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Eroica Fenice

Libri

ArrasciaNapoli, la camorra raccontata da Aldo Amabile

Dopo “La scomparsa del ghostwriter” eccoci nuovamente a parlare di un romanzo di Aldo Amabile, “ArrasciaNapoli”.  Si tratta in realtà di un libro già edito nel 1995 per la Parresia Editrice che lo scrittore Frank Iodice ha riesumato e scelto di rieditare per Articoli liberi, un’organizzazione non-profit che si rivolge soprattutto ai giovani, distribuendo i romanzi gratuitamente nelle scuole. Proprio per questo motivo Iodice ha deciso di rivisitare il volume dandogli una forma più moderna, come da lui stesso spiegato: “Nel rieditare questo romanzo mi sono limitato a dargli una forma più moderna, a smussare un po’ il linguaggio e alcune espressioni che risulterebbero démodé o troppo auliche per i giovani a cui Articoli Liberi si rivolge. Il mio compito è stato quello di riesumare un testo importante, sepolto in biblioteca, spazzare via la cenere e i lapilli, e offrirlo in dono alle nuove generazioni, per esortarle ad arracher Napoli, “sradicarla dalla coltre d’infamia che [ancora] la ricopre”. Perché si è reso necessario ripubblicare ArrasciaNapoli dopo venticinque anni lo spiega anche lo stesso autore in una nota in appendice: “Allora – dice–  che fare, se intendo dire qualcosa ai giovani? Mi servo spudoratamente della complicità di giovani editori e di un libro come questo ArrasciaNapoli”. ArrasciaNapoli: un romanzo autentico ArrasciaNapoli è un romanzo breve (119 pagine) nel quale Amabile tratta del male che affligge da tempo immemore soprattutto la città di Napoli: la camorra. L’autore si serve di personaggi e vicende inventate per raccontare accadimenti che purtroppo trovano ampio riscontro nella realtà. Tuttavia il libro di Amabile non ha nulla a che vedere con un certo di tipo di narrazione mediatica e cinematografica che spettacolarizza la morte mostrando stragi e uccisioni di massa e banalizza la violenza, la normalizza e la fissa sullo sfondo della quotidianità degli abitanti di specifiche aree geografiche, in questo caso Napoli. Non c’è ritualizzazione del racconto nel romanzo di Amabile che, dunque, si discosta dalla dominante e comune trattazione del fenomeno della criminalità organizzata. Quello di Amabile è un racconto coraggioso e autentico, è – come lo aveva definito  Carlo Cautiero, direttore editoriale della Parresía Editrice in una nota alla prima edizione, del 1995 – “l’incontenibile urlo di una Napoli adulta, che ha bandito sentimentalismo e fatalismo, evasione utopistica e rassegnazione paralizzante; una Napoli che rifiuta la mortale carezza dello stereotipo oleografico e della demagogia”. Un libro contro la camorra ArrasciaNapoli è una storia di libertà e oppressione, di speranza e rassegnazione, di deboli e di potenti. L’autore ci mostra una Napoli che resiste, reagisce e non si abbandona alla rassegnazione, che rifiuta gli stereotipi. La camorra esiste, non è un’invenzione dei deboli, ma non bisogna arrendersi ad essa. Occorre gridare la sua esistenza per non esserne più vittime. Il romanzo si rivolge soprattutto a chi ancora non ha colto la forza occulta della città di Napoli e ai giovani per risvegliare in loro la voglia di ribellarsi. Con queste pagine Amabile esprime la sua solidarietà al popolo napoletano, lasciando trapelare tutto il suo amore […]

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Viaggi e Miraggi

Spiagge della Campania, le destinazioni da non perdere

Le più belle spiagge della Campania La bella stagione è arrivata ed anche quest’anno, nonostante il periodo non facile, molti italiani non rinunceranno alle vacanze al mare. Mai come in questo 2020 l’invito è quello di scegliere l’Italia come meta dove trascorrere le proprie ferie. In quanto a località turistiche e di mare, infatti, il nostro Paese non ha nulla da invidiare ai paesi esteri. D’estate le regioni italiane più gettonate per le vacanze sono decisamente quelle delle sud che “regalano” mare e spiagge spettacolari. In questo articolo, nello specifico, invitiamo i lettori a scoprire (per chi non ci fosse mai stato) o riscoprire la bellezza delle spiagge della Campania che, anche quest’anno, si è aggiudicata numerose bandiere blu. Tra Napoli, Costiera Amalfitana, Cilento e isole non si può certo dire che la Campania sia una regione che ha poco da offrire. Vediamo quindi insieme quali sono le spiagge della Campania più belle da visitare. Le meraviglie del Cilento Il nostro itinerario alla scoperta delle spiagge della Campania meritevoli di visita parte dalla provincia di Salerno e dal meraviglioso Cilento. La costiera del Cilento, premiata con cinque vele da Legambiente e Touring Club e nominata patrimonio dell’UNESCO, è tra le più suggestive di tutta la Campania grazie alle sue spiagge mozzafiato e al mare cristallino. Tra i gioielli del Cilento troviamo La Baia del Buon Dormire a Palinuro, caratterizzata da rocce a strapiombo sul mare e dallo scoglio a forma di coniglio. E’ raggiungibile soltanto in barca, partendo dal porto di Palinuro, con servizio continuato dalle 9.00 alle 18.00 (è consigliabile prenotare ed informarsi su eventuali cambiamenti negli orari dovuti alle condizioni metereologiche). Nella zona è possibile effettuare snorkeling ed alcune escursioni nella vicina grotta azzurra, la grotta del sangue e la grotta sulfurea. La spiaggia non è attrezzata quindi ai cittadini è concesso imbarcare ombrelloni e altro occorrente per scendere in spiaggia. Sempre a Palinuro possiamo ammirare uno splendido arco naturale sotto un’alta parete rocciosa che si staglia all’estrema sinistra di una spiaggia che non a caso prende il nome di Spiaggia dell’Arco Naturale, dove sono state girate anche diverse pellicole cinematografiche. Da questa splendida spiaggia libera di ciottoli e ghiaia partono le escursioni alle grotte di Capo Palinuro distante appena un chilometro. Costituito da rocce calcaree che scendono a strapiombo sul mare, Capo Palinuro comprende una serie di spiagge e grotte, nate dall’azione delle acque. Tra queste ricordiamo la Cala Fetente, il cui nome è dovuto alle emanazioni sulfuree; la Cala delle Ossa, dove sono presenti delle ossa umane calcinate nella roccia, probabilmente appartenenti a vittime di naufragi; la Cala delle Alghe e la Grotta Azzurra, che deve il suo nome al colore delle acque. Ci spostiamo di poco, a Marina di Camerota. Anche questo grazioso paesino del Cilento, come Palinuro, offre diverse spiagge dove è possibile rilassarsi e godere dello splendido mare. Tra queste, la più incontaminata è la piccola e magica Cala Bianca. Si tratta di una spiaggia selvaggia, solitamente disertata dalla massa in quanto manca una […]

