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Eroica Fenice

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Macchie solari e scottature: rimedi e prevenzione

Con l’arrivo della bella stagione spesso, a causa di una eccessiva esposizione al sole ed di una mancata e adeguata protezione dai raggi UV, si va incontro a fastidiose e antiestetiche scottature e macchie solari. L’eritema solare, termine con cui si indica la comune scottatura dovuta ad una prolungata esposizione al sole, è da considerarsi una vera e propria ustione di primo o secondo grado. I sintomi, in genere, compaiono a distanza di 6-12 ore e comportano arrossamento della pelle, bolle, vescicole pruriginose, estrema sensibilità della pelle al tatto, esfoliazione e secchezza cutanea. L’eritema guarisce nel giro di qualche giorno, ma, non vanno sottovalutate le conseguenze; in caso di scottature frequenti e gravi, infatti, aumenta il rischio di macchie cutanee, formazione di rughe, perdita di tono ed elasticità della pelle e, nei casi più gravi, di tumore della pelle. Ad ogni modo, se vi siete esposti in modo eccessivo al sole e avete rimediato una bella scottatura, non disperate! Esistono diversi rimedi, naturali e non, per risolvere velocemente il problema. Cosa fare in caso di scottature solari Per prima cosa, in caso di scottatura, bisogna aver cura di idratare costantemente la pelle con creme e lozioni specifiche, evitando quelle troppo grasse che possono ostruire i pori. Aiuta, ad esempio, applicare il latte doposole, dopo averlo raffreddato, tenendolo magari qualche ora in frigorifero. E’ bene inoltre evitare di fare docce troppo calde; bisogna lavarsi con acqua fredda o tiepida e successivamente idratare la pelle con una crema adeguata. Dopo la doccia è necessario asciugare delicatamente la pelle con un panno soffice, per evitare di irritare ulteriormente la cute. Evitare, inoltre, di rompere eventuali vescicole o bolle formatesi sulla pelle, per scongiurare il rischio d’infezione e il prolungamento dei tempi di guarigione. Per trovare sollievo in caso di scottature è consigliabile anche avvolgere braccia e gambe con un panno inumidito di acqua fredda, avendo cura di sostituire il panno con un altro nel momento in cui si avverte nuovamente la sensazione di calore. E’ inoltre importante bere molti liquidi nei giorni successivi all’eritema, per combattere la disidratazione e favorire la guarigione. Ovviamente bisogna evitare di esporsi ancora al sole nei giorni successivi all’eritema. In caso di bruciore persistente è possibile assumere un antidolorifico, tuttavia i rimedi naturali, come gli impacchi alle erbe, risultano essere molto efficaci in queste circostanze. Senza dubbio, tra di essi, l’aloe vera è il rimedio naturale più adeguato, grazie alle sue proprietà emollienti e idratanti. Pertanto è consigliabile acquistare creme che la contengono oppure, per chi ne ha la possibilità, frullare foglie della pianta d’aloe ed eseguire degli impacchi con la polpa estratta. In mancanza di aloe vera, è possibile effettuare impacchi a base di tè verde, calendula e camomilla o, ancora, fare infusi in acqua calda, raffreddarli con ghiaccio e tamponarli sulla pelle con ovatta o un panno morbido di cotone. Anche i famosi “rimedi della nonna” risultano efficaci: tagliare le patate a fette o grattugiarle e applicarle sulla parte scottata, ad esempio, pare dia immediato sollievo. […]

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Libri

La strada dei sogni, l’ultimo libro di Chiara Zanini (recensione)

La strada dei sogni è il nuovo libro della giornalista e scrittrice milanese Chiara Zanini, già autrice del best seller “Cinque piedi e un funerale”, dedicato alla stella NBA Allen Iverson (Feltrinelli Editore). Il nuovo volume della Zanini, pubblicato a fine 2017 e realizzato in completa indipendenza editoriale (Youcanprint), si compone di tre racconti diversi, tutti uniti però da un filo comune: la strada. Le strade protagoniste della narrazione sono quelle di Napoli, Durban (Sudafrica) e Sarajevo. Tre storie, ambientate in tre angoli diversi del mondo, molto distanti tra loro, in cui tutto parte dalla strada, della quale la scrittrice parla così nel prologo: “C’è qualcosa di magico nel fare un pezzo di strada assieme, nella vicinanza dei corpi, nell’addomesticarsi a vicenda. La strada è un tipo di spazio e di tempo che giorno dopo giorno copre le distanze degli anni, delle menti, dei ricordi, riempiendo vuoti che si sono creati dentro di noi altrove. La strada qualche tempo fa era dove si diventava grandi, dove s’imparava ad unirsi al mondo, ciascuno con il proprio passo, chi più lento, chi lieve, chi goffo o chi defilato. Era in strada che si trovavano i sorrisi veri, le pacche sulla spalla, le sbucciature alle ginocchia, le merende che ungevano le mani, i silenzi pieni, le assenze, i ritorni, gli odori buoni, e una miriade di sogni inseguiti, abbandonati o infranti. (…) Qualche anno fa ho letto che la terra ruota attorno al proprio asse per un solo motivo: per farci avvicinare gli uni agli altri prima che sia troppo tardi. C’era una volta un tempo in cui le strade le davano una mano.” La strada dei sogni di Chiara Zanini: Napoli, Durban, Sarajevo Le prime strade che incontriamo sono quelle della Napoli dei primi anni ’80, in particolare del quartiere Secondigliano. Protagonista è Vincenzino, un bambino di otto anni con la passione per il calcio. La narrazione parte, non a caso, dall’estate del 1984 (per poi arrivare ai primi anni 2000), quella dell’arrivo a Napoli di Diego Armando Maradona. Vincenzino è convinto di essere il gemello del Pibe de Oro, ma gli amici lo chiamano Sandokan, per via della sua carnagione scura. Rosario è il suo migliore amico, ribattezzato Asso di Spade per il suo successo con le donne. Sarà lui a presentargli gli altri protagonisti del racconto: Domenico, soprannominato Dobberman, perché si attacca alle caviglie degli avversari e non le molla più e Cosimino, il più piccolo di tutti, ma troppo bravo a passare la palla per non far parte del gruppo. Diventeranno grandi insieme giocando a pallone tra i vicoli del loro quartiere e in una delle piazze più conosciute di Napoli, Piazza Dante. “Voi sape’  cosa si fa in strada tutto ‘o tiempo?                                   Si sogna. E poi si sogna in gruppo. Na cosa ca è capace ‘e sollevarti da terra.” L’esperienza da giornalista sportiva della Zanini emerge molto in queste pagine, che fanno rivivere gli anni d’oro del Napoli calcio, quelli di Maradona e degli scudetti. E’ un racconto […]

