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Eroica Fenice

Food

Wine Lovers in quarantena, l’iniziativa di Wine and Thecity

In questo periodo di reclusione forzata è partito il progetto Wine Lovers in quarantena, lanciato da Wine&Thecity, l’impresa culturale che celebra l’ebbrezza creativa e la cultura del vino. L’obiettivo è quello di fare rete in questo periodo di grande isolamento domestico, di condividere (anche se solo virtualmente) esperienze e consigli enologici. Pertanto, dallo scorso 21 marzo, l’account Instagram wineandthecity_napoli si è arricchito di un nuovo contenuto multimediale. Condividere la cultura del vino Ogni giorno sul canale IGTV Instagram di Wine&Thecity vanno in onda brevi videomessaggi – della durata di uno o due minuti – che personaggi più o meno noti (influencer e giornalisti del settore, pizzaioli di fama e Stelle Michelin, produttori vitivinicoli e personaggi del mondo della cultura) hanno registrato da casa propria, nei quali raccontano cosa bevono in tempo di quarantena. Ciascun personaggio consiglia un vino da bere tra aneddoti, suggerimenti e riflessioni. In tanti hanno aderito all’iniziativa tra cui il pizzaiolo Gino Sorbillo, da sempre al fianco di Wine&Thecity, lo scrittore Maurizio De Giovanni, lo chef Stella Michelin Luciano Villani de La Locanda del Borgo di Aquapetra Resort, Roberto Di Meo, Presidente Assoenologi Campania e vignaiolo che, nella sua casa di Avellino, degusta un calice di Fiano di Avellino 2018 dell’azienda di famiglia. Ancora, lo chef Stella Michelin Domenico Candela del ristorante George del Grand Hotel Parker’s di Napoli, il collezionista e gallerista Peppe Morra che, sorseggiando l’aglianico dell’Antica Vigna di San Martino, racconta come coltivare la bellezza in questo periodo di quarantena; Fiorella Breglia di Cucino per amore che invita a brindare con le bollicine di Ca’ del Bosco. Tanti i contributi di giornalisti ed esperti del settore da tutta Italia: Antonio Paolini dalla sua casa in Abruzzo, Luciano Pignataro da Salerno, Licia Granello da Torino, Antonella Amodio, Santa Di Salvo da Napoli, Camilla Rocca dal Lago di Garda. Wine Lovers in quarantena: intervista a Donatella Bernabò Silorata Per saperne di più sull’iniziativa Wine Lovers in quarantena abbiamo rivolto qualche domanda a Donatella Bernabò Silorata, fondatrice di Wine&Thecity. Com’è nato il progetto “Wine Lovers in quarantena”? In modo del tutto casuale, parlando al telefono con un amico che mi raccontava di aver stappato un importante rosso toscano, una di quelle bottiglie da grandi occasioni. Mi descriveva il vino e ho pensato, «dai mandami un video messaggio che te lo pubblico come consiglio alla community di Wine&Thecity». Da qui l’idea di coinvolgere altri amici a raccontarsi e a raccontarci cosa stanno bevendo in questi giorni di quarantena. All’iniziativa hanno aderito in tanti, non solo personaggi del settore enogastronomico, ma anche del mondo della cultura. Sì, perché il vino è cultura, il vino è una passione trasversale. E anche perché, da sempre, attraverso Wine&theCity promuoviamo in maniera del tutto non convenzionale la cultura del vino, del bere bene. Sono orgogliosa e grata di aver ricevuto i contributi di Maurizio De Giovanni e di Peppe Morra ed altri ne arriveranno. Dal momento che siamo obbligati a stare a casa, come possiamo acquistare vino in questo periodo di quarantena? Tante […]

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Libri

Antonio Manzini e L’amore ai tempi del Covid-19

Antonio Manzini omaggia i lettori: L’amore ai tempi del Covid-19, il suo nuovo racconto, è scaricabile gratis In questo periodo difficile e delicato per tutti è nata l’iniziativa “Solidarietà digitale”, promossa dal Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, con supporto tecnico dell’Agenzia per l’Italia Digitale, per ridurre l’impatto sociale ed economico del Coronavirus grazie a soluzioni e servizi innovativi. Le iniziative, i servizi e le soluzioni disponibili hanno il comune obiettivo di migliorare la vita delle persone che in questo momento si vedono costrette a cambiare le loro abitudini. Tra i servizi messi a disposizione c’è anche quello che permette di leggere gratuitamente un giornale o un libro sul proprio smartphone o tablet. Tante sono state le case editrici ad aderire all’iniziativa dando la possibilità ai lettori di scaricare ebook gratuiti dai propri siti. C’è poi chi, come lo scrittore, attore, sceneggiatore e regista Antonio Manzini ha deciso di regalare il suo ultimo racconto inedito, “L’amore ai tempi del Covid-19″, con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone – personaggio da lui inventato e interpretato in tv dall’attore Marco Giallini – a sostegno dell’Ospedale Spallanzani di Roma. Scaricando gratuitamente il breve racconto (in totale sono 32 pagine) dal sito dell’editore Sellerio, casa editrice di Antonio Manzini, sarà infatti possibile anche contribuire con una donazione libera ad una raccolta fondi per lo Spallanzani di Roma. Questo l’indirizzo per donare: https://donazioni.inmi.it/. A poche settimane dall’uscita di “Ah l’amore l’amore”, l’ultimo romanzo che vede protagonista Rocco Schiavone, Manzini, costretto a casa come milioni di italiani, ha voluto rilasciare una nuova storia del vicequestore, al lavoro nei giorni di piena emergenza Coronavirus. L’amore ai tempi del Covid-19: la trama In un’Aosta blindata, come il resto d’Italia, ferma a causa del Covid-19, il vicequestore Rocco Schiavone è costretto, suo malgrado, ad uscire per occuparsi del caso di un uomo, il parrucchiere Manlio Sperduti, trovato morto nella vasca da bagno della sua abitazione, un appartamento di 80 metri quadrati che divideva con la moglie, i figli, i genitori di lei e il fratello della donna, un trentenne nullafacente. L’amore, e  più in generale i rapporti umani, già complicati di per sé, possono essere messi a dura prova dalla coabitazione in un periodo di reclusione forzata. Questo lo sa bene anche Rocco Schiavone che è grato al suo lavoro che gli permette di uscire nonostante le disposizioni del Governo. «Rocco Schiavone era un poliziotto, lui in casa non poteva rinchiudersi. E ringraziò il cielo, perché era impossibile dividere 24 ore al giorno una ottantina di metri quadrati con Gabriele e Cecilia». Il vicequestore trasteverino è un personaggio notoriamente burbero e scarsamente propenso alla filantropia, malgrado ciò, in questa nuova indagine emerge un suo lato più “umano”. Schiavone riesce, anche grazie al caso che sta seguendo, a scorgere il lato positivo in questa situazione di emergenza sanitaria che ha comportato l’isolamento domiciliare, e restituisce ai lettori un’immagine di speranza: «Quei giorni maledetti e surreali finirono e lasciarono agli italiani qualche eredità. Orrendi lutti, dolore e lacrime, ma anche abitudini […]