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Libri

Aldo Amabile e La scomparsa del Ghostwriter | Recensione

La scomparsa del ghostwriter è un romanzo dell’autore salernitano Aldo Amabile, uscito a gennaio 2020 per Articoli Liberi e distribuito gratuitamente nelle scuole. Il giallo napoletano di Aldo Amabile Il volume, suddiviso in tre capitoli – ambientati a Capri, Napoli, Roma e Milano –, altro non è che il diario segreto di Antonino Antonini, un celebre scrittore italiano candidato al Nobel. Nel diario Antonini racconta la sua storia di autore, rivelando come si è guadagnato la fiducia e la stima di una delle più importanti case editrici italiane, e di come ha scritto il suo primo romanzo, divenuto poi un best-seller: attribuendolo a un giovane suicida, Giulio Valli. Dopo aver appreso la notizia della morte del giovane, suicidatosi buttandosi giù dalla Grotta di Tiberio a Capri, Antonini ha usato il nome del ragazzo per firmare il suo manoscritto. Entusiasta, l’editore lo ha pubblicato “postumo” con l’approvazione della critica incuriosita e dei lettori. Lo scrittore racconta poi come è nato il suo secondo romanzo, che lo ha consacrato definitivamente nelle pagine della storia della letteratura italiana. Stavolta ha usato il suo vero nome. In accordo con l’editore, ha assunto il ruolo di confidente del suicida che con la sua morte ha contribuito alla nascita di un grande romanziere. Da quel primo romanzo creato con l’inganno inizia una carriera tutt’altro che letteraria. Antonini infatti si “butta” in politica e da lì la sua vita prende una piega diversa… Una riflessione sull’editoria La scomparsa del ghostwriter è un romanzo breve, ma ricco di spunti di riflessione. L’invenzione del personaggio di Antonino Antonini è un pretesto che l’autore, Aldo Amabile, utilizza per avviare una riflessione sui retroscena dell’editoria. Antonini è al contempo un personaggio affascinante e disprezzabile, ambiguo e coerente. È un autore che cerca di affermarsi nel nostro Paese, in perenne conflitto tra l’inganno e l’onestà, una lotta tutta italiana. La sagace penna di Aldo Amabile racconta il risentimento di un autore che fatica ad emergere e che per farlo è costretto a mettere in atto una serie di astuzie che lo portano a trasformare un lavoro tanto antico, come quello dello scrittore, nella più moderna macchina da soldi. «Spero che lei abbia ragione. In Italia sta accadendo uno strano fenomeno di disaffezione alla lettura.» La vicenda di Antonino Antonini è anche una trovata per parlare degli inganni dei politici e di camorra. Sullo sfondo l’Italia degli anni sessanta-settanta, gli anni dello stragismo, inaugurati dall’attentato di piazza Fontana, ma soprattutto Napoli e le sue contraddizioni. A Napoli Amabile ha dedicato un altro suo libro, Arrascianapoli, pubblicato per la prima volta nel 1995, di cui è uscita da poco una nuova edizione che recensiremo prossimamente per i lettori. Nel frattempo, vi consigliamo questo romanzo originale, fresco e pungente, una lettura scorrevole e piacevole, ideale per la bella stagione che è alle porte. [foto: articoliliberi.com]

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Culturalmente

Frasi in tedesco: tra aforismi e modi di dire

Aforismi in tedesco? kein Problem! Nell’immaginario collettivo la lingua tedesca appare ostica, soprattutto per via del suo suono descritto dai più come “duro”. Le parole tedesche, soprattutto quelle molto lunghe, risultano difficili da pronunciare, e di conseguenza non tutti sono propensi ad apprendere la lingua. Eppure, se si decidesse di approfondirne la conoscenza, si scoprirebbe che non è poi così difficoltosa e ce ne si può addirittura innamorare. Di seguito proponiamo una selezione di frasi in tedesco, tra aforismi e modi di dire che magari possono servire da incentivo per avvicinarsi allo studio della lingua tedesca. D’altronde, per citare Goethe, “Wer fremde Sprachen nicht kennt, weiß nichts von seiner eigenen” (Chi non conosce le lingue straniere non conosce nulla della propria). Frasi in tedesco di scrittori e filosofi famosi Sono molti gli autori e gli studiosi tedeschi che ci hanno lasciato in eredità un inestimabile patrimonio culturale. Molti degli aforismi spesso ripresi anche da noi italiani appartengono a grandi scrittori e filosofi tedeschi. Iniziamo questa selezione citando ancora il celebre scrittore, poeta e drammaturgo Johann Wolfgang von Goethe, i cui aforismi suonano anche come insegnamenti. Ne riportiamo alcuni: “Auch aus Steinen, die einem in den Weg gelegt werden, kann man Schönes bauen”.  (Puoi costruire qualcosa di bello anche con le pietre che trovi sul tuo cammino).  “Es bildet ain Talent in the Silent, in un Charakter nello Strom der Welt”.  (Il talento si sviluppa nella solitudine, il carattere nel flusso della vita). “Denn muss von Herzen gehen. Was auf Herzen wirken soll”. (Deve sgorgare dal cuore ciò che deve agire sul cuore). “Jugend ist Trunkenheit ohne Wein”. (La giovinezza è ebrezza senza vino). Anche il filosofo, saggista, poeta, compositore e filologo Friedrich Nietzsche ci ha lasciato in eredità una lunga lista di aforismi, spesso utilizzati anche sui social network a corredo di foto e post vari. Tra i tanti, rammentiamo: “Was mich nicht umbringt, macht mich starker”. (Ciò che non mi uccide, mi rende più forte). “Ohne Musik wäre das Leben ein Irrtum”. (Senza la musica, la vita sarebbe un errore).  “Man muss noch Chaos in sich haben, um einen tanzenden Stern gebären zu können”. (Bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante).  “Was aus Liebe getan wird, geschieht immer jenseits von Gut und Böse”. (Ciò che si fa per amore lo si fa sempre al di la del bene e del male).  “Mancher findet sein Herz nicht eher, als bis er seinen Kopf verliert”. (Alcune persone non troveranno il loro cuore fino a quando non perderanno la testa). Non può mancare in questa rassegna di frasi celebri il premio Nobel per la letteratura del 1946, lo scrittore, poeta e filosofo tedesco, naturalizzato svizzero, Herman Hesse. Tra i suoi aforismi ricordiamo:  “Man muss das Unmögliche versuchen, um das Mögliche zu erreichen”. (Devi provare l’impossibile per raggiungere il possibile). “Man braucht vor niemand Angst zu haben. Wenn man jemanden fürchtet, dann kommt es daher, daß man diesem Jemand Macht über sich eingeräumt hat”. (Non si deve aver […]