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Musica

“Simply”, l’album d’esordio del giovanissimo Horus Black

Il nome fa pensare ad una rock-metal band, ma in realtà Horus Black è un giovanissimo, nonché italianissimo cantautore. Riccardo Sechi, questo il suo vero nome, è nato infatti a Genova nel 1999. Lo scorso 11 maggio è uscito il suo primo album dal titolo “Simply”, su etichetta Sonic Factory. Horus Black: gli anni ’50-’70 incontrano il pop contemporaneo         Se dovessimo utilizzare una sola parola per descrivere l’album di debutto di Horus Black, quella sarebbe “contaminazione”, sì, perché in “Simply” convivono atmosfere vintage che rimandano al rock’n’roll anni ’50 e a quello psichedelico anni’ 70 e alle atmosfere del pop contemporaneo. Sono evidenti infatti le influenze di diversi artisti che hanno fatto la storia della musica dalla seconda metà degli anni ’50 fino alla prima metà dei ’70: Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Tom Jones, i Rolling Stones, I Turtles, i Memphis Hornes, i Doors, i Led Zeppelin, i Queen. All’interno dell’album coabitano dunque diversi stili: rock’n’roll/rockabilly, funk, rock psichedelico, pop, ballate. Non mancano però anche influenze classiche. Questo è dovuto, ha spiegato Horus Black, al fatto “di essere figlio di due violinisti classici e nipote di un trombettista classico”. Classica è anche l’impostazione nel canto. Il modo di cantare di Riccardo Sechi ci riporta infatti indietro nel tempo e ricorda, in modo particolare, quello di Elvis. «Non sono un amante di sintetizzatori o suoni finti in quantità imbarazzanti – ha dichiarato il giovane cantante –  anche se nel caso siano usati in maniera giusta possono sicuramente aggiungere molto”. Simply è in definitiva un disco dal sapore antico ma che strizza l’occhio anche al “digitale” e, dunque, a sonorità più moderne. Il “vecchio” si mescola perfettamente al nuovo e il risultato è un’esplosione di classe e gusto. Simply: 10 entusiasmanti tracce                      Sono 10 in totale i brani che compongono la prima fatica discografica del giovane Riccardo Sechi. In apertura la traccia che dà il titolo all’album, “Simply”, un pezzo che racconta la fine di un’avventura d’amore. Il protagonista, rimasto solo, ancora innamorato, promette che resterà per sempre ad aspettare la lei che gli ha spezzato il cuore. A seguire “We are alone tonight”, un pezzo di stampo rock, dai suoni decisi e dall’energia dirompente. La terza traccia, “Lonely melody”, è una ballata dalla melodia struggente e malinconica, una “melodia solitaria” per parafrasare il titolo. Il brano racconta dell’impossibilità di raggiungere l’amore di una ragazza, perché quest’ultima è innamorata di un altro che però le procura solo dispiaceri. Il protagonista resta così nella sua solitudine e tutto ciò che può fare è cantare, gridando la sua disperazione. Si ritorna a ballare con “I know that you want”, un pezzo funky e dinamico grazie all’azione combinata di sezione ritmica, fiati, archi e coro. Si balla ancora con “Sophie”, un brano, tra i più travolgenti dell’album, che ci riporta alla fine degli anni ’50; lo stile è infatti quello tipico delle canzoni rock’n’roll/rockabilly dell’epoca. “Sophie – spiega il cantante genovese – è stata scritta in un periodo in cui un mio amico faceva […]

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Libri

Domenico Barricelli, “Il momento… in ogni momento” (Recensione)

Lo scorso maggio è uscito il nuovo libro di Domenico Barricelli, “Il momento… in ogni momento”, edito da Aracne. Si tratta di una narrazione allegorica, di un insieme di riflessioni sulla dinamica del cambiamento scaturite da esperienze personali. Il libro si configura come una sorta di guida per il lettore, utile per acquisire una maggior capacità per comprendere e affrontare i processi di cambiamento in cui ciascuno di noi si imbatte nel corso della propria vita. “Mi piace pensare a quanto qui raccolto come una forma di riflessioni libere da vincoli di tempo, da obiettivi espliciti, finalizzati. Un momento personale di ripiegamento su me stesso, utile a far fluire emozioni, sentimenti, sensazioni, intuizioni, attraverso uno spazio di ascolto interiore. Ma anche prezioso momento di apertura e osservazione sul rapporto con ciò che mi circonda: gli altri, il mondo.” Così nel prologo Barricelli introduce il suo nuovo volume, arricchito dalle belle illustrazioni del disegnatore iraniano Saleh Kazemi. “Il momento… in ogni momento”: un fluire di pensieri liberi Il libro di Barricelli si compone di poche pagine, ricche però di argomentazioni profonde. L’autore parla infatti di possibilità, cambiamento, trasformazione, potere, empatia, fedeltà, amicizia, musica, migrazioni, guerra; alterna riflessioni intime ad acute osservazioni sul mondo circostante, in un fluire di pensieri liberi. “Il momento… in ogni momento” non ha obiettivi dichiarati, non pretende di insegnare o consigliare, piuttosto di fornire un valido supporto per affrontare i cambiamenti. Leggere “Il momento… in ogni momento” vuol dire intraprendere un viaggio, breve ma intenso, di esplorazione di sé e delle innumerevoli dimensioni del reale. Barricelli apre nuovi spazi di riflessione ed è facile identificarsi con le sue meditazioni. La lettura del suo libro ci riconcilia con noi stessi e ci conduce alla comprensione dei cambiamenti della nostra storia personale. “Il momento… in ogni momento” è un invito ad ascoltare la propria interiorità, a dialogare con essa. Barricelli esorta dunque il lettore a ritagliarsi uno spazio al fine di riflettere su se stesso, ma anche per osservare e comprendere il proprio rapporto con gli altri e col mondo circostante. Un processo che si rende necessario per accogliere il cambiamento e aprirsi a nuovi percorsi e possibilità. Una lettura consigliata soprattutto agli amanti delle riflessioni di stampo filosofico-sociologico, ma, in generale, a chi sente il bisogno di ritagliarsi uno spazio solo per sè, per guardarsi dentro e ritrovare la giusta serenità per accettare le trasformazioni che investono la propria vita. Domenico Barricelli, chi è l’autore di Il momento… in ogni momento L’autore di “Il momento… in ogni momento” è un sociologo del lavoro, nonché counsellor professionista, esperto di analisi organizzativa e counselling aziendale. Ha realizzato numerosi interventi di sviluppo organizzativo e valorizzazione delle risorse umane in diversi contesti aziendali e settori produttivi. Il suo nuovo volume costituisce dunque anche uno strumento di supporto per i professionisti (facilitatori, counsellor, risorse umane…) che nello svolgere il loro lavoro si trovano ad affrontare processi di cambiamento. Domenico Barricelli, libri

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Interviste

Stefano Di Nucci racconta la sua Opera Postuma: “Elogio di una rinascita”