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Libri

Libri per bambini: 5 da leggere in quarantena

Cinque libri per bambini: i nostri consigli Se qualcuno ci avesse avvertito che un giorno un temibile ma invisibile nemico chiamato Coronavirus avrebbe attentato alle nostre vite e alla nostra libertà probabilmente non gli avremmo creduto, lo avremmo preso per matto. Eppure, eccoci qua, nel bel mezzo di una pandemia che sta mietendo numerose vittime e ci costringe a stare in casa al fine di contenere il numero dei contagi. Oltre alla preoccupazione e all’ansia dovute alle circostanze, durante questo periodo di reclusione forzata va fronteggiato anche un altro potenziale nemico: la noia. Il “rischio” che ci si possa annoiare stando a casa tutto il giorno per più giorni di seguito è infatti alto, soprattutto per i più piccoli. Le attività didattiche sono sospese, non si possono vedere gli amici e, ora che è primavera, non si può nemmeno uscire all’aria aperta a giocare. Come scongiurare dunque questo “pericolo”? Ovviamente tenendoli impegnati! Oltre a farli giocare, disegnare, colorare, creare, sarebbe bene anche avvicinarli alla lettura. Niente di meglio di un libro, infatti, ci permette di andare lontano pur restando fermi. La lettura, quindi, può essere un buon modo per intrattenere i bimbi durante la quarantena. Diversi sono i volumi adatti ai bambini, impossibile citarli tutti. Di seguito una breve selezione di libri per bambini più o meno conosciuti. Un libro per amico: i libri per bambini consigliati da noi I colori delle emozioni di Anna Llenas Quello che stiamo vivendo è un periodo strano e delicato per tutti scandito da emozioni comuni e istintive quali la paura, l’ansia, la rabbia, la tristezza che in questo momento fatichiamo a nascondere. Se per un adulto è difficile gestirle, figuriamoci per un bambino che si domanda perché sta accadendo tutto questo. Tocca inevitabilmente ai genitori il difficile compito di aiutarli ad interpretare eventi di questa portata e rassicurarli. In questo senso per aiutare a parlare di emozioni in modo semplice può essere utile leggere un meraviglioso libro per bambini, I colori delle emozioni di Anna Llenas, edizioni Gribaudo. Il mostro dei colori si è svegliato di umore un po’ strano e non riesce a capire cosa gli sta succedendo, ha mischiato tutte le emozioni. Mescolate insieme le emozioni non funzionano. Grazie all’aiuto di una sua amica, una bambina in scala di grigi, però, il mostro riuscirà a separare le singole emozioni riconoscendole e abbinandole ognuna a un colore: il giallo è l’allegria, l’azzurro la tristezza, il rosso la rabbia, la calma è verde e la paura è nera. Rimettendo a posto le emozioni il mostro tornerà a sentirsi bene. Il Gruffalò Altro libro che consigliamo è A spasso col mostro, in seguito tradotto anche con il titolo Il Gruffalò (titolo originale in inglese: The Gruffalo), un poema per bambini della scrittrice e drammaturga inglese Julia Donaldson, illustrato da Axel Scheffler. Il volume – che ha venduto oltre 13 milioni di copie e vinto numerosi premi per la letteratura per bambini – racconta la storia di un topo che passeggia nella foresta e grazie alla […]

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Musica

ALquadro racconta Marzianacci, il suo primo album

Marzianacci è il titolo del primo album del pianista e cantautore indie–pop ALquadro, uscito il 21 novembre 2019 per Beta Produzioni. Pugliese di origine e romano di adozione, ALquadro, pseudonimo di Alessandro Loconsole, dopo una breve parentesi in una band, La Bibbia del Pop (con la quale ha pubblicato l’EP “6 Piccoli Teneri Infarti” ed il singolo “Una strepitosa commedia”), ha dato vita al suo progetto da solista nel 2019 entrando nel roster di Beta Produzioni/MArteLabel, con la quale ha pubblicato il singolo “Mele a metà”, che ha anticipato l’uscita del disco. “Mele a Metà” è stato poi seguito dalla pubblicazione a luglio 2019 del singolo “Il Mago”. La “meccanicità” dell’uomo In totale “Marzianacci” contiene 10 tracce inedite che sono un mix di sonorità anni ’80, indie e cantautorato italiano. Nei testi c’è un richiamo costante al concetto di “meccanicità” dell’uomo e a tutto ciò che essa comporta: pensieri automatici, rapporti di coppia che non funzionano, insoddisfazione, rassegnazione. Un uomo “meccanico” è condizionato dalle caratteristiche psicologiche del proprio tipo planetario. Lo stile indie-pop di ALquadro è influenzato dai cantautori italiani (Conte, Battiato, Fossati, Dalla, Battisti&Panella, Bianconi), dalla musica progressive e sperimentale (Fripp, Eno, scena di Canterbury) e dalle ricerche nell’ambito della crescita personale e della meditazione. Intervista ALquadro Abbiamo intervistato ALquadro per conoscerlo meglio. Buona lettura! Chi è ALquadro? Presentati ai nostri lettori… Sono un cantautore indie tarantino ma ormai stabile a Roma da una decina d’anni. Il mio primo strumento è il pianoforte ma suono anche la chitarra. Ho 37 anni e da poco ho intrapreso la strada da “solista” con il progetto ALquadro. Solista tra virgolette perché gli artisti con cui collaboro e con cui ho registrato il mio nuovo disco sono stati decisivi per la riuscita artistica del lavoro, in primis il mio produttore e bassista Roberto Cola, genio assoluto di suoni e frequenze. “Marzianacci” è il tuo primo album, come mai questo titolo? Nasce da ciò che ha ispirato tutto il disco: lo studio dei “tipi planetari”. In questa materia si approfondiscono le caratteristiche fisiche e psicologiche che accomunano i diversi tipi planetari. Un esempio è molto più illuminante di tante parole: il tipo Marziale, collegato al pianeta Marte, è tendenzialmente basso e muscoloso, caratterialmente combattivo, il guerriero per antonomasia. L’attore Kirk Douglas, recentemente scomparso, era un classico marziale. Dal mio percorso personale ho capito di essere un Venusiano, più pacato (forse dovrei dire pigro) e più incline alla mediazione. Sull’enneagramma, figura geometrica su cui si posizionano i tipi planetari, il venusiano è l’esatto opposto del marziale. Da qui il titolo. Ci racconti com’è nato questo disco? È nato per gioco, ero in un momento di pausa dai miei progetti e mi sono messo a lavorare su alcune idee senza pensare che nel giro di un paio d’anni avrei pubblicato Marzianacci. È bellissimo poter scrivere senza alcuna finalità, solo per il gusto di farlo e di realizzare qualcosa di bello. La sfida era grande: parlare di tematiche non propriamente mainstream ma riuscire ad essere semplice ed intrigante […]