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Musica

I Nonnon e l’inganno di un mondo ideale

“L’inganno di un mondo ideale” è il titolo dell’ultimo album della band lombarda dei Nonnon, pubblicato il 15 aprile 2019 da Reincanto Dischi e distribuito da Believe. Già conosciuti con il nome di Nemesi, gruppo nato nel maggio del 2003, i Nonnon, hanno rilasciato questo nuovo lavoro dopo un lungo periodo dedicato alla sperimentazione, ai live e alla crescita artistica in genere. Il disco, a cui hanno lavorato per tutto il 2018, contiene 11 brani inediti che raccontano storie e evocano immagini ed emozioni. L’arrangiamento e la produzione artistica sono curati da tutti i membri della band formata da Alec Gardini (basso elettrico), Dario Gubbiotti (Tastiere, Sintetizzatore, fender rhodes), Domenico Peluchetti (voce, chitarra acustica, chitarra elettrica), Luigi Viani (voce, pianoforte, tastiera, fender rhodes), Roberto Pittet (Batteria, percussioni e ukulele), Paolo Ghirardelli (chitarra elettrica e basso in “Nea”). Ospiti speciali nell’album sono Mario Ciardulli (voce narrante), Matteo Fiorin (banjo in “Fine condanna”) e Francesco Viani ( basso in “Questo bel viaggio”). Tutto il materiale è stato eseguito, catturato e mixato presso lo studio “Rumore Bianco” di Piero Villa a Esine (BS). La grafica, le fotografie e le illustrazioni sono dei Nonnon e sono state curate interamente da “Vianilab”di Luigi Viani. Nonnon: un impasto musicale perfetto “L’inganno di un mondo ideale” è un concentrato di storie e ritmi diversi che conferiscono solidità al disco. La voce calda e imponente di Peluchetti, la carica della batteria di Roberto Pittet, l’essenzialità del basso di Alec Gardini, “le chitarre” taglienti e accattivanti di Paolo Ghirardelli, le armonie del pianoforte e degli archi di Luigi Viani, guarnite dai travolgenti suoni del sintetizzatore di Dario Gubbiotti, generano un impasto musicale perfetto. L’Inganno di un mondo ideale: track by track “L’inganno di un mondo ideale” racconta, attraverso testi ben articolati, storie diverse. I Nonnon cantano la vita, la morte, l’amore in tutte le sue sfumature, i valori di solidarietà e amicizia, di umanità e passione; storie vere, spunto di riflessione su tematiche sociali di grande attualità. Il disco della band lombarda si apre con un prologo, “Preludio all’inganno”, in cui si racconta del passaggio all’età adulta di un ragazzino. Ormai uomo, si trova catapultato in un mondo più grande di lui, ricco di contraddizioni, un mondo che non lascia molto spazio al sogno e gli fa smarrire per sempre la sua spensieratezza. “Un abbraccio, un profumo, la luce che filtra da una finestra, una doccia calda – spiegano i Nonnon – Sono attimi, che ci regalano quell’appiglio per andare avanti giorno dopo giorno e di cui non faremmo mai a meno. Momenti tanto fugaci da sembrare una truffa, uno scherzo di cattivo gusto. Sono quei piccoli grandi inganni di cui ci circondiamo per scrivere le pagine del mondo in cui viviamo. Non fraintendeteci, non viviamo “l’inganno” in modo pessimistico, un modo per sfuggire alla realtà. L’inganno è uno strumento necessario per affrontare le nostre paure, i nostri ostacoli. Il mondo ideale è pronto a cadere di fronte alla nostra consapevolezza, perché siamo immuni ai giudizi. Dietro al nostro […]

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Musica

Corde Oblique, The Moon Is a Dry Bone è il nuovo album

Lo scorso 3 aprile, per Dark Vinyl Records (distribuzione Audioglobe), è uscito The Moon Is a Dry Bone, il nuovo album della band dark-folk partenopea Corde Oblique. Corde Oblique: tra neofolk e shoegaze Registrato e mixato da Massimo Aluzzi presso gli Splash Studio (Napoli) e masterizzato da Geoff Pesche presso gli Abbey Road Studio (Londra), The Moon Is a Dry Bone è l’ottavo album in studio del gruppo “folk-gaze”, come amano definirsi, ovvero un miscuglio tra neofolk e shoegaze. Il disco contiene 11 tracce inedite, tra cui una cover degli Anathema: Temporary Peace. A questo nuovo lavoro discografico dei Corde Oblique hanno collaborato diversi artisti, tra cui nomi storici della musica italiana. Oltre a Caterina Pontradolfo, artista lucana sempre presente in tutti i loro lavori, a supportare in questo progetto la band partenopea capitanata da Riccardo Prencipe troviamo anche le voci di Andrea Chimenti e Miro Sassolini (ex cantante dei Diaframma). The Moon Is a Dry Bone: track by track Fedeli al loro stile, lontano dalle mode correnti, anche in questo nuovo album i Corde Oblique deliziano i fan con le consuete sonorità folk. Tuttavia, stavolta queste ultime s’intrecciano a sonorità più estreme e spregiudicate. Il disco si apre sulle note malinconiche di Almost Blue, brano strumentale in cui a farla da padrone è il romantico e struggente suono del violino che ritroviamo anche nel pezzo successivo La Strada, dove si fonde con quello più popolare della chitarra. In questo brano la delicata voce della cantante del gruppo, Rita Saviano incontra quella del cantautore Andrea Chimenti, dando vita ad un emozionante duetto. La terza traccia è The Moon Is A Dry Bone, canzone che dà il titolo al disco e che ne ha anticipato l’uscita. Il pezzo è musicalmente più elaborato; i ritmi si fanno più concitati e decisi. “Sotto la superficie, la luna è secca come un osso. Non puoi spremere il sangue da una rapa e apparentemente non puoi nemmeno strizzare l’acqua dalle rocce lunari”. L’uscita del singolo è stata accompagnata da un video girato dal regista lituano Rytis Tytas, ambientato in Lituania, nella villa dell’architetto Stasys Kudokas (scomparso nel 1988). Il video è stato concepito come un conflitto tra sogno e realtà. L’album prosegue con la soave Le Grandi Anime, interpretata dall’armoniosa voce di Caterina Pontrandolfo. A seguire troviamo l’evocativa Le Torri di Maddaloni, un dolce “lamento” interpretato magnificamente da Denitza Seraphim, che vuole essere un omaggio alla città casertana di Maddaloni e alle sue torri. Riccardo Prencipe, autore del testo e leader del gruppo, nonché insegnante in una scuola di quel territorio, a tal proposito ha dichiarato: “La scuola dove insegno si trova proprio sotto di esse. Il primo anno in cui iniziai a insegnare scrivevo questo brano nelle lunghe ore di pausa. La scommessa era usare solo due accordi, come le torri, con un fraseggio”. Le Torri di Maddaloni è senza dubbio uno dei brani più interessanti e coinvolgenti del disco. L’eterea Il Figlio delle Vergini è la sesta traccia e vede ancora la partecipazione […]