Dal 25 maggio è disponibile in tutti gli store e piattaforme streaming Opera Postuma (Giungla Dischi/Believe Digital), l’album che segna il debutto discografico del cantautore molisano Stefano Di Nucci. Il disco, contenente 10 tracce, è stato anticipato dal singolo “La Donna Eburnea”, in rotazione radiofonica dal 22 maggio. Le dicotomie di Stefano Di Nucci        Il cantautore molisano ama definire Opera Postuma un disco dicotomico, in quanto nell’album tutto è il contrario di tutto: l’inizio e la fine, il riso e il pianto, il bianco e il nero, la vita e la morte. Si tratta infatti di un album ricco di sfaccettature, di entità contrastanti che riescono a convivere tra loro, anche se con qualche difficoltà. Opera Postuma è un disco malinconico ma solare, aspro ma delicato. Musicoterapista di professione, cantautore per passione dal settembre 2013 – quando esordisce al concorso “Paint Your Voice” organizzato dalla Provincia di Campobasso – Di Nucci mostra ottime doti di musicista e autore e ci consegna un’opera interessante e originale, caratterizzata da sonorità e testi particolarmente ricercati che lasciano intuire il grande lavoro che c’è dietro questo disco di debutto, per il quale si è avvalso della collaborazione di Alberto Romano, Daniele Marinelli, Giorgio Lombardi e Marco Libertucci. Le musiche, che costituiscono la parte migliore dell’album, sono ben studiate e arrangiate. I testi, esilaranti e inconsueti, non sono mai banali. Di Nucci canta di amori finiti, di sentimenti, di musica, esprimendo ciò che ha da dire apertamente o tra le righe, con ironia, ma anche con un pizzico di cattiveria, con dolcezza ma al contempo con amarezza. Stefano Di Nucci parla della sua Opera Postuma: “il brutto che diventa bello”    Dopo aver preso parte all’iniziativa nazionale “Luigi Tenco, in qualche parte del mondo” nel 2016, l’anno successivo Stefano Di Nucci si aggiudica il primo posto della sezione “Nuove Proposte” al Premio nazionale Lunezia. A seguito della vittoria del Lunezia, il cantautore molisano avrà l’onore di aprire alcune tappe del tour estivo di Fabrizio Moro. Di questo e altro abbiamo parlato nell’intervista che segue. Come mai la scelta di dare al tuo primo disco il titolo di “Opera postuma”? Cosa puoi raccontarci di questo album? “Ci sono due motivazioni per questa scelta: la prima è che io lo trovo un titolo molto bello perché è molto brutto! È da quando sono piccolo che mi sento attratto dal concetto di “brutto”, sempre prendendo con le pinze il termine. Ad esempio adoro Bukowski, Carmelo Bene o la comicità di Massimo Ceccherini, perché credo siano capaci di mostrarti la miseria della persona facendolo bene. In questo modo il brutto diventa bello e lo trovo miracoloso. La seconda motivazione è che il titolo, seppure rimandi a un concetto di morte, è un elogio a una rinascita: se qualcuno è morto, quel qualcuno è il bimbo che è in me, quello che si porta con sé tanti errori fatti in passato che spero di non commettere più! Mi vedo cresciuto, rigenerato, quindi paradossalmente “Opera Postuma” è un messaggio positivo, felice. Generalmente il disco […]

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Musica

Backstreet Boys 2.0: dopo il singolo del ritorno, in arrivo nuovo album e tour

Don’t go breaking my heart, i Backstreet Boys sono pronti a tornare sulla scena con un nuovo album Il 17 maggio 2018 è uscito Don’t go breaking my heart, il brano che riporta in auge una delle boy-band più amate degli anni Novanta: i Backstreet Boys. Il singolo anticipa l’arrivo di un nuovo album, che dovrebbe uscire il prossimo autunno. A 25 anni dal loro debutto e a cinque anni di distanza dal loro ultimo album, “In A World Like This”, nonostante gli anni e qualche chilo in più, i Backstreet Boys appaiono in gran forma e hanno ancora energia da vendere, come dimostra il videoclip del nuovo singolo e il video, divenuto virale, di una loro esibizione tenuta qualche settimana fa sulla nave da crociera “Backstreet Boys Cruise”, durante la quale hanno vestito i panni delle Spice Girls. Backstreet’s Back, operazione nostalgia  Era la fine degli anni Novanta quando Nick Carter, Howie D., Brian Littrell, AJ McLean e Kevin Richardson facevano impazzire orde di ragazzine con le loro canzoni e i loro balletti ammiccanti. Come dimenticare hit quali Everybody (Backstreet’s Back), As long as you love me, Larger than life, I want it that way, Quit Playin’ Games (with my heart), incisa poi anche in italiano col titolo Non Puoi Lasciarmi così. Chiunque sia cresciuto negli anni 90’/2000 non può non ricordarle. Un successo planetario quello dei cinque ragazzi di Orlando, consacrato dall’album Millennium, pubblicato il 18 maggio 1999, che vendette 1,13 milioni di copie nella sua prima settimana e dominò le classifiche di tutto il mondo, piazzandosi in prima posizione in ben 25 nazioni. Nel dicembre dello stesso anno l’album fu certificato dalla RIAA 11 volte disco di Platino per aver venduto 11 milioni di copie negli Stati Uniti e 4 volte disco di Platino in Italia. Ma, come spesso accade a chi raggiunge in fretta il successo in giovanissima età, ben presto il gruppo conosce un periodo di crisi, a cui hanno contribuito, tra l’altro, i problemi personali dei componenti. Così, nel 2002, la band decide di prendersi una pausa  e i cinque si dedicano a progetti da solisti. Dopo tre anni di stop i Backstreet tornano con un nuovo singolo, Incomplete e un nuovo album “Never Gone”, che li riporta in vetta alle classifiche. Nel 2006 Kevin Richardson lascia il gruppo, ma i Backstreet Boys continuano a credere nel loro progetto, pubblicando nel 2007 “Unbreakable”, album che però non ottiene lo stesso successo del precedente. Seguirà “This is Us” (2009). Nel 2012 Kevin rientra nella band, in occasione dell’uscita della raccolta NKOTBSB. L’anno successivo il gruppo celebra 20 anni di carriera con un nuovo album “In a world like this”, l’ultimo prima del grande, atteso ritorno col singolo Don’t go breaking my heart. Oggi, data la non piú giovanissima età, forse non è il caso di continuare a definirli una boy-band, ma l’attitudine del gruppo ci sembra ancora quella degli inizi e, a giudicare dal successo dei loro ultimi live, anche la presa sul pubblico non è cambiata. Backstreet boys: nuovo […]