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Musica

GERO, intervista al cantautore siciliano

Il 31 gennaio 2020 è uscito, per la Carioca Records, Un anno in più, il nuovo album del cantautore siciliano GERO. Il disco contiene dieci brani inediti, più una intro strumentale, scritti e composti dal trentaduenne di Mussomeli (CL). Per la realizzazione di questo suo nuovo lavoro – che arriva a ben undici anni di distanza dal primo, Guardando nel mio specchio (2009) –  Gero (voci e cori) si è avvalso della collaborazione di Sebastiano Valenza e Giuseppe Perrone (Batteria e Percussioni), Vincenzo Marranca e Luca Castiglione (Basso Elettrico), Gianluca Genova, Luca Castiglione e Peppe Milia (Chitarre acustiche, Elettriche, Ukulele) e Leo Curiale (Pianoforte, Fender Rhodes, Programmazione e Synth) che ha curato anche la produzione artistica, gli arrangiamenti e il mixaggio. L’album è stato registrato interamente presso il Master Play Studio di Leo Curiale a Mussomeli (Cl) e masterizzato da Gianni Bini presso gli Hog Studios a Viareggio (Lu). Musica contro le mafie Il nuovo disco di Gero è uscito dopo meno di un anno dalla pubblicazione del singolo L’amore salva e del brano Svuoto il bicchiere, un pezzo che descrive un significativo episodio di vita del giudice Paolo Borsellino e della figlia Fiammetta e che ha permesso a Gero di aggiudicarsi il premio nazionale Musica contro le mafie. Grazie a questa manifestazione il cantautore ha vissuto esperienze live importanti come l’esibizione e premiazione nel 2019 a Casa Sanremo (nei giorni del Festival) e l’esibizione al Club Tenco. Ancora, l’esibizione in Palermo Chiama Italia il 23 Maggio 2019 davanti ad oltre quindicimila persone e l’ospitata all’Unlocked Selinus Festival, il più grande Festival di Musica Elettronica del Sud Italia, al Parco Archeologico di Selinunte, dove ha cantato davanti ad oltre diecimila persone. Intervista a GERO Per conoscere meglio GERO e saperne di più sul suo ultimo lavoro, noi di Eroica Fenice gli abbiamo fatto qualche domanda. Buona lettura!  Un anno in piú è il tuo secondo lavoro discografico, che arriva a ben undici anni di distanza dal primo. Cosa è successo in questo lungo arco di tempo ? Esatto. Undici Anni. Nel frattempo sono diventato adulto, capelli in meno e barba folta. Sono tanti perché ho voluto prendermi il tempo necessario per capire se la musica poteva soddisfare quello di cui ero alla ricerca. Scrivere canzoni è un fattore imprescindibile dalla mia natura però volevo essere sicuro di sentirmi felice prima di pubblicare un disco. Nel frattempo però ho studiato, sono stato alla continua ricerca di un qualcosa che mi rappresentasse e che mi reinventasse, mi sono dedicato a canzoni singole ed ho viaggiato. Viaggiare mi ha aiutato tantissimo a ritrovarmi. Undici anni sono tanti, ma stavolta ne è valsa la pena anche se mi sono ripromesso di fare un altro disco almeno entro i prossimi dieci anni (scherza, ndr). Com’è nato questo nuovo disco e perché la scelta di questo titolo? Più che un “nuovo album” lo definisco una raccolta dei miei precedenti anni di ricerca e lavoro in studio e una pubblicazione di nuovi brani inediti che rappresentano l’ultimo periodo di scrittura, […]

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Libri

Massimiliano Campanile si racconta: da hair stylist a scrittore

Massimiliano Campanile, famoso hair stylist napoletano, lo scorso 27 gennaio al PAN di Napoli ha presentato la sua autobiografia “Non c’è niente che cambierei”, edita da Graus Edizioni. Un libro che è più di una semplice biografia, è una riflessione intima e amichevole in cui Massimiliano Campanile si mette a nudo, raccontando aspetti privati della sua vita: i traumi infantili, il bullismo subito, il percorso di accettazione della propria omosessualità, la passione infinita per il suo lavoro, i progetti per il futuro. La prefazione del volume è stata curata dall’attrice Cristina Donadio. Dalla periferia al centro per realizzare un sogno Una vita non facile quella di Campanile, fatta di dolori e sacrifici, ma anche di gioie e numerose soddisfazioni professionali. Ne ha dovuta fare di strada, infatti, quel ragazzo di periferia che da bambino, pettinando le bambole della sorella e delle cugine, sognava di diventare un bravo parrucchiere e aprire un salone tutto suo. Da Barra, suo quartiere natale, è approdato a Chiaia, il salotto prestigioso di Napoli, che gli ha permesso di farsi conoscere e diventare uno degli hair stylist più bravi ed importanti d’Italia ed esclusivista in Campania del marchio “Aldo Coppola”. Massimiliano Campanile: scrivere per parlare alle famiglie Giunto quasi alla soglia dei cinquant’anni, Campanile ha deciso di scrivere un libro non solo per raccontare la sua storia, ma per metterla al servizio dei ragazzi e delle famiglie. In particolar modo, Campanile vuole rivolgersi ai genitori che scoprono l’omosessualità dei propri figli e non sanno come affrontarla. Il suo intento, dopo questa prima fatica letteraria, è di dare seguito al suo percorso, scrivendo un nuovo libro che tratti esclusivamente dell’omosessualità, del cammino, spesso complesso e delicato, che un ragazzo o una ragazza omosessuale si ritrova a percorrere prima verso la presa di coscienza del proprio io e in seguito verso il coming out. Intervista a Massimiliano Campanile Per saperne di più sulla sua autobiografia e sui suoi progetti futuri, noi di Eroica Fenice gli abbiamo rivolto qualche domanda. Buona lettura! Lei è un famoso hair stylist napoletano, come mai ha sentito l’esigenza di raccontarsi in un libro? “Questo libro rappresenta una tappa per far conoscere realmente chi è Massimiliano Campanile, da dove arriva, qual è la sua famiglia. Io sono un ragazzo di Barra, un quartiere della difficile periferia napoletana ed anche se ho raggiunto il successo, se oltre alle signore del popolo ho pettinato anche le Principesse, io sono rimasto quello di sempre. Non è strettamente importante la mia storia, ma la mia esperienza, che voglio mettere al servizio dei ragazzi, delle ragazze e delle famiglie”. La sua autobiografia vanta la prefazione dell’attrice Cristina Donadio: come vi siete incontrati e perché ha scelto di affidare a lei la premessa del suo libro? “Cristina è una mia amica e una mia cliente. Ho chiesto a lei di scrivere la prefazione al libro perché è una donna vera, sincera, capace di scindere la professione dalla vita reale, insomma una persona di spessore e talento ma dotata di tanta […]