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Food

Wine Lovers in quarantena, l’iniziativa di Wine and Thecity

In questo periodo di reclusione forzata è partito il progetto Wine Lovers in quarantena, lanciato da Wine&Thecity, l’impresa culturale che celebra l’ebbrezza creativa e la cultura del vino. L’obiettivo è quello di fare rete in questo periodo di grande isolamento domestico, di condividere (anche se solo virtualmente) esperienze e consigli enologici. Pertanto, dallo scorso 21 marzo, l’account Instagram wineandthecity_napoli si è arricchito di un nuovo contenuto multimediale. Condividere la cultura del vino Ogni giorno sul canale IGTV Instagram di Wine&Thecity vanno in onda brevi videomessaggi – della durata di uno o due minuti – che personaggi più o meno noti (influencer e giornalisti del settore, pizzaioli di fama e Stelle Michelin, produttori vitivinicoli e personaggi del mondo della cultura) hanno registrato da casa propria, nei quali raccontano cosa bevono in tempo di quarantena. Ciascun personaggio consiglia un vino da bere tra aneddoti, suggerimenti e riflessioni. In tanti hanno aderito all’iniziativa tra cui il pizzaiolo Gino Sorbillo, da sempre al fianco di Wine&Thecity, lo scrittore Maurizio De Giovanni, lo chef Stella Michelin Luciano Villani de La Locanda del Borgo di Aquapetra Resort, Roberto Di Meo, Presidente Assoenologi Campania e vignaiolo che, nella sua casa di Avellino, degusta un calice di Fiano di Avellino 2018 dell’azienda di famiglia. Ancora, lo chef Stella Michelin Domenico Candela del ristorante George del Grand Hotel Parker’s di Napoli, il collezionista e gallerista Peppe Morra che, sorseggiando l’aglianico dell’Antica Vigna di San Martino, racconta come coltivare la bellezza in questo periodo di quarantena; Fiorella Breglia di Cucino per amore che invita a brindare con le bollicine di Ca’ del Bosco. Tanti i contributi di giornalisti ed esperti del settore da tutta Italia: Antonio Paolini dalla sua casa in Abruzzo, Luciano Pignataro da Salerno, Licia Granello da Torino, Antonella Amodio, Santa Di Salvo da Napoli, Camilla Rocca dal Lago di Garda. Wine Lovers in quarantena: intervista a Donatella Bernabò Silorata Per saperne di più sull’iniziativa Wine Lovers in quarantena abbiamo rivolto qualche domanda a Donatella Bernabò Silorata, fondatrice di Wine&Thecity. Com’è nato il progetto “Wine Lovers in quarantena”? In modo del tutto casuale, parlando al telefono con un amico che mi raccontava di aver stappato un importante rosso toscano, una di quelle bottiglie da grandi occasioni. Mi descriveva il vino e ho pensato, «dai mandami un video messaggio che te lo pubblico come consiglio alla community di Wine&Thecity». Da qui l’idea di coinvolgere altri amici a raccontarsi e a raccontarci cosa stanno bevendo in questi giorni di quarantena. All’iniziativa hanno aderito in tanti, non solo personaggi del settore enogastronomico, ma anche del mondo della cultura. Sì, perché il vino è cultura, il vino è una passione trasversale. E anche perché, da sempre, attraverso Wine&theCity promuoviamo in maniera del tutto non convenzionale la cultura del vino, del bere bene. Sono orgogliosa e grata di aver ricevuto i contributi di Maurizio De Giovanni e di Peppe Morra ed altri ne arriveranno. Dal momento che siamo obbligati a stare a casa, come possiamo acquistare vino in questo periodo di quarantena? Tante […]

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Libri

Antonio Manzini e L’amore ai tempi del Covid-19

Antonio Manzini omaggia i lettori: L’amore ai tempi del Covid-19, il suo nuovo racconto, è scaricabile gratis In questo periodo difficile e delicato per tutti è nata l’iniziativa “Solidarietà digitale”, promossa dal Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, con supporto tecnico dell’Agenzia per l’Italia Digitale, per ridurre l’impatto sociale ed economico del Coronavirus grazie a soluzioni e servizi innovativi. Le iniziative, i servizi e le soluzioni disponibili hanno il comune obiettivo di migliorare la vita delle persone che in questo momento si vedono costrette a cambiare le loro abitudini. Tra i servizi messi a disposizione c’è anche quello che permette di leggere gratuitamente un giornale o un libro sul proprio smartphone o tablet. Tante sono state le case editrici ad aderire all’iniziativa dando la possibilità ai lettori di scaricare ebook gratuiti dai propri siti. C’è poi chi, come lo scrittore, attore, sceneggiatore e regista Antonio Manzini ha deciso di regalare il suo ultimo racconto inedito, “L’amore ai tempi del Covid-19″, con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone – personaggio da lui inventato e interpretato in tv dall’attore Marco Giallini – a sostegno dell’Ospedale Spallanzani di Roma. Scaricando gratuitamente il breve racconto (in totale sono 32 pagine) dal sito dell’editore Sellerio, casa editrice di Antonio Manzini, sarà infatti possibile anche contribuire con una donazione libera ad una raccolta fondi per lo Spallanzani di Roma. Questo l’indirizzo per donare: https://donazioni.inmi.it/. A poche settimane dall’uscita di “Ah l’amore l’amore”, l’ultimo romanzo che vede protagonista Rocco Schiavone, Manzini, costretto a casa come milioni di italiani, ha voluto rilasciare una nuova storia del vicequestore, al lavoro nei giorni di piena emergenza Coronavirus. L’amore ai tempi del Covid-19: la trama In un’Aosta blindata, come il resto d’Italia, ferma a causa del Covid-19, il vicequestore Rocco Schiavone è costretto, suo malgrado, ad uscire per occuparsi del caso di un uomo, il parrucchiere Manlio Sperduti, trovato morto nella vasca da bagno della sua abitazione, un appartamento di 80 metri quadrati che divideva con la moglie, i figli, i genitori di lei e il fratello della donna, un trentenne nullafacente. L’amore, e  più in generale i rapporti umani, già complicati di per sé, possono essere messi a dura prova dalla coabitazione in un periodo di reclusione forzata. Questo lo sa bene anche Rocco Schiavone che è grato al suo lavoro che gli permette di uscire nonostante le disposizioni del Governo. «Rocco Schiavone era un poliziotto, lui in casa non poteva rinchiudersi. E ringraziò il cielo, perché era impossibile dividere 24 ore al giorno una ottantina di metri quadrati con Gabriele e Cecilia». Il vicequestore trasteverino è un personaggio notoriamente burbero e scarsamente propenso alla filantropia, malgrado ciò, in questa nuova indagine emerge un suo lato più “umano”. Schiavone riesce, anche grazie al caso che sta seguendo, a scorgere il lato positivo in questa situazione di emergenza sanitaria che ha comportato l’isolamento domiciliare, e restituisce ai lettori un’immagine di speranza: «Quei giorni maledetti e surreali finirono e lasciarono agli italiani qualche eredità. Orrendi lutti, dolore e lacrime, ma anche abitudini […]