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Musica

Giraffe, il nuovo album di Alia, alias Alessandro Curcio

Si intitola Giraffe il nuovo disco del musicista bergamasco Alessandro Curcio, in arte Alia (ex frontman della band “Quarto Capitolo”), uscito lo scorso 25 maggio, per Pippola Music/Contempo Records. L’album, prodotto da Paolo Favati e Marco L. Lega, segna il ritorno discografico di Alia, a quattro anni dal debutto con “Asteroidi” (2014) e dopo la pubblicazione a dicembre 2016 del 45 giri digitale “La lista delle buone intenzioni”. Giraffe contiene dieci tracce inedite ed è stato anticipato lo scorso 11 maggio dal singolo che dà il titolo al lavoro, cantato in coppia con Patrizia Laquidara. Oltre a quest’ultima, il disco ospita diversi artisti: Giuliano Dottori, Cesare Malfatti, Francesca Messina / Femina Ridens, Martina Agnoletti dei Secondo Appartamento e l’attrice Elisabetta Salvatori. Giraffe: il pop retrò di Alia Difficile definire Giraffe in una sola parola e collocarlo in un genere ben preciso. È un disco pop, sì, ma un pop diverso da quello che costantemente arriva alle nostre orecchie; potremmo dire che quello proposto da Alia è un pop dal sapore retrò. Le atmosfere eleganti, poetiche e leggere di questo disco evocano infatti musica italiana d’altri tempi, grazie anche all’utilizzo di suoni prodotti dagli archi e dai fiati, che vanno poi ad incontrarsi con sonorità più moderne, elettroniche, ottenute grazie all’impiego del sintetizzatore. Giraffe può anche essere definito un disco femminile. Gran parte degli artisti che hanno preso parte all’album sono infatti donne: da Patrizia Laquidara, che duetta con Alia nella title-track a Femina Ridens in “Alessandra”; da Martina Agnoletti dei Secondo Appartamento (“Verso Santiago”) a Elisabetta Salvatori, che in “Sei donne” recita una poesia di Hilde Domin. Il punto di forza di Alia sta nel trattare temi importanti con leggerezza e una purezza quasi fanciullesca. La figura delle giraffe è utilizzata da Alessandro Curcio come metafora per guardare gli esseri umani da una prospettiva privilegiata, ossia dall’alto. Un punto di vista che, sia chiaro, non implica ruoli di superiorità, ma permette di osservare le cose con maggior trasparenza e il dovuto distacco. “Chissà cosa sentono lassù le giraffe. Chissà come vedono noi qui sotto, piccoli e sempre in cerca di qualcosa. Sospese fra il cielo e la terra, fra macrocosmo e microcosmo. Verticali come un’antenna, a captare segnali da un Oltre inconoscibile. Leggere nel passo elegante, come chi ha trovato una sua serenità sospesa. Né troppo in alto né troppo in basso. Ma anche capaci di arrivare a terra, a prendere le cose essenziali della vita”. Così l’artista spiega la scelta di intitolare il disco “Giraffe”. Le giraffe di Alia sono però di un colore insolito, rosa, come mostra la retrocopertina dell’album, ad opera della pittrice Sheila Massellucci. Giraffe: track by track Il disco si apre con “L’attraverso”, un brano dall’animo funk che rappresenta un invito a prendere consapevolezza del fatto che l’uomo appartenga alla natura, da cui viene attraversato. “La vita – spiega Alia – ci attraversa e noi siamo parte di un universo, di una Storia, che sarà sempre più forte e più grande di noi”. È la spiritualità, invece, il tema della title-track “Giraffe”; solo attraverso di essa, […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Pint Of Science 2018: al pub tra scienza e birra

Dal 14 al 16 maggio si terrà Pint Of Science 2018, l’evento di divulgazione scientifica più grande al mondo che porta gratuitamente la scienza nei pub di tutta Italia. La manifestazione, giunta alla sua quarta edizione, si svolge infatti in contemporanea in 21 Paesi al mondo e in 20 città italiane, tra cui Napoli. Sette location della Città Metropolitana di Napoli ospiteranno per tre giorni 21 eventi di scienza. Napoli, Pompei e Pozzuoli saranno teatro di serate all’insegna del sapere, durante le quali verranno toccati i temi più attuali del panorama scientifico mondiale: dalla robotica alla genetica, dall’archeologia ai vaccini, dall’astronomia al sesso. A presentarli, esperti di rilievo internazionale, che illustreranno, tra le altre cose, i processi biologici utili alla comprensione di alcune malattie umane; parleranno di immigrazione, social media, cyborg, vaccini, sex orienteering, onde gravitazionali e della bonifica di Bagnoli. Pint of Science 2018 a Napoli Durante la tre giorni di eventi, ricercatori e amanti della scienza potranno confrontarsi su diversi temi di rilevanza scientifica, che saranno così ripartiti: Beautiful Mind (neuroscienze, psicologia e psichiatria), Atoms to Galaxies (chimica, fisica e astronomia), Our Body (biologia umana), Planet Earth (scienze della terra, evoluzione e zoologia), Tech Me Out (tecnologia e computer) e Social Sciences (legge, storia e scienze politiche). Sono 21 in totale gli incontri previsti per Pint of Science 2018; si svolgeranno uno per sera per ognuno dei sette locali tra Napoli, Pompei e Pozzuoli. Di seguito le sette location coinvolte nell’iniziativa:   Slash, Via Vincenzo Bellini, 45, Napoli   Scugnizzo Liberato, Salita Pontecorvo, 46, Napoli   Centro Alimentazione Consapevole, Vico San Pietro, 6, Napoli   Museum Bar, Largo Corpo di Napoli, 3, Napoli   Lido Pola, Via Nisida, 24, Napoli   Groove, via Maria Puteolana, 11, Pozzuoli   Pub 27, via Vittorio Emanuele 9, Pompei Un’iniziativa originale che darà l’opportunità a tanti appassionati di scienza, e a chiunque sia interessato, di trascorrere tre serate all’insegna della conoscenza scientifica, sorseggiando birra in compagnia dei più celebri ricercatori che parleranno del loro lavoro e illustreranno le loro scoperte e dunque le novità della ricerca. Il programma completo dell’evento  è consultabile sul sito https://pintofscience.it/events/napoli Come nasce Pint Of Science Pint of Science nasce con l’obiettivo di dare alla gente l’opportunità di capire come le scoperte vengono fatte e cosa significano. Nel 2012, grazie all’idea di due ricercatori dell’Imperial College di Londra, Michael Motskin e Praveen Paul, vide la luce “Meet the researchers”, un evento durante il quale alcuni malati di Parkinson, Alzheimer, malattia del motoneurone e sclerosi multipla ebbero la possibilità di recarsi nei loro laboratori a vedere che tipo di ricerca stessero facendo. L’iniziativa fu un successo. L’idea da cui partirono i due ricercatori fu: se le persone vogliono entrare nei laboratori e incontrare i ricercatori, perché non portare i ricercatori fuori ad incontrare le persone? Nacque così Pint of Science, la cui prima edizione si svolse nel Maggio 2013 e portò alcuni dei più rinomati ricercatori in giro nei pub a raccontare il loro lavoro agli amanti della scienza e della […]

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Libri

“Primule fuori stagione”, il brillante esordio letterario di Luciana Pennino

Primule fuori stagione è il primo romanzo della scrittrice napoletana Luciana Pennino, edito da Iuppiter   Edizioni. Il libro, uscito a fine novembre 2017, racconta, in modo tragicomico, le vicende di una donna che a 46 anni si ritrova senza lavoro ed è costretta a ricominciare tutto da capo. Non a caso il romanzo si intitola Primule fuori stagione; la primula, infatti, è un fiore che rappresenta la speranza, i nuovi inizi. Come il fiore, anche la protagonista del racconto rifiorisce, ma fuori stagione, perchè non siamo in primavera. Le primule sono i primi fiori a sbocciare dopo il lungo inverno. Al contrario, le “primule” della Pennino rinascono proprio alla soglia della stagione fredda. «Comunque vada tra noi, vorrei che la primula rimanesse la tua pianta preferita… è il simbolo della rinascita, della speranza, dei nuovi inizi…». La storia è ambientata a Napoli, città in cui risiede anche l’autrice stessa, ma la protagonista – a cui la Pennino ha scelto di non dare un nome, perché, ha dichiarato, “sapevo che ciò avrebbe contribuito all’identificazione da parte di molte donne, creando un’empatia maggiore tra il soggetto di cui si narra e chi legge” – ha vissuto anche a Milano e rivive i ricordi legati al periodo trascorso nel capoluogo lombardo. L’intero romanzo costituisce un lungo monologo della protagonista scandito dalle vicende dolorose e, allo stesso tempo, comiche della sua vita e dei personaggi che incontra sul suo cammino. Primule fuori stagione: la forza di ricominciare raccontata da Luciana Pennino Dato il clima di precarietà che caratterizza la società odierna, non è difficile immedesimarsi nella storia della protagonista del romanzo di Luciana Pennino: una donna di 46 anni, residente a Napoli, che, dopo una lunga carriera, perde il rassicurante posto fisso e si ritrova a fare i conti con la vita e la sua imprevedibilità. La perdita del lavoro comporta ovviamente smarrimento e coincide con la perdita della propria collocazione sociale e personale. La vita sembra subire una battuta d’arresto. La piatta ma confortante routine quotidiana della protagonista viene improvvisamente sconvolta da un terremoto che fa crollare ogni certezza, scombina tutti i suoi piani, costringendola a cambiare tutto, a rivedere le sue priorità, a rimettersi in discussione alla soglia dei cinquant’anni, proprio quando credeva di aver raggiunto finalmente un equilibrio personale, avendo fatto pace col passato. Inizia, invece, un lungo e doloroso percorso, un viaggio verso l’ignoto, un salto nel vuoto. “Nel reagire a questa notizia sconquassante, mi si rivela l’esistenza di un vasto assortimento di stati d’animo, balordamente antitetici, che vanno da un infinito senso di scoramento a un’esaltazione immotivata, da una rabbia acuta e sorda a un abbandono fatalistico a quel che sarà, da uno sconvolgente smarrimento a una reattività incontrollata. Nulla, però, rispetto all’emozione che mi scorterà a lungo: la paura!”. Tuttavia, è proprio quando la terra sotto ai piedi viene a mancare, che la protagonista – tornata a lavorare a Napoli dopo una parentesi lavorativa a Milano e una storia d’amore finita male – riscopre se stessa, trovando la forza di […]

