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5 titoli di film giapponesi che potreste tatuarvi

Film giapponesi: 5 titoli che potreste tatuarvi

5 titoli di film giapponesi che potreste tatuarvi!

Chi non adora un buon barbecue? Puoi cuocerci di tutto: verdure, carne, pesce, non importa che dieta tu segua. Questo lo sa bene Ariana Grande, che nel 2017 si è tatuata sul palmo della mano la scritta in giapponese “piccolo barbecue a carbonella”.

Qualora stiate pensando di provare il brivido anni ’90 di tatuarvi parole sbagliate in una lingua a voi sconosciuta – secondo solo alla moda dei tatuaggi tribali sul fondoschiena – sono stato assunto dalla redazione di Eroica Fenice appositamente per venirvi incontro, in qualità di esperto in cinema d’autore e tatuaggi discutibili. Ed ecco per voi una lista di cinque film giapponesi-tattoo, dal più family-friendly (letteralmente) al più coraggioso, per tatuaggi cinefili dal sapore orientale.

Film giapponesi: 5 consigli per tattoo!

1. Un affare di famiglia – Hirokazu Kore’eda (2018).

Statisticamente parlando, ognuno di noi conosce almeno una persona che abbia un tatuaggio con la scritta “famiglia” in un font brutto. E “Ohana” rientra nella categoria, non fate i furbi. Quindi, perché non aggiungere una variante giapponese citazionista?

Vincitore della palma d’oro al festival di Cannes, la storia segue le vicende di una famiglia povera, poverissima, che vive rubando cose di prima necessità: cibo, bagnoschiuma, bambini. Però sono tutti buoni di cuore. Se la famiglia è il vostro punto di riferimento nella vita, “Manbiki kazoku” (万引き家族) è il titolo per voi.

2. Ecco l’impero dei sensi – Nagisa Ōshima (1976).


Qui ci si inizia a scaldare, letteralmente. Film di grande successo di pubblico al 29° festival di Cannes, racconta l’inadeguatezza alla quotidianità quando si è travolti da una passione erotica tanto intensa da diventare annichilente. Tipo quello che è successo a Mariangela Melato e Giancarlo Giannini in un film della Wertmüller, ma di loro parliamo un’altra volta.

Insomma, se siete tipi passionali, se fareste di tutto per amore senza dar conto alle conseguenze, invece del solito έρως και θάνατος tatuatevi “Ai no korīda” (愛のコリーダ) e mostratelo a chi il cuore vi dice.

3. Confessions – Tetsuya Nakashima (2010).

Non avete visto un thriller psicologico se non avete mai visto Confessions. Omicidi plurimi? Check. Ossessioni? Check. Colpi di scena inaspettati? Check. Malattie autoimmuni? Check. E solo nei primi dieci minuti di film! Prendetevi una pausa prima di godervi la restante ora e mezza. Se siete imprevedibili, amate i plot twist e i crimini inconfessabili, “Kokuhaku” (告白) fa decisamente per voi.

4. Suicide Club – Sion Sono (2002).


Fan di Suicide Squad? Solo perché non avete visto Suicide Club, primo capitolo della trilogia sull’alienazione di Sion Sono. D’altra parte, i membri della Suicide Squad sono sette, mentre nei primi cinque minuti di film muoiono già 54 membri del Club. Ah, non era una gara?

Grande successo internazionale, la pellicola ha ispirato successivamente un romanzo e una serie di manga, portando in modo controverso riflessioni importanti sul suicidio giovanile e il senso di isolamento in una società sempre più interconnessa, ma solo sul web.

Non fatelo a casa. Ma in un tattoo-studio, se siete veri nichilisti: “Jisatsu Sākuru” (自殺サークル).

5. Una tomba per le lucciole – Isaho Takahata (1987).


Ah, un vecchio film di animazione. Cosa potrebbe andare storto? Tutto. Praticamente tutto. Guardare questo film è come assistere qualcuno entrare nello Studio Ghibli con un machete e fare a pezzi Totoro, la principessa Mononoke e Ponyo con tutta la scogliera. NON è un film per bambini, non ci provate, nemmeno se odiate davvero i vostri cuginetti.

Ambientato nel Giappone della seconda guerra mondiale, è, tra i film giapponesi, quello più indicato per perdere la fiducia nell’umanità: il vostro cuore si gonfierà d’amore per i due protagonisti per poi venire distrutto sotto i bombardamenti degli Stati Uniti. Thanks.

Tatuatevi il titolo di questo film, “Hotaru no haka” (火垂るの墓), per mostrare a tutti di non avere un’anima.

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