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Eroica Fenice

Eventi/Mostre/Convegni

Pint Of Science 2018: al pub tra scienza e birra

Dal 14 al 16 maggio si terrà Pint Of Science 2018, l’evento di divulgazione scientifica più grande al mondo che porta gratuitamente la scienza nei pub di tutta Italia. La manifestazione, giunta alla sua quarta edizione, si svolge infatti in contemporanea in 21 Paesi al mondo e in 20 città italiane, tra cui Napoli. Sette location della Città Metropolitana di Napoli ospiteranno per tre giorni 21 eventi di scienza. Napoli, Pompei e Pozzuoli saranno teatro di serate all’insegna del sapere, durante le quali verranno toccati i temi più attuali del panorama scientifico mondiale: dalla robotica alla genetica, dall’archeologia ai vaccini, dall’astronomia al sesso. A presentarli, esperti di rilievo internazionale, che illustreranno, tra le altre cose, i processi biologici utili alla comprensione di alcune malattie umane; parleranno di immigrazione, social media, cyborg, vaccini, sex orienteering, onde gravitazionali e della bonifica di Bagnoli. Pint of Science 2018 a Napoli Durante la tre giorni di eventi, ricercatori e amanti della scienza potranno confrontarsi su diversi temi di rilevanza scientifica, che saranno così ripartiti: Beautiful Mind (neuroscienze, psicologia e psichiatria), Atoms to Galaxies (chimica, fisica e astronomia), Our Body (biologia umana), Planet Earth (scienze della terra, evoluzione e zoologia), Tech Me Out (tecnologia e computer) e Social Sciences (legge, storia e scienze politiche). Sono 21 in totale gli incontri previsti per Pint of Science 2018; si svolgeranno uno per sera per ognuno dei sette locali tra Napoli, Pompei e Pozzuoli. Di seguito le sette location coinvolte nell’iniziativa:   Slash, Via Vincenzo Bellini, 45, Napoli   Scugnizzo Liberato, Salita Pontecorvo, 46, Napoli   Centro Alimentazione Consapevole, Vico San Pietro, 6, Napoli   Museum Bar, Largo Corpo di Napoli, 3, Napoli   Lido Pola, Via Nisida, 24, Napoli   Groove, via Maria Puteolana, 11, Pozzuoli   Pub 27, via Vittorio Emanuele 9, Pompei Un’iniziativa originale che darà l’opportunità a tanti appassionati di scienza, e a chiunque sia interessato, di trascorrere tre serate all’insegna della conoscenza scientifica, sorseggiando birra in compagnia dei più celebri ricercatori che parleranno del loro lavoro e illustreranno le loro scoperte e dunque le novità della ricerca. Il programma completo dell’evento  è consultabile sul sito https://pintofscience.it/events/napoli Come nasce Pint Of Science Pint of Science nasce con l’obiettivo di dare alla gente l’opportunità di capire come le scoperte vengono fatte e cosa significano. Nel 2012, grazie all’idea di due ricercatori dell’Imperial College di Londra, Michael Motskin e Praveen Paul, vide la luce “Meet the researchers”, un evento durante il quale alcuni malati di Parkinson, Alzheimer, malattia del motoneurone e sclerosi multipla ebbero la possibilità di recarsi nei loro laboratori a vedere che tipo di ricerca stessero facendo. L’iniziativa fu un successo. L’idea da cui partirono i due ricercatori fu: se le persone vogliono entrare nei laboratori e incontrare i ricercatori, perché non portare i ricercatori fuori ad incontrare le persone? Nacque così Pint of Science, la cui prima edizione si svolse nel Maggio 2013 e portò alcuni dei più rinomati ricercatori in giro nei pub a raccontare il loro lavoro agli amanti della scienza e della […]

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Libri

“Primule fuori stagione”, il brillante esordio letterario di Luciana Pennino

Primule fuori stagione è il primo romanzo della scrittrice napoletana Luciana Pennino, edito da Iuppiter   Edizioni. Il libro, uscito a fine novembre 2017, racconta, in modo tragicomico, le vicende di una donna che a 46 anni si ritrova senza lavoro ed è costretta a ricominciare tutto da capo. Non a caso il romanzo si intitola Primule fuori stagione; la primula, infatti, è un fiore che rappresenta la speranza, i nuovi inizi. Come il fiore, anche la protagonista del racconto rifiorisce, ma fuori stagione, perchè non siamo in primavera. Le primule sono i primi fiori a sbocciare dopo il lungo inverno. Al contrario, le “primule” della Pennino rinascono proprio alla soglia della stagione fredda. «Comunque vada tra noi, vorrei che la primula rimanesse la tua pianta preferita… è il simbolo della rinascita, della speranza, dei nuovi inizi…». La storia è ambientata a Napoli, città in cui risiede anche l’autrice stessa, ma la protagonista – a cui la Pennino ha scelto di non dare un nome, perché, ha dichiarato, “sapevo che ciò avrebbe contribuito all’identificazione da parte di molte donne, creando un’empatia maggiore tra il soggetto di cui si narra e chi legge” – ha vissuto anche a Milano e rivive i ricordi legati al periodo trascorso nel capoluogo lombardo. L’intero romanzo costituisce un lungo monologo della protagonista scandito dalle vicende dolorose e, allo stesso tempo, comiche della sua vita e dei personaggi che incontra sul suo cammino. Primule fuori stagione: la forza di ricominciare raccontata da Luciana Pennino Dato il clima di precarietà che caratterizza la società odierna, non è difficile immedesimarsi nella storia della protagonista del romanzo di Luciana Pennino: una donna di 46 anni, residente a Napoli, che, dopo una lunga carriera, perde il rassicurante posto fisso e si ritrova a fare i conti con la vita e la sua imprevedibilità. La perdita del lavoro comporta ovviamente smarrimento e coincide con la perdita della propria collocazione sociale e personale. La vita sembra subire una battuta d’arresto. La piatta ma confortante routine quotidiana della protagonista viene improvvisamente sconvolta da un terremoto che fa crollare ogni certezza, scombina tutti i suoi piani, costringendola a cambiare tutto, a rivedere le sue priorità, a rimettersi in discussione alla soglia dei cinquant’anni, proprio quando credeva di aver raggiunto finalmente un equilibrio personale, avendo fatto pace col passato. Inizia, invece, un lungo e doloroso percorso, un viaggio verso l’ignoto, un salto nel vuoto. “Nel reagire a questa notizia sconquassante, mi si rivela l’esistenza di un vasto assortimento di stati d’animo, balordamente antitetici, che vanno da un infinito senso di scoramento a un’esaltazione immotivata, da una rabbia acuta e sorda a un abbandono fatalistico a quel che sarà, da uno sconvolgente smarrimento a una reattività incontrollata. Nulla, però, rispetto all’emozione che mi scorterà a lungo: la paura!”. Tuttavia, è proprio quando la terra sotto ai piedi viene a mancare, che la protagonista – tornata a lavorare a Napoli dopo una parentesi lavorativa a Milano e una storia d’amore finita male – riscopre se stessa, trovando la forza di […]