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Musica

Shiver Folk: “Settembre” è l’ultimo disco dell’indie folk-band lecchese

“Settembre” è il titolo del nuovo Ep degli Shiver Folk, band nata nel 2013 in provincia di Lecco. Il disco, contenente quattro canzoni, è stato pubblicato a settembre 2017. Si tratta della quarta fatica discografica del gruppo, che ha già alle spalle due EP e un LP. “Settembre  – ha spiegato la band nel presentare il disco – parla di esperienze forti, di momenti vissuti con anima e corpo. Proprio per questo segna un netto stacco rispetto ai lavori precedenti, più ‘fanciulleschi’, sia a livello di musica che di testi. La ricerca per la scrittura è durata circa un anno e ha portato ad un lavoro che ci ha soddisfatto pienamente. ‘Settembre’ è il nostro punto di (ri)partenza verso il futuro”. La poesia e la passionalità dell’ultimo lavoro degli Shiver Folk Settembre è un disco breve, ma ricco, di suoni, parole ed emozioni. A metà strada tra indie–folk, sonorità rock e canzone d’autore, gli Shiver Folk raccontano storie in modo autentico e originale, affrontando tematiche importanti, quali la tossicodipendenza e l’ansia; quest’ultima definita come “uno dei  mali quotidiani del nostro tempo”, d’altronde, come dargli torto… Alzi la mano chi al giorno d’oggi non è ansioso! Tornando a parlare dell’EP nel suo complesso, gli Shiver Folk ci consegnano un disco maturo e omogeneo, nei testi e nelle sonorità. I suoni dolci e melodiosi del pianoforte, del violino e del contrabbasso si amalgamano ai ritmi incalzanti della batteria, del banjo e delle chitarre, sposandosi  perfettamente con i testi, a metà tra il poetico e il viscerale. Questo disco arriva dopo due EP ( “La Rotta“, composto da due brani inediti ed una cover di Johnny Cash; “Folkin’ Christmas“, una raccolta di cinque brani natalizi rivisitati in chiave folk, più un pezzo inedito), un disco lungo (“L’Equilibrista“, un album di undici brani) e diversi live su palchi importanti come Carroponte, Alcatraz e lo Stadio San Siro, dove nel 2017 hanno accompagnato il cantautore Davide Van de Sfroos. Quest’ultimo li aveva scelti già l’anno precedente come band per il suo tour italiano, il Folk Cooperatour. Settembre: track by track Ad aprire il disco è la ballata folk “Medicine per il morale”. Il brano, caratterizzato da un ritmo pressante, rappresenta una non troppo velata critica del mondo della discografia e si rivolge, dunque, a chi riduce la musica ad un mero mezzo per arricchirsi, sminuendone il valore artistico. Medicine per il morale racconta, in modo piuttosto diretto, delle delusioni a cui molto spesso vanno incontro i giovani musicisti quando entrano in contatto con il mondo discografico. “Qui c’è gente che ti dice hai vent’anni stai al tuo posto. Che ci si pulisce il culo coi tuoi sogni nel cassetto. Perché hanno comperato anche la tua scrivania, hanno messo le inferriate alle finestre della fantasia.” Così recita una strofa della canzone; un linguaggio vigoroso a sottolineare quanto troppo spesso la fantasia e l’originalità vengano sacrificate, in nome del mercato e del denaro. “Settembre”, brano che dà il titolo al disco, affronta invece in modo autentico un’importante tematica sociale: […]

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Musica

Reloaded, il sesto disco del cantautore Germano Bonaveri

Lo scorso 26 gennaio è uscito Reloaded, il nuovo album del cantautore bolognese Germano Bonaveri, prodotto da Maurizio Biancani per Fonoprint. Il disco, anticipato a novembre dal singolo Le piccole vite, è stato presentato dal vivo il 15 febbraio al Teatro Fanin di San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna, e il 21 febbraio al Teatro Leonardo di Milano. Reloaded: i 14 anni di musica di Germano Bonaveri  Reloaded è il sesto album di Bonaveri e contiene 18 brani rivisitati che raccontano i 14 anni di carriera del cantautore. Un progetto che raccoglie tutti i pensieri dell’artista durante la sua quotidianità e rappresenta, come da lui spiegato, “la pausa del cammino, quella in cui reinterpreti le esperienze vissute, le riordini e ti rendi finalmente conto che hanno costituito l’essenza del tuo peregrinare”. Musicalmente parlando la bravura di Bonaveri è inconfutabile. L’artista bolognese, che incarna pienamente lo spirito dei grandi cantautori, ci consegna un album di grande spessore e ci ricorda che è ancora possibile produrre lavori di qualità. Ottimi gli arrangiamenti che restituiscono sonorità eleganti e raffinate, creando atmosfere sognanti e rilassanti. Non sono da meno i testi: profondi e mai banali, caratterizzati da un linguaggio colto e ricercato. La voce di Bonaveri rievoca a tratti Eugenio Finardi, a tratti Ivano Fossati, ma ha dentro anche un po’ di De Andrè e De Gregori. Reloaded  è un album molto intimo e curato nel dettaglio: rappresenta indubbiamente materiale  per pochi. Reloaded, track by track Il disco si apre con Magnifico, una canzone in cui Bonaveri racconta l’assoluta irrilevanza di tutto ciò che riteniamo importante a tal punto da permettergli di impedirci di vivere. Il cantautore descrive “l’inseguimento vano dell’effimero bisogno di sembrare sempre qualcosa di diverso da noi stessi, senza peraltro esserci mai davvero incontrati” Segue Le Piccole Vite, il brano uscito il 24 novembre 2017, scelto come singolo di lancio della sesta fatica del cantautore bolognese. Come raccontato dallo stesso autore, si tratta di una poesia scritta quattro anni fa per Topo, il gatto che lo ha accompagnato per 14 anni. “Ho voluto raccontare – ha spiegato – quello che sono certo mi avrebbe detto quando ho dovuto scegliere di ucciderlo per risparmiargli inutili sofferenze, e volevo condividerlo con il pubblico perché la canzoni qualche volta possono aiutarci a sentirci meno soli di fronte a certi dolori”. Torquemada è la terza traccia dell’album ed è ispirata alla figura di Tomás de Torquemada, un religioso spagnolo, primo Grande Inquisitore dell’Inquisizione spagnola. Bonaveri spiega così il significato di questo brano: “Mi sono chiesto cosa direbbe il Grande Inquisitore oggi, di fronte a un ipotetico creatore, in un ipotetico aldilà vedendo quali strumenti usi il potere oggi per limitare le persone, strumenti diversi nella forma ma non nell’intenzione dai metodi di un tempo. Cambiano i metodi ma, a ben guardare, le facce sono sempre le stesse” Un elegante e passionale tango è invece Scivola via, una canzone che parla d’amore: “quello sensuale, quello vissuto e quello immaginato”. Bonaveri definisce l’amore “la forza immaginifica […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Marzo Donna 2018, presentata la rassegna Lazzare Felici: la creatività delle donne per una città sostenibile

