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Eroica Fenice

Cinquanta sfumature di nero, quando si può far peggio

A due anni dall’uscita del primo capitolo della trilogia ispirata ai libri della scrittrice britannica E. L. James, torna sul grande schermo la storia che ha fatto scalpore da quando venne pubblicato il primo volume Cinquanta sfumature di grigio (2011). Diretto da James Foley, sotto la stretta supervisione della James che è anche una dei produttori, Cinquanta sfumature di nero è al cinema da poco meno di una decina di giorni e ha già registrato un boom negli incassi.

In questo “secondo tempo” si assiste a un’evoluzione nella turbolenta liaison che vede coinvolti l’imprenditore miliardario con gusti sessuali “particolari” Christian Grey (Jamie Dornan) e la – mica tanto- ragazza della porta accanto Anastasia Steele (Dakota Johnson). Per chi non avesse visto la prima parte, lei aveva lasciato lui perché incapace di accettare le sue inclinazioni violente in camera da letto – la famosa “stanza dei giochi” – con un sussurrato “Christian e le porte di un ascensore che si chiudevano dividendoli.

Nel nuovo film, li ritroviamo a soffrire a tal punto l’uno per la mancanza dell’altra da far sì che i due si decidano a venirsi incontro pur di non doversi perdere definitivamente. Questa riconciliazione, tuttavia, sarà resa ancora più complicata dall’entrata in scena di tre nuovi personaggi: la matura ex-dominatrice Elena Lincoln (Kim Basinger); il direttore editoriale della casa editrice presso cui Anastasia lavora, Jack Hyde (Eric Johnson) e Lelila Williams (Bella Heathcote), una delle ex-sottomesse di Christian ossessionata da lui e dall’impossibilità di comprendere cosa sia scattato nell’uomo che lei avrebbe voluto conquistare e che, invece, è capitolato con Anastasia.

Cinquanta sfumature di nero: una superficialità imbarazzante

La James e suo marito Niall Leonard hanno preso in mano le redini del film rendendolo peggiore, come se non lo fosse già abbastanza.

Premessa: l’intera trilogia è paragonabile alla collana narrativa femminile Harmony, molto popolare sin dagli anni ’80, con la trama ambientata nell’era della tecnologia, dell’eccesso e della trasgressione ostentata invece che nel pudico Medioevo o durante i secoli in cui pirati, nobili e uomini-padroni trattavano le donne – non certo consenzienti – come oggetti per il loro piacere.

E. L. James, con i suoi libri, è riuscita a riportarci indietro con il pretesto che, ai giorni nostri, tutto il genere femminile desideri questo ritorno alla sottomissione ma abbia una certa reticenza ad ammetterlo al di fuori della propria sfera privata e, forse, a farlo anche tra le mura della propria camera da letto.

Peccato però che, a risultare imbarazzante – da leggere come romanzo o da vedere come film – continui a essere proprio questo “chef d’oeuvre” compreso/incompreso e apprezzato/disprezzato che è stato il lavoro della James.

Cinquanta sfumature di nero: certe sbavature lasciano il segno, a volte, indelebile

Se nel primo film la regista Sam Taylor-Johnson aveva provato a restare a galla con il materiale – la storia e il cast – a sua disposizione, in Cinquanta sfumature di nero la James, suo marito e il nuovo regista sono riusciti a far peggio della precedente pellicola, soprattutto nella seconda parte. In quest’ultima lo spettatore perde facilmente il filo tra scene e avvenimenti che si susseguono senza una vera e propria logica. La componente erotica, il perno sul quale ruota l’intreccio, è ben presente ma è stata del tutto epurata e castigata – scelta che, considerato il soggetto del romanzo, risulta alquanto dissonante con esso – e, se non fosse stato per i due protagonisti il film sarebbe stato un completo fiasco.

Sorprendono positivamente Jamie DornanDakota Johnson innegabilmente più affiatati, complici e meno imbarazzati rispetto alla loro precedente collaborazione; la Basinger, invece, non stordisce come ci si aspetterebbe per i tanti che ricordano la sua indimenticabile interpretazione nel film di culto 9 settimane e 1/2 (1986).

Per i fan della saga, la buona notizia è l’uscita del terzo e ultimo atto cinematografico della serie, previsto quanto prima.
Per i non fan, la buona notizia è che il supplizio sta per finire. Finalmente.

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