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Eroica Fenice

Food

Ristorante Innovative: tra tradizione e innovazione

È di inizio 2019 l’apertura del nuovo ristorante Innovative di Giuseppe Scicchitano, figlio di Assunta Pacifico, ‘a figlia d’o marenaro di cui l’omonimo ristorante ha raggiunto la notorietà per la sua eccellente zuppa di cozze, che il ristorante Innovative ripropone, per esaltarne la freschezza, cotte alla brace. Giuseppe, classe 1990, si pone l’obiettivo di portare avanti la tradizione di famiglia, con innovazione. E nel suo ambiente in via Foria 180/182, al primo piano del ristorante ‘A figlia d’o marenaro gestito da Assunta, le stanze dentro le stanze riportano la mente ad una tipica casa napoletana, ma arredata con sontuosità: cornici e statue dorate si stagliano su parati damascati, i tavoli dai bordi neri e dorati effetto marmo hanno decorazioni che richiamano le onde del mare. Il menù proposto da Giuseppe, realizzato dallo chef Sergio Scuotto, comincia con un cocktail di benvenuto accompagnato da mini bun di pesce con sfoglie di mela: all’ingresso del ristorante, infatti, il cocktail bar propone una selezione di drink classici, selezionati dall’International Bartender Association, nonché diversi Signature Cocktail, i cui nomi si rifanno alla cultura napoletana. A seguire, un’entrée di crudités di mare, con tartufi locali, gamberi, scampi ed ostriche San Michele del Gargano, il tutto accompagnato da una Falanghina spumantizzata extra dry dell’azienda Le Vignole. Un menù che richiama Napoli anche nell’estetica, come il gambero crudo avvolto in un sottile strato di provola affumicata, scottata al momento con un cannello e decorata con chips di patata, maionese al gin ed acqua di mare e maionese al blue lagoon, che con il suo color azzurro cielo ricorda la città partenopea. Ma ad incarnare appieno il principio di tradizione e innovazione è la cheesecake salata di mare, di invenzione dello stesso Giuseppe: un crumble di fresella costituisce la base per lo strato centrale di ricotta e quello superiore di tartare di gamberi e zest di limone. La cheesecake porta il nome di Maria, la nonna di Giuseppe, che “amava il pane con la ricotta”, rivisitato per l’occasione in un piatto gourmet. Ad accompagnare il piatto principale il Sommelier Pietro Marotta seleziona un Fiagre, un blend di vini 70% Fiano 30% Greco di Tufo di Taurasia dell’azienda vinicola Cantine Caggiano. Il primo piatto di spaghetti di mare è circondato da una corona di gamberi crudi, scottati alla fiamma direttamente al tavolo con un alcol di cereali ad alta gradazione. Sul finire, i due dessert: il cannolo scomposto, di chips di riso dolce, ricotta fresca e gocce di cioccolato e il curniciello, ricetta originale di Innovative commissionata alla pasticceria Poppella per la realizzazione, con crema diplomatica, cioccolato bianco e liquore strega su base di pasta frolla. A concludere il pasto un cocktail leggero di arrivederci: succo di pompelmo, lime, liquore alla nocciola e doppio rum, in un bicchierino decorato con un bordo di cacao dolce. Il lavoro di Giuseppe e del suo staff di giovani steward di sala, cuochi e barman viene supervisionato, con discrezione, da mamma Assunta, che qualcuno ha definito “il Maradona della ristorazione”. “Sarà lui il […]