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Musica

Shiver Folk: “Settembre” è l’ultimo disco dell’indie folk-band lecchese

“Settembre” è il titolo del nuovo Ep degli Shiver Folk, band nata nel 2013 in provincia di Lecco. Il disco, contenente quattro canzoni, è stato pubblicato a settembre 2017. Si tratta della quarta fatica discografica del gruppo, che ha già alle spalle due EP e un LP. “Settembre  – ha spiegato la band nel presentare il disco – parla di esperienze forti, di momenti vissuti con anima e corpo. Proprio per questo segna un netto stacco rispetto ai lavori precedenti, più ‘fanciulleschi’, sia a livello di musica che di testi. La ricerca per la scrittura è durata circa un anno e ha portato ad un lavoro che ci ha soddisfatto pienamente. ‘Settembre’ è il nostro punto di (ri)partenza verso il futuro”. La poesia e la passionalità dell’ultimo lavoro degli Shiver Folk Settembre è un disco breve, ma ricco, di suoni, parole ed emozioni. A metà strada tra indie–folk, sonorità rock e canzone d’autore, gli Shiver Folk raccontano storie in modo autentico e originale, affrontando tematiche importanti, quali la tossicodipendenza e l’ansia; quest’ultima definita come “uno dei  mali quotidiani del nostro tempo”, d’altronde, come dargli torto… Alzi la mano chi al giorno d’oggi non è ansioso! Tornando a parlare dell’EP nel suo complesso, gli Shiver Folk ci consegnano un disco maturo e omogeneo, nei testi e nelle sonorità. I suoni dolci e melodiosi del pianoforte, del violino e del contrabbasso si amalgamano ai ritmi incalzanti della batteria, del banjo e delle chitarre, sposandosi  perfettamente con i testi, a metà tra il poetico e il viscerale. Questo disco arriva dopo due EP ( “La Rotta“, composto da due brani inediti ed una cover di Johnny Cash; “Folkin’ Christmas“, una raccolta di cinque brani natalizi rivisitati in chiave folk, più un pezzo inedito), un disco lungo (“L’Equilibrista“, un album di undici brani) e diversi live su palchi importanti come Carroponte, Alcatraz e lo Stadio San Siro, dove nel 2017 hanno accompagnato il cantautore Davide Van de Sfroos. Quest’ultimo li aveva scelti già l’anno precedente come band per il suo tour italiano, il Folk Cooperatour. Settembre: track by track Ad aprire il disco è la ballata folk “Medicine per il morale”. Il brano, caratterizzato da un ritmo pressante, rappresenta una non troppo velata critica del mondo della discografia e si rivolge, dunque, a chi riduce la musica ad un mero mezzo per arricchirsi, sminuendone il valore artistico. Medicine per il morale racconta, in modo piuttosto diretto, delle delusioni a cui molto spesso vanno incontro i giovani musicisti quando entrano in contatto con il mondo discografico. “Qui c’è gente che ti dice hai vent’anni stai al tuo posto. Che ci si pulisce il culo coi tuoi sogni nel cassetto. Perché hanno comperato anche la tua scrivania, hanno messo le inferriate alle finestre della fantasia.” Così recita una strofa della canzone; un linguaggio vigoroso a sottolineare quanto troppo spesso la fantasia e l’originalità vengano sacrificate, in nome del mercato e del denaro. “Settembre”, brano che dà il titolo al disco, affronta invece in modo autentico un’importante tematica sociale: […]

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Musica

Reloaded, il sesto disco del cantautore Germano Bonaveri

Lo scorso 26 gennaio è uscito Reloaded, il nuovo album del cantautore bolognese Germano Bonaveri, prodotto da Maurizio Biancani per Fonoprint. Il disco, anticipato a novembre dal singolo Le piccole vite, è stato presentato dal vivo il 15 febbraio al Teatro Fanin di San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna, e il 21 febbraio al Teatro Leonardo di Milano. Reloaded: i 14 anni di musica di Germano Bonaveri  Reloaded è il sesto album di Bonaveri e contiene 18 brani rivisitati che raccontano i 14 anni di carriera del cantautore. Un progetto che raccoglie tutti i pensieri dell’artista durante la sua quotidianità e rappresenta, come da lui spiegato, “la pausa del cammino, quella in cui reinterpreti le esperienze vissute, le riordini e ti rendi finalmente conto che hanno costituito l’essenza del tuo peregrinare”. Musicalmente parlando la bravura di Bonaveri è inconfutabile. L’artista bolognese, che incarna pienamente lo spirito dei grandi cantautori, ci consegna un album di grande spessore e ci ricorda che è ancora possibile produrre lavori di qualità. Ottimi gli arrangiamenti che restituiscono sonorità eleganti e raffinate, creando atmosfere sognanti e rilassanti. Non sono da meno i testi: profondi e mai banali, caratterizzati da un linguaggio colto e ricercato. La voce di Bonaveri rievoca a tratti Eugenio Finardi, a tratti Ivano Fossati, ma ha dentro anche un po’ di De Andrè e De Gregori. Reloaded  è un album molto intimo e curato nel dettaglio: rappresenta indubbiamente materiale  per pochi. Reloaded, track by track Il disco si apre con Magnifico, una canzone in cui Bonaveri racconta l’assoluta irrilevanza di tutto ciò che riteniamo importante a tal punto da permettergli di impedirci di vivere. Il cantautore descrive “l’inseguimento vano dell’effimero bisogno di sembrare sempre qualcosa di diverso da noi stessi, senza peraltro esserci mai davvero incontrati” Segue Le Piccole Vite, il brano uscito il 24 novembre 2017, scelto come singolo di lancio della sesta fatica del cantautore bolognese. Come raccontato dallo stesso autore, si tratta di una poesia scritta quattro anni fa per Topo, il gatto che lo ha accompagnato per 14 anni. “Ho voluto raccontare – ha spiegato – quello che sono certo mi avrebbe detto quando ho dovuto scegliere di ucciderlo per risparmiargli inutili sofferenze, e volevo condividerlo con il pubblico perché la canzoni qualche volta possono aiutarci a sentirci meno soli di fronte a certi dolori”. Torquemada è la terza traccia dell’album ed è ispirata alla figura di Tomás de Torquemada, un religioso spagnolo, primo Grande Inquisitore dell’Inquisizione spagnola. Bonaveri spiega così il significato di questo brano: “Mi sono chiesto cosa direbbe il Grande Inquisitore oggi, di fronte a un ipotetico creatore, in un ipotetico aldilà vedendo quali strumenti usi il potere oggi per limitare le persone, strumenti diversi nella forma ma non nell’intenzione dai metodi di un tempo. Cambiano i metodi ma, a ben guardare, le facce sono sempre le stesse” Un elegante e passionale tango è invece Scivola via, una canzone che parla d’amore: “quello sensuale, quello vissuto e quello immaginato”. Bonaveri definisce l’amore “la forza immaginifica […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Marzo Donna 2018, presentata la rassegna Lazzare Felici: la creatività delle donne per una città sostenibile