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Libri

Libri per bambini: 5 da leggere in quarantena

Cinque libri per bambini: i nostri consigli Se qualcuno ci avesse avvertito che un giorno un temibile ma invisibile nemico chiamato Coronavirus avrebbe attentato alle nostre vite e alla nostra libertà probabilmente non gli avremmo creduto, lo avremmo preso per matto. Eppure, eccoci qua, nel bel mezzo di una pandemia che sta mietendo numerose vittime e ci costringe a stare in casa al fine di contenere il numero dei contagi. Oltre alla preoccupazione e all’ansia dovute alle circostanze, durante questo periodo di reclusione forzata va fronteggiato anche un altro potenziale nemico: la noia. Il “rischio” che ci si possa annoiare stando a casa tutto il giorno per più giorni di seguito è infatti alto, soprattutto per i più piccoli. Le attività didattiche sono sospese, non si possono vedere gli amici e, ora che è primavera, non si può nemmeno uscire all’aria aperta a giocare. Come scongiurare dunque questo “pericolo”? Ovviamente tenendoli impegnati! Oltre a farli giocare, disegnare, colorare, creare, sarebbe bene anche avvicinarli alla lettura. Niente di meglio di un libro, infatti, ci permette di andare lontano pur restando fermi. La lettura, quindi, può essere un buon modo per intrattenere i bimbi durante la quarantena. Diversi sono i volumi adatti ai bambini, impossibile citarli tutti. Di seguito una breve selezione di libri per bambini più o meno conosciuti. Un libro per amico: i libri per bambini consigliati da noi I colori delle emozioni di Anna Llenas Quello che stiamo vivendo è un periodo strano e delicato per tutti scandito da emozioni comuni e istintive quali la paura, l’ansia, la rabbia, la tristezza che in questo momento fatichiamo a nascondere. Se per un adulto è difficile gestirle, figuriamoci per un bambino che si domanda perché sta accadendo tutto questo. Tocca inevitabilmente ai genitori il difficile compito di aiutarli ad interpretare eventi di questa portata e rassicurarli. In questo senso per aiutare a parlare di emozioni in modo semplice può essere utile leggere un meraviglioso libro per bambini, I colori delle emozioni di Anna Llenas, edizioni Gribaudo. Il mostro dei colori si è svegliato di umore un po’ strano e non riesce a capire cosa gli sta succedendo, ha mischiato tutte le emozioni. Mescolate insieme le emozioni non funzionano. Grazie all’aiuto di una sua amica, una bambina in scala di grigi, però, il mostro riuscirà a separare le singole emozioni riconoscendole e abbinandole ognuna a un colore: il giallo è l’allegria, l’azzurro la tristezza, il rosso la rabbia, la calma è verde e la paura è nera. Rimettendo a posto le emozioni il mostro tornerà a sentirsi bene. Il Gruffalò Altro libro che consigliamo è A spasso col mostro, in seguito tradotto anche con il titolo Il Gruffalò (titolo originale in inglese: The Gruffalo), un poema per bambini della scrittrice e drammaturga inglese Julia Donaldson, illustrato da Axel Scheffler. Il volume – che ha venduto oltre 13 milioni di copie e vinto numerosi premi per la letteratura per bambini – racconta la storia di un topo che passeggia nella foresta e grazie alla […]

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Musica

ALquadro racconta Marzianacci, il suo primo album

Marzianacci è il titolo del primo album del pianista e cantautore indie–pop ALquadro, uscito il 21 novembre 2019 per Beta Produzioni. Pugliese di origine e romano di adozione, ALquadro, pseudonimo di Alessandro Loconsole, dopo una breve parentesi in una band, La Bibbia del Pop (con la quale ha pubblicato l’EP “6 Piccoli Teneri Infarti” ed il singolo “Una strepitosa commedia”), ha dato vita al suo progetto da solista nel 2019 entrando nel roster di Beta Produzioni/MArteLabel, con la quale ha pubblicato il singolo “Mele a metà”, che ha anticipato l’uscita del disco. “Mele a Metà” è stato poi seguito dalla pubblicazione a luglio 2019 del singolo “Il Mago”. La “meccanicità” dell’uomo In totale “Marzianacci” contiene 10 tracce inedite che sono un mix di sonorità anni ’80, indie e cantautorato italiano. Nei testi c’è un richiamo costante al concetto di “meccanicità” dell’uomo e a tutto ciò che essa comporta: pensieri automatici, rapporti di coppia che non funzionano, insoddisfazione, rassegnazione. Un uomo “meccanico” è condizionato dalle caratteristiche psicologiche del proprio tipo planetario. Lo stile indie-pop di ALquadro è influenzato dai cantautori italiani (Conte, Battiato, Fossati, Dalla, Battisti&Panella, Bianconi), dalla musica progressive e sperimentale (Fripp, Eno, scena di Canterbury) e dalle ricerche nell’ambito della crescita personale e della meditazione. Intervista ALquadro Abbiamo intervistato ALquadro per conoscerlo meglio. Buona lettura! Chi è ALquadro? Presentati ai nostri lettori… Sono un cantautore indie tarantino ma ormai stabile a Roma da una decina d’anni. Il mio primo strumento è il pianoforte ma suono anche la chitarra. Ho 37 anni e da poco ho intrapreso la strada da “solista” con il progetto ALquadro. Solista tra virgolette perché gli artisti con cui collaboro e con cui ho registrato il mio nuovo disco sono stati decisivi per la riuscita artistica del lavoro, in primis il mio produttore e bassista Roberto Cola, genio assoluto di suoni e frequenze. “Marzianacci” è il tuo primo album, come mai questo titolo? Nasce da ciò che ha ispirato tutto il disco: lo studio dei “tipi planetari”. In questa materia si approfondiscono le caratteristiche fisiche e psicologiche che accomunano i diversi tipi planetari. Un esempio è molto più illuminante di tante parole: il tipo Marziale, collegato al pianeta Marte, è tendenzialmente basso e muscoloso, caratterialmente combattivo, il guerriero per antonomasia. L’attore Kirk Douglas, recentemente scomparso, era un classico marziale. Dal mio percorso personale ho capito di essere un Venusiano, più pacato (forse dovrei dire pigro) e più incline alla mediazione. Sull’enneagramma, figura geometrica su cui si posizionano i tipi planetari, il venusiano è l’esatto opposto del marziale. Da qui il titolo. Ci racconti com’è nato questo disco? È nato per gioco, ero in un momento di pausa dai miei progetti e mi sono messo a lavorare su alcune idee senza pensare che nel giro di un paio d’anni avrei pubblicato Marzianacci. È bellissimo poter scrivere senza alcuna finalità, solo per il gusto di farlo e di realizzare qualcosa di bello. La sfida era grande: parlare di tematiche non propriamente mainstream ma riuscire ad essere semplice ed intrigante […]

