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Eroica Fenice

i viaggi di Capitan Metamoros

I viaggi di Capitan Metamoros e la Commedia dell’Arte

Si apre la seconda settimana della rassegna “I viaggi di Capitan Metamoros” con tre eventi dedicati esclusivamente alla Commedia dell’Arte nella splendida cornice della Sala del Capitolo di San Domenico Maggiore: due spettacoli ed un incontro-dibattito per entrare in questo mondo e capire come si può fare e cosa significa fare Commedia dell’Arte al giorno d’oggi.

Si parte il 14 settembre alle ore 20.00 con lo spettacolo “El romancero de Lazarillo” per la regia di Luca Gatta e la drammaturgia di Stefano Bruno, un lavoro frutto di tre anni di ricerca, ispirato al celebre romanzo picaresco, per la prima volta in scena nella sua forma compiuta.

Si prosegue il 15 settembre alle ore 18.30 con l’incontro-dibattito “La maschera nella contemporaneità”, dialogheranno con il pubblico il regista Ferruccio Merisi, l’attrice Claudia Contin Arlecchino, la prima donna ad aver interpretato con continuità un ruolo maschile della Commedia dell’Arte.

Ultimo appuntamento della settimana è il 16 settembre alle ore 20.00 con il celebre spettacolo della Compagnia Hellequin di Pordenone “Arlecchino e il suo doppio”, per la prima volta in scena a Napoli. 

Approfondimenti

EL ROMANCERO DE LAZARILLO, di Associazione Teatrale Aistheis.                                                      Regia Luca Gatta, drammaturgia Stefano Bruno, con Luca Gatta.

El romancero de Lazarillo è il frutto di un lavoro di ricerca di tre anni. Punto dipartenza è il Lazarillo de Tormes, primo, divertentissimo, romanzo della tradizione occidentale moderna. Per la sua natura di ‘prototipo’ Lazarillo è contraddistinto da una forte liminalità: nelle avventure dello sfortunato servo Lazaro si sente ancora l’eco del Medio Evo – con i suoi capitani di ventura, i venditori d’indulgenze e i mendicanti – ma la forma del racconto lo proietta nel futuro. Lazarillo è uno zanni che sta per togliersi la maschera e diventare un eroe borghese, ma prima di farlo ha bisogno di raccontare la sua storia. Per questa ragione si è deciso di non fare un vero e proprio adattamento del testo alla forma drammatica, ma di mantenerne la matrice narrativa, traducendolo in ottave per evocare l’affabulazione dei cantastorie cinquecenteschi. Allo stesso modo la scelta di affidare la recitazione a un unico attore, da un lato mette in risalto la liminalità – Lazarillo si racconta e agisce contemporaneamente – dall’altro dà luogo a una profonda stratificazione: il raccontastorie è un giullare dagli attributi quasi demoniaci, che con la sua risata anarchica dà inizio e conclusione beffarda alla narrazione, ma è anche il principale veicolo del punto di vista di Lazarillo, della sua voce di bambino e del suo bisogno di raccontarsi. Ma, come nella migliore tradizione del romanzo moderno, la voce principale sarà surclassata, nel corso dello spettacolo, dalla miriade di voci dei personaggi che Lazarillo incontra sulla sua strada, che di volta in volta lo possiederanno e lo lasceranno cambiato e in un certo senso sopravvissuto. L’identità del protagonista, quindi, sarà una stratificazione di tutti i personaggi della storia. El romancero de Lazarillo, lungi dall’essere una rievocazione di codici e atmosfere del passato, è uno spettacolo profondamente contemporaneo. Nella drammaturgia d’attore si sentono echi di Barrault, Bene, De Berardinis. Perché infondo il passato è un’invenzione del presente.

LA MASCHERA NELLA CONTEMPORANEITÀ
Incontro dibattito con Claudia Contin Arlecchino, Luca Gatta, Ferruccio Merisi
Contributi di Paolo Sommaiolo e Dmitry Tribotchkin

15 settembre 2016, ore 18.30 Sala del Capitolo San Domenico Maggiore

Cos’è la tradizione? Nella percezione comune tradizione è tutto ciò che è antico, datato, superato. La tradizione va conservata, al massimo va studiata per trarne degli insegnamenti, ma non si pensa davvero, almeno in Occidente, che un teatro realmente moderno possa nascere nel solco della tradizione. Eppure è indubbio che ogni volta che un attore indossa una maschera succede qualcosa e la stessa cosa accade allo spettatore quando lo guarda. Entrambi vengono messi in contatto con un livello di percezione profondo, il tempo reale viene sospeso e all’improvviso, ciò che è dichiaratamente finto – l’espressione del volto cristallizzata dalla maschera, i costumi stilizzati, i gesti esasperati ed extra-quotidiani – diventa più reale della realtà stessa. Dove e perché nasce questa fascinazione? Con cosa realmente ci mette in comunicazione la maschera? Esiste un aspetto rituale della maschera, legato al doppio e al mistero, uno infantile e anarchico, legato al gioco e uno squisitamente teatrale, legato alla sua capacità di essere pura azione, ma qual è il rapporto della maschera con la contemporaneità? Quali sono le strade possibili per un teatro che voglia radicarsi nello studio della tradizione ma sviluppare un linguaggio moderno? L’incontro-dibattito “La maschera nella contemporaneità” ha lo scopo di discutere questioni fondamentali del teatro moderno partendo da un elemento base non solo del teatro di tradizione, ma delle più antiche e resistenti forme di espressività umana. A discuterne insieme al pubblico ci saranno esperti del teatro in maschera italiano, attori e maestri di Commedia dell’Arte e rappresentanti di forme teatrali e para-teatrali di Oriente e Occidente.

