Blonde: analisi del film su Marilyn Monroe tra finzione e controversie

Blonde, uno dei film più attesi e discussi degli ultimi anni

Presentato in anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia 79, Blonde del regista Andrew Dominik è uno dei film più discussi e controversi degli ultimi anni. Con una straordinaria Ana de Armas nel ruolo della protagonista, la pellicola non è un biopic tradizionale, ma l’adattamento dell’omonimo romanzo di Joyce Carol Oates del 1999. Questa distinzione è fondamentale: Dominik non vuole raccontare la vera vita di Marilyn Monroe, ma utilizzare la sua icona per costruire una narrazione finzionale sulla brutalità dello star system e sulla dicotomia tra l’immagine pubblica e il dramma privato.

Blonde: finzione vs. realtà storica

Il film mescola deliberatamente eventi reali e invenzioni narrative tratte dal romanzo di Joyce Carol Oates. Comprendere questa distinzione è la chiave per analizzare l’opera.

Elemento narrativo del film Corrispondenza con la realtà
L’infanzia traumatica con la madre Gladys. Basato su fatti reali. Gladys Baker soffriva di gravi disturbi mentali e la piccola Norma Jeane passò gran parte dell’infanzia in orfanotrofi e famiglie affidatarie.
La relazione poliamorosa con Cass Chaplin e Eddy Robinson Jr. Invenzione narrativa. Sebbene Marilyn conoscesse entrambi, non ci sono prove storiche di una relazione a tre. È un espediente del romanzo.
Gli abusi subiti dai produttori di Hollywood. Storicamente plausibile. Sebbene le scene specifiche siano finzionali, lo sfruttamento e gli abusi sessuali erano una realtà diffusa nello star system dell’epoca.
L’incontro e l’abuso da parte del Presidente J.F. Kennedy. Invenzione narrativa. La relazione tra Marilyn e JFK è oggetto di speculazioni, ma la scena violenta rappresentata nel film è una creazione del romanzo, tra le più criticate.

La trama: la discesa agli inferi di Norma Jeane

Distribuito da Netflix, il film ripercorre la vita di Norma Jeane Baker, dalla traumatica infanzia segnata dall’assenza del padre e dalla follia della madre, fino alla sua trasformazione nell’icona immortale di Marilyn Monroe. La narrazione esplora la sua ascesa a Hollywood, i matrimoni tormentati con Joe DiMaggio e Arthur Miller, e la costante ricerca di una figura paterna. Dominik mette in scena un ritratto impietoso di una donna fagocitata dalla sua stessa immagine, una vittima del sistema patriarcale e predatorio di Hollywood, fino alla tragica morte per overdose di barbiturici nel 1962.

Analisi del film: più che un film su Marilyn, un film sullo sguardo dello spettatore

Blonde non è un film per chi cerca la verità psicologica su Marilyn Monroe. Andrew Dominik utilizza la sua figura come un simbolo per mettere in scena la brutalità dello sguardo altrui. La tragedia di Marilyn, così come rappresentata, non racconta la donna, ma il mondo che la consuma: il pubblico, i media, gli uomini di potere. Le scelte stilistiche del regista – il passaggio dal bianco e nero al colore, i cambi di formato, le inquadrature quasi voyeuristiche – servono a sottolineare questa tesi. Il film diventa un’opera che parla più di noi spettatori, del nostro desiderio di guardare, consumare e, infine, distruggere le nostre icone. La performance di Ana de Armas, che le è valsa una nomination agli Academy Awards, è il cuore pulsante di questa operazione, incarnando con struggente intensità la fragilità di Norma Jeane dietro la maschera di Marilyn.

Le controversie: tra rating NC-17 e accuse di sfruttamento

Il film ha scatenato un acceso dibattito fin dalla sua uscita, diventando un vero e proprio caso mediatico. Le principali critiche si sono concentrate su due aspetti. Il primo è il rating NC-17 (vietato ai minori di 17 anni non accompagnati), dovuto a scene di nudo e violenza sessuale esplicite, che molti hanno giudicato gratuite ed eccessive. Il secondo, più profondo, è l’accusa di sfruttare nuovamente l’immagine di Marilyn Monroe, rappresentandola unicamente come una vittima passiva e sofferente, priva di agenzia, talento e intelligenza. In definitiva, Blonde è un’opera complessa e divisiva, un pugno allo stomaco che costringe lo spettatore a interrogarsi non tanto su chi fosse Marilyn, ma su cosa la nostra cultura fa delle sue icone.

Articolo aggiornato il: 13/10/2025

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