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Eroica Fenice

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La commedia secondo Leonardo Pieraccioni

Regista e attore di successo sin dagli esordi, Leonardo Pieraccioni vince anche stavolta la gara con i numeri e il botteghino, piazzandosi primo in classifica già dopo pochi giorni dall’uscita nelle sale del suo ultimo lungometraggio, Il professor Cenerentolo.
Un uomo, definitosi onesto nell’animo, finisce in galera a causa di una rapina non andata a buon fine. Lì incontrerà una donna giovane (e bella, Laura Chiatti) di cui ovviamente s’innamorerà, lasciandosi trascinare in una serie di avventure che danno sviluppo alla pellicola. Un modus operandi che non cambia poi tanto, standardizzato, laddove sono invece i tempi a trasformarsi. Un cinema italiano, soprattutto quello della commedia, sempre fine a se stesso, immobile: che si perde nella ricerca di una risata loquace ma che sprofonda nell’attimo in cui termine di paragone della contemporaneità è la vera commedia all’italiana, quella passata.
Per intenderci, quella di De Sica (padre), Mastroianni, Sordi, Tognazzi, Pietro Germi, Scola e Monicelli, quella commedia brillante la cui leggerezza nascondeva in sé la critica della società e di quel periodo storicamente troppo amaro. Il confronto è comprensibilmente profano, eppure questo tempo di crisi in cui stiamo vivendo ormai da tanto non sembra essere terreno fertile per condizionare con giusto piglio la cinematografia nostrana, mentre quella europea prende il balzo e, bene o male, concorre parallelamente con la condizione odierna. Basti pensare alla crescita del cinema francese, anche di sagace intrattenimento, degli ultimi anni.
La stasi del cinema di Pieraccioni parte sin dalla struttura, certo collaudata ma poco originale: la provincia, un uomo di umili aspirazioni, una bella donna che entra in questo piccolo mondo a stravolgerne la linearità, nella maggior parte di stampo emotivo e sentimentale, e il prevedibile lