Furiosa: un film folle, forse troppo | Recensione

Furiosa: un film folle, forse troppo | Recensione

Presentato il 15 maggio 2024 fuori concorso al Festival di Cannes e distribuito nelle sale cinematografiche a partire dal 23 maggio, Furiosa: A Mad Max Saga è stato da subito un film molto discusso, soprattutto per la radicalizzazione del dibattito tra i fan dell’intera saga. Quinto capitolo del franchise di Mad Max (iniziato nel 1979 con Interceptor) e spin-off di Mad Max: Fury Road (2015), il film con Anya Taylor-Joy e Chris Hemsworth è incentrato sul personaggio di Furiosa e diretto dal solito George Miller.

Un racconto di formazione… e di vendetta

Diviso in 5 capitoli, racconta Furiosa nei 15 anni precedenti: nello stesso mondo post-apocalittico, la protagonista – da bambina – vive con sua madre in un’oasi sconosciuta, ma addentrandosi nei boschi viene catturata dagli uomini del folle Dementus, che tortura e uccide davanti ai suoi occhi la madre, scatenando la sua sete di vendetta. L’incipit è piuttosto regolare e meno in media res del film precedente, cosa che si riscontra nell’intera struttura di Furiosa: un classico viaggio dell’eroe, perfetto per il genere fantascientifico, basato sul racconto di formazione, il cui motore principale è la sopravvivenza, come anche la vendetta. Proprio quest’ultima caratteristica rende il racconto meno classico e contaminato dalla figura dell’antieroe, ma anche da altri accorgimenti tecnici e stilistici. In particolare la messa in scena è sempre dettagliata e fondata sull’esagerazione, per provocare disgusto e paura nello spettatore di fronte alla crudeltà dell’essere umano e alle brutture del mondo, anche naturale. I personaggi, come gli umani, non hanno via di scampo.

Dai personaggi alla messa in scena: l’imperfezione

Dementus è un personaggio-chiave, non solo perché è il villain principale, ma perché per la sua follia e intraprendenza riesce a diventare Signore della Guerra avvicinandosi a Immortan Joe, momento in cui Furiosa inizia sempre di più ad assumere le vesti che ha nella maturità, come donna e come guerriera ribelle. Tuttavia, la scrittura dell’antagonista a volte cade nel ridicolo, per due motivi. Il primo è che scompare più volte durante la storia, senza far sentire la tensione e il desiderio di scoprire il suo destino. Più che attrazione-repulsione, ciò che scatta nei suoi confronti è repulsione per i suoi orrori, comunque utile per il nemico di Furiosa, anche se con poca profondità psicologica. Il secondo motivo è l’interpretazione di Chris Hemsworth, assolutamente sufficiente, che però combinata ad alcune scene piuttosto ironiche addolcisce il personaggio, facendolo risultare strambo e irrecuperabile. C’è molta difficoltà nell’empatizzare con lui, anche in negativo. Al contrario, Anya Taylor-Joy non è centrata al massimo nel ruolo di Furiosa e comunque non disturba, perché le sue azioni funzionano molto meglio delle parole e dei gesti, soprattutto nella frenesia di alcune scene. Queste ultime sono sempre girate brillantemente, accompagnate dal montaggio frenetico, ma gli effetti visivi risultano veramente posticci in alcune costruzioni complesse di regia.

Conclusioni – Il limbo delle opinioni

È per questo che Furiosa rimane nel limbo delle opinioni tra il flop e il capolavoro, quando non serve ciò per definirlo, dal momento che basta andare al cinema per godersi lo spettacolo, mettendo in gioco la propria sensibilità di fronte alle emozioni positive e negative da lui evocate, tra i pregi e i difetti da ognuno osservati.

Fonte dell’immagine per “Furiosa: un film folle, forse troppo | Recensione” : Wikipedia

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A proposito di Giuseppe Arena

Ciao, mi chiamo Giuseppe Arena e sono di Napoli. Fin da bambino amo il cinema, infatti ora lo studio alla facoltà di Scienze della comunicazione, presso l'Università Suor Orsola Benincasa; inoltre nel tempo libero, oltre a guardare film, ne parlo pure su "Eroica Fenice" e sulla mia pagina Instagram "cinemasand_". Oltre al cinema, sono appassionato anche di altre arti, comunemente incluse nella "cultura-pop", come le serie-tv e i fumetti: insomma penso che il modo migliore per descrivere il mondo sia raccontare una storia!

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