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Attualità

Un futuro per Bagnoli: l’intervista agli ideatori del docufilm

Abbiamo intervistato per voi Raffaele Vaccaro, Stefano Romano e Salvatore Cosentino, ideatori e portavoce del progetto audiovisivo Un futuro per Bagnoli. La start-up Nisida Environment di Raffaele Vaccaro è il luogo di nascita del progetto di crowdfunding del docufilm Un futuro per Bagnoli, diretto da Stefano Romano e coprodotto dal fonico e attivista Salvatore Cosentino. La campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso (consultabile qui e ancora aperta per ulteriori donazioni) ha riscosso un immediato successo e, con il supporto dei suoi sostenitori e di Banca Etica, ha quasi raggiunto i fondi sufficienti alla realizzazione del progetto. I tre autori hanno raccontato del docufilm e si sono raccontati nella nostra intervista.   Non è la prima volta che la trafila di eventi che hanno riguardato l’area di Bagnoli e dell’ex-Italsider viene raccontata sul grande schermo, in film documentari e di finzione (L’ultimo, Bagnoli Jungle di Antonio Capuano del 2015): in che modo il vostro progetto è diverso dai precedenti? Guardiamo con stima e interesse le opere che raccontano ed hanno raccontato Napoli negli ultimi anni: pensiamo che abbiano aperto un percorso di scoperta per il grande pubblico della realtà complessa e stratificata di questa città. Al contempo, però, quello che ci ha spinto ad agire, a prendere la telecamera in spalla, è proprio il bisogno di raccontare questo quartiere dalla nostra prospettiva, una prospettiva che non vuole focalizzarsi solo sulle vecchie generazioni, sul documentario d’inchiesta o sulla denuncia, ma anzi identificare un nuovo futuro attraverso lo sguardo dei più giovani.  Le opere di Capuano ci hanno guidato in questo percorso di scoperta, ci hanno mostrato che raccontare Bagnoli è possibile. Ora è il tempo di farlo a modo nostro, da abitanti del quartiere, da giovani che vogliono costruire il futuro, da professionisti dello spettacolo che vedono ogni giorno quanta potenzialità c’è nelle strade di Bagnoli. Il docufilm seguirà le vicende di due giovani che, alla fine della loro adolescenza, dovranno decidere se restare a Bagnoli o cercare un futuro altrove: lo spopolamento di Bagnoli è un problema? Sentiamo il bisogno di riportare la problematica dello spopolamento anche nel documentario perché pensiamo che in questo quartiere abbia una sua specifica definizione. Il problema dell’emigrazione non riguarda solo Bagnoli: è chiaramente un tema che tocca tutto il Sud Italia, con effetti evidenti e nefasti. Qui però c’è una contraddizione che preme su questo tema. Vivere a pochi passi da un’area di dimensioni simili alla stessa Bagnoli, ma totalmente chiusa e improduttiva, ci fa interrogare: cosa ne pensano gli abitanti del posto in cui vivono e come si relazionano? Un tema su cui collettivi e movimenti di disoccupati costruiscono vertenze immaginando soluzioni lavorative all’interno di quella zona e sulla linea di costa. Lo spopolamento è un problema quando diventa l’unico modo per sopravvivere e non una scelta presa con serenità; vorremmo che questa situazione venisse a galla evidenziando le enormi possibilità che invece quest’area possiede. Il vostro obiettivo è di riportare l’attenzione nazionale ed internazionale sull’area di Bagnoli: come intendete diffondere il […]

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Cinema e Serie tv

Film della New Hollywood: 4 titoli da vedere

Se state attraversando un momento di crisi esistenziale, fate affidamento su di noi –  che siamo in crisi da una vita – e sulle nostre proposte direttamente dai film della New Hollywood. Siete incastrati in un lavoro che odiate? NON avete un lavoro? I giorni scorrono tutti uguali in una routine che non avete scelto, ma che non siete in grado di interrompere? Ancora una volta siamo qui per voi. Vi proponiamo quattro film della New Hollywood degli anni ’70 (qui per una lista più approfondita sull’argomento) per dare voce alla disperazione del vostro quotidiano, per trovare conforto ai vostri problemi identificandovi con Dustin Hoffman e Robert De Niro. Ma anche con Woody Allen. Film della New Hollywood, le nostre scelte 1. Il laureato – Mike Nichols (1967)   La fine dell’università, che momento magico! I doveri da studenti sono finiti, è giunta l’ora di affacciarsi all’età adulta. Cosa attende i giovani neolaureati? Quelli della mia generazione, il Coronavirus. Ma anche Ben Braddok (Dustin Hoffman), che torna a casa dei genitori dopo gli anni del college, non sa cosa ne sarà della sua vita. A distrarlo dalle sue preoccupazioni arriva la signora Robinson (su cui Simon e Garfunkel hanno scritto la famosa canzone, colonna sonora del film), l’avvenente moglie di un collega del padre. 2. Harold e Maude – Hal Ashby (1971)   Un’altra coppia dal forte gap generazionale è quella di Harold, diciottenne dal totale disinteresse nei confronti della vita, e Maude settantanovenne, un’anziana hippie che vuole godersi al massimo il tempo che le rimane. Contro ogni aspettativa, ne viene fuori una storia d’amore così intensa che fa sembrare quelle di Harry e Sally, Bridget e Mark e di tutte le coppie iconiche dei classici delle romcom storielle da camping estivo. Provare per credere. 3. Provaci ancora, Sam! – Herbert Ross (1972)   Tratta dall’omonima opera teatrale del 1969 scritta da Woody Allen, il maestro della commedia esistenzialista ne interpreta anche in questo caso il ruolo principale, quello di Allan (vero nome di Allen) Felix, critico cinematografico reduce da un divorzio. A venirgli in soccorso, direttamente dal film Casablanca, sarà Humphrey Bogart che gli impartirà lezioni su come risolvere i suoi problemi con le donne. 4. Taxi Driver – Martin Scorsese (1976)   Ci sono alcuni personaggi di film, dichiaratamente fascisti, che non riescono a non affascinarci, come Ralph Fiennes in Schindler’s List o Christoph Waltz in Bastardi senza gloria. Uno di questi è anche Robert De Niro, che in Taxi Driver intepreta Travis Bickle, ex marine disoccupato, che rimedia ai suoi problemi di insonnia trovando lavoro come tassista notturno. Guidando nei quartieri malfamati di New York, deciderà di riportare ordine nei sobborghi a modo suo. Tra Harvey Keitel capellone e Jodie Foster in versione Lolita, non perdetevi il cameo dello stesso Scorsese come uno dei passeggeri a bordo del taxi di Travis. Altri film della New Hollywood:     Immagine di copertina: IMDB