Lo scorso 5 marzo è stato presentato il programma della rassegna Marzo Donna 2018 – Lazzare Felici: la creatività delle donne per una città sostenibile -, presso la Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, alla presenza della Delegata alle Pari Opportunità Simonetta Marino, del Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, e degli assessori Nino Daniele, Annamaria Palmieri, Roberta Gaeta e Maria d’Ambrosio. La rassegna – ideata e promossa dalla Delegata del Sindaco alle Pari Opportunità in collaborazione con gli Assessorati alle Attività Produttive, alla Scuola, ai Giovani, alla Cultura, al Welfare, alla Qualità della Vita, alla Trasparenza, le 10 Municipalità e gli organismi di parità, gli ordini professionali e le associazioni di categoria – durerà dal 5 marzo al 16 aprile. Marzo Donna 2018: la creatività delle lazzere felici Anche quest’anno, in occasione dell’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, il Sindaco di Napoli, grazie alla Delegata alle Pari Opportunità Prof.ssa Simonetta Marino, ha inteso promuovere una rassegna volta al rafforzamento della figura della donna nella società. La manifestazione quest’anno è dedicata alla creatività delle donne, intesa non solo in senso espressivo ed estetico, ma come “arte di intessere relazioni, di avere cura dell’esistente, di trasformare condizioni di subalternità in occasioni di riscatto, di liberare il pensiero da stereotipi e pregiudizi, di attivare circuiti virtuosi e pratiche politiche di mutualismo per rendere la città più sostenibile”. «Fare della propria vita un’opera d’arte», è questo il motto di tante donne che quotidianamente dedicano impegno e passione alla nostra città, e che, attraverso tali iniziative, danno voce a chi non ne ha. Il titolo della rassegna trae ispirazione da una famosa canzone del compianto Pino Daniele, “Lazzari felici”, ed è stato scelto in quanto esemplificativo della libertà e dell’energia performativa delle donne, che va oltre i linguaggi codificati e le pratiche normalizzanti, per inventare ogni volta un modo diverso di stare insieme. “Abbiamo voluto sottolineare che le donne in quanto lazzare sono dei soggetti potenzialmente rivoluzionari, nel senso che la loro marginalità storica produce poi un effetto di riattivazione, di desideri, di bisogni”, ha spiegato la Delegata alle Pari Opportunità Simonetta Marino. “Le donne – ha proseguito – sono soggetti di trasformazione, la loro creatività è straordinaria. Noi abbiamo avuto l’adesione di più di 60 iniziative in tutta la città, da generazioni e associazioni differenti”. Lazzare felici, un programma ricco di eventi      Tante sono le iniziative in programma anche quest’anno. Un fitto calendario che annuncia un mese di eventi. Previste mostre, laboratori, dibattiti, appuntamenti con le scuole. Tra le altre iniziative, ricordiamo la mostra mercato solidale “Donne Migranti”, realizzata in collaborazione con le associazioni che operano nel settore, che si terrà a partire dal 17 marzo, per i successivi weekend fino al 16 aprile, presso la Galleria Principe di Napoli. Presentato anche il calendario di eventi “Donne al Centro”, progetto realizzato grazie alla collaborazione con il Servizio Giovani e Pari Opportunità del Comune di Napoli e il Centro Studi Condizione della Donna. Si tratta di una serie di appuntamenti gratuiti aperti al pubblico, che […]

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Libri

A misura d’uomo, l’esordio d’autore di Roberto Camurri

Si intitola A misura d’uomo il romanzo d’esordio di Roberto Camurri, giovane autore emiliano, pubblicato per NN editore il 25 gennaio scorso. Si tratta di un romanzo di racconti, in cui si intrecciano le vite di diversi personaggi, costantemente alle prese con un senso di malessere e pervasi da incomprensibili sensi di colpa e dalla voglia di evadere dalla realtà di provincia. Le vicende dei protagonisti del primo libro di Camurri sono infatti ambientate a Fabbrico, un paese di poche anime in provincia di Reggio Emilia, circondato da campi e con sole due strade, di cui è originario lo stesso autore. A misura d’uomo: storie d’amore e di amicizia in un paese di provincia Davide e Valerio si conoscono da bambini, sono nati e cresciuti a Fabbrico, paesino dell’Emilia “a misura d’uomo”, a cui sono molto legati, ma che a un certo punto sembra opprimerli, trascinandoli in una spirale di smarrimento e inquietudine. La loro è un’amicizia solida e vera. Una sera d’estate Davide incontra Anela. I due si innamorano e iniziano una relazione. L’arrivo di Anela crea inevitabilmente una spaccatura tra i due amici che, infatti, ben presto si allontanano. Un giorno Valerio decide di lasciare il paese e di partire per la città per costruire il suo futuro, così Davide inizia a perdersi… « Lì, appoggiata alla finestra chiusa, dietro i vasi che strabordavano d’acqua, si era sentita un’intrusa, come se assistesse a uno spettacolo che non riusciva a capire fino in fondo, come se la sua presenza fosse parte di un triangolo, un vertice che doveva esserci solo per non far perdere consistenza a quella che sarebbe stata una retta infinita, destinata al precipizio ». Al racconto del triangolo d’amore e di amicizia che unisce Davide, Valerio e Anela si intrecciano le storie di altri personaggi, amici dei protagonisti, ai quali sono legati da un filo fatto di sogni, paure e “male di vivere“. Ci sono la bella Elena e il fragile Mario, Paolo e l’audace Maddalena, Luigi, il partigiano Giuseppe e la vecchia Bice, proprietaria del bar del paese, dove i protagonisti si ritrovano per scambiarsi confidenze tra un caffè o una sambuca. I “quadri” di Roberto Camurri Camurri ha uno stile di scrittura personale e molto particolare. Come detto, la sua opera d’esordio è un romanzo di racconti che ha come nucleo la relazione tra Valerio, Anela e Davide, attorno alla quale si intessono le storie di altri personaggi. I racconti però non seguono una precisa sequenza temporale. L’autore ha infatti scelto di operare continui salti temporali. Tra flash back e balzi in avanti nel tempo, Camurri costruisce scene che costituiscono storie a sé, ma che si intersecano e amalgamano perfettamente tra loro. A misura d’uomo è un romanzo che parla d’amore, d’amicizia, di vita e di morte, che racconta sentimenti ed emozioni contrastanti, in modo autentico, con un linguaggio semplice, rapido, a tratti delicato, a tratti grezzo e viscerale. L’autore “trascina” letteralmente il lettore nella narrazione, creando empatia tra i personaggi e il lettore. […]