Lo scorso 5 marzo è stato presentato il programma della rassegna Marzo Donna 2018 – Lazzare Felici: la creatività delle donne per una città sostenibile -, presso la Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, alla presenza della Delegata alle Pari Opportunità Simonetta Marino, del Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, e degli assessori Nino Daniele, Annamaria Palmieri, Roberta Gaeta e Maria d’Ambrosio. La rassegna – ideata e promossa dalla Delegata del Sindaco alle Pari Opportunità in collaborazione con gli Assessorati alle Attività Produttive, alla Scuola, ai Giovani, alla Cultura, al Welfare, alla Qualità della Vita, alla Trasparenza, le 10 Municipalità e gli organismi di parità, gli ordini professionali e le associazioni di categoria – durerà dal 5 marzo al 16 aprile. Marzo Donna 2018: la creatività delle lazzere felici Anche quest’anno, in occasione dell’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, il Sindaco di Napoli, grazie alla Delegata alle Pari Opportunità Prof.ssa Simonetta Marino, ha inteso promuovere una rassegna volta al rafforzamento della figura della donna nella società. La manifestazione quest’anno è dedicata alla creatività delle donne, intesa non solo in senso espressivo ed estetico, ma come “arte di intessere relazioni, di avere cura dell’esistente, di trasformare condizioni di subalternità in occasioni di riscatto, di liberare il pensiero da stereotipi e pregiudizi, di attivare circuiti virtuosi e pratiche politiche di mutualismo per rendere la città più sostenibile”. «Fare della propria vita un’opera d’arte», è questo il motto di tante donne che quotidianamente dedicano impegno e passione alla nostra città, e che, attraverso tali iniziative, danno voce a chi non ne ha. Il titolo della rassegna trae ispirazione da una famosa canzone del compianto Pino Daniele, “Lazzari felici”, ed è stato scelto in quanto esemplificativo della libertà e dell’energia performativa delle donne, che va oltre i linguaggi codificati e le pratiche normalizzanti, per inventare ogni volta un modo diverso di stare insieme. “Abbiamo voluto sottolineare che le donne in quanto lazzare sono dei soggetti potenzialmente rivoluzionari, nel senso che la loro marginalità storica produce poi un effetto di riattivazione, di desideri, di bisogni”, ha spiegato la Delegata alle Pari Opportunità Simonetta Marino. “Le donne – ha proseguito – sono soggetti di trasformazione, la loro creatività è straordinaria. Noi abbiamo avuto l’adesione di più di 60 iniziative in tutta la città, da generazioni e associazioni differenti”. Lazzare felici, un programma ricco di eventi      Tante sono le iniziative in programma anche quest’anno. Un fitto calendario che annuncia un mese di eventi. Previste mostre, laboratori, dibattiti, appuntamenti con le scuole. Tra le altre iniziative, ricordiamo la mostra mercato solidale “Donne Migranti”, realizzata in collaborazione con le associazioni che operano nel settore, che si terrà a partire dal 17 marzo, per i successivi weekend fino al 16 aprile, presso la Galleria Principe di Napoli. Presentato anche il calendario di eventi “Donne al Centro”, progetto realizzato grazie alla collaborazione con il Servizio Giovani e Pari Opportunità del Comune di Napoli e il Centro Studi Condizione della Donna. Si tratta di una serie di appuntamenti gratuiti aperti al pubblico, che […]

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Libri

A misura d’uomo, l’esordio d’autore di Roberto Camurri

Si intitola A misura d’uomo il romanzo d’esordio di Roberto Camurri, giovane autore emiliano, pubblicato per NN editore il 25 gennaio scorso. Si tratta di un romanzo di racconti, in cui si intrecciano le vite di diversi personaggi, costantemente alle prese con un senso di malessere e pervasi da incomprensibili sensi di colpa e dalla voglia di evadere dalla realtà di provincia. Le vicende dei protagonisti del primo libro di Camurri sono infatti ambientate a Fabbrico, un paese di poche anime in provincia di Reggio Emilia, circondato da campi e con sole due strade, di cui è originario lo stesso autore. A misura d’uomo: storie d’amore e di amicizia in un paese di provincia Davide e Valerio si conoscono da bambini, sono nati e cresciuti a Fabbrico, paesino dell’Emilia “a misura d’uomo”, a cui sono molto legati, ma che a un certo punto sembra opprimerli, trascinandoli in una spirale di smarrimento e inquietudine. La loro è un’amicizia solida e vera. Una sera d’estate Davide incontra Anela. I due si innamorano e iniziano una relazione. L’arrivo di Anela crea inevitabilmente una spaccatura tra i due amici che, infatti, ben presto si allontanano. Un giorno Valerio decide di lasciare il paese e di partire per la città per costruire il suo futuro, così Davide inizia a perdersi… « Lì, appoggiata alla finestra chiusa, dietro i vasi che strabordavano d’acqua, si era sentita un’intrusa, come se assistesse a uno spettacolo che non riusciva a capire fino in fondo, come se la sua presenza fosse parte di un triangolo, un vertice che doveva esserci solo per non far perdere consistenza a quella che sarebbe stata una retta infinita, destinata al precipizio ». Al racconto del triangolo d’amore e di amicizia che unisce Davide, Valerio e Anela si intrecciano le storie di altri personaggi, amici dei protagonisti, ai quali sono legati da un filo fatto di sogni, paure e “male di vivere“. Ci sono la bella Elena e il fragile Mario, Paolo e l’audace Maddalena, Luigi, il partigiano Giuseppe e la vecchia Bice, proprietaria del bar del paese, dove i protagonisti si ritrovano per scambiarsi confidenze tra un caffè o una sambuca. I “quadri” di Roberto Camurri Camurri ha uno stile di scrittura personale e molto particolare. Come detto, la sua opera d’esordio è un romanzo di racconti che ha come nucleo la relazione tra Valerio, Anela e Davide, attorno alla quale si intessono le storie di altri personaggi. I racconti però non seguono una precisa sequenza temporale. L’autore ha infatti scelto di operare continui salti temporali. Tra flash back e balzi in avanti nel tempo, Camurri costruisce scene che costituiscono storie a sé, ma che si intersecano e amalgamano perfettamente tra loro. A misura d’uomo è un romanzo che parla d’amore, d’amicizia, di vita e di morte, che racconta sentimenti ed emozioni contrastanti, in modo autentico, con un linguaggio semplice, rapido, a tratti delicato, a tratti grezzo e viscerale. L’autore “trascina” letteralmente il lettore nella narrazione, creando empatia tra i personaggi e il lettore. […]

