della Campania La bella stagione è arrivata ed anche quest’anno, nonostante il periodo non facile, molti italiani non rinunceranno alle vacanze al mare. Mai come in questo 2020 l’invito è quello di scegliere l’Italia come meta dove trascorrere le proprie ferie. In quanto a località turistiche e di mare, infatti, il nostro Paese non ha nulla da invidiare ai paesi esteri. D’estate le regioni italiane più gettonate per le vacanze sono decisamente quelle delle sud che “regalano” mare e spiagge spettacolari. In questo articolo, nello specifico, invitiamo i lettori a scoprire (per chi non ci fosse mai stato) o riscoprire la bellezza delle spiagge della Campania che, anche quest’anno, si è aggiudicata numerose bandiere blu. Tra Napoli, Costiera Amalfitana, Cilento e isole non si può certo dire che la Campania sia una regione che ha poco da offrire. Vediamo quindi insieme quali sono le spiagge della Campania più belle da visitare. Le meraviglie del Cilento Il nostro itinerario alla scoperta delle spiagge della Campania meritevoli di visita parte dalla provincia di Salerno e dal meraviglioso Cilento. La costiera del Cilento, premiata con cinque vele da Legambiente e Touring Club e nominata patrimonio dell’UNESCO, è tra le più suggestive di tutta la Campania grazie alle sue spiagge mozzafiato e al mare cristallino. Tra i gioielli del Cilento troviamo La Baia del Buon Dormire a Palinuro, caratterizzata da rocce a strapiombo sul mare e dallo scoglio a forma di coniglio. E’ raggiungibile soltanto in barca, partendo dal porto di Palinuro, con servizio continuato dalle 9.00 alle 18.00 (è consigliabile prenotare ed informarsi su eventuali cambiamenti negli orari dovuti alle condizioni metereologiche). Nella zona è possibile effettuare snorkeling ed alcune escursioni nella vicina grotta azzurra, la grotta del sangue e la grotta sulfurea. La spiaggia non è attrezzata quindi ai cittadini è concesso imbarcare ombrelloni e altro occorrente per scendere in spiaggia. Sempre a Palinuro possiamo ammirare uno splendido arco naturale sotto un’alta parete rocciosa che si staglia all’estrema sinistra di una spiaggia che non a caso prende il nome di Spiaggia dell’Arco Naturale, dove sono state girate anche diverse pellicole cinematografiche. Da questa splendida spiaggia libera di ciottoli e ghiaia partono le escursioni alle grotte di Capo Palinuro distante appena un chilometro. Costituito da rocce calcaree che scendono a strapiombo sul mare, Capo Palinuro comprende una serie di spiagge e grotte, nate dall’azione delle acque. Tra queste ricordiamo la Cala Fetente, il cui nome è dovuto alle emanazioni sulfuree; la Cala delle Ossa, dove sono presenti delle ossa umane calcinate nella roccia, probabilmente appartenenti a vittime di naufragi; la Cala delle Alghe e la Grotta Azzurra, che deve il suo nome al colore delle acque. Ci spostiamo di poco, a Marina di Camerota. Anche questo grazioso paesino del Cilento, come Palinuro, offre diverse spiagge dove è possibile rilassarsi e godere dello splendido mare. Tra queste, la più incontaminata è la piccola e magica Cala Bianca. Si tratta di una spiaggia selvaggia, solitamente disertata dalla massa in quanto manca una […]

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Libri

Aldo Amabile e La scomparsa del Ghostwriter | Recensione

La scomparsa del ghostwriter è un romanzo dell’autore salernitano Aldo Amabile, uscito a gennaio 2020 per Articoli Liberi e distribuito gratuitamente nelle scuole. Il giallo napoletano di Aldo Amabile Il volume, suddiviso in tre capitoli – ambientati a Capri, Napoli, Roma e Milano –, altro non è che il diario segreto di Antonino Antonini, un celebre scrittore italiano candidato al Nobel. Nel diario Antonini racconta la sua storia di autore, rivelando come si è guadagnato la fiducia e la stima di una delle più importanti case editrici italiane, e di come ha scritto il suo primo romanzo, divenuto poi un best-seller: attribuendolo a un giovane suicida, Giulio Valli. Dopo aver appreso la notizia della morte del giovane, suicidatosi buttandosi giù dalla Grotta di Tiberio a Capri, Antonini ha usato il nome del ragazzo per firmare il suo manoscritto. Entusiasta, l’editore lo ha pubblicato “postumo” con l’approvazione della critica incuriosita e dei lettori. Lo scrittore racconta poi come è nato il suo secondo romanzo, che lo ha consacrato definitivamente nelle pagine della storia della letteratura italiana. Stavolta ha usato il suo vero nome. In accordo con l’editore, ha assunto il ruolo di confidente del suicida che con la sua morte ha contribuito alla nascita di un grande romanziere. Da quel primo romanzo creato con l’inganno inizia una carriera tutt’altro che letteraria. Antonini infatti si “butta” in politica e da lì la sua vita prende una piega diversa… Una riflessione sull’editoria La scomparsa del ghostwriter è un romanzo breve, ma ricco di spunti di riflessione. L’invenzione del personaggio di Antonino Antonini è un pretesto che l’autore, Aldo Amabile, utilizza per avviare una riflessione sui retroscena dell’editoria. Antonini è al contempo un personaggio affascinante e disprezzabile, ambiguo e coerente. È un autore che cerca di affermarsi nel nostro Paese, in perenne conflitto tra l’inganno e l’onestà, una lotta tutta italiana. La sagace penna di Aldo Amabile racconta il risentimento di un autore che fatica ad emergere e che per farlo è costretto a mettere in atto una serie di astuzie che lo portano a trasformare un lavoro tanto antico, come quello dello scrittore, nella più moderna macchina da soldi. «Spero che lei abbia ragione. In Italia sta accadendo uno strano fenomeno di disaffezione alla lettura.» La vicenda di Antonino Antonini è anche una trovata per parlare degli inganni dei politici e di camorra. Sullo sfondo l’Italia degli anni sessanta-settanta, gli anni dello stragismo, inaugurati dall’attentato di piazza Fontana, ma soprattutto Napoli e le sue contraddizioni. A Napoli Amabile ha dedicato un altro suo libro, Arrascianapoli, pubblicato per la prima volta nel 1995, di cui è uscita da poco una nuova edizione che recensiremo prossimamente per i lettori. Nel frattempo, vi consigliamo questo romanzo originale, fresco e pungente, una lettura scorrevole e piacevole, ideale per la bella stagione che è alle porte. [foto: articoliliberi.com]