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Libri

Lascia fare al destino, un romanzo di Vittorio Schiraldi

“Lascia fare al destino” è l’ultimo romanzo del giornalista e sceneggiatore Vittorio Schiraldi, edito da Marlin. Sebbene si tratti di una storia di fantasia, quella presentata da Vittorio Schiraldi è la fotografia di una realtà drammatica che travolge molte famiglie italiane. In questo romanzo il giornalista affronta il delicato tema del rapporto tra giovani e droga, cercando in particolare di raccontare cosa accade quando in una famiglia entra in scena la droga. Lascia fare al destino: la storia di Ilaria e Simone Protagonista del romanzo di Vittorio Schiraldi è Ilaria, una giovane e fragile ragazza che ancora minorenne cade nel tunnel della droga. Ilaria è figlia di due genitori separati, Lea e Lorenzo. Vive con la madre e il compagno di lei, Mario, insieme al quale la donna ha un secondo figlio, Ruben. Lorenzo è poco presente nella vita di sua figlia; a causa del suo lavoro è sempre in giro per il mondo e non ha mai molto tempo da dedicarle. La ragazza prova a farsi bastare l’affetto della madre e di Mario che la tratta come fosse figlia sua, cercando di non farle mai mancare niente, ma Ilaria è una ragazza inquieta. Ancora sedicenne, scappa da casa, ammaliata da Simone, rampollo di un’agiata famiglia borghese, dal quale Ilaria si lascia trascinare in un mondo di sbandati, fatto di fughe, viaggi e droghe. La famiglia di Ilaria si trova improvvisamente catapultata all’inferno. Lea e Mario tentano di trascinare la figlia fuori dal tunnel della tossicodipendenza e di aiutarla a riprendere in mano la sua vita, ma il percorso è lungo e tortuoso: la ragazza alterna alle fughe da casa dei periodi di relativa tranquillità, accettando più volte il ricovero in un centro di recupero, tuttavia ricade sempre negli stessi errori, rendendo difficile il compito dei genitori. Nemmeno quando Simone, il suo ormai ex ragazzo, decide di cambiare vita per concretizzare la sua vocazione di scrittura mettendo su carta, anche a fini terapeutici, le sue esperienze, Ilaria si ravvede. Al contrario, non accoglie favorevolmente il cambiamento di Simone. Ormai sono lontani i giorni felici trascorsi insieme a lui in Thailandia e in Vietnam sui sentieri della droga. La storia assume risvolti ancora più drammatici quando Simone scopre per caso di avere l’HIV, e non riesce a rassegnarsi all’idea di essere stato colpito, ora che aveva scritto l’ultima pagina del romanzo, che quindi resterà inedito. Il giorno del suo funerale Mario, che lo aveva seguito e consigliato durante la stesura del romanzo, consegnerà al padre di Simone le pagine scritte dal figlio, affinchè possa cogliere in quei capitoli l’immagine di un ragazzo che non era mai riuscito a conoscere veramente. Intanto sta per compiersi anche il destino di Ilaria, in un finale avvincente, ricco di sorprese e di emozioni. Vittorio Schiraldi e l’incontro con Simone “Lascia fare al destino” trae ispirazione da una serie di incontri fatti dall’autore all’interno di centri di recupero per tossicodipendenti. Con l’idea di scrivere un romanzo per raccontare il percorso che devono affrontare i ragazzi che […]

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Musica

Cortellino canta la libertà di sbagliare

Solo quando sbaglio (LaPOP), pubblicato l’11 ottobre 2019, è l’ultimo album del cantautore Enrico Cortellino. Già conosciuto come Cortex, pseudonimo con cui ha esordito nel 2007, l’artista triestino ha poi deciso di cambiare nome d’arte per adottare semplicemente il suo cognome. Solo quando sbaglio è il suo quarto album, registrato tra Rimini e Trieste, nato anche grazie all’esperienza di Cortellino al CET di Mogol, dal quale fu notato nel 2008 suonando al Piper di Roma in occasione della finale del Tour Music Fest. Mogol lo premiò per i testi assegnandogli una borsa di studio per il Centro Europeo di Toscolano. Molti testi di Solo quando sbaglio sono stati realizzati proprio con la collaborazione di autori incontrati al CET. Il disco è stato anticipato dall’uscita di 140 Km/h, cover dello storico brano di Ivan Graziani, e contiene in totale otto tracce. Cortellino: la libertà anarchica dell’errore                                             Solo quando sbaglio è un album pop di chiaro stampo cantautorale che racchiude e rispecchia diversi momenti della vita dell’artista. Cortellino racconta in chiave malinconica e ironica allo stesso tempo, l’amore, il dolore e la bellezza del diventare adulti e la difficoltà del lavoro, dell’affrontare la vita con le sue delusioni, le ansie e i tormenti. Tematiche intime e profonde condensate in otto brani contrassegnati da uno sferzante umorismo – come è nello stile del cantautore triestino – accompagnato da musiche accattivanti e melodiose. Alle pressioni sociali e interiori che avverte, il cantautore triestino risponde con la creatività e l’amore. Solo quando sbaglio: track by track L’album si apre con il brano Usami, una tragicomica ballata che racconta la trasformazione di un rapporto di coppia. Segue Cuore logico, una sorta di monologo/dialogo con un dottore immaginario al quale l’autore rivolge domande sull’amore, Solo quando sbaglio, il brano che dà il titolo all’album, è la terza track. Una canzone che riflette sulla libertà anarchica del commettere errori per sentirsi vivi, liberi: «Solo quando sbaglio/ io mi sento vivo/ questa è la mia libertà», canta l’autore. « Mi piace molto suonare il brano live – ha dichiarato Cortellino – la canzone è nata chitarra e voce e si è evoluta grazie alla collaborazione con l’autrice Eleonora Rossi, con la quale ho curato il testo”. Il brano è accompagnato da un videoclip in bianco e nero “per – ha raccontato il cantautore- metterci la faccia e farsi vedere da vicino». Il disco prosegue con Un sorriso, un brano in cui Cortellino si avvale della collaborazione del rapper triestino Riccardo Civita, in arte Yane, e Elettra, uno dei pezzi più interessanti del nuovo lavoro del cantautore. Troviamo poi la cover di 140 km/H, brano che Ivan Graziani dedicò alla Bora di Trieste. Gli arrangiamenti del pezzo sono curati da Filippo Graziani, figlio di Ivan. La penultima traccia dell’album è Un discorso da coniglio, in cui Cortellino canta le riflessioni di un uomo che si appresta a diventare padre. Il disco si chiude con la bella e malinconica Mediterranea, un brano sulla perdita di un amore dalla melodia cullante. Un disco ben fatto che […]