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Eventi nazionali

Festival di Sanremo 2018, la seconda serata tra ospiti e nuove proposte

Dopo il successo della prima serata, il Festival di Sanremo 2018 fa registrare ancora buoni ascolti. Tuttavia i dati registrano un calo rispetto alla serata di debutto: i telespettatori sono stati 9 milioni 687 mila (contro gli 11 milioni 600 mila spettatori della prima serata), pari al 47.7% di share. Lo scorso anno la seconda serata del festival condotto da Carlo Conti e Maria De Filippi aveva raggiunto una media di 10 milioni 367 mila spettatori, pari al 46.6% di share. Claudio Baglioni, dunque, supera Carlo Conti di un punto di share ma perde quasi 700 mila telespettatori. Ma veniamo al resoconto dell’infinita seconda serata sanremese. In apertura Michelle Hunziker, avvolta in un lungo abito fucsia (firmato Alberta Ferretti) stile fiabesco, intona il brano “Il pozzo dei desideri”, colonna sonora di Biancaneve e i sette nani; Baglioni l’accompagna al pianoforte posto al centro del palco. Al “siparietto” si unisce anche Favino che, insieme agli altri due conduttori,  gioca a imitare la vocina di Biancaneve. Potevamo farne anche a meno. Festival di Sanremo 2018: il debutto della categoria  giovani I conduttori – che appaiono decisamente più rilassati rispetto alla prima sera – danno il via alla gara delle nuove proposte. Si esibiscono i primi quattro giovani, i restanti quattro canteranno nella serata di giovedì. A rompere il ghiaccio è il toscano Lorenzo Baglioni (no, non è parente del Claudio nazionale)  che – accompagnato dagli “studenti per caso”, muniti di zaino e vestiti con look accademico – presenta quello che promette di diventare un tormentone: un esilarante inno al “congiuntivo”. Subito dopo si esibisce Giulia Casieri con “Come Stai”, bella voce, canzone orecchiabile, ma non ce ne ricorderemo a lungo, anzi ce ne siamo già dimenticati. Le risponde Mirkoeilcane con “Stiamo tutti bene”. Lui è un po’ Giorgio Faletti, un po’ Daniele Silvestri, ma il testo è uno dei pochi degni di nota, anzi, senza esagerare, forse il migliore del Festival. Chiude la gara dei giovani Alice Caioli con “Specchi rotti”, canzone fastidiosa e lagnosa, ma la giuria demoscopica inspiegabilmente la premia e si ritrova in cima alla classifica parziale finale, seguita da Lorenzo Baglioni, Giulia Casieri e, ingiustamente ultimo, Mirkoeilcane. La gara dei big Dopo la pausa pubblicitaria,  Michelle Hunziker si presenta sul palco con un nuovo abito della Ferretti, stavolta color cipria, ricamato con motivi floreali, con effetto nude look. Ci piace decisamente di più. Raggiunta dai suoi colleghi conduttori, dà il via alla gara dei big. In “campo” scendono solo dieci cantanti. Ad aprire le danze sono Le Vibrazioni, che nella prima serata avevano invece cantato per ultimi. Al secondo ascolto il pezzo “Così sbagliato” convince di più. Al termine dell’esibizione del gruppo milanese tocca alla Hunziker ufficializzare la sospensione del duo Meta-Moro per  presunta violazione del regolamento:  “sul caso Meta-Moro sono in corso tutti gli accertamenti del caso”, dice la presentatrice svizzera. In attesa di sapere quale sarà il destino dei due cantautori, la gara prosegue con la bella Nina Zilli che, fasciata in elegante e sontuoso abito nero, canta “Senza Appartenere”, un […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Street art, inaugurato ai Quartieri spagnoli Care of knowledge, il murales dell’artista MP5

Lo scorso 2 febbraio è stata presentata a Napoli Care of knowledge, una nuova opera di street art che va ad arricchire il già ampio patrimonio dell’arte di strada partenopea. Il murales, a cura dell’artista di origini napoletane MP5, è stato realizzato sulla facciata d’ingresso dell’ex Palazzetto Urban, in via Concezione a Montecalvario, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, ed è dedicato alla matematica e filosofa greca Ipazia, vissuta tra il IV e V secolo d.C. , che fu uccisa brutalmente a causa della sua sete di conoscenza. La studiosa è divenuta simbolo del libero pensiero. Una scelta non casuale quella di ritrarre la martire Ipazia all’entrata del Palazzetto. La struttura è infatti storicamente dedicata al sostegno delle donne (prezioso il ruolo svolto dal Centro Antiviolenza) ed è sede del Centro Documentazione Condizione Donna: tra biblioteca e archivio di genere l’edificio custodisce un immenso patrimonio di conoscenza e cultura. Care of knowledge: l’artista MP5 dona un murales alla sua città d’origine Napoletana di origine, ma romana d’adozione, l’artista MP5 ha realizzato per la prima volta un’opera nella sua città natale. L’enorme murales è stato portato a termine in quattro giorni ed è stato creato a titolo gratuito. L’iniziativa rientra nel più ampio progetto di riqualificazione della struttura, che aspira a divenire punto di riferimento per il territorio e centro propulsore di una rinnovata consapevolezza dei saperi e del saper fare al femminile. MP5, da sempre sensibile alle tematiche femministe, ha tratto ispirazione per la sua opera lo scorso giugno, quando ha avuto la possibilità di visitare il centro donna partenopeo ed è rimasta colpita dal vasto archivio di pubblicazioni femministe, nonchè dalle attività svolte al suo interno. Da lì la decisione di donare  un’opera alla sua città d’origine. Il progetto è stato quindi approvato nell’ambito del Regolamento per la Creatività Urbana adottato dal Comune di Napoli, ed è stato realizzato grazie al sostegno della delegata del Sindaco alle Pari Opportunità e del suo staff; della Napoli Servizi e dell’amministratore delegato, dr. Andrea de Giacomo; del Centro Documentazione Condizione Donna, delle volontarie e dei volontari del Servizio Civile impegnati nel progetto “La memoria delle Donne al Centro” e dell’Associazione Officina delle Idee. L’opera è stata presentata venerdì 2 febbraio alla  presenza del sindaco di Napoli Luigi de Magistris e della delegata alle Pari Opportunità, Simonetta Marino, oltre ovviamente che dell’artista stessa. “Ipazia è una figura simbolica che esprime anche il senso di questo luogo (l’ex Palazzetto Urban, ndr),  che è metaforicamente il centro delle donne a Napoli”,  ha commentato la delegata alle Pari Opportunità. Dal canto suo, il primo cittadino di Napoli, Luigi de Magistris, ha definito il fenomeno della street art partenopea “un motivo di orgoglio”, parlando di “rigenerazione ubana”, “è anche un modo – ha proseguito –  per riconsegnare alla bellezza pezzi di città che erano particolarmente degradati”. “Puntiamo molto su questo – ha concluso il sindaco – e siamo orgogliosi che sempre di più tanti artisti nazionali e internazionali ci chiedano di riqualificare pezzi della nostra città”  MP5, l’artista […]