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Musica

GERO, intervista al cantautore siciliano

Il 31 gennaio 2020 è uscito, per la Carioca Records, Un anno in più, il nuovo album del cantautore siciliano GERO. Il disco contiene dieci brani inediti, più una intro strumentale, scritti e composti dal trentaduenne di Mussomeli (CL). Per la realizzazione di questo suo nuovo lavoro – che arriva a ben undici anni di distanza dal primo, Guardando nel mio specchio (2009) –  Gero (voci e cori) si è avvalso della collaborazione di Sebastiano Valenza e Giuseppe Perrone (Batteria e Percussioni), Vincenzo Marranca e Luca Castiglione (Basso Elettrico), Gianluca Genova, Luca Castiglione e Peppe Milia (Chitarre acustiche, Elettriche, Ukulele) e Leo Curiale (Pianoforte, Fender Rhodes, Programmazione e Synth) che ha curato anche la produzione artistica, gli arrangiamenti e il mixaggio. L’album è stato registrato interamente presso il Master Play Studio di Leo Curiale a Mussomeli (Cl) e masterizzato da Gianni Bini presso gli Hog Studios a Viareggio (Lu). Musica contro le mafie Il nuovo disco di Gero è uscito dopo meno di un anno dalla pubblicazione del singolo L’amore salva e del brano Svuoto il bicchiere, un pezzo che descrive un significativo episodio di vita del giudice Paolo Borsellino e della figlia Fiammetta e che ha permesso a Gero di aggiudicarsi il premio nazionale Musica contro le mafie. Grazie a questa manifestazione il cantautore ha vissuto esperienze live importanti come l’esibizione e premiazione nel 2019 a Casa Sanremo (nei giorni del Festival) e l’esibizione al Club Tenco. Ancora, l’esibizione in Palermo Chiama Italia il 23 Maggio 2019 davanti ad oltre quindicimila persone e l’ospitata all’Unlocked Selinus Festival, il più grande Festival di Musica Elettronica del Sud Italia, al Parco Archeologico di Selinunte, dove ha cantato davanti ad oltre diecimila persone. Intervista a GERO Per conoscere meglio GERO e saperne di più sul suo ultimo lavoro, noi di Eroica Fenice gli abbiamo fatto qualche domanda. Buona lettura!  Un anno in piú è il tuo secondo lavoro discografico, che arriva a ben undici anni di distanza dal primo. Cosa è successo in questo lungo arco di tempo ? Esatto. Undici Anni. Nel frattempo sono diventato adulto, capelli in meno e barba folta. Sono tanti perché ho voluto prendermi il tempo necessario per capire se la musica poteva soddisfare quello di cui ero alla ricerca. Scrivere canzoni è un fattore imprescindibile dalla mia natura però volevo essere sicuro di sentirmi felice prima di pubblicare un disco. Nel frattempo però ho studiato, sono stato alla continua ricerca di un qualcosa che mi rappresentasse e che mi reinventasse, mi sono dedicato a canzoni singole ed ho viaggiato. Viaggiare mi ha aiutato tantissimo a ritrovarmi. Undici anni sono tanti, ma stavolta ne è valsa la pena anche se mi sono ripromesso di fare un altro disco almeno entro i prossimi dieci anni (scherza, ndr). Com’è nato questo nuovo disco e perché la scelta di questo titolo? Più che un “nuovo album” lo definisco una raccolta dei miei precedenti anni di ricerca e lavoro in studio e una pubblicazione di nuovi brani inediti che rappresentano l’ultimo periodo di scrittura, […]

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Libri

Massimiliano Campanile si racconta: da hair stylist a scrittore

Massimiliano Campanile, famoso hair stylist napoletano, lo scorso 27 gennaio al PAN di Napoli ha presentato la sua autobiografia “Non c’è niente che cambierei”, edita da Graus Edizioni. Un libro che è più di una semplice biografia, è una riflessione intima e amichevole in cui Massimiliano Campanile si mette a nudo, raccontando aspetti privati della sua vita: i traumi infantili, il bullismo subito, il percorso di accettazione della propria omosessualità, la passione infinita per il suo lavoro, i progetti per il futuro. La prefazione del volume è stata curata dall’attrice Cristina Donadio. Dalla periferia al centro per realizzare un sogno Una vita non facile quella di Campanile, fatta di dolori e sacrifici, ma anche di gioie e numerose soddisfazioni professionali. Ne ha dovuta fare di strada, infatti, quel ragazzo di periferia che da bambino, pettinando le bambole della sorella e delle cugine, sognava di diventare un bravo parrucchiere e aprire un salone tutto suo. Da Barra, suo quartiere natale, è approdato a Chiaia, il salotto prestigioso di Napoli, che gli ha permesso di farsi conoscere e diventare uno degli hair stylist più bravi ed importanti d’Italia ed esclusivista in Campania del marchio “Aldo Coppola”. Massimiliano Campanile: scrivere per parlare alle famiglie Giunto quasi alla soglia dei cinquant’anni, Campanile ha deciso di scrivere un libro non solo per raccontare la sua storia, ma per metterla al servizio dei ragazzi e delle famiglie. In particolar modo, Campanile vuole rivolgersi ai genitori che scoprono l’omosessualità dei propri figli e non sanno come affrontarla. Il suo intento, dopo questa prima fatica letteraria, è di dare seguito al suo percorso, scrivendo un nuovo libro che tratti esclusivamente dell’omosessualità, del cammino, spesso complesso e delicato, che un ragazzo o una ragazza omosessuale si ritrova a percorrere prima verso la presa di coscienza del proprio io e in seguito verso il coming out. Intervista a Massimiliano Campanile Per saperne di più sulla sua autobiografia e sui suoi progetti futuri, noi di Eroica Fenice gli abbiamo rivolto qualche domanda. Buona lettura! Lei è un famoso hair stylist napoletano, come mai ha sentito l’esigenza di raccontarsi in un libro? “Questo libro rappresenta una tappa per far conoscere realmente chi è Massimiliano Campanile, da dove arriva, qual è la sua famiglia. Io sono un ragazzo di Barra, un quartiere della difficile periferia napoletana ed anche se ho raggiunto il successo, se oltre alle signore del popolo ho pettinato anche le Principesse, io sono rimasto quello di sempre. Non è strettamente importante la mia storia, ma la mia esperienza, che voglio mettere al servizio dei ragazzi, delle ragazze e delle famiglie”. La sua autobiografia vanta la prefazione dell’attrice Cristina Donadio: come vi siete incontrati e perché ha scelto di affidare a lei la premessa del suo libro? “Cristina è una mia amica e una mia cliente. Ho chiesto a lei di scrivere la prefazione al libro perché è una donna vera, sincera, capace di scindere la professione dalla vita reale, insomma una persona di spessore e talento ma dotata di tanta […]

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Libri

Lascia fare al destino, un romanzo di Vittorio Schiraldi

“Lascia fare al destino” è l’ultimo romanzo del giornalista e sceneggiatore Vittorio Schiraldi, edito da Marlin. Sebbene si tratti di una storia di fantasia, quella presentata da Vittorio Schiraldi è la fotografia di una realtà drammatica che travolge molte famiglie italiane. In questo romanzo il giornalista affronta il delicato tema del rapporto tra giovani e droga, cercando in particolare di raccontare cosa accade quando in una famiglia entra in scena la droga. Lascia fare al destino: la storia di Ilaria e Simone Protagonista del romanzo di Vittorio Schiraldi è Ilaria, una giovane e fragile ragazza che ancora minorenne cade nel tunnel della droga. Ilaria è figlia di due genitori separati, Lea e Lorenzo. Vive con la madre e il compagno di lei, Mario, insieme al quale la donna ha un secondo figlio, Ruben. Lorenzo è poco presente nella vita di sua figlia; a causa del suo lavoro è sempre in giro per il mondo e non ha mai molto tempo da dedicarle. La ragazza prova a farsi bastare l’affetto della madre e di Mario che la tratta come fosse figlia sua, cercando di non farle mai mancare niente, ma Ilaria è una ragazza inquieta. Ancora sedicenne, scappa da casa, ammaliata da Simone, rampollo di un’agiata famiglia borghese, dal quale Ilaria si lascia trascinare in un mondo di sbandati, fatto di fughe, viaggi e droghe. La famiglia di Ilaria si trova improvvisamente catapultata all’inferno. Lea e Mario tentano di trascinare la figlia fuori dal tunnel della tossicodipendenza e di aiutarla a riprendere in mano la sua vita, ma il percorso è lungo e tortuoso: la ragazza alterna alle fughe da casa dei periodi di relativa tranquillità, accettando più volte il ricovero in un centro di recupero, tuttavia ricade sempre negli stessi errori, rendendo difficile il compito dei genitori. Nemmeno quando Simone, il suo ormai ex ragazzo, decide di cambiare vita per concretizzare la sua vocazione di scrittura mettendo su carta, anche a fini terapeutici, le sue esperienze, Ilaria si ravvede. Al contrario, non accoglie favorevolmente il cambiamento di Simone. Ormai sono lontani i giorni felici trascorsi insieme a lui in Thailandia e in Vietnam sui sentieri della droga. La storia assume risvolti ancora più drammatici quando Simone scopre per caso di avere l’HIV, e non riesce a rassegnarsi all’idea di essere stato colpito, ora che aveva scritto l’ultima pagina del romanzo, che quindi resterà inedito. Il giorno del suo funerale Mario, che lo aveva seguito e consigliato durante la stesura del romanzo, consegnerà al padre di Simone le pagine scritte dal figlio, affinchè possa cogliere in quei capitoli l’immagine di un ragazzo che non era mai riuscito a conoscere veramente. Intanto sta per compiersi anche il destino di Ilaria, in un finale avvincente, ricco di sorprese e di emozioni. Vittorio Schiraldi e l’incontro con Simone “Lascia fare al destino” trae ispirazione da una serie di incontri fatti dall’autore all’interno di centri di recupero per tossicodipendenti. Con l’idea di scrivere un romanzo per raccontare il percorso che devono affrontare i ragazzi che […]

