Rugantino al Teatro Augusteo, con Serena Autieri e Michele La Ginestra

Rugantino

Recensione di Rugantino al Teatro Augusteo

Dal 3 al 10 aprile, con l’unica esclusione del giorno 8, il Teatro Augusteo ospita un classico intramontabile del teatro musicale italiano. La maschera di Rugantino è protagonista di uno spettacolo vivace, prodotto da Il Sistina, fedele alla originale e storica versione di Garinei & Giovannini.

Un’opera tradizionale, con la supervisione di Massimo Romeo Piparo e le note musiche di M° Armando Trovajoli, viene impreziosita da mirabili scenografie abilmente realizzate e originali costumi firmati Giulio Coltellacci.

Rugantino e Rosetta: una passione giocosa ma pericolosissima rende impavidi, sotto le complici stelle di una Roma che fa la stupida

Serena Autieri, nel ruolo dell’affascinante, irremovibile e tagliente Rosetta, dà prova di una magistrale interpretazione che spazia dalle goliardiche battute in romanesco alla voce serafica della donna forte e matura, ma tristemente infelice. Lei è la causa del turbamento e dell’inatteso scompiglio nella vita di Rugantino, furfante gradasso ma dal cuore buono, di aspetto gracile e con un’ironia incontenibile, sostenuta dalla recitazione briosa e coinvolgente di Michele La Ginestra.

A colpire l’attenzione sono dapprima le scenografie, realistiche e preziosissime di particolari, che cambiano repentinamente sul palcoscenico, offrendoci la piacevole illusione di abitare la realtà ottocentesca della Roma papalina. Tra i commenti del pubblico si sente sussurrare: “sembra di stare al cinema“. Lo spettatore viene con simpatia invitato e accompagnato a sedere al tavolo dell’osteria di Mastro Titta. E così anche un boia ingenuo con qualche chilo di troppo, dalla seriosa e possente statura, riesce sin da subito a suscitare complicità nel pubblico, fino a farsi amare.

La storia di un giovane del popolo, sempre alla ricerca di astuti espedienti per sopravvivere alla miseria, viene narrata avvolta in un pastiche artistico esemplare, che prende forma anche attraverso le pirouettes leggiadre di ballerini energici e tecnicamente impeccabili.
Un commento a parte meriterebbero, inoltre, le singolari voci soliste e i canti polifonici dei molteplici personaggi, compagni e non di Rugantino.

Il racconto è spassoso ma infine tragico. Gli occhi seguono sulla scena il passo svelto e saltellante di Rugantino che, in soli due atti, compie un viaggio nei più disparati sentimenti, dalla gioia irrefrenabile e dall’eccitazione, provocata dal desiderio amoroso, allo sgomento e alla rassegnazione. Si apprende benissimo, tra battute spinte, volgari ma bonarie, il percorso di formazione di un ragazzo dai calzoncini rossi, del quale si potrebbe dire che non ha troppo la testa sulle spalle, ma certamente un cuore ben piantato nel petto. Sembra, infatti, essere proprio l’amore il punto di svolta di una vita pigra, spesa all’insegna delle marachelle. Alla svogliatezza si sostituisce l’audacia e la profonda volontà di riscattare la propria posizione, da sempre e da tutti beffeggiata.

Si resta con l’amaro in bocca e con un dubbio mai risolto: è il noto sacrificio di Rugantino un’azione eroica o una scelta presa, forse, troppo di petto e poco con la testa? Rugantino è un buffone titanico o un fragile popolano dal nobile animo? Certo è che questa maschera baldanzosa, che, per circa tre ore, ci ha tenuti occupati a ridere e ci ha trasmesso la leggerezza di un’esistenza semplice, alla fine ci fa cambiare espressione e provare inspiegabilmente compassione per un piccolo mascalzone.

A fine esibizione il pubblico ritrova quel calore, da ormai molto tempo dimenticato nella platea di un teatro, e si unisce con gli attori in un unanime canto: Roma nun fa la stupida stasera.
Si esce dalla sala allegri ma anche un po’ amareggiati e soprattutto con un grande insegnamento, che lega un racconto così antico alla modernità: mai sottovalutare le conseguenze dell’amore!

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A proposito di Chiara Aloia

Chiara Aloia nasce a Formia nel 1999. Laureata in Filologia moderna.

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