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Culturalmente

Frasi in tedesco: tra aforismi e modi di dire

Aforismi in tedesco? kein Problem! Nell’immaginario collettivo la lingua tedesca appare ostica, soprattutto per via del suo suono descritto dai più come “duro”. Le parole tedesche, soprattutto quelle molto lunghe, risultano difficili da pronunciare, e di conseguenza non tutti sono propensi ad apprendere la lingua. Eppure, se si decidesse di approfondirne la conoscenza, si scoprirebbe che non è poi così difficoltosa e ce ne si può addirittura innamorare. Di seguito proponiamo una selezione di frasi in tedesco, tra aforismi e modi di dire che magari possono servire da incentivo per avvicinarsi allo studio della lingua tedesca. D’altronde, per citare Goethe, “Wer fremde Sprachen nicht kennt, weiß nichts von seiner eigenen” (Chi non conosce le lingue straniere non conosce nulla della propria). Frasi in tedesco di scrittori e filosofi famosi Sono molti gli autori e gli studiosi tedeschi che ci hanno lasciato in eredità un inestimabile patrimonio culturale. Molti degli aforismi spesso ripresi anche da noi italiani appartengono a grandi scrittori e filosofi tedeschi. Iniziamo questa selezione citando ancora il celebre scrittore, poeta e drammaturgo Johann Wolfgang von Goethe, i cui aforismi suonano anche come insegnamenti. Ne riportiamo alcuni: “Auch aus Steinen, die einem in den Weg gelegt werden, kann man Schönes bauen”.  (Puoi costruire qualcosa di bello anche con le pietre che trovi sul tuo cammino).  “Es bildet ain Talent in the Silent, in un Charakter nello Strom der Welt”.  (Il talento si sviluppa nella solitudine, il carattere nel flusso della vita). “Denn muss von Herzen gehen. Was auf Herzen wirken soll”. (Deve sgorgare dal cuore ciò che deve agire sul cuore). “Jugend ist Trunkenheit ohne Wein”. (La giovinezza è ebrezza senza vino). Anche il filosofo, saggista, poeta, compositore e filologo Friedrich Nietzsche ci ha lasciato in eredità una lunga lista di aforismi, spesso utilizzati anche sui social network a corredo di foto e post vari. Tra i tanti, rammentiamo: “Was mich nicht umbringt, macht mich starker”. (Ciò che non mi uccide, mi rende più forte). “Ohne Musik wäre das Leben ein Irrtum”. (Senza la musica, la vita sarebbe un errore).  “Man muss noch Chaos in sich haben, um einen tanzenden Stern gebären zu können”. (Bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante).  “Was aus Liebe getan wird, geschieht immer jenseits von Gut und Böse”. (Ciò che si fa per amore lo si fa sempre al di la del bene e del male).  “Mancher findet sein Herz nicht eher, als bis er seinen Kopf verliert”. (Alcune persone non troveranno il loro cuore fino a quando non perderanno la testa). Non può mancare in questa rassegna di frasi celebri il premio Nobel per la letteratura del 1946, lo scrittore, poeta e filosofo tedesco, naturalizzato svizzero, Herman Hesse. Tra i suoi aforismi ricordiamo:  “Man muss das Unmögliche versuchen, um das Mögliche zu erreichen”. (Devi provare l’impossibile per raggiungere il possibile). “Man braucht vor niemand Angst zu haben. Wenn man jemanden fürchtet, dann kommt es daher, daß man diesem Jemand Macht über sich eingeräumt hat”. (Non si deve aver […]

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