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Fun e Tech

I braccialetti della fortuna: significato e realizzazione

Chi non ha mai indossato, soprattutto d’estate, i braccialetti brasiliani o altrimenti detti braccialetti della fortuna? Nel periodo estivo è infatti “tradizione” acquistare, soprattutto in spiaggia, questi sottili filamenti di cotone colorati per legarli al polso. Prima di indossarli, è consuetudine esprimere un desiderio che, come dicono le credenze, si esaudirà solamente quando il braccialetto si spezzerà da solo. Ma da dove parte questa usanza e cosa simboleggiano questi braccialetti? Scopriamolo insieme! Origini e significato dei colori I braccialetti della fortuna sono originari del Brasile; è da lì che parte la tradizione di esprimere un desiderio prima di fissarli al polso o alla caviglia. I brasiliani credevano infatti in un potere mistico che veniva trasferito dalla mente all’oggetto. Secondo questa credenza, la forza del desiderio sarebbe stata trasmessa all’accessorio che, mandando un messaggio all’universo, avrebbe portato una soluzione al problema che da tempo si cercava o avrebbe realizzato ciò che si era espressamente chiesto. Inoltre, ad ogni colore corrisponde un significato. Il rosso simboleggia l’amore; il verde la speranza; l’azzurro lavoro e soldi; il giallo la fortuna; il viola e il blu simboleggiano la pace; il bianco la libertà; il rosa l’amicizia. È bene dunque, in base a ciò che si desidera, prestare attenzione al colore del bracciale. Leggenda vuole che, a seconda del significato del colore del bracciale, un attimo prima di fare il secondo nodo per fissarlo, si esprima un desiderio e che, una volta che il bracciale si spezza da solo o viene perduto, il desiderio si esaudisca. Braccialetti della fortuna: come realizzarli Questi braccialetti sono talmente semplici che è possibile realizzarli anche da soli. Si realizzano infatti con poco materiale e in breve tempo. Per farli occorrono tre o più fili dei diversi colori scelti che vanno legati insieme, facendo un nodo alle estremità. Più fili si utilizzano, più spesso sarà il bracciale. Alla base va posto il colore riguardante la sfera del desiderio. Successivamente si procede ad avvolgere il primo filo colorato – che va tenuto con la mano destra – in senso orario intorno ai restanti fili, tenuti invece dalla mano sinistra. Il filo dovrà ricoprire gli altri fili per almeno 1 o 2 cm. Una volta raggiunto il primo centimetro del colore desiderato, si passa ad un altro colore. Per cambiare colore, si procede in questo modo: il primo filo colorato, ormai avvolto, dalla mano destra deve passare nella mano sinistra; viceversa, con la mano destra bisogna tenere il filo del nuovo colore scelto e cominciare a girare di nuovo intorno agli altri fili; e così via fino al completamento dell’opera. Infine, per chiudere e fissare il lavoro, basterà fare un nodo così come quello effettuato all’inizio. Il braccialetto finito deve avere un lunghezza di circa 15 cm. Per avere un’idea più chiara su come realizzarli, su YouTube trovate numerosi tutorial che vi spiegano passo passo come fare. Bene, non vi resta che provare! [fonte foto: https://pixabay.com/it/photos/amicizia-fratellanza-mani-unione-2156172/]

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Culturalmente

Poesie di Natale: tra magia e malinconia

Quello natalizio è uno dei periodi più attesi dell’anno, soprattutto dai bambini, ma anche uno dei più malinconici. I sorrisi e l’allegria dei bimbi, la magia delle luci e delle strade addobbate a festa, infatti, da sempre, si mescolano ai sentimenti di tristezza e di malinconia di chi questo periodo vorrebbe invece proprio saltarlo. Il Natale è dunque caratterizzato da emozioni ambivalenti che, spesso, sono state anche fonte d’ispirazione per numerosi componimenti poetici. La letteratura italiana e straniera è infatti ricca di poesie dedicate al Natale. Di seguito presentiamo una breve selezione di poesie di Natale. Il Natale è poesia La poesia può essere considerata a pieno titolo un elemento della tradizione natalizia. Chi di noi da bambino non ha recitato una poesia al pranzo di Natale davanti a parenti ed amici? Chi di noi non ha mai scritto un biglietto d’auguri prendendo spunto da aforismi e poesie? Da Gianni Rodari ad Alda Merini, passando per Saba e Quasimodo, tantissimi sono stati gli autori italiani e stranieri che si sono lasciati ispirare dal Natale, componendo poesie dal diverso stile. Vediamone insieme alcune. Lo Zampognaro, Gianni Rodari Gianni Rodari è senza dubbio uno degli autori che più ha scritto del Natale. Tra le sue famose filastrocche per bambini, infatti, spiccano: “L’albero dei poveri” che fa riflettere i bambini sul significato dell’albero di Natale e sui regali sotto l’albero; “Il magico Natale”, nella quale Rodari spiega cosa farebbe per Natale se avesse una bacchetta magica; “Il pianeta degli alberi di Natale” e “Lo zampognaro” (che proponiamo di seguito), poesia nella quale l’autore si immedesima in tanti personaggi, tra cui lo zampognaro, ma anche il pastore, e spiega cosa farebbe per Natale se fosse nei loro panni. Se comandasse lo zampognaro Che scende per il viale, sai che cosa direbbe il giorno di Natale? “Voglio che in ogni casa spunti dal pavimento un albero fiorito di stelle d’oro e d’argento”. Se comandasse il passero Che sulla neve zampetta, sai che cosa direbbe con la voce che cinguetta? “Voglio che i bimbi trovino, quando il lume sarà acceso tutti i doni sognati più uno, per buon peso”. Se comandasse il pastore Del presepe di cartone Sai che legge farebbe Firmandola col lungo bastone? “Voglio che oggi non pianga nel mondo un solo bambino, che abbiano lo stesso sorriso il bianco, il moro, il giallino”. Sapete che cosa vi dico Io che non comando niente? Tutte queste belle cose Accadranno facilmente; se ci diamo la mano i miracoli si faranno e il giorno di Natale durerà tutto l’anno. Umberto Saba, A Gesù bambino Anche Umberto Saba ha dedicato una poesia al Natale, una sorta di preghiera a Gesù Bambino al quale chiede di farlo essere sempre di buon animo. La notte è scesa e brilla la cometa che ha segnato il cammino. Sono davanti a Te, Santo Bambino! Tu, Re dell’universo, ci hai insegnato che tutte le creature sono uguali, che le distingue solo la bontà, tesoro immenso, dato al povero e al ricco. Gesù, […]

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Recensioni

Al Caos Teatro, Paolo Cresta in “Uno, nessuno e centomila”

Sabato 14 e domenica 15 dicembre è andato in scena presso il Caos Teatro di Villaricca (NA), lo spettacolo “Uno, nessuno e centomila”, un adattamento della famosa opera di Luigi Pirandello curato, diretto ed interpretato magistralmente dall’attore Paolo Cresta. È il secondo appuntamento di “Frammenti”, quarta stagione teatrale del Caos Teatro. Siamo tutti Uno, Nessuno e centomila Protagonista della famosa opera pirandelliana è Vitangelo Moscarda, chiamato Gengè dalla moglie Dida, un uomo qualunque, come si definisce lui stesso, una persona ordinaria. Vitangelo è un trentenne che ha ereditato la banca del padre e vive di rendita. Un giorno come un altro, riceve un’osservazione da parte della moglie: “Guardatelo bene il naso, ti pende verso destra”. Una frase apparentemente innocua che tuttavia scatena in lui una forte crisi di identità, trascinandolo in abissi  di riflessioni e considerazioni che lo portano a rendersi conto che lui non è unico. Il suo viaggio interiore lo induce a cambiare vita. Vitangelo rinuncia al suo lavoro di usuraio – così lo definisce la gente – anche a costo della propria rovina economica e contro il volere della moglie che nel frattempo è andata via di casa. Una scelta, quella di Gengè, pensata per fare un’opera di carità, ma anche per non apparire più agli occhi della moglie come una marionetta. In questo gli viene in aiuto Anna Rosa, un’amica della moglie, che lui conosce poco, la quale gli racconta di aver fatto di tutto per far intendere a sua moglie che Vitangelo non era lo sciocco che lei immaginava e che non c’era in lui il male. Tuttavia, alla fine, il protagonista arriverà alla follia e verrà internato in un ospizio, dove però si sentirà finalmente libero da ogni regola e inizierà a vedere il mondo da un’altra prospettiva. Inoltre, arriva ad affermare che non ha più bisogno di un nome, perché i nomi convengono ai morti, a chi ha concluso. Lui è vivo, e non conclude. Per uscire dalla prigione in cui la vita rinchiude – dice Vitangelo – non basta cambiare nome, perché la vita è una continua evoluzione, il nome rappresenta la morte. Bisogna vivere attimo per attimo la vita, rinascendo continuamente in modo diverso. “La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest’albero, respiro tremulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola, domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo”. La storia di Vitangelo Moscarda è la storia di una presa di coscienza: l’uomo non è Uno e la realtà non è oggettiva. Il protagonista passa dal considerarsi unico per tutti (Uno, appunto) a concepire che egli è un nulla (Nessuno), tramite la consapevolezza dei diversi se stesso che via via diventa nel suo rapporto con gli altri (Centomila). In questo modo la realtà perde la sua oggettività, tutto diventa relativo. Nel suo tentativo di distruggere le centomila concezioni che gli altri hanno di lui, il protagonista viene preso per pazzo dalla gente, che non vuole accettare che il mondo sia diverso da […]

