Ferruccio Mazzanti, l’intervista in occasione del FLIP

Ferruccio Mazzanti, l'intervista in occasione del FLIP

Il FLIP (Festival della Letteratura Indipendente di Pomigliano d’Arco) è un’interessante rassegna culturale itinerante realizzata nel territorio partenopeo; la rassegna, quest’anno alla sua terza edizione, si svolgerà dall’1 settembre al 3 settembre e vedrà la partecipazione di autori (fra cui Ferruccio Mazzanti che abbiamo conosciuto proprio in occasione del FLIP) ed editori in un vortice di emozioni tutte intrise di lettura e scrittura, nel segno della cultura e della letteratura.

In occasione della rassegna, come si diceva, abbiamo conosciuto e intervistato per i nostri lettori lo scrittore Ferruccio Mazzanti.

Intervista Ferruccio Mazzanti

Ferruccio Mazzanti, come nasce la tua attività di scrittore?

Alle scuole elementari mi ero innamorato di una mia compagna di classe. Essendo molto timido non sapevo come fare a dirglielo, quindi le scrissi una poesia e gliela diedi. Lei, dopo averla letta, si alzò platealmente dal banco, la accartocciò tutta e la cestinò senza neanche guardarmi, tenendo gli occhi davanti a sé. La mia attività di scrittore è nata nell’indifferenza astiosa.

Quanto ritieni che la tua formazione culturale e i tuoi studi in Filosofia ti abbiano aiutato nella costruzione del tuo personalissimo stile narrativo?

Molti pensano che la filosofia sia un percorso di studi, ma a ben guardare è solo un metodo di analisi del reale. Tale metodo consiste principalmente nel prendere un fenomeno di qualsiasi tipo, smontarlo per guardare come funziona e domandarsi se quello che abbiamo scoperto abbia un senso. Il più delle volte la risposta è no, ma anche se fosse sì a quel punto uno deve chiedersi perché abbia senso e per farlo devi ricorrere a dei concetti. Insomma una tortura. L’arte invece deve esprimere delle percezioni, non deve spiegare proprio nulla, solo dare la sensazione di cosa significhi vivere una certa esperienza, anche quando ricorre all’uso di idee che provengono dalla filosofia. Dunque, pur non avendo risposte esaustive a riguardo, ritengo che il mio stile sia il frutto delle innumerevoli letture di romanzi e poesie fatte in tutto l’arco della mia vita.

M. C. è il tuo secondo libro all’attivo per la casa editrice Wojtek (il primo è stato Timidi messaggi per ragazze cifrate); in esso tratti temi tristemente attuali che fanno scontrare subito con un pensiero per nulla rassicurante: distopia e futuro non sembrano poi così lontani. Come la pensi? Come possono la filosofia e la morale riportarci fuori dalla “caverna”?

La distopia è una forma di fantascienza basata sul concetto di utopia negativa. James Ballard nel 1973 (50 anni fa) pubblicava un mirabile romanzo di fantascienza intitolato Crash, dove il centro della tensione narrativa ruotava intorno all’idea che c’è una correlazione tra pulsioni erotiche e di morte (Freud) e l’automobile (presa come archetipo della tecnologia). In parole povere i protagonisti del romanzo fanno incidenti in auto per esperire la morte così da risvegliare la dimensione erotica della vita ormai appiattita dalla modernità. Ballard sceglie le auto della sua epoca, quindi gli elementi di fantascienza non sono presenti in nessun modo. Alla fine della narrazione aggiunge una post fazione dove ci spiega che la fantascienza è un genere letterario dove il tempo è dislocato nel futuro, ma ormai, dice Ballard, quella dislocazione è diventata il presente. Parlare del presente significa scrivere fantascienza. Quindi M.C. vorrebbe essere prima di tutto un libro che spinge il lettore a prendere coscienza del presente attraverso alcune sensazioni dei nostri tempi. Rimango sempre molto colpito quando mi viene detto che invece fanno pensare a qualcosa che accadrà nel prossimo futuro. Oggi giorno viviamo in una società dell’intrattenimento, che significa tante cose differenti, ma soprattutto che non siamo più abituati a guardare la realtà dentro a cui viviamo. Un modo in cui possiamo interpretare il mito della caverna di Platone in chiave contemporanea è proprio quella dell’intrattenimento. E molti aspetti (non tutti) della realtà in cui viviamo a me sembrano piuttosto assurdi e distopici. Essendo la filosofia un metodo di analisi, forse potrebbe aiutarci a capire meglio il mondo in cui viviamo e quindi a farci prendere consapevolezza di quello che siamo. Il neorealismo italiano affermava che l’istanza etica prevale su quella estetica e quindi accettava film imperfetti in nome dell’esigenza morale di descrivere quello che stava accadendo. Io non sono così drastico come Zavattini o Rossellini, ma credo che le cose abbiano portato a una società moralmente accecata. Oggi giorno dovremmo tornare a considerare l’istanza etica almeno tanto quanto quella estetica e questo è quello che ho cercato di fare con M.C.

M. C. segue Timidi messaggi per ragazze cifrate: quali sono, dal tuo punto di vista autoriale, i nodi sottesi ai due testi che legano le narrazioni fra di loro? Quali i punti di contatto, nelle tue intenzioni stilistiche e contenutistiche, e quali le distanze?

Ejzeinstejn, il regista russo di Ottobre e La corazzata Potemkin, sosteneva che il cinema dovesse chiamare lo spettatore a una azione interpretativa del montaggio. La sua teoria era un grido contro il cinema statunitense, che invece usava un montaggio che costringeva lo spettatore a una pura passività, perché doveva seguire solo e soltanto il flusso narrativo che gli veniva proposto senza nessuna attività intellettuale. Io credo che i miei primi due romanzi vogliano dire al lettore che la lettura non è un’attività passiva, che quindi il lettore è esso stesso un personaggio che agisce attivamente nelle dinamiche generali del senso dell’opera. Io sogno un mondo di persone pensanti.

Cosa potranno aspettarsi i nostri lettori dal tuo intervento al FLIP?

Io sono del segno zodiacale dell’Ariete, ovvero estremamente impulsivo, amo ballare, cantare, bere in buona compagnia, discutere di qualsiasi cosa, giocare a qualsiasi cosa, litigare e poi fare pace, il mio pensiero purtroppo è illogico, sono sostanzialmente incapace di organizzare il mio futuro, figuriamoci un intervento pubblico, il che vuol dire che non ne ho la minima idea.

Ringraziando Ferruccio Mazzanti per il tempo che ci ha dedicato, ricordiamo ai nostri lettori di visionare il programma del FLIPFestival della Letteratura Indipendente di Pomigliano d’Arco, reperibile al seguente indirizzo ipertestuale:

FLIP23

Fonte immagine in evidenza: Casa editrice Wojtek edizioni

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A proposito di Roberta Attanasio

Redattrice. Docente di Lettere e Latino. Educatrice professionale socio-pedagogica. Scrittrice. Giornalista pubblicista. Contatti: [email protected] [email protected]

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