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Concerti

La prima volta di Eminem in Italia: il suo Revival tour approda a Milano

Lo  scorso 29 gennaio il famoso rapper americano Eminem ha annunciato l’arrivo del suo Revival Tour in Italia, il prossimo 7 luglio, mandando in estasi milioni di fan. Si tratta della sua prima data italiana in carriera. A parte la partecipazione come ospite al Festival di Sanremo del 2001 e all’edizione 2004 degli MTV European Music Awards di Roma, infatti, Marshall Mathers non ha mai tenuto un concerto nel nostro paese. Per il suo debutto live in Italia è stata scelta l’AREA EXPO – Experience Milano. Revival: l’ultima fatica del rapper di Detroit                    Dopo 250 milioni di dischi venduti, 15 Grammy Awards e tanti altri premi vinti – tra cui l’Oscar nel  2003 per la migliore canzone ,“Lose Yourself”, colonna sonora di “8 Mile”, film incentrato sulla sua vita e sulla sua carriera – , a 45 anni Eminem è ancora il rapper più conosciuto e apprezzato al mondo. A dimostrazione di ciò anche l’entusiasmo con cui è stata accolta l’uscita della sua ultima fatica discografica, Revival, nono album in carriera per lui, pubblicato il 15 dicembre 2017, a distanza di quattro anni dall’ultimo disco di inediti. Tuttavia l’album non ha raggiunto unanimità di pareri tra pubblico e critica. Revival – prodotto, manco a dirlo, da Dr. Dre e in parte da Rick Rubin – contiene 19 tracce in cui  l’hip pop duro e ribelle, a cui Eminem ci ha abituati, si mescola a generi opposti che vanno dal pop al rock, passando per il gospel. Slim Shady si è infatti avvalso della collaborazione di diversi artisti, tra cui alcuni dei più importanti nomi dell’attuale scena musicale internazionale, inserendo nel disco diversi duetti. Tra gli altri, spiccano i nomi di Beyoncé – con cui duetta nel brano “Walk on Water”, scelto come singolo di lancio del disco e presentato per la prima volta dal vivo ai recenti MTV EMAs – Ed Sheeran, P!nk e Alicia Keys. La scelta di avvicinarsi maggiormente al mondo del pop però convince poco. Dal punto di vista strettamente musicale, infatti, la presenza di vari artisti e l’incontro tra generi diversi,  in questo caso, è forse più un male che un bene. Revival può dirsi tutt’altro che  innovativo. Non presenta infatti grosse novità rispetto ai precedenti lavori, anzi il rapper di Detroit fa addirittura qualche passo indietro: le basi non sono particolarmente ricercate, al contrario suonano banali, datate e a tratti fastidiose, tanto da costringere l’ascoltatore a passare alla traccia successiva dopo pochi secondi di ascolto. L’intero disco risulta spompato come lo stesso Eminem. Anche testi e sample utilizzati sono piuttosto standardizzati: Marshall Mathers affronta diversi temi, tutti però più o meno già familiari – si va dalle problematiche personali (vedi “Castle”e “In your head)  alla feroce critica all’amministrazione Trump, passando per il racconto di un’overdose che poteva costargli  la vita – e sceglie di campionare  pezzi di artisti classici dell’ hip-hop quali EPMD Masta Ace, Schoolly D, Run–DMC, Beastie Boys,  e della scena pop-rock quali Cranberries, Barry White e Joan Jett. Insomma, del rapper irriverente, arrabbiato e sarcastico e, delle basi […]

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Musica

Unconscious Oracle, ritornano gli Snow in Damascus

Lo scorso 19 gennaio è uscito Unconscious Oracle, il secondo album degli Snow in Damascus, band di Città di Castello a metà tra post–rock, wave, folk ed elettronica (mix ribattezzato come “folktronica”). Il nuovo disco arriva a quattro anni di distanza dal disco d’esordio “Dylar” e, rispetto a quest’ultimo, presenta  un sound più maturo e raffinato. Dieci i brani contenuti in esso, registrati con Michele Pazzaglia, già musicista per Paolo Benvegnù, e Michele Mandrelli, presso gli studi Jam Recordings e CurtainLab di Città di Castello. L’album è stato masterizzato da Giovanni Versari presso La Maestà Mastering di Faenza. Unconscious Oracle: il ritorno degli Snow in Damascus tra folktronica e atmosfere oniriche “Unconscious Oracle” viene presentato dal gruppo perugino come un disco: “sul bisogno e sulla scelta di ritirarsi nella discrezione e, attraverso tale sottrarsi, su quegli attimi di cecità che, consapevoli o meno, tutti esperiamo”. “I suoi dieci brani – proseguono i cinque ragazzi umbri– finiscono per porci di fronte a un rischio decisivo: scoprire che “intercapedine” e “crepa”, tanto nei possibili sconvolgimenti tellurici delle nostre vite quanto nella loro ingannevole placida quotidianità, non possono essere che sinonimi”. I musicisti perugini parlano di “due spazi”,  “a separarli – dicono – per alcuni di noi una piccola intercapedine, per altri una sottile crepa. L’intercapedine rimarrà della sua larghezza, mentre la crepa potrebbe espandersi, con effetto disastroso, o liberatorio. Due spazi. Il primo è la scelta di sottrarsi, l’arte della discrezione: il venir meno pur essendo presenti. Il secondo è invece un’estrema e involontaria forma di quella stessa discrezione: un’improvvisa e fugace cecità, e la ricompensa – o risarcimento – che ne deriva, ovvero un piccolo, laico e intimo potere divinatorio, un’inattesa capacità d’istantanea visione e sussurrato racconto”. “Ed è proprio nell’intercapedine o nella crepa che li separa – spiegano infine – che si colloca “Unconscious Oracle”: è in quel vuoto divisorio che i brani del secondo album degli Snow In Damascus! sono spuntati e fioriti”. I brani che compongono Unconscious Oracle abbracciano diversi ambiti e per questo il lavoro si presta a varie  definizioni quali electrofolk, folktronica, alternativa, shoegaze. Un disco ambizioso con arrangiamenti post-rock impiantati su di uno sfondo elettronico, a tratti ambient. Un album dal sound soave ed omogeneo e dalle atmosfere oniriche che restituiscono eleganza e raffinatezza al lavoro. Inoltre, la scelta della lingua inglese potenzia il respiro internazionale che la seconda fatica discografica del quintetto perugino già assume grazie alla predilezione di sonorità a metà strada tra elettronica, folk, wave e post-rock. Unconscious Oracle si apre con le atmosfere sognanti dell’omonima traccia, ma è il pezzo immediatamente successivo, “Vultures”, ad essere stato scelto come singolo di lancio dell’album. Già da tempo è stato pubblicato anche il video. La sensazione di essere trasportati in una dimensione onirica si ha anche ascoltando le tracce successive alla title track, il sound del disco, come detto, risulta infatti piuttosto compatto. Beat computerizzati, vocals ripetitivi e synth incalzanti prevalgono, spesso a discapito della dinamicità, tuttavia nel complesso possiamo parlare di un disco […]

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Musica

“40”, il primo disco di inediti di Andrea Paone

E’ disponibile dallo scorso 3 novembre 40, il primo disco di inediti del cantautore e scrittore lombardo Andrea Paone, realizzato in collaborazione con Ettore Diliberto che lo ha affiancato negli arrangiamenti e ha diretto la produzione artistica. L’album contiene dodici tracce dalle varie sfumature che invitano a vivere la propria vita con un atteggiamento positivo, senza lasciarsi sopraffare dalle circostanze. Un disco che inneggia all’ottimismo come stile di vita,  un viaggio nei sentimenti attraverso diversi stili musicali. 40 – numero che molto probabilmente indica l’età di Paone, non specificata nella sua biografia – è  l’album della consapevolezza, quella di chi scopre che per trovare Il vero senso della vita bisogna seguire le proprie passioni e non dimenticarsi mai di Sorridere, per citare i titoli di due  brani contenuti in esso.  Andrea Paone: l’ottimismo è il “sale” della vita L’uscita della prima fatica discografica di Paone è stata anticipata dalla pubblicazione del singolo Sale, un brano che incoraggia ad affrontare le paure e a sfidare i propri limiti. Dal 20 ottobre è invece in rotazione radiofonica Me lo ha chiesto io, secondo estratto dall’album del cantautore lombardo. Ad accompagnare l’uscita del brano anche un videoclip, diretto da Daniele Spada, uscito in anteprima su L’Espresso. “Cosa accade quando ti accorgi che ciò che fai non te lo ha chiesto l’IO?  Serve fare spazio. Come? Decidendo di dire SI a se stessi”. E così ci si accorge di chi realmente si è e di cosa davvero si desidera”. Così Paone spiega la nascita del suo secondo singolo. Un invito a fermarsi un attimo per guardarsi dentro, ritrovare il proprio io e riscoprire i propri desideri, allontanandosi da ciò che non ci appartiene, dalle maschere e dai ruoli che l’odierna società spesso ci impone di accettare. Paone racconta in verità la sua storia personale, quella di un adolescente che sogna di fare della sua passione per la musica un mestiere, ma che poi, una volta cresciuto, si scontra con la realtà ed è costretto a riporre per un po’ quel sogno nel cassetto. Giovanissimo trova impiego nel settore industriale per poi rendersi conto dopo anni che qualcosa gli manca, che quella non è la sua vera strada. Riscopre così il suo primo amore e dà vita al suo primo progetto discografico. E’ quanto racconta anche il videoclip che accompagna il brano Me lo ha chiesto Io: Paone si guarda allo specchio e non si riconosce, scorrono immagini di lui che impersonifica diverse professioni, ma alla fine ritrova se stesso solo nella musica. Ad un certo punto della sua vita, come racconta la sua biografia,  il cantautore lombardo ha deciso di lasciare il suo lavoro per andare alla ricerca di se stesso e del suo io. Inizia così una fase di transizione:  si mette a dipingere, prova a coltivare un orto che lo riconnette alle sue radici, scrive un libro denso delle sue verità e, infine, si ritrova di fronte al suo pianoforte e riscopre l’amore per la musica. L’io che si risveglia e finalmente […]