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Libri

La verità dei topi di Massimiliano Nuzzolo: quando un libro chiama

“La verità dei topi”, edito da Les Flâneures Edizioni, è l’ultimo romanzo dello scrittore veneziano Massimiliano Nuzzolo, già autore di numerosi romanzi e racconti, tra cui “L’ultimo disco dei Cure”, “Fratture”, “L’agenzia della buona morte,“La musica è il mio radar”. Seppur un romanzo breve (170 pagine), “La verità dei topi” è un libro ricco di elementi ben miscelati: il sogno, l’incubo, l’amore, il dolore, intrighi, suspense, complotti e odissee. Fedele al suo stile, l’autore costruisce una surreale e originale narrazione, intessuta di numerose citazioni abilmente inserite al suo interno. Alcune citazioni non sono semplici riferimenti a fatti, persone o storie, ma si configurano come vere e proprie “vicende” o come “personaggi” che contribuiscono allo sviluppo del racconto. Il risultato è una “farsa fantasmagorica, a tratti talmente grottesca da sembrare reale”. La verità dei topi (Massimiliano Nuzzolo): la storia assurda del mondo Protagonista del romanzo è un bambino di undici anni che narra il mondo visto attraverso i suoi occhi. Tuttavia non siamo di fronte ad un racconto “fanciullesco”, ma ad un romanzo distopico, che non descrive un mondo perfetto ed ideale, ma ne mostra il lato spiacevole, a tratti spaventoso. Edgar Kospic, questo il nome del piccolo protagonista, è nato in Venezuela ma ha origini ungheresi.  Terzo di dodici figli, vive a Caracas. Un giorno un incendio divampato in casa uccide tutta la sua famiglia; Edgar è l’unico superstite. Rimasto solo, l’undicenne conosce da subito la fame e la strada. Appassionato di letteratura, fonda con quattro amici del suo quartiere un circolo letterario, ma per combattere la fame e la disperazione, insieme, si riuniscono anche per andare a caccia di topi. In quei tempi bui i topi “erano la salvezza dell’anima e il paradiso del palato”; numerosi ristoranti blasonati della città li acquistavano in grandi quantità per servirli come prelibatezza esotica alla facoltosa clientela. Un giorno, proprio mentre con i suoi compagni consegnava un sacco pieno di topi ad uno dei locali sciccosi della città, Edgar s’imbatte nella contessa Du Marchand, una vecchia arzilla che in gioventù aveva praticato il lavoro più antico del mondo. Dopo  aver rivolto alcune domande al piccolo, la donna, impietosita dalla sua triste storia, decide di portarlo via con sé. Ha inizio così l’avventura rocambolesca e psichedelica del piccolo Edgar, tra topi, favelas, narcotraffico, viaggi, peripezie e letteratura, che poi in un certo senso è la vera protagonista del romanzo. Edgar sogna di fare lo scrittore, ma la strada verso la meta è lunga e tortuosa… Massimiliano Nuzzolo e l’amore per la scrittura e la lettura “La verità dei topi” è un romanzo ben fatto, intrigante e avvincente. La lettura scorre via veloce, tanto che è possibile leggere il libro anche in una sola giornata, tutto d’un fiato. Un capitolo tira l’altro. Ad appassionare è proprio lo scenario in cui è ambientata la storia, che conferisce la giusta tensione al racconto.  Con stile ironico e scanzonato, attraverso la vicenda di un bambino alle prese con i misteri della vita e le invenzioni della scrittura, Nuzzolo […]

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Notizie curiose

Ernesto a Foria: la geniale comicità di Peppe Maiulli

 “Song allergico e fravole/nun me pozz magnà/ questo amore è impossibile/ chill mo stev cà “, chi non ha intonato almeno una volta questi versi della celebre “E ffravole”, surreale e divertente canzone del “maestro” Ernesto a Foria, alias Peppe Maiulli? Era la fine degli anni Novanta quando il geniale personaggio ideato da Maiulli faceva la sua comparsa nelle telelibere campane con le sue canzoni no-sense che rallegravano grandi e piccini. Parrucca e baffi biondi, occhiali da sole e giacca, Ernesto a Foria era tra i volti più conosciuti di trasmissioni di successo quali “Telegaribaldi” e “Funikulì Funikulà”, nel periodo d’oro del varietà napoletano. Lo scorso maggio, a distanza di vent’anni dalla prima volta, Maiulli è tornato a vestire i panni di Ernesto per un’iniziativa benefica, ma andiamo con ordine: come nasce questo personaggio? Scopriamolo insieme! Chi è Peppe Maiulli e come nasce Ernesto a Foria Attore comico, musicista e cantante, Giuseppe Maiulli, detto Peppe, è tra gli iniziatori del cabaret napoletano. Rappresentante di una comicità semplice ma sagace e mai volgare, Maiulli raggiunge la popolarità sul finire degli anni Novanta. Nel 1997 fonda i “Gipsy Fint”, versione partenopea del gruppo latino “Gipsy Kings”, con i quali si fa conoscere durante la trasmissione televisiva Mavacao – a sua volta parodia del famoso programma di Gianni Boncompagni “Macao” -, in onda sull’emittente privata campana Napoli Tv. L’anno seguente il gruppo è nel cast del programma Funikulì funikulà, scritto e condotto da Antonio D’Ausilio e Michele Caputo, trasmesso dall’emittente campana Teleoggi–Canale 9. Peppe Maiulli, oltre a prendere parte al programma come componente del gruppo dei Gipsy Fint, ne cura anche le musiche e gli arrangiamenti, ma, soprattutto, nel corso della trasmissione introduce al pubblico il suo nuovo personaggio: Ernesto a Foria, un esilarante ed improbabile cantante napoletano che scimmiotta i tanti artisti-non artisti della scena partenopea. La scelta del nome del personaggio, come spiegato più volte dallo stesso Maiulli, è stata ispirata da una leggenda popolare che narra di un uomo di nome Ernesto che ricopriva il ruolo, non particolarmente impegnativo, di guardiano delle latrine pubbliche di via Foria. Pare infatti, stando a testimonianze popolari, che a via Foria – la strada che collega il Museo Archeologico Nazionale al Real Albergo dei Poveri – nei pressi del Real Orto Botanico, in un tempo non ben determinato, fosse stato collocato un bagno pubblico. Da qui anche il modo di dire napoletano, non molto conosciuto oggi, “Me pare Ernesto a Foria”, con riferimento ironico a quanti lasciano intendere di essere particolarmente indaffarati e di ricoprire un ruolo impegnativo, ma che in realtà svolgono un compito umile e per nulla gravoso proprio come l’Ernesto che a via Foria custodiva i bagni pubblici. Perché allora l’idea di dar vita ad un personaggio con questo nome? Come dichiarato dallo stesso Maiulli, Ernesto, il suo personaggio, “è il nuovo guardiano delle nuove latrine napoletane che non sono più quelle fisiche, ma quelle che hanno sporcato la canzone napoletana”. Il riferimento è a tutti quegli artisti che credono di essere […]

