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Qual è il primo fumetto della storia: da The Yellow Kid a Roma

Qual è il primo fumetto della storia?

Qual è il primo fumetto della storia? Da The Yellow Kid a un affresco romano

Quando si parla di fumetti, si pensa subito a strisce di vignette, nuvolette e personaggi iconici. Ma qual è il primo fumetto della storia? La risposta è più complessa di quanto sembri. Se molti indicano in The Yellow Kid il precursore dei fumetti moderni, la storia del fumetto ha radici ben più antiche. Intraprenderemo un viaggio a ritroso nel tempo, alla scoperta delle origini di quest’arte sequenziale, partendo dal celebre personaggio di Richard Felton Outcault, fino ad arrivare a un affresco medievale conservato nella Basilica di San Clemente a Roma. Un percorso per comprendere come la narrazione per immagini sia una forma di espressione radicata nella storia dell’arte.

Che cos’è un fumetto: i codici della nona arte

Prima di stabilire un primato, è utile definire cosa intendiamo per fumetto. Secondo la critica moderna, il fumetto è una forma di arte sequenziale, definita anche “nona arte”, che si basa su alcuni elementi chiave: la presenza di immagini in sequenza (le vignette), l’integrazione tra testo e disegno, e spesso l’uso di personaggi ricorrenti. È l’unione di tutti questi codici, e la sua riproduzione su un medium di massa come la carta stampata, a definire il fumetto moderno.

The Yellow Kid: il primo fumetto della storia moderna

Per rispondere alla domanda su quale sia il primo fumetto della storia, bisogna fare un salto nel XIX secolo. The Yellow Kid, un personaggio buffo, calvo e con un lungo camicione giallo, è considerato da molti il primo fumetto della storia moderna. Creato da Richard Felton Outcault, questo personaggio ha rivoluzionato il modo di raccontare storie attraverso le immagini, introducendo elementi che sarebbero poi diventati caratteristici del linguaggio del fumetto.

The Yellow Kid

Chi è The Yellow Kid: il personaggio di Richard Felton Outcault

The Yellow Kid, il cui vero nome è Mickey Dugan, è un bambino di strada, un monello che vive nei bassifondi di New York. È rappresentato come un personaggio irriverente, con una testa sproporzionatamente grande, orecchie a sventola e un sorriso sbilenco con pochi denti. La sua caratteristica più evidente è il lungo camicione giallo, sul quale compaiono frasi e commenti, spesso in un linguaggio sgrammaticato e ricco di slang.

The Yellow Kid: la nascita del fumetto a colori

The Yellow Kid apparve in bianco e nero per la prima volta nel 1894 sulla rivista Truth. Solo l’anno successivo, il fumetto venne stampato a colori e pubblicato sul supplemento domenicale della rivista New York World. Fu proprio in questo periodo che Richard Outcault iniziò a colorare le sue tavole e ad attribuire l’iconico colore giallo al vestito di Mickey Dugan. Questo dettaglio cromatico non solo rese il personaggio immediatamente riconoscibile, ma contribuì anche a consolidare il suo nome, The Yellow Kid.

I dialoghi in The Yellow Kid: l’invenzione delle nuvolette

A differenza dei fumetti odierni, The Yellow Kid non presentava una disposizione grafica fissa. Inizialmente i personaggi esprimevano i propri pensieri scrivendo messaggi su dei cartelli e il protagonista mostrava frasi scritte direttamente sul suo camicione. Tuttavia, le prime nuvolette, o balloon, fanno la loro comparsa proprio in The Yellow Kid. Il 10 novembre 1895, in una tavola del fumetto, Outcault utilizza le nuvolette per dare voce a un pappagallo in gabbia e a un bambino. Un piccolo passo che segna un momento fondamentale nella storia del fumetto.

Il vero primo fumetto: un affresco nella Basilica di San Clemente

Se The Yellow Kid è considerato il primo fumetto moderno su carta, il suo archetipo ci porta ancora più indietro nel tempo. Per trovarlo, dobbiamo spostarci a Roma, nella Basilica di San Clemente, dove è conservato un affresco risalente all’XI secolo d.C. che può essere considerato a tutti gli effetti un antenato dei fumetti.

La storia di San Clemente e Sisinnio: un racconto per immagini

Questo primo fumetto della storia, non stampato, racconta un episodio della vita di San Clemente. La scena raffigura il prefetto romano Sisinnio che ordina ai suoi servi di catturare San Clemente. Tuttavia, a causa di un miracolo, i servi si ritrovano a trascinare una pesante colonna di marmo, credendo che sia il santo. L’affresco è un esempio straordinario di arte medievale e di narrazione per immagini, un racconto visivo che si sviluppa in una sequenza di immagini, proprio come in un fumetto.

Le didascalie parlanti: dal latino al volgare

La particolarità di questo antico fumetto risiede nelle didascalie che accompagnano la scena. Sebbene non siano collocate in nuvolette, queste frasi possono essere considerate le battute di un dialogo. È possibile attribuire le battute a un personaggio grazie al registro linguistico utilizzato. San Clemente, infatti, commenta la scena in un latino forbito: “Per la durezza del vostro cuore avete meritato di trascinare delle pietre”. Al contrario, gli interventi dei servi e di Sisinnio sono in latino volgare. Sisinnio esclama: “Fili de li puta, traíte” (“Figli di puttana, tirate!”), mentre un servo dice: “Falite dereto colo palo, Carbocello” (“Mettiti dietro al palo, Carboncello”). Queste didascalie parlanti sono un elemento chiave per definire questo affresco un antenato diretto del fumetto.

Criterio di analisi Confronto tra le opere
Medium Affresco su muro (opera unica) vs striscia su carta stampata (prodotto di massa). Questa è la differenza principale.
Arte sequenziale Presente in entrambi. L’affresco mostra una sequenza di azioni in un’unica scena, mentre The Yellow Kid usa vignette distinte.
Integrazione testo-immagine Entrambi integrano il testo. L’affresco usa didascalie, The Yellow Kid sperimenta con camicione, cartelli e i primi balloon.
Personaggio ricorrente The Yellow Kid è un personaggio seriale e iconico. I personaggi dell’affresco appaiono solo in quella singola narrazione.

Articolo aggiornato il: 08/09/2025

Fonte immagine: Wikipedia.org

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A proposito di Carolina Raimo

Studentessa dell'università degli studi di Napoli "L'Orientale" del corso di laurea magistrale in Lingue e letterature europee e americane che non vuole smettere mai di imparare. La mia passione è la traduzione è la scrittura, il mio sogno è farne una professione.

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