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Eventi nazionali

Festival di Sanremo 2018, la seconda serata tra ospiti e nuove proposte

Dopo il successo della prima serata, il Festival di Sanremo 2018 fa registrare ancora buoni ascolti. Tuttavia i dati registrano un calo rispetto alla serata di debutto: i telespettatori sono stati 9 milioni 687 mila (contro gli 11 milioni 600 mila spettatori della prima serata), pari al 47.7% di share. Lo scorso anno la seconda serata del festival condotto da Carlo Conti e Maria De Filippi aveva raggiunto una media di 10 milioni 367 mila spettatori, pari al 46.6% di share. Claudio Baglioni, dunque, supera Carlo Conti di un punto di share ma perde quasi 700 mila telespettatori. Ma veniamo al resoconto dell’infinita seconda serata sanremese. In apertura Michelle Hunziker, avvolta in un lungo abito fucsia (firmato Alberta Ferretti) stile fiabesco, intona il brano “Il pozzo dei desideri”, colonna sonora di Biancaneve e i sette nani; Baglioni l’accompagna al pianoforte posto al centro del palco. Al “siparietto” si unisce anche Favino che, insieme agli altri due conduttori,  gioca a imitare la vocina di Biancaneve. Potevamo farne anche a meno. Festival di Sanremo 2018: il debutto della categoria  giovani I conduttori – che appaiono decisamente più rilassati rispetto alla prima sera – danno il via alla gara delle nuove proposte. Si esibiscono i primi quattro giovani, i restanti quattro canteranno nella serata di giovedì. A rompere il ghiaccio è il toscano Lorenzo Baglioni (no, non è parente del Claudio nazionale)  che – accompagnato dagli “studenti per caso”, muniti di zaino e vestiti con look accademico – presenta quello che promette di diventare un tormentone: un esilarante inno al “congiuntivo”. Subito dopo si esibisce Giulia Casieri con “Come Stai”, bella voce, canzone orecchiabile, ma non ce ne ricorderemo a lungo, anzi ce ne siamo già dimenticati. Le risponde Mirkoeilcane con “Stiamo tutti bene”. Lui è un po’ Giorgio Faletti, un po’ Daniele Silvestri, ma il testo è uno dei pochi degni di nota, anzi, senza esagerare, forse il migliore del Festival. Chiude la gara dei giovani Alice Caioli con “Specchi rotti”, canzone fastidiosa e lagnosa, ma la giuria demoscopica inspiegabilmente la premia e si ritrova in cima alla classifica parziale finale, seguita da Lorenzo Baglioni, Giulia Casieri e, ingiustamente ultimo, Mirkoeilcane. La gara dei big Dopo la pausa pubblicitaria,  Michelle Hunziker si presenta sul palco con un nuovo abito della Ferretti, stavolta color cipria, ricamato con motivi floreali, con effetto nude look. Ci piace decisamente di più. Raggiunta dai suoi colleghi conduttori, dà il via alla gara dei big. In “campo” scendono solo dieci cantanti. Ad aprire le danze sono Le Vibrazioni, che nella prima serata avevano invece cantato per ultimi. Al secondo ascolto il pezzo “Così sbagliato” convince di più. Al termine dell’esibizione del gruppo milanese tocca alla Hunziker ufficializzare la sospensione del duo Meta-Moro per  presunta violazione del regolamento:  “sul caso Meta-Moro sono in corso tutti gli accertamenti del caso”, dice la presentatrice svizzera. In attesa di sapere quale sarà il destino dei due cantautori, la gara prosegue con la bella Nina Zilli che, fasciata in elegante e sontuoso abito nero, canta “Senza Appartenere”, un […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Street art, inaugurato ai Quartieri spagnoli Care of knowledge, il murales dell’artista MP5

Lo scorso 2 febbraio è stata presentata a Napoli Care of knowledge, una nuova opera di street art che va ad arricchire il già ampio patrimonio dell’arte di strada partenopea. Il murales, a cura dell’artista di origini napoletane MP5, è stato realizzato sulla facciata d’ingresso dell’ex Palazzetto Urban, in via Concezione a Montecalvario, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, ed è dedicato alla matematica e filosofa greca Ipazia, vissuta tra il IV e V secolo d.C. , che fu uccisa brutalmente a causa della sua sete di conoscenza. La studiosa è divenuta simbolo del libero pensiero. Una scelta non casuale quella di ritrarre la martire Ipazia all’entrata del Palazzetto. La struttura è infatti storicamente dedicata al sostegno delle donne (prezioso il ruolo svolto dal Centro Antiviolenza) ed è sede del Centro Documentazione Condizione Donna: tra biblioteca e archivio di genere l’edificio custodisce un immenso patrimonio di conoscenza e cultura. Care of knowledge: l’artista MP5 dona un murales alla sua città d’origine Napoletana di origine, ma romana d’adozione, l’artista MP5 ha realizzato per la prima volta un’opera nella sua città natale. L’enorme murales è stato portato a termine in quattro giorni ed è stato creato a titolo gratuito. L’iniziativa rientra nel più ampio progetto di riqualificazione della struttura, che aspira a divenire punto di riferimento per il territorio e centro propulsore di una rinnovata consapevolezza dei saperi e del saper fare al femminile. MP5, da sempre sensibile alle tematiche femministe, ha tratto ispirazione per la sua opera lo scorso giugno, quando ha avuto la possibilità di visitare il centro donna partenopeo ed è rimasta colpita dal vasto archivio di pubblicazioni femministe, nonchè dalle attività svolte al suo interno. Da lì la decisione di donare  un’opera alla sua città d’origine. Il progetto è stato quindi approvato nell’ambito del Regolamento per la Creatività Urbana adottato dal Comune di Napoli, ed è stato realizzato grazie al sostegno della delegata del Sindaco alle Pari Opportunità e del suo staff; della Napoli Servizi e dell’amministratore delegato, dr. Andrea de Giacomo; del Centro Documentazione Condizione Donna, delle volontarie e dei volontari del Servizio Civile impegnati nel progetto “La memoria delle Donne al Centro” e dell’Associazione Officina delle Idee. L’opera è stata presentata venerdì 2 febbraio alla  presenza del sindaco di Napoli Luigi de Magistris e della delegata alle Pari Opportunità, Simonetta Marino, oltre ovviamente che dell’artista stessa. “Ipazia è una figura simbolica che esprime anche il senso di questo luogo (l’ex Palazzetto Urban, ndr),  che è metaforicamente il centro delle donne a Napoli”,  ha commentato la delegata alle Pari Opportunità. Dal canto suo, il primo cittadino di Napoli, Luigi de Magistris, ha definito il fenomeno della street art partenopea “un motivo di orgoglio”, parlando di “rigenerazione ubana”, “è anche un modo – ha proseguito –  per riconsegnare alla bellezza pezzi di città che erano particolarmente degradati”. “Puntiamo molto su questo – ha concluso il sindaco – e siamo orgogliosi che sempre di più tanti artisti nazionali e internazionali ci chiedano di riqualificare pezzi della nostra città”  MP5, l’artista […]