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Libri

Le nostre anime di notte, Sergio Rubini legge Kent Haruf

Lo scorso 16 novembre è stata pubblicata per Emons, in coedizione con la NN editore, la versione audiolibro del romanzo Le nostre anime di notte dello scrittore americano Kent Haruf, tradotto in italiano da Fabio Cremonesi. Letto e interpretato dall’attore e regista pugliese Sergio Rubini, l’audiolibro, della durata complessiva di 3 ore e 14 minuti, vede la regia di Flavia Gentili. Il romanzo di Kent Haruf ha ispirato anche l’omonima pellicola del 2017 diretta da Ritesh Batra con Jane Fonda e Robert Redford. L’ultima opera di Kent Haruf Le nostre anime di notte è l’ultima opera dell’autore statunitense scomparso nel 2014, famoso in Italia soprattutto per “La Trilogia della Pianura”. Si tratta della storia di un uomo e una donna, vicini di casa, entrambi vedovi e in là con gli anni, con figli lontani, che scelgono di tenersi compagnia, soprattutto la notte, per combattere la monotonia delle loro giornate e anestetizzare insieme le rispettive solitudini derivanti da dolori passati. Il racconto è ambientato a Holt, una cittadina immaginaria del Colorado, in cui sono ambientati tutti i romanzi di Kent Haruf. Un giorno, Addie Moore, la protagonista femminile del romanzo, si presenta alla porta del suo vicino di casa, Louis Waters, per proporgli di passare insieme le notti. “Non parlo di sesso.  Me lo stavo chiedendo. No, non intendo quello. (…) Sto parlando di attraversare la notte insieme. E di starsene al caldo nel letto, come buoni amici. Starsene a letto insieme, e tu ti fermi a dormire. Le notti sono la cosa peggiore, non trovi?” Da questa insolita, coraggiosa, quanto semplice proposta nasce la storia di un’amicizia, di un amore sussurrato, un sentimento pulito che va però a scontrarsi con il chiacchiericcio e i pregiudizi della piccola comunità di Holt. Una storia semplice, raccontata in modo semplice, che arriva perciò dritta al cuore, commuove e fa riflettere. Un delicato viaggio attraverso i sentimenti nel mondo degli anziani, fatto di silenziosa solitudine e dolce malinconia. Le nostre anime di notte letto da Sergio Rubini  Nella versione audio del romanzo dello scrittore americano, per dare voce ai protagonisti è stato scelto Sergio Rubini. Il regista e attore pugliese in realtà non è nuovo a quest’esperienza, ha infatti già letto e interpretato numerosi audiolibri, tra cui, per Emons, Cecità di Saramago, Sostiene Pereira di Tabucchi, La forma dell’acqua di Camilleri, Stoner di Williams e Il Maestro e Margherita di Bulgakov. Il tono di voce pacato e caldo di Rubini si sposa perfettamente con lo stile lineare e minimalista di Haruf, risultando perfetto per narrare la storia di intimità, amicizia e amore dei due protagonisti, scandita da lunghe chiacchierate a notte fonda e gesti premurosi e affettuosi. L’interpretazione del regista pugliese piace e rilassa e conferisce ulteriore prestigio all’ultima opera di quello che è considerato uno dei più grandi interpreti della letteratura americana. Consigliato agli amanti dei racconti semplici, brevi, ma ad alto contenuto emozionale, e agli amanti delle storie d’amore dal sapore d’altri tempi. Se avete avuto già modo di apprezzare precedenti lavori di Haruf, apprezzerete anche questo, ancor […]

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Interviste

Passaporto di Mario Riso: “un lungo viaggio a ritmo di musica”

È uscito lo scorso 20 ottobre Passaporto, il primo album da solista del batterista Mario Riso, distribuito dall’etichetta Self. A cinquant’anni Riso si rimette in gioco con una raccolta di diciotto tracce scritte nel corso di periodi diversi della sua lunga carriera da batterista, prestando per la prima volta anche la propria voce in un brano, Un temporale, realizzato con Danti dei Two Fingerz e scelto come singolo di lancio del lavoro. Il Passaporto di Mario Riso: un disco dalle anime differenti Anticipato dal brano Un temporale, in rotazione radiofonica dal 13 ottobre, Passaporto è un disco in cui Riso racconta, attraverso diversi stili, la sua storia musicale, fatta di oltre 30 anni di esperienza. Dopo aver suonato in numerosi album di grandi artisti, il batterista, compositore, produttore, nonchè autore e presentatore televisivo monzese ha voluto intraprendere quello che lui stesso ha definito “un viaggio a ritmo di musica”. “Un viaggio lungo – ha aggiunto – che porterà lontano, e come in ogni viaggio che si rispetti è necessario il passaporto!”. Il risultato è un album dalle sonorità più disparate, in cui convergono generi anche molto distanti tra loro: Mario Riso si muove con disinvoltura tra ritmi rock (a lui congeniali) – prevalenti nella maggior parte dei brani -, latini (come la travolgente Ay que le pasa al mayoral), pop e hip pop, mostrando tutta la sua poliedricità. 18 tracce dalle anime differenti che testimoniano una vita dedita completamente alla musica. Inoltre, come detto in precedenza, per la prima volta Riso canta anche, nel singolo “Un temporale”, un brano che si pone come una metafora della vita: non sempre il cielo è sereno, spesso bisogna attraversare burrasche, ma “un temporale dura soltanto un momento” e “un altro sole tornerà”, perché il sole torna sempre a splendere. “Il primo album solista della mia vita, la prima volta che canto e utilizzo la mia voce su una registrazione ufficiale – ha spiegato Riso – C’è sempre una prima volta per quasi tutto… ma questa per me rappresenta una grandissima emozione artistica. Grazie Danti per averla impreziosita col tuo contributo!”. Ad arricchire il progetto solista del musicista lombardo hanno contribuito numerosi altri artisti oltre al già citato Danti dei Two Fingerz; tra di essi Rise, Cristina Scabbia dei Lacuna Coil, Caparezza, Tullio De Piscopo, Giuliano Sangiorgi, movida e Rezophonic (progetto musicale benefico da lui fondato nel 2006). Mario Riso: una vita per la musica Tra i più famosi batteristi rock in Italia, Mario Riso, classe 1967,  ha mosso i suoi primi passi nel mondo della musica quando aveva poco più di 16 anni, mostrando da subito il suo talento da batterista. In 30 anni e passa di carriera ha suonato in più di 150 dischi italiani e si è esibito in oltre 2000 eventi tra concerti live e performance televisive. Oltre ad essere musicista e produttore, Riso ha un ruolo attivo anche nel mondo della televisione, è infatti autore e presentatore tv, nonché fondatore dei canali satellitare Rock Tv (Sky 718) ed Hip […]