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Musica

I Karoshi presentano il loro primo LP Cosmic Latte

Il 13 settembre scorso è stato pubblicato “Cosmic Latte”, il primo LP dei Karoshi edito dalla Seahorse Recordings. I Karoshi nascono a Vicenza nel 2014 come trio strumentale. Dopo la pubblicazione di Maizena EP allargano la formazione e nel 2016 pubblicano il loro secondo EP intitolato Antera, contenente quattro tracce orientate allo space rock. Nel 2018 entrano ne La Distilleria – Produzioni Musicali per dar luce a Cosmic Latte, il loro primo album, registrato e prodotto da Filippo Mocellin. La formazione finalmente stabile è composta da: Enrico (voce, pianoforte elettrico, tromba, elettronica); Gabriele (chitarra, voce, sintetizzatori); Giulio (basso, voce, sintetizzatori); Andrea (batteria, drum pad, percussioni). Cosmic Latte, anticipato dal singolo “I’m Awake” uscito lo scorso 12 luglio, presenta un suono più maturo rispetto ai lavori precedenti da cui prende le distanze per dare spazio alla sperimentazione, senza alcuna limitazione di genere. Per saperne di più sul quartetto vicentino, noi di Eroica Fenice gli abbiamo rivolto qualche domanda. Buona lettura! Intervista ai Karoshi Karoshi è un termine giapponese che significa “morte per troppo lavoro”. Perché avete deciso di chiamarvi così? Nessun motivo particolare. Era il 2014 e suonavamo assieme già da qualche mese, il nostro primo EP (Maizena EP) era pronto per uscire e non ci eravamo ancora preoccupati di trovarci un nome, abbiamo fatto una rapida lista di parole con un suono che ci piacesse, scartate le più banali è rimasto solo Karoshi, che ci era venuto in mente per un vecchio videogioco. Nome giapponese, testi in inglese, ma voi siete italianissimi. Come mai avete scelto di esprimervi in inglese? Solamente una questione di comodità. Il primo EP e quasi interamente il secondo sono strumentali, semplicemente ci sembrava troppo presto per implementare la voce. Durante la stesura di Cosmic Latte, nelle nostre lunghe jam, la voce è sempre stata registrata improvvisando sulla parte strumentale; riascoltando queste registrazioni cerchiamo di dare una forma alla parte vocale con un testo che ci ricordi i suoni delle nostre improvvisazioni, e per questo l’inglese si presta molto più facilmente. Non per questo escludiamo di fare qualcosa in italiano più avanti, magari cambiando il processo compositivo, chi lo sa. Dopo la pubblicazione di due Ep, il primo nel 2014 e il secondo nel 2016, i Karoshi hanno conosciuto una battuta d’arresto per poi fare ritorno sulle scene lo scorso 13 settembre con “Cosmic Latte”. Cosa è successo in questi tre anni di pausa?  A livello musicale abbiamo suonato molto, abbiamo deciso di fermare l’attività live per concentrarci su quello che sarebbe dovuto essere il nostro primo disco. Abbiamo tirato fuori idee rimaste a metà per molto tempo, abbiamo fatto un lungo lavoro di pre-produzione e siamo entrati in studio con le idee più chiare possibili, poi come spesso succede in studio abbiamo stravolto tutto. A livello personale sono stati anni di grandi cambiamenti per tutti, dal passaggio dall’università al lavoro vero, chi è andato a convivere, chi è diventato padre. “Cosmic Latte” è il vostro primo lavoro sulla lunga distanza, perché la scelta di questo […]

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Libri

La libertà possibile, il brillante esordio di Margaret Wilkerson Sexton

È in uscita il 10 ottobre, per Fazi Editore, “La libertà possibile”, il romanzo d’esordio di Margaret Wilkerson Sexton. Finalista al National Book Award 2017, il romanzo è stato molto apprezzato dalla critica tanto da essere incluso nella lista dei migliori libri dell’anno da tutte le testate più autorevoli. La libertà possibile: una storia familiare Il libro ha per protagonisti i membri di una famiglia di origini africane residente a New Orleans; in particolare il racconto è incentrato sulla figura di Evelyn, su sua figlia Jackie e sul figlio di quest’ultima T.C. , e attraversa tre epoche diverse. Si parte dal 1944: Evelyn è una giovane e timida studentessa proveniente da una delle più rispettate famiglie della città. Si innamora di Renard, un ragazzo qualsiasi, senza soldi e dal futuro incerto; questo diventa motivo di tensione in casa. Le riserve della famiglia di lei e la decisione di lui di partire per la guerra come volontario metteranno a dura prova la relazione tra i due. Lasciamo temporaneamente Evelyn e Renard per fare un salto in avanti nel tempo. È il 1986, Jackie, figlia di Evelyn e Renard, è una madre single: il marito Terry è andato via di casa per combattere la sua tossicodipendenza, lasciando soli lei e il figlio T.C. Quando l’uomo fa inaspettatamente ritorno nella sua vita, Jackie è sconvolta e non sa se dare un’altra opportunità al marito. Arriviamo all’estate del 2010. New Orleans si sta pian piano riprendendo dai danni dell’uragano Katrina, il figlio di Jackie, T. C., ormai venticinquenne, è appena uscito di prigione dopo essere stato condannato per spaccio di droga. Nonostante l’arrivo di un figlio che gli sconvolge i piani, T.C. continua ad essere attratto dall’idea dei “soldi facili” e, quando il suo amico Tiger gli propone un “grande affare”, è combattuto sul da farsi. Un romanzo incisivo La Sexton mette a confronto tre generazioni, tre destini, tre epoche creando un abile intreccio tra i protagonisti e gli eventi narrati. Il racconto è caratterizzato da ripetuti salti temporali, ma, nonostante l’andirivieni tra le diverse storie, non perde mai di continuità. Il filo conduttore è la faticosa conquista della libertà, oltre i pregiudizi sociali e le aspettative dei familiari. L’autrice dimostra un’ottima capacità di analisi sociale, nonché una grande sensibilità avvalorata dalla sua attenzione ai sentimenti umani. Il romanzo pone l’accento sulla capacità di resistenza dei protagonisti agli ostacoli sociali e familiari piuttosto che sulle ingiustizie subite e questo aspetto è il motivo principale del successo di questo libro. Un romanzo diretto e incisivo, ricco di sfumature, che fa uso di un linguaggio forte, chiaro e tagliente, senza fronzoli poetici, che lo rende autentico e credibile. Una proposta interessante. Note sull’autrice Margaret Wilkerson Sexton è nata e cresciuta a New Orleans, ha studiato Scrittura creativa al Dartmouth College e Legge all’Università della California, Berkeley. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su «The New York Times Book Review». Come accennato in precedenza, “La libertà possibile” è il suo romanzo d’esordio ed  è stato finalista al National […]

