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Eroica Fenice

Brooklyn, la vittoria del sogno americano evi

Brooklyn, la vittoria del sogno americano

Siamo nell’Irlanda degli anni ’50 quando per Eilis Lacey il sogno americano sembra realizzarsi. Spinta dalla sorella maggiore Rose, che spera per la ragazza un futuro migliore negli Stati Uniti, Eilis partirà da emigrante, con la nostalgia e l’amarezza di abbandonare la propria casa e i propri spazi alla ricerca di un posto nel mondo. Brooklyn di John Crowley è basato sull’omonimo romanzo dell’irlandese Colm Tòibìn, per la sceneggiatura di Nick Hornby, scrittore reso celebre soprattutto per avere dato vita al testo originale di About a boy, in patria campione di vendite nelle librerie e di incassi grazie alla trasposizione cinematografica.

Candidato a tre premi Oscar lo scorso mese tra i quali anche miglior sceneggiatura, Brooklyn si presenta subito come un leggero melò, dalle musiche alla fotografia, una morbidezza nel racconto che è riflessa soprattutto nei passaggi incantevoli tra la vita di città newyorkese e le lande immense dell’Irlanda. Una compostezza formale che non è mai estrema o eccessiva, un equilibrio che si manifesta in special modo nel ruolo della protagonista, interpretata dalla ventiduenne Saoirse Ronan, enfant prodige del cinema americano. La Ronan riesce a rendere tangibile il ruolo di eroina di Eilis, prima sperduta e poi vincitrice, ricordando a tratti le fattezze di un personaggio letterario dei primi romanzi psicologici francesi, in cui la fragilità di essere donna è accentuata da turbamenti interiori di carattere etico.

Brooklyn è una storia di emigrazione e buoni sentimenti

Una volta trovato l’amore e raggiunta la serenità impensata in America, in Eilis riaffiora il desiderio di tornare a casa per consolare la madre, a causa di un evento improvviso e funesto; questa volta però con uno spirito diverso dal suo primo addio: qui si troverà faccia a faccia con le indecisioni che potrebbero compromettere la sua felicità, di fronte ad una scelta. Restare o ripartire? 

Brooklyn è un film in cui i sentimenti e la buona condotta primeggiano. E quando manca la buona condotta, un errore dovuto però solo alla necessità di seguire il cuore, il perdono e la speranza ritornano a rendere la pellicola un susseguirsi di conquiste. Brooklyn non è solo la realizzazione concreta dell’indipendenza femminile, sia a livello lavorativo che affettivo, ma conferisce allo spettatore la sicurezza di poter trovare la propria strada anche lontano da casa. In effetti oltre ad essere una storia di emigrazione, in cui nella prima metà è forte la nostalgia e l’inadeguatezza che si prova a vivere come un pesce fuor d’acqua, Brooklyn è una storia di fede. Sia in Eilis che negli altri personaggi (l’amato italo-americano Tony interpretato dallo sconosciuto Emory Cohen, la madre e la sorella di Eilis che racchiudono in loro stesse tutte le virtù caritatevoli possibili, le colleghe e il capo di Eilis del negozio di abbigliamento, che non perderanno mai la volontà di aiutarla in qualsiasi caso) aleggia un’integrità più che morale, cristiana, conservatrice, un’integrità che non perderà mai la corretta via dall’inizio alla fine. Non si perde neanche a causa dell’unico personaggio negativo, ossia la signora che gestisce la drogheria in Irlanda e che cerca di ostacolare, non si capisce perché, Eilis; in essa non c’è abbastanza spazio per poter insidiare il giusto comportamento di questo film.

Brooklyn è probabilmente – oltre ad enfatizzare in stile “filmone hollywoodiano” la vittoria di approdare nella “terra promessa” quale America – un film che quindi non rispetta fino in fondo la realtà di un migrante o quella delle ristrettezze alle quali erano destinate le donne di quegli anni. Gioca troppo superficialmente con i problemi di un contesto del genere, ma è proprio in questi casi che lo spettatore si ricorda che è solo un film, ed è un film ambientato in un epoca che ci sembra lontanissima, anche se non lo è. Brooklyn è un film che permette di guardare al lato positivo, senza scabrosità, a come potrebbe essere il mondo se fosse governato dalla bontà, dal rispetto, dal riscatto, dalla riuscita.

Ilaria Casertano