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Musica

Cortellino canta la libertà di sbagliare

Solo quando sbaglio (LaPOP), pubblicato l’11 ottobre 2019, è l’ultimo album del cantautore Enrico Cortellino. Già conosciuto come Cortex, pseudonimo con cui ha esordito nel 2007, l’artista triestino ha poi deciso di cambiare nome d’arte per adottare semplicemente il suo cognome. Solo quando sbaglio è il suo quarto album, registrato tra Rimini e Trieste, nato anche grazie all’esperienza di Cortellino al CET di Mogol, dal quale fu notato nel 2008 suonando al Piper di Roma in occasione della finale del Tour Music Fest. Mogol lo premiò per i testi assegnandogli una borsa di studio per il Centro Europeo di Toscolano. Molti testi di Solo quando sbaglio sono stati realizzati proprio con la collaborazione di autori incontrati al CET. Il disco è stato anticipato dall’uscita di 140 Km/h, cover dello storico brano di Ivan Graziani, e contiene in totale otto tracce. Cortellino: la libertà anarchica dell’errore                                             Solo quando sbaglio è un album pop di chiaro stampo cantautorale che racchiude e rispecchia diversi momenti della vita dell’artista. Cortellino racconta in chiave malinconica e ironica allo stesso tempo, l’amore, il dolore e la bellezza del diventare adulti e la difficoltà del lavoro, dell’affrontare la vita con le sue delusioni, le ansie e i tormenti. Tematiche intime e profonde condensate in otto brani contrassegnati da uno sferzante umorismo – come è nello stile del cantautore triestino – accompagnato da musiche accattivanti e melodiose. Alle pressioni sociali e interiori che avverte, il cantautore triestino risponde con la creatività e l’amore. Solo quando sbaglio: track by track L’album si apre con il brano Usami, una tragicomica ballata che racconta la trasformazione di un rapporto di coppia. Segue Cuore logico, una sorta di monologo/dialogo con un dottore immaginario al quale l’autore rivolge domande sull’amore, Solo quando sbaglio, il brano che dà il titolo all’album, è la terza track. Una canzone che riflette sulla libertà anarchica del commettere errori per sentirsi vivi, liberi: «Solo quando sbaglio/ io mi sento vivo/ questa è la mia libertà», canta l’autore. « Mi piace molto suonare il brano live – ha dichiarato Cortellino – la canzone è nata chitarra e voce e si è evoluta grazie alla collaborazione con l’autrice Eleonora Rossi, con la quale ho curato il testo”. Il brano è accompagnato da un videoclip in bianco e nero “per – ha raccontato il cantautore- metterci la faccia e farsi vedere da vicino». Il disco prosegue con Un sorriso, un brano in cui Cortellino si avvale della collaborazione del rapper triestino Riccardo Civita, in arte Yane, e Elettra, uno dei pezzi più interessanti del nuovo lavoro del cantautore. Troviamo poi la cover di 140 km/H, brano che Ivan Graziani dedicò alla Bora di Trieste. Gli arrangiamenti del pezzo sono curati da Filippo Graziani, figlio di Ivan. La penultima traccia dell’album è Un discorso da coniglio, in cui Cortellino canta le riflessioni di un uomo che si appresta a diventare padre. Il disco si chiude con la bella e malinconica Mediterranea, un brano sulla perdita di un amore dalla melodia cullante. Un disco ben fatto che […]

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Fun e Tech

I braccialetti della fortuna: significato e realizzazione

Chi non ha mai indossato, soprattutto d’estate, i braccialetti brasiliani o altrimenti detti braccialetti della fortuna? Nel periodo estivo è infatti “tradizione” acquistare, soprattutto in spiaggia, questi sottili filamenti di cotone colorati per legarli al polso. Prima di indossarli, è consuetudine esprimere un desiderio che, come dicono le credenze, si esaudirà solamente quando il braccialetto si spezzerà da solo. Ma da dove parte questa usanza e cosa simboleggiano questi braccialetti? Scopriamolo insieme! Origini e significato dei colori I braccialetti della fortuna sono originari del Brasile; è da lì che parte la tradizione di esprimere un desiderio prima di fissarli al polso o alla caviglia. I brasiliani credevano infatti in un potere mistico che veniva trasferito dalla mente all’oggetto. Secondo questa credenza, la forza del desiderio sarebbe stata trasmessa all’accessorio che, mandando un messaggio all’universo, avrebbe portato una soluzione al problema che da tempo si cercava o avrebbe realizzato ciò che si era espressamente chiesto. Inoltre, ad ogni colore corrisponde un significato. Il rosso simboleggia l’amore; il verde la speranza; l’azzurro lavoro e soldi; il giallo la fortuna; il viola e il blu simboleggiano la pace; il bianco la libertà; il rosa l’amicizia. È bene dunque, in base a ciò che si desidera, prestare attenzione al colore del bracciale. Leggenda vuole che, a seconda del significato del colore del bracciale, un attimo prima di fare il secondo nodo per fissarlo, si esprima un desiderio e che, una volta che il bracciale si spezza da solo o viene perduto, il desiderio si esaudisca. Braccialetti della fortuna: come realizzarli Questi braccialetti sono talmente semplici che è possibile realizzarli anche da soli. Si realizzano infatti con poco materiale e in breve tempo. Per farli occorrono tre o più fili dei diversi colori scelti che vanno legati insieme, facendo un nodo alle estremità. Più fili si utilizzano, più spesso sarà il bracciale. Alla base va posto il colore riguardante la sfera del desiderio. Successivamente si procede ad avvolgere il primo filo colorato – che va tenuto con la mano destra – in senso orario intorno ai restanti fili, tenuti invece dalla mano sinistra. Il filo dovrà ricoprire gli altri fili per almeno 1 o 2 cm. Una volta raggiunto il primo centimetro del colore desiderato, si passa ad un altro colore. Per cambiare colore, si procede in questo modo: il primo filo colorato, ormai avvolto, dalla mano destra deve passare nella mano sinistra; viceversa, con la mano destra bisogna tenere il filo del nuovo colore scelto e cominciare a girare di nuovo intorno agli altri fili; e così via fino al completamento dell’opera. Infine, per chiudere e fissare il lavoro, basterà fare un nodo così come quello effettuato all’inizio. Il braccialetto finito deve avere un lunghezza di circa 15 cm. Per avere un’idea più chiara su come realizzarli, su YouTube trovate numerosi tutorial che vi spiegano passo passo come fare. Bene, non vi resta che provare! [fonte foto: https://pixabay.com/it/photos/amicizia-fratellanza-mani-unione-2156172/]