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Cinema e Serie tv

Film di natale: 5 proposte non convenzionali

Abbiamo selezionato per voi cinque film di Natale non convenzionali da guardare durante le feste. Una poltrona per due, Mamma ho perso l’aereo, Love Actually… dite quello che vi pare, ma noi di Eroica amiamo i film di Natale. Ma se siete stanchi dei soliti classici, abbiamo quello che fa per voi: dopo la nostra lista di libri da leggere e regalare per Natale, ecco la nostra guida sui migliori film di Natale non convenzionali da guardare in famiglia, o anche no. 1. Die Hard – Trappola di Cristallo – John Mctiernan (1988) Per cominciare la rassegna vi proponiamo un natale col botto, letteralmente. Esplosioni, inseguimenti pericolosi, Bruce Willis che si infila nei condotti di aerazione. E un giovane Alan Rickman che fa l’accento tedesco (nella versione originale). Il primo film della serie franchise che ha dato origine a videogiochi, fumetti e gadget incentrati sulla figura di John McClaine (Bruce Willis, appunto) si svolge durante la vigilia di Natale, e negli USA non è insolito guardarlo durante le feste. «Ora ho una mitragliatrice. Oh-oh-oh!» 2. Parenti Serpenti – Mario Monicelli (1992) Non è una vera lista se non c’è almeno un film italiano. Commedia nera sul Natale in famiglia, le vicende dei diversi nuclei familiari che si riuniscono a casa di nonna Trieste sono raccontati a posteriori nel tema scolastico del piccolo Mauro, che documenta le frecciatine passivo-aggressive, i falsi sorrisi durante gli scambi di regali e i segreti inconfessabili dei suoi parenti. Per ricordarci che il Natale in famiglia non è davvero un granché. 3. Carol – Todd Haynes (2015) Cambiamo genere. Per i più sentimentali, un film romantico ambientato durante le feste. Ma che sia Natale a nessuno interessa, perché a baciarsi sotto il vischio sono Rooney Mara e Cate Blanchett. Uscito nel 2015, il film è già un cult nella comunità LGBT a prescindere dalla stagione e, come ogni film saffico che si rispetti, non può non avere un finale strappalacrime. BONUS: Per i deboli di cuore consigliamo la visione di una commedia romantica classica a tema LGBT che, diciamocelo, dopo una considerevole quantità di storie finite in tragedia, stavamo aspettando tutti: Happiest Season (2020). 4. Il padrino – Francis Ford Coppola (1972) Cosa c’è di più rilassante di sdraiarsi sul divano a pranzo di Natale ultimato e sonnecchiare durante l’ascesa e la caduta dell’impero Corleone? A quanto pare negli Stati Uniti è tradizione mostrarlo in tv a Natale. Inoltre, scalda il cuore vedere Al Pacino e Diane Keaton far compere di regali in una New York addobbata a festa, mentre frattanto si ordiscono complotti di omicidi a sfondo mafioso. Per ricordarci l’importanza della famiglia. 5. Fanny and Alexander – Ingmar Bergman (1982) In chiusura, perché non sciropparsi tre ore (cinque, in versione integrale) di Ingmar Bergman? Non vediamo perché no. La pellicola, vincitrice di quattro premi Oscar (tra cui quello al miglior film straniero) e ricca di elementi autobiografici, mostra il mondo degli adulti visto dagli occhi dell’alter-ego bambino di Bergman, Alexander Ekdahl, e la sorellina […]