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Cucina e Salute

I benefici dei semi di lino: dai capelli all’intero organismo

I semi di lino, derivati dal Linum usitatissimum – una pianta erbacea delle linacee dai fiori color cielo, diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo e nelle regioni europee – hanno diverse proprietà benefiche grazie all’alto contenuto di minerali e alle proprietà emollienti e protettive. Oltre ad essere molto utilizzati nella cosmesi, ad esempio per la cura dei capelli, i semi di lino sono anche antinfiammatori e antiossidanti ed aiutano, dunque, a prevenire e contrastare alcuni disturbi fisici. Vediamo insieme nel dettaglio quali sono i benefici dei semi di lino. I benefici dei semi di lino per i capelli I semi di lino, o meglio l’olio che se ne estrae, sono molto utilizzati, come detto, nella cosmesi. Grazie alle sue proprietà antiossidanti, l’olio di semi di lino aiuta a mantenere una carnagione liscia e idratata, e dunque a contrastare la lassità dei tessuti e l’insorgere delle rughe. Tuttavia, l’olio di semi di lino è notoriamente più utilizzato per la cura dei capelli. In caso di capelli secchi, spenti e sfibrati è consigliabile infatti versare su di essi qualche goccia di olio per renderli più morbidi e lucenti. Ecco una ricetta fai da te per preparare un impacco di olio di semi di lino: lasciare i semi per mezz’ora in ammollo, successivamente cuocerli nella stessa acqua a fuoco medio. Aggiungere qualche goccia di olio d’oliva per rendere l’impacco ancora più nutriente. Filtrare la miscela ottenuta per eliminare i semi; infine applicarla sui capelli asciutti lasciando agire per qualche minuto. Il risultato sarà una chioma splendente e morbida. Si può, in alternativa, miscelare 5 cucchiai di olio di semi di lino a un cucchiaino di limone al fine di ottenere un composto da applicare sui capelli prima dell’abituale shampoo. La miscela va distribuita sulle ciocche con l’aiuto di un pettine a denti larghi e lasciata in posa per 20 minuti. Dopo lo shampoo i capelli saranno morbidi e lucenti. L’olio di semi di lino è anche un ottimo rimedio antiforfora, in quanto normalizza la produzione di sebo e, se nebulizzato sui capelli asciutti, aiuta a prevenire la formazione di doppie punte. Semi di lino: i benefici sull’organismo Non solo pelle e capelli, i semi di lino hanno qualità benefiche per l’intero organismo. Essendo ricchi di acidi grassi monoinsaturi come l’acido oleico e grassi saturi come l’acido stearico e palmitico, nonché di mucillagini emollienti, proteine, sali minerali e lignani (un genere di polifenoli antiossidanti), i semi di lino sono infatti in grado di contrastare funghi e batteri. Gli acidi grassi in essi contenuti esercitano inoltre una potente azione antinfiammatoria e immunostimolante e intervengono nella formazione delle membrane cellulari, rinforzandole e contrastando i processi infettivi e degenerativi e l’invecchiamento dei tessuti. Ancora, i semi di lino apportano benefici al sistema cardiovascolare promuovendo l’espulsione del colesterolo “cattivo” (LDL) e regolarizzando il battito cardiaco. Aiutano anche a smaltire i trigliceridi, mantenendo le arterie pulite e regolando la pressione sanguigna. Secondo alcuni studi, inoltre, consumare in maniera costante i semi di lino aiuta a prevenire l’insorgere di […]

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Libri

Un treno per Berlino di Luca Granato

Un treno per Berlino è un libro di Luca Granato, vincitore del torneo letterario IoScrittore, organizzato dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol. L’autore, classe 1972, nato a Sanremo ma residente nell’East London, propone una storia emozionale ed autentica. Un incontro casuale tra due uomini su un treno verso Berlino, da cui prende il via un affascinante e trascinante racconto. “D’altronde“, dice l’autore, “la vita, si sa, è un incrocio di coincidenze e di incontri casuali”. Un treno, due sconosciuti, una storia da raccontare Protagonisti della storia sono Cosimo Beningarda, un giovane colto e appassionato che insegna italiano all’università e Bertfried Ziegler, un anziano signore, malato e forse consapevole della propria fine imminente, cresciuto nella Germania nazista degli Anni Trenta. I due si ritrovano una mattina seduti nello stesso scompartimento di un treno che da Monaco arriva a Berlino. Tra i due compagni di viaggio occasionali si crea subito una strana complicità. Ziegler, l’anziano signore, inizia a raccontare di sé e del suo passato: gli anni del Nazismo durante i quali lavorava come correttore di bozze con l’ambizione di diventare giornalista, il difficile rapporto con un padre che sognava per lui solo il meglio e, soprattutto, l’incontro con Hanne, una donna sposata di cui si era innamorato perdutamente. Cosimo lo ascolta interessato e senza giudicare, divenendo inconsapevolmente il testimone della sua vita; una vita ricca di emozioni contrastanti e di ferite che ancora bruciano… Ziegler non riesce a perdonarsi di non essere stato in grado di opporsi all’orrore nazista, nemmeno per Hanne e la sua bimba, Anja, affetta da una grave forma di autismo e finita nel programma di eliminazione delle persone “imperfette”. Ed ecco il motivo del viaggio di Ziegler: a Berlino spera di ritrovare Hanne, il suo perdono e finalmente la pace. Un treno per Berlino: un racconto da custodire Una storia intensa quella proposta da Luca Granato, raccontata con delicatezza ed eleganza e scritta in modo tale da non risultare mai pesante e banale. L’autore crea un abile intreccio tra fantasia e fatti storici, restituendo una narrazione di indubbia profondità e bellezza. Si tratta di una storia di amore e di amicizia, ma non solo. Un treno per Berlino può in un certo senso essere definito un romanzo storico. Gli avvenimenti narrati, frutto della fantasia dello scrittore, hanno infatti come sfondo la Germania nazista e gli orrori compiuti in quegli anni di cui, suo malgrado, Herr Ziegler si è reso protagonista. I fantasmi del passato lo perseguitano e non gli danno pace. A Luca Granato va il merito di aver saputo narrare con tatto una delle pagine più buie della storia attraverso un racconto, quello di Herr Ziegler, malinconico ed emozionante. Particolarmente toccante il passo del libro che riferisce di Aktion T4, il “Programma di eutanasia nazista” che dal 1939 al 1941 uccise tra 60.000 e 100.000 disabili fisici e mentali, tra cui si contano circa 5.000 bambini. Il Programma fu chiuso ufficialmente nel 1941 dopo che, nonostante la segretezza, venne reso noto. Il Programma continuò ufficiosamente fino al […]

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