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Culturalmente

Poesie di Natale: tra magia e malinconia

Quello natalizio è uno dei periodi più attesi dell’anno, soprattutto dai bambini, ma anche uno dei più malinconici. I sorrisi e l’allegria dei bimbi, la magia delle luci e delle strade addobbate a festa, infatti, da sempre, si mescolano ai sentimenti di tristezza e di malinconia di chi questo periodo vorrebbe invece proprio saltarlo. Il Natale è dunque caratterizzato da emozioni ambivalenti che, spesso, sono state anche fonte d’ispirazione per numerosi componimenti poetici. La letteratura italiana e straniera è infatti ricca di poesie dedicate al Natale. Di seguito presentiamo una breve selezione di poesie di Natale. Il Natale è poesia La poesia può essere considerata a pieno titolo un elemento della tradizione natalizia. Chi di noi da bambino non ha recitato una poesia al pranzo di Natale davanti a parenti ed amici? Chi di noi non ha mai scritto un biglietto d’auguri prendendo spunto da aforismi e poesie? Da Gianni Rodari ad Alda Merini, passando per Saba e Quasimodo, tantissimi sono stati gli autori italiani e stranieri che si sono lasciati ispirare dal Natale, componendo poesie dal diverso stile. Vediamone insieme alcune. Lo Zampognaro, Gianni Rodari Gianni Rodari è senza dubbio uno degli autori che più ha scritto del Natale. Tra le sue famose filastrocche per bambini, infatti, spiccano: “L’albero dei poveri” che fa riflettere i bambini sul significato dell’albero di Natale e sui regali sotto l’albero; “Il magico Natale”, nella quale Rodari spiega cosa farebbe per Natale se avesse una bacchetta magica; “Il pianeta degli alberi di Natale” e “Lo zampognaro” (che proponiamo di seguito), poesia nella quale l’autore si immedesima in tanti personaggi, tra cui lo zampognaro, ma anche il pastore, e spiega cosa farebbe per Natale se fosse nei loro panni. Se comandasse lo zampognaro Che scende per il viale, sai che cosa direbbe il giorno di Natale? “Voglio che in ogni casa spunti dal pavimento un albero fiorito di stelle d’oro e d’argento”. Se comandasse il passero Che sulla neve zampetta, sai che cosa direbbe con la voce che cinguetta? “Voglio che i bimbi trovino, quando il lume sarà acceso tutti i doni sognati più uno, per buon peso”. Se comandasse il pastore Del presepe di cartone Sai che legge farebbe Firmandola col lungo bastone? “Voglio che oggi non pianga nel mondo un solo bambino, che abbiano lo stesso sorriso il bianco, il moro, il giallino”. Sapete che cosa vi dico Io che non comando niente? Tutte queste belle cose Accadranno facilmente; se ci diamo la mano i miracoli si faranno e il giorno di Natale durerà tutto l’anno. Umberto Saba, A Gesù bambino Anche Umberto Saba ha dedicato una poesia al Natale, una sorta di preghiera a Gesù Bambino al quale chiede di farlo essere sempre di buon animo. La notte è scesa e brilla la cometa che ha segnato il cammino. Sono davanti a Te, Santo Bambino! Tu, Re dell’universo, ci hai insegnato che tutte le creature sono uguali, che le distingue solo la bontà, tesoro immenso, dato al povero e al ricco. Gesù, […]

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Recensioni

Al Caos Teatro, Paolo Cresta in “Uno, nessuno e centomila”

Sabato 14 e domenica 15 dicembre è andato in scena presso il Caos Teatro di Villaricca (NA), lo spettacolo “Uno, nessuno e centomila”, un adattamento della famosa opera di Luigi Pirandello curato, diretto ed interpretato magistralmente dall’attore Paolo Cresta. È il secondo appuntamento di “Frammenti”, quarta stagione teatrale del Caos Teatro. Siamo tutti Uno, Nessuno e centomila Protagonista della famosa opera pirandelliana è Vitangelo Moscarda, chiamato Gengè dalla moglie Dida, un uomo qualunque, come si definisce lui stesso, una persona ordinaria. Vitangelo è un trentenne che ha ereditato la banca del padre e vive di rendita. Un giorno come un altro, riceve un’osservazione da parte della moglie: “Guardatelo bene il naso, ti pende verso destra”. Una frase apparentemente innocua che tuttavia scatena in lui una forte crisi di identità, trascinandolo in abissi  di riflessioni e considerazioni che lo portano a rendersi conto che lui non è unico. Il suo viaggio interiore lo induce a cambiare vita. Vitangelo rinuncia al suo lavoro di usuraio – così lo definisce la gente – anche a costo della propria rovina economica e contro il volere della moglie che nel frattempo è andata via di casa. Una scelta, quella di Gengè, pensata per fare un’opera di carità, ma anche per non apparire più agli occhi della moglie come una marionetta. In questo gli viene in aiuto Anna Rosa, un’amica della moglie, che lui conosce poco, la quale gli racconta di aver fatto di tutto per far intendere a sua moglie che Vitangelo non era lo sciocco che lei immaginava e che non c’era in lui il male. Tuttavia, alla fine, il protagonista arriverà alla follia e verrà internato in un ospizio, dove però si sentirà finalmente libero da ogni regola e inizierà a vedere il mondo da un’altra prospettiva. Inoltre, arriva ad affermare che non ha più bisogno di un nome, perché i nomi convengono ai morti, a chi ha concluso. Lui è vivo, e non conclude. Per uscire dalla prigione in cui la vita rinchiude – dice Vitangelo – non basta cambiare nome, perché la vita è una continua evoluzione, il nome rappresenta la morte. Bisogna vivere attimo per attimo la vita, rinascendo continuamente in modo diverso. “La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest’albero, respiro tremulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola, domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo”. La storia di Vitangelo Moscarda è la storia di una presa di coscienza: l’uomo non è Uno e la realtà non è oggettiva. Il protagonista passa dal considerarsi unico per tutti (Uno, appunto) a concepire che egli è un nulla (Nessuno), tramite la consapevolezza dei diversi se stesso che via via diventa nel suo rapporto con gli altri (Centomila). In questo modo la realtà perde la sua oggettività, tutto diventa relativo. Nel suo tentativo di distruggere le centomila concezioni che gli altri hanno di lui, il protagonista viene preso per pazzo dalla gente, che non vuole accettare che il mondo sia diverso da […]

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