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Cinema e Serie tv

Kim Ki-duk: i 5 film per ricordare il regista sudcoreano

Kim Ki-duk, pluripremiato regista sudcoreano, è venuto a mancare l’11 dicembre a seguito di complicazioni legate al Covid-19. Abbiamo selezionato per voi cinque film per ricordarlo. Potremmo dire che la notizia della morte di Kim Ki-duk, a soli 59 anni, sia stata come un fulmine a ciel sereno, ma non è così. Il cielo non è sereno. Tra le altre cose, avevamo in lista un articolo fighetto su di lui per potervi far fare bella figura alle feste, ma invece niente: a sto giro vi beccate un articolo serio su uno dei più grandi maestri del cinema coreano contemporaneo. Questa volta è stato complicato. Selezionare solo cinque film della produzione di Kim Ki-duk significa tralasciare almeno un paio di capolavori all’interno di una produzione che parte dai tardi anni Novanta e che fino ad oggi conta circa un film all’anno, talvolta anche più di uno. Ci piacerebbe dire di avercela fatta. Ma no. Partite da questi e poi guardatene ancora, e ancora. 1. Pietà (2012) Leone d’oro al festival del cinema di Venezia, è forse il suo film più famoso in Italia. Kang-do conduce una vita solitaria e violenta nei quartieri poveri di Seoul, dove lavora come esattore di debiti per un malavitoso locale. Un giorno, una donna entra nella sua vita affermando di essere la madre che trent’anni prima l’ha abbandonato. 2. Ferro 3 – La casa vuota (2004) Leone d’argento alla migliore regia a Venezia, la pellicola segue le vicende di Tae-suk, giovane senza fissa dimora che vive intrufolandosi negli appartamenti altrui, prendendosi cura delle abitazioni mentre i proprietari sono assenti. Un giorno, introdottosi in una casa lussuosa, viene scoperto da una giovane casalinga vittima di abusi domestici, e se ne innamora. 3. L’arco (2005) Il film, interamente girato su una barca, racconta la storia di un pescatore che vive in completo isolamento dal mondo esterno, con la sola compagnia di una bellissima ragazza appena adolescente. Voci di corridoio dicono che lui l’abbia rapita da bambina e che ora stia attendendo la sua maggiore età per sposarla. Un giorno, tuttavia, dalla terraferma arriva qualcuno per lei. 4. Time (2006) Uno dei film meno conosciuti di Kim Ki-duk, il nostro regalo per voi. See-hee ama alla follia il suo ragazzo, a tal punto da essere terrorizzata al pensiero che lui possa stancarsi di lei e tradirla con altre donne. Per salvare il loro rapporto da una possibile monotonia, decide di cambiare il suo aspetto, radicalmente. 5. Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera (2003) In chiusura, forse l’opera più completa di Kim Ki-duk. La pellicola segue la vita di un monaco buddista, dall’infanzia alla vecchiaia: vediamo il protagonista affacciarsi al mondo, sbagliare, soffrire, gioire, imparare, in cinque stagioni di anni diversi che accompagnano la sua crescita. Un film sulla natura e i suoi cicli, sulla morte e il cerchio che la congiunge alla vita. Immagine: ScreenDaily