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Musica

L’oreficeria, il nuovo album del cantautore Davide Viviani

Il 17 novembre è uscito L’oreficeria, il nuovo album del cantautore bresciano Davide Viviani che arriva a sei anni di distanza dal disco d’esordio Un giorno il mio ombrello sarà il tuo, pubblicato nel dicembre 2011 con la produzione artistica di Gabriele Ponticiello. La produzione di questo secondo lavoro è invece affidata ad Alessandro “Asso” Stefana (PJ Harvey, Vinicio Capossela) con la partecipazione di Marco Parente. Lo spirito del cantautore Davide Viviani, classe 1981, incarna appieno lo spirito autentico del cantautorato italiano, per il modo di comporre e interpretare i brani. Fedele alla tradizione, Viviani porta avanti lo stile di grandi nomi della musica d’autore italiana come De Andrè e De Gregori, di cui si avverte la forte influenza in questo secondo album. L’oreficeria è un disco breve – dura circa trenta minuti – ma di qualità, che viene definito folk, ma forse è riduttivo. La voce calda e gentile di Viviani racconta storie semplici ma dense, accompagnata da melodie languide e precise. Un album che prende le distanze dagli artifici elettronici che oggi rendono le canzoni un po’ tutte uguali e rimanda ad un’epoca in cui prevaleva la forza delle parole e dei suoni raffinati e non preconfezionati. Un lavoro autorevole con brani spontanei, molti dei quali nati all’improvviso e scritti d’un fiato, come spiegato dallo stesso autore. L’oreficeria, un album raccontastorie Il disco contiene otto brani, scritti e musicati da Viviani, tranne quello in inglese posto a chiusura del lavoro, Leashed, il cui testo è una poesia di una sua amica, Valentina Gosetti. Il singolo scelto per lanciare l’album è il pezzo d’apertura E a tutto quel mondo lì, “una canzone – spiega il cantautore bresciano − che nasce dall’idea di avvicinarmi il più possibile alla forma canzone, verso una struttura più conosciuta. Quello che viene detto, in fondo, è una dedica” . Oltre al testo in inglese, nell’album è presente un pezzo in dialetto bresciano: Salomon David. “Qualche tempo fa – racconta Viviani parlando del brano − mi sono imposto di fare un’esperienza da artista di strada, in giro. Un giorno ad Avignone ho incontrato e conosciuto questo musicista gitano. Ho deciso di scrivere il testo in dialetto, come strumento per raccontare meglio la veracità del personaggio e avvicinarmi il più possibile al fortissimo spirito insito nel mondo tradizionale e popolare gitano”. Dal musicista gitano alla festa di paese descritta in Lu porcu meu: “racconto di un’esperienza vissuta nel corso di una festa di paese a Palmariggi, Otranto. Ho reso caricaturali i personaggi incontrati mescolando realtà e immaginazione. Per intenderci: lì un drago, almeno nei giorni in cui ero presente, non è arrivato”. Litania della Città alta, invece, è una malinconica nenia che Viviani dedica a Bergamo Alta, un brano nato, come da lui stesso spiegato, durante una gita nella città: “un rigurgito di dolore indigesto, nato in salita, velocemente, durante una gita a Bergamo Alta”. Note meste e dolci accompagnano anche La creatura banale, canzone arrivata “senza pensarci, scritta d’un fiato come se fosse dettata da qualcuno […]

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Musica

Ritornano i Maleducazione alcolica: “Vele nere” è il nuovo album

Vele Nere è l’album che segna il ritorno sulla scena discografica di Maleducazione Alcolica, a tre anni di distanza dal precedente Resto Fuori. Si tratta del terzo lavoro della band viterbese che arriva dopo significativi cambiamenti nella formazione nata nel 2010 su iniziativa del cantante Marco Piccioni. Vele Nere: la straripante energia de la Maleducazione alcolica Il disco Vale Nere – pubblicato lo scorso 9 ottobre sempre su etichetta Maninalto! Records, anticipato dal singolo Ora– contiene 11 brani inediti, 4 guest e il remake di un vecchio pezzo. In perfetto stile ska/punk, il nuovo lavoro di Maleducazione alcolica racconta “di impavidi pirati e gentlemen dal bicchiere facile, d’avventure passate e di rotte ignote nelle acque agitate di questo grande villaggio globale”. Ad aprire il disco la breve intro “sinfonica” Open Fire, a cui fanno però seguito una serie di brani dalle sonorità rock/ska/punk – tipiche del gruppo viterbese – , con qualche retrogusto jazz-blues: un mix esplosivo e avvincente derivante dall’incontro tra le distorsioni e le ritmiche delle chitarre con l’arrangiamento dei fiati. Chitarre, ritmi incalzanti e fiati, su sfondi caraibici (vedi pezzi come Lolita e Ora), sono infatti gli ingredienti principali  di questo nuovo energetico lavoro di Maleducazione alcolica. Presenti anche due brani interamente in lingua inglese: White Shoes, molto Green Day style,  e Join the party, dove il suono aggressivo delle chitarre elettriche e quello squillante delle trombe si mescola alle eleganti e seducenti note del sax; sonorità che è possibile apprezzare maggiormente nella title track Vele nere, pezzo interamente strumentale, come pure la breve intro Last Dawn, che precede il brano Affondo, posto a chiusura del lavoro. Vele nere è un disco  maturo nei suoni, molto ricercati, e nei testi, come di consueto taglienti, a tratti amari, a tratti esilaranti. Ai ritmi vigorosi corrispondono, infatti, testi altrettanto forti, come quelli di Affondo e Terra Madre cantata con i Talco: “Terra madre terra gemella terra di sogni ingiustizie e pietà / Terra sposa, terra sorella, mendico a te la mia amata realtà/ Terra madre terra gemella terra di sogni ingiustizie e pietà/ Terra sposa, terra sorella, mendico a te la mia amata realtà/ Forse non ne sentirà parlare nessuno, sulle radio non c’è stato mai posto per noi/ Tutti i giorni tutti i santi giorni per strada, tutti i combattenti che difendono la loro/ Amata odiata amata terra di nessuno, amata odiata terra di qualcuno/ E finchè non avremo più le forze, combatteremo questo cancro che incombe/Non vogliamo più morire per gli ideali, non vogliamo più marcire sotto poteri…” Un album dinamico, che dà la scossa, mette allegria e fa venire tanta voglia di ballare, risulta infatti quasi impossibile stare fermi mentre lo si ascolta, ma invita anche alla riflessione. Consigliato agli amanti del genere e non, perché sfido chiunque a non farsi catturare da certi ritmi travolgenti. Maleducazione Alcolica: breve biografia Nata nell’estate del 2010 da un’idea del cantante Marco Piccioni, la band viterbese vede oggi la seguente formazione: Marco Piccioni: Voce, Sax Riccardo “Il maestro” Schiavoni: Voce e […]