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Concerti

La prima volta di Eminem in Italia: il suo Revival tour approda a Milano

Lo  scorso 29 gennaio il famoso rapper americano Eminem ha annunciato l’arrivo del suo Revival Tour in Italia, il prossimo 7 luglio, mandando in estasi milioni di fan. Si tratta della sua prima data italiana in carriera. A parte la partecipazione come ospite al Festival di Sanremo del 2001 e all’edizione 2004 degli MTV European Music Awards di Roma, infatti, Marshall Mathers non ha mai tenuto un concerto nel nostro paese. Per il suo debutto live in Italia è stata scelta l’AREA EXPO – Experience Milano. Revival: l’ultima fatica del rapper di Detroit                    Dopo 250 milioni di dischi venduti, 15 Grammy Awards e tanti altri premi vinti – tra cui l’Oscar nel  2003 per la migliore canzone ,“Lose Yourself”, colonna sonora di “8 Mile”, film incentrato sulla sua vita e sulla sua carriera – , a 45 anni Eminem è ancora il rapper più conosciuto e apprezzato al mondo. A dimostrazione di ciò anche l’entusiasmo con cui è stata accolta l’uscita della sua ultima fatica discografica, Revival, nono album in carriera per lui, pubblicato il 15 dicembre 2017, a distanza di quattro anni dall’ultimo disco di inediti. Tuttavia l’album non ha raggiunto unanimità di pareri tra pubblico e critica. Revival – prodotto, manco a dirlo, da Dr. Dre e in parte da Rick Rubin – contiene 19 tracce in cui  l’hip pop duro e ribelle, a cui Eminem ci ha abituati, si mescola a generi opposti che vanno dal pop al rock, passando per il gospel. Slim Shady si è infatti avvalso della collaborazione di diversi artisti, tra cui alcuni dei più importanti nomi dell’attuale scena musicale internazionale, inserendo nel disco diversi duetti. Tra gli altri, spiccano i nomi di Beyoncé – con cui duetta nel brano “Walk on Water”, scelto come singolo di lancio del disco e presentato per la prima volta dal vivo ai recenti MTV EMAs – Ed Sheeran, P!nk e Alicia Keys. La scelta di avvicinarsi maggiormente al mondo del pop però convince poco. Dal punto di vista strettamente musicale, infatti, la presenza di vari artisti e l’incontro tra generi diversi,  in questo caso, è forse più un male che un bene. Revival può dirsi tutt’altro che  innovativo. Non presenta infatti grosse novità rispetto ai precedenti lavori, anzi il rapper di Detroit fa addirittura qualche passo indietro: le basi non sono particolarmente ricercate, al contrario suonano banali, datate e a tratti fastidiose, tanto da costringere l’ascoltatore a passare alla traccia successiva dopo pochi secondi di ascolto. L’intero disco risulta spompato come lo stesso Eminem. Anche testi e sample utilizzati sono piuttosto standardizzati: Marshall Mathers affronta diversi temi, tutti però più o meno già familiari – si va dalle problematiche personali (vedi “Castle”e “In your head)  alla feroce critica all’amministrazione Trump, passando per il racconto di un’overdose che poteva costargli  la vita – e sceglie di campionare  pezzi di artisti classici dell’ hip-hop quali EPMD Masta Ace, Schoolly D, Run–DMC, Beastie Boys,  e della scena pop-rock quali Cranberries, Barry White e Joan Jett. Insomma, del rapper irriverente, arrabbiato e sarcastico e, delle basi […]

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Musica

Unconscious Oracle, ritornano gli Snow in Damascus

Lo scorso 19 gennaio è uscito Unconscious Oracle, il secondo album degli Snow in Damascus, band di Città di Castello a metà tra post–rock, wave, folk ed elettronica (mix ribattezzato come “folktronica”). Il nuovo disco arriva a quattro anni di distanza dal disco d’esordio “Dylar” e, rispetto a quest’ultimo, presenta  un sound più maturo e raffinato. Dieci i brani contenuti in esso, registrati con Michele Pazzaglia, già musicista per Paolo Benvegnù, e Michele Mandrelli, presso gli studi Jam Recordings e CurtainLab di Città di Castello. L’album è stato masterizzato da Giovanni Versari presso La Maestà Mastering di Faenza. Unconscious Oracle: il ritorno degli Snow in Damascus tra folktronica e atmosfere oniriche “Unconscious Oracle” viene presentato dal gruppo perugino come un disco: “sul bisogno e sulla scelta di ritirarsi nella discrezione e, attraverso tale sottrarsi, su quegli attimi di cecità che, consapevoli o meno, tutti esperiamo”. “I suoi dieci brani – proseguono i cinque ragazzi umbri– finiscono per porci di fronte a un rischio decisivo: scoprire che “intercapedine” e “crepa”, tanto nei possibili sconvolgimenti tellurici delle nostre vite quanto nella loro ingannevole placida quotidianità, non possono essere che sinonimi”. I musicisti perugini parlano di “due spazi”,  “a separarli – dicono – per alcuni di noi una piccola intercapedine, per altri una sottile crepa. L’intercapedine rimarrà della sua larghezza, mentre la crepa potrebbe espandersi, con effetto disastroso, o liberatorio. Due spazi. Il primo è la scelta di sottrarsi, l’arte della discrezione: il venir meno pur essendo presenti. Il secondo è invece un’estrema e involontaria forma di quella stessa discrezione: un’improvvisa e fugace cecità, e la ricompensa – o risarcimento – che ne deriva, ovvero un piccolo, laico e intimo potere divinatorio, un’inattesa capacità d’istantanea visione e sussurrato racconto”. “Ed è proprio nell’intercapedine o nella crepa che li separa – spiegano infine – che si colloca “Unconscious Oracle”: è in quel vuoto divisorio che i brani del secondo album degli Snow In Damascus! sono spuntati e fioriti”. I brani che compongono Unconscious Oracle abbracciano diversi ambiti e per questo il lavoro si presta a varie  definizioni quali electrofolk, folktronica, alternativa, shoegaze. Un disco ambizioso con arrangiamenti post-rock impiantati su di uno sfondo elettronico, a tratti ambient. Un album dal sound soave ed omogeneo e dalle atmosfere oniriche che restituiscono eleganza e raffinatezza al lavoro. Inoltre, la scelta della lingua inglese potenzia il respiro internazionale che la seconda fatica discografica del quintetto perugino già assume grazie alla predilezione di sonorità a metà strada tra elettronica, folk, wave e post-rock. Unconscious Oracle si apre con le atmosfere sognanti dell’omonima traccia, ma è il pezzo immediatamente successivo, “Vultures”, ad essere stato scelto come singolo di lancio dell’album. Già da tempo è stato pubblicato anche il video. La sensazione di essere trasportati in una dimensione onirica si ha anche ascoltando le tracce successive alla title track, il sound del disco, come detto, risulta infatti piuttosto compatto. Beat computerizzati, vocals ripetitivi e synth incalzanti prevalgono, spesso a discapito della dinamicità, tuttavia nel complesso possiamo parlare di un disco […]

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