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Attualità

Elliot Page, il coming out e perché bisogna parlarne

Alcune riflessioni da parte nostra sul perché parlare del coming out di Elliot Page. Il film di fantascienza che più ha segnato le ultime generazioni è il primo capitolo della trilogia di Matrix. Tutti ci siamo sentiti almeno una volta come Neo (Keanu Reeves, ma dobbiamo davvero dirlo?), intrappolati in una realtà che non ci appartiene e con l’obiettivo di “aprire gli occhi” sul mondo che ci circonda. Le registe della trilogia sono le sorelle Lana e Lilly Wachowski: due donne transessuali, precedentemente note come Larry ed Andy, il cui genio ha segnato l’immaginario collettivo dal 1999 ad oggi. È stata Lilly Wachowski, quest’anno, a confermare ufficialmente una delle già emerse teorie sulla chiave di lettura del film: la matrix è un’allegoria trans, è la metafora del vivere la propria vita in the closet per poi uscirne. Ne parliamo in occasione della notizia del coming out come transessuale di Elliot Page, conosciuto precedentemente come Ellen Page, protagonista dell’intramontabile film di formazione Juno, spalla di Leonardo di Caprio in Inception, nonché uno degli attori principali della serie Netflix The Umbrella Academy (e molto altro). Page ha fatto coming out il primo dicembre, con un lungo post su Instagram. Non è una novità: ogni volta che qualche personaggio pubblico fa coming out si generano sempre dibattiti e polemiche, persino quando a farlo è Gabriel Garko. Ma noi di Eroica non siamo tipi da gossip, quindi perché parlarne? Il Trans Day of Remembrance (TDoR) è stato il 20 Novembre. È il giorno in cui vengono “tirate le somme” annuali degli omicidi delle persone trans in tutto il mondo (nel 2020 ci sono state 350 vittime, secondo il sito ufficiale). A fare notizia in Italia, lo scorso settembre, sono stati Ciro Migliore, ragazzo transessuale, e la fidanzata Maria Paola Gaglione, vittime di un’aggressione a sfondo transfobico a Caivano (Napoli) da parte del fratello di lei che ha portato alla morte della ragazza. Sulle polemiche che sono scaturite dalla notizia, sugli articoli dei giornali con i pronomi sbagliati, sulle storpiature del nome di Ciro, non è il caso di speculare ancora. Ma quello che possiamo fare, per sensibilizzare su un argomento ancora non familiare a molti, è parlarne. Per mostrare supporto, fare informazione e dare visibilità ai diritti delle persone transgender per cui si combatte in tutto il mondo da decenni e che, sul panorama mediatico, emergono solo in occasione di eventi di cronaca. «Amo essere trans. Amo essere queer. E quanto più mi sto vicino e abbraccio pienamente chi sono, quanto più sogno, tanto più il mio cuore cresce e mi sento rinascere. A tutte le persone transgender che hanno a che fare con le molestie, con il rifiuto di sé, con gli abusi e con la minaccia della violenza ogni giorno: io vi vedo, vi amo e farò tutto ciò che potrò per cambiare questo mondo in meglio. Grazie per aver letto tutto questo. Con amore, Elliot Page.»

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Cinema e Serie tv

Film thriller: 4 titoli da vedere se volete riarredare casa

Film thriller: 4 titoli da vedere se volete riarredare casa Se avete sempre desiderato che il vostro appartamento sembrasse il set di un film, vi consigliamo di leggere la nostra mini-guida all’arredo d’interni, direttamente dai migliori film thriller degli ultimi anni. Film thriller da vedere Cosa c’è di più rilassante, dopo una settimana di lavoro, di sedersi sul divano e mangiare pizza direttamente dal cartone mentre si seguono in televisione storie di rapimenti, brutali assassinii, vendette violente e sadiche torture? Siamo una specie strana. Se gli alieni ci visitassero, metterebbero la quarta in retromarcia. La cosa migliore, in ogni caso, è quando le vittime dei nostri film preferiti sono gente straricca, e gli schizzi di sangue vanno a finire sulle pareti di case elegantissime. Always classy, never trashy. Quattro film thriller, quattro location mozzafiato: il nostro team di esperti di cinema e arredo di interni ha accuratamente selezionato per voi le migliori pellicole degli ultimi anni con interni da sogno. Per un arredamento da scena del crimine sì, ma contemporaneo. (Causa mancanza di personale per emergenza da Covid-19 il team di esperti di cinema e arredo di interni è al momento costituito da me stesso).   1. Swallow – Carlo Mirabella-Davis (2019) Tutti conosciamo gli attacchi di fame da noia, e Hunter (Haley Bennett), protagonista della pellicola dell’esordiente Carlo Mirabella-Davis, è un po’ il simbolo di tutti noi. Ex commessa, ora moglie di un belloccio insipido ma pieno di soldi, Hunter passa le giornate girovagando tra le stanze della villa con piscina che non utilizza mai, ma proprio mai. Non so voi, ma anche io incomincerei a mangiare un po’ tutto quello che mi capita sotto tiro. Tappeti morbidi, divani accoglienti, mobili in mogano e tanti, tantissimi suppellettili per un arredamento che saprà stimolare il vostro appetito. 2. Parasite – Bong Joon-ho (2019) Vincitore dell’Oscar al miglior film straniero 2019 (ne abbiamo parlato qui), abbiamo visto tutti Bong Joon-ho gongolare di gioia con la statuetta in mano. Film sulla disparità di classe in Corea del Sud (ma che funziona un po’ ovunque), la casa-set della vicenda in realtà non esiste: è stata creata in studio appositamente per il film. Ma ciò non vi impedisce di ricrearla a modo vostro. Linee nette, arredamento minimal, parete-finestra direttamente sul giardino: l’ideale per ospitare vostri amici per una festa indimenticabile. 3. Gone Girl – David Fincher (2014) Un film che non ha bisogno di presentazioni. Se non l’avete visto, davvero, cosa state facendo? Avete priorità più importanti che ristrutturare casa. Perché è per questo che state leggendo questo articolo, no? La coppia Amy-Nick (Rosamund Pike e Ben Affleck) ci regala una delle migliori performance sullo stereotipo “moglie in carriera e marito perfetto idiota”, quasi ai livelli di Franca Valeri e Alberto Sordi. Ad oggi, resta il miglior film da guardare se vi siete appena lasciati col vostro ragazzo e siete assetati di vendetta. Non prendete Amy alla lettera, però. Per un arredamento country chic, American classic ed altre espressioni che sto usando a sproposito, […]