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Libri

Le cose da dimenticare, il secondo romanzo di Kerry Lonsdale

Le cose da dimenticare è il secondo romanzo della scrittrice californiana Kerry Lonsdale, pubblicato da Leggereditore, seguito di Ogni cosa a cui teniamo (qui la nostra recensione) che si chiudeva in modo “irrisolto”. In questo secondo capitolo la Lonsdale scioglie ogni mistero fornendo al lettore le risposte che mancavano. Tuttavia, mentre nel precedente romanzo la protagonista principale era Aimee Tierney, qui l’autrice focalizza l’attenzione sul personaggio di James/Carlos, a cui affida il racconto. James e Aimee: dove eravamo rimasti? A due mesi dalle nozze con Aimee, James Donato, consulente finanziario, scompare in mare, in Messico – dove si era recato per cercare suo fratello Phil, invischiato in traffici illeciti – e viene dato per morto. L’altro fratello, Thomas, fa infatti credere a tutta la famiglia che sia stato rinvenuto il corpo senza vita di James e organizza perfino il suo funerale. Si scoprirà poi che in realtà James è vivo e si trova a Puerto Escondido, dove vive ed è conosciuto da tutti come Carlos Dominguez, pittore, vedovo e padre di due figli. Carlos non ricorda nulla della sua vita precedente perché in uno stato di fuga dissociativa, non ricorda nemmeno Aimee la quale, appena intuisce che James è ancora in vita, vola in Messico per accertarsi che sia realmente così. Lo trova, ma per lui è una perfetta sconosciuta. Aimee cerca di aiutarlo a ricordare per riportarlo a casa, senza riuscirvi. Sei anni più tardi, James riemerge dal suo stato di fuga dissociativa e inizia a ricordare il suo passato e Aimee, il suo grande amore. Ora lui vive a Oxaca, insieme ai figli Julian e Marc e alla cognata Natalya, un’ex surfista professionista, con cui ha condiviso gli anni più bui, ma sente l’esigenza di ritrovare la sua amata, nonostante abbia appreso che anche lei si è rifatta una vita: si è sposata e ha avuto un bambino.  James torna così  in California per tentare di riprendere in mano la propria vita, ma nulla sarà come prima. Scopre inoltre di essere in pericolo perché suo fratello Phil è uscito di prigione e vuole vendicarsi: è disposto a tutto pur di impedirgli di rivelare quello che ha visto in Messico, quel  giorno di sei anni prima… Le cose da dimenticare: un romanzo intricato e avvincente Per poter comprendere e apprezzare appieno questo secondo lavoro di Kerry Lonsdale è bene leggere prima il precedente, Ogni cosa a cui teniamo. L’autrice californiana conferma la sua abilità di scrittura, tuttavia, rispetto al primo romanzo, Le cose da dimenticare risulta più complesso nello stile e richiede una maggiore attenzione da parte del lettore per evitare di perdere il filo della narrazione. La Lonsdale sceglie di “giocare” con la doppia identità del protagonista alternando il racconto di James a quello di Carlos, operando continui salti indietro e avanti nel tempo. Mentre nel primo libro l’autrice raccontava la vita di Aimee prima e dopo James, in questo nuovo capitolo della storia predilige il dualismo del personaggio di James. La scrittrice sceglie di avvicendare la storia di […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Ricomincio dai Libri, conferenza stampa di presentazione

Martedì 26 settembre è stata presentata in conferenza stampa, presso la sala Giunta di Palazzo San Giacomo, Ricomincio dai Libri, la fiera del libro che si terrà a Napoli dal 29 settembre al 1 ottobre. La kermesse dedicata al libro e all’editoria, arrivata alla IV edizione, si svolgerà nella sede dell’ex Ospedale della Pace, in via Tribunali 227. Le prime tre edizioni si erano invece tenute a San Giorgio a Cremano (NA). Nata nel 2014 dalla sinergia di tre associazioni – “La Bottega delle parole”, “Librincircolo” e “Arenadiana”, col contributo del “Forum delle Associazioni” e del Comune di San Giorgio a Cremano –  la fiera quest’anno vede la collaborazione di altre due nuove realtà culturali del territorio: la “Coop. Soc. Sepofà” e l’associazione culturale “Parole Alate”. Ricomincio dai Libri: “un nuovo impulso alla lettura” Alla conferenza stampa di presentazione del programma della fiera del libro erano presenti, oltre ai presidenti delle associazioni organizzatrici – Miryam Gison de “La Bottega delle Parole”, Gianluca Calvino di “Librincircolo”, Deborah Divertito di “Se.po.fà” e Paquito Catanzaro di “Parole Alate”- anche l’assessore alla cultura Nino Daniele, l’assessore Giovani e Creatività del Comune di Napoli, Alessandra Clemente, il vice Sindaco Raffaele Del Giudice, il presidente della Municipalità 4 Giampiero Perrella, l’assessore alla cultura della Municipalità 4 Giovanni Parisi e lo scrittore Pino Imperatore. Intervenuta nel corso della conferenza, l’assessore Clemente ha parlato di “uno straordinario investimento nella lettura come strumento culturale e di rigenerazione urbana dei nostri territori”. “Il programma – ha aggiunto – è meraviglioso: libri, autori, storie, ragazzi, narrativa, romanzi, attività laboratoriali, giochi, letteratura, interviste, musica, scrittura creativa, editoria, corsi, incontri, dibattiti, poesia, favole, spettacoli, teatro”. La Clemente ha poi sottolineato la volontà di scegliere come location dell’evento “una parte del centro storico della città, la parte bassa di via dei Tribunali e la sala del Lazzaretto,  per riconsegnarla alla bellezza e sottrarla al degrado”. “Ricomincio dai Libri – ha concluso – è frutto di un lavoro di squadra. Ci abbiamo creduto tanto e siamo certi che sarà un successo”. “Finalmente Napoli riavrà la sua fiera. Era ora che un’iniziativa così forte e importante si tenesse nella nostra città – ha invece detto lo scrittore Pino Imperatore -. Ricomincio dai Libri arriva in un momento storico, per la città di Napoli, straordinario. A testimoniarlo, la presenza di almeno 40 autori che pubblicano testi con le case editrici più importanti d’Europa. Questo è un motivo di orgoglio. Ecco perché è importante questa fiera: suggella questo cambiamento culturale avvenuto nella nostra città. Ricomincio dai Libri darà un nuovo impulso alla lettura, anche se le statistiche dicono il contrario. Ricominciamo al fianco di chi pensa che un libro possa cambiare la vita, in meglio, di tutti noi”. Il programma della kermesse La fiera, ad ingresso gratuito, verrà inaugurata venerdì 29 settembre presso la sala del Lazzaretto. Nel corso della mattinata verrà presentato il libro “La città ribelle” del sindaco Luigi de Magistris, alla presenza, tra gli altri, del giornalista d’inchiesta Sandro Ruotolo. Nel pomeriggio, tra le altre cose, si terrà invece la […]

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