Interverranno:
Ferruccio Merisi, regista e scrittore di teatro, Scuola Sperimentale dell’Attore di Pordenone.
Claudia Contin Arlecchino attrice, autrice, artista presso Scuola Sperimentale dell’Attore di Pordenone, nota nel mondo come prima donna che ha interpretato il carattere maschile della igura di Arlecchino.
Luca Gatta, regista, attore, formatore presso Associazione Teatrale Aisthesis e direttore artistico de I viaggi di Capitan Matamoros.

Contributi:
Paolo Sommaiolo, ricercatore e docente di Storia del Teatro Moderno e contemporaneo, Università degli studi di Napoli L’Orientale
Da Pulcinella a Totò: l’arte di un attore comico tra tradizione della maschera e innovazione
Dmitry Trubotchkin, Istituto Statale capo del dipartimento degli Studi dell’Arte di Mosca, docente alla Scuola Teatrale di Konstantin Raikin, al GITIS e all’Università Statale di Mosca, assistente al direttore artistico del Teatro Vachtangov.
Il lavoro di Arkadij Raikin e il suo utilizzo della maschera nel teatro russo

Coordina:
Stefania Bruno, responsabile ricerche e drammaturgia presso coop. En Kai Pan, dramaturgo Associazione Teatrale Aisthesis.

ARLECCHINO E IL SUO DOPPIO, di Compagnia Hellequin.
Regia Ferruccio Merisi, con Claudia Contin Arlecchino

16 settembre 2016, ore 20.00 Sala del Capitolo San Domenico Maggiore

Si può dire che Arlecchino è un personaggio mitico: non si esaurisce in una singola particolare favola. Come Edipo, Prometeo e forse Amleto, Arlecchino è una figura che incarna qualcosa dell’oscura profondità umana. Si dice che i suoi progenitori – o prototipi – facessero le loro carnevalesche irruzioni nella realtà sociale dopo un periodo rituale di permanenza nella selva, nel selvatico. Da queste radici derivano i modi di comportamento più efficaci di questo personaggio, le sue posture straordinarie, gli angoli pieni di contraddizioni del suo corpo, i suoi ritmi animaleschi. Amleto, il principe nero, è invece il messaggero del suicidio: l’anima razionale dell’uomo che rifiuta il male al punto di rifiutare il mondo e dunque la propria stessa realtà e vita. L’uomo civile che si finge pazzo per sfuggire alla follia dei prepotenti. Il figlio così ossessionato dal fatto di rendere giustizia al padre da trasformare il proprio corpo in un manifesto di contraddizioni…
In questo spettacolo, Arlecchino e Amleto, un comico e smaliziato “animale” e un “dandy” ruvido e “dark”, si litigano il nostro cuore a proposito della vertigine del vivere, in un mondo dove è sempre più difficile illudersi. Dopo aver argomentato, assai modernamente, sia in inglese che in “arlecchinese”, tra una canzone rock e un walzer di Strauss, tra un viaggio sul Titanic e qualche andata e ritorno dall’Inferno, alla fine – sembra – vince Arlecchino… Ma sarà ancora lui? Claudia Contin Arlecchino evoca gli enormi fantasmi di questi due personaggi celebrando fisicamente, con la generosità e la precisione per cui è famosa, due iconografie emblematiche e dall’innegabile valore archetipico: da una parte quella della Commedia dell’Arte, dall’altra quella estrema e “impossibile” dei corpi umani dipinti da Egon Schiele. In controluce, sotto questa danza “bifronte”, appare l’intensa biografia emozionale di un cittadino artista del terzo millennio: un viaggio dentro la contraddizione principale dell’uomo contemporaneo: da una parte la fiducia elementare nella vita e nella natura; dall’altra la tentazione del nichilismo e del fatalismo negativo.

CONTATTI E PRENOTAZIONI

biglietti: intero € 15, ridotto € 12, ridotto studenti 10 €
abbonamenti 3 spettacoli € 30,
cell.: 339 623 52 95 (anche whatsapp)
email: [email protected], [email protected]
web: https://iviaggidicapitanmatamoros.wordpress.com/

PARTNER

La rassegna è stata organizzata dalla Coop En Kai Pan, in collaborazione con l’associazione Teatrale
Aisthesis ed è stata organizzata grazie al contributo dell’Istituto Banco di Napoli – Fondazione e al
sostegno del Comune di Napoli.