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Cinema e Serie tv

Film giapponesi: 5 titoli che potreste tatuarvi

5 titoli di film giapponesi che potreste tatuarvi! Chi non adora un buon barbecue? Puoi cuocerci di tutto: verdure, carne, pesce, non importa che dieta tu segua. Questo lo sa bene Ariana Grande, che nel 2017 si è tatuata sul palmo della mano la scritta in giapponese “piccolo barbecue a carbonella”. Qualora stiate pensando di provare il brivido anni ’90 di tatuarvi parole sbagliate in una lingua a voi sconosciuta – secondo solo alla moda dei tatuaggi tribali sul fondoschiena – sono stato assunto dalla redazione di Eroica Fenice appositamente per venirvi incontro, in qualità di esperto in cinema d’autore e tatuaggi discutibili. Ed ecco per voi una lista di cinque film giapponesi-tattoo, dal più family-friendly (letteralmente) al più coraggioso, per tatuaggi cinefili dal sapore orientale. Film giapponesi: 5 consigli per tattoo! 1. Un affare di famiglia – Hirokazu Kore’eda (2018). Statisticamente parlando, ognuno di noi conosce almeno una persona che abbia un tatuaggio con la scritta “famiglia” in un font brutto. E “Ohana” rientra nella categoria, non fate i furbi. Quindi, perché non aggiungere una variante giapponese citazionista? Vincitore della palma d’oro al festival di Cannes, la storia segue le vicende di una famiglia povera, poverissima, che vive rubando cose di prima necessità: cibo, bagnoschiuma, bambini. Però sono tutti buoni di cuore. Se la famiglia è il vostro punto di riferimento nella vita, “Manbiki kazoku” (万引き家族) è il titolo per voi. 2. Ecco l’impero dei sensi – Nagisa Ōshima (1976). Qui ci si inizia a scaldare, letteralmente. Film di grande successo di pubblico al 29° festival di Cannes, racconta l’inadeguatezza alla quotidianità quando si è travolti da una passione erotica tanto intensa da diventare annichilente. Tipo quello che è successo a Mariangela Melato e Giancarlo Giannini in un film della Wertmüller, ma di loro parliamo un’altra volta. Insomma, se siete tipi passionali, se fareste di tutto per amore senza dar conto alle conseguenze, invece del solito έρως και θάνατος tatuatevi “Ai no korīda” (愛のコリーダ) e mostratelo a chi il cuore vi dice. 3. Confessions – Tetsuya Nakashima (2010). Non avete visto un thriller psicologico se non avete mai visto Confessions. Omicidi plurimi? Check. Ossessioni? Check. Colpi di scena inaspettati? Check. Malattie autoimmuni? Check. E solo nei primi dieci minuti di film! Prendetevi una pausa prima di godervi la restante ora e mezza. Se siete imprevedibili, amate i plot twist e i crimini inconfessabili, “Kokuhaku” (告白) fa decisamente per voi. 4. Suicide Club – Sion Sono (2002). Fan di Suicide Squad? Solo perché non avete visto Suicide Club, primo capitolo della trilogia sull’alienazione di Sion Sono. D’altra parte, i membri della Suicide Squad sono sette, mentre nei primi cinque minuti di film muoiono già 54 membri del Club. Ah, non era una gara? Grande successo internazionale, la pellicola ha ispirato successivamente un romanzo e una serie di manga, portando in modo controverso riflessioni importanti sul suicidio giovanile e il senso di isolamento in una società sempre più interconnessa, ma solo sul web. Non fatelo a casa. Ma in un tattoo-studio, se […]

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