Acta general de Chile rappresenta il progetto cinematografico più ambizioso, ma anche più pericoloso di Miguel Littin.
Miguel Littin è un registra cinematografico e televisivo, sceneggiatore, scrittore e uomo politico, nato nel 1942 a Palmilla, in Cile. Inizialmente, negli anni Sessanta, si dedica al cinema come assistente alla regia e nel 1965 ha il suo primo debutto con Por la tierra ajena, in cui i temi centrali sono la povertà e l’infanzia. Tuttavia, il primo vero e proprio esordio arriva con El Chacal de Nahueltoro, in quanto il film avrà un grande impatto sociale e politico in Cile, soprattutto per la denuncia da parte di Littin dell’emarginazione contadina e le contraddizioni del sistema giudiziario. Durante il governo di Salvador Allende fu nominato presidente della società statale Chilefilms.
Tuttavia, in seguito al colpo di Stato guidato dal generale Augusto Pinochet nel 1973, Miguel Littin fu costretto ad esiliarsi. Egli si trasferì prima in Messico e successivamente in Spagna. Littin, però, non si fermò e, nel 1985, rientrò clandestinamente in Chile per realizzare il documentario Acta General de Chile in cui denunciava esplicitamente la dittatura. Ciò ispirò a García Márquez il libro Las aventuras de Miguel Littin clandestino en Chile, in cui erano raccontati dettagliatamente l’esperienza e il progetto messo in atto da Littin.
Acta general de Chile: il progetto ambizioso e clandestino di Littin
Acta general de Chile, struttura e caratteristiche del documentario
Acta general de Chile, realizzato nel 1986, rappresenta uno dei progetti cinematografici più ambiziosi ma anche più rischiosi di Miguel Littin. Egli, infatti, rientra in Cile dopo essere stato esiliato, come una persona nuova, travestito per evitare di essere riconosciuto e arrestato. Il suo progetto consisteva nel realizzare un documentario all’interno del quale emergesse la denuncia alla dittatura di Augusto Pinochet, mettendo in evidenza le ingiustizie, le violenze e gli abusi messi in atto dal governo. Il documentario si divide in tre parti: Miguel Littin clandestino en Chile; Norte Grande: cuando fui para la Pampa; De la frontera al interior de Chile: la llama encendida.
Nella prima parte, Miguel Littin si pone una domanda fondamentale: cosa significa veramente vivere sotto dittatura? Per rispondere a questa domanda intervista vari cittadini che raccontano con dolore e disperazione la situazione disastrosa in cui versano. Tra questi parla Victoria Diaz che racconta di come suo padre sia stato arrestato e sia sparito (i cosiddetti “desaparecidos”) senza che nessuno, familiari inclusi, abbiamo mai più avuto sue notizie. Victoria si chiede come sia possibile che il governo abbia avuto non solo il coraggio, ma anche il diritto di svolgere azioni simili. Il tema dei desaparecidos è uno dei più frequenti in questo contesto dittatoriale, dove i dissidenti del governo vengono arrestati senza lasciare alcun tipo di traccia.
Nella seconda parte del documentario, Littin si concentra sulle condizioni di vita estreme in cui riversano i “pampinos” (abitanti della Pampa). Essi sono costretti a svolgere innumerevoli ore di lavoro ogni giorno per un salario insufficiente e in condizioni lavorative disastrose e pericolose. Inoltre, in questa seconda parte, Littin affronta anche il tema dei movimenti studenteschi che si sono organizzati durante la dittatura e che hanno svolto un ruolo cruciale nella lotta, nonostante la censura e le restrizioni.
Infine, nella terza parte, il documentario tratta della guerra di Auraco e della colonizzazione tedesca, per poi toccare un tema molto importante che riguarda la formazione del Frente Patriotico Manuel Rodriguez, ovvero un’organizzazione armata di sinistra volta a combattere e annientare la dittatura. Sempre nella terza parte, Littin mostra, attraverso altre interviste, l’opinione che i cittadini avevano di Salvador Allende e di come la sua morte durante il colpo di stato sia risultato in una sofferenza del popolo generale. Molto toccante, infatti, è il discorso che Allende trasmette alla radio prima di morire, dove invita il suo popolo a non arrendersi e di continuare a lottare per i propri diritti.
L’impatto mediatico del documentario
Il documentario ebbe un impatto molto significativo, non solo in Cile, ma anche all’estero. Esso fu realizzato fuori dal Cile, a causa della censura del regime, e fu elogiato non solo per il suo valore cinematografico, ma anche per il suo contenuto politico e soprattutto umano. In Cile, il documentario, diventò una vera e propria rappresentazione della resistenza alla dittatura di Pinochet. Invece, per il pubblico internazionale, il documentario rappresentò un modo per riflettere sul tema della dittatura e anche per appoggiare il popolo oppresso. Il documentario fu apprezzato non solo dalla critica ma anche in diversi festival del cinema per il suo impegno sociale. Acta general de Chile, è anche la dimostrazione di come l’arte possa svolgere un ruolo significativo nelle lotte politiche e sociali, soprattutto per la capacità di sensibilizzare su tematiche delicate. Il documentario assume, in questo senso, un ruolo centrale nella giustizia sociale e nella memoria storica.
Fonte immagine: Wikipedia, di Rodrigo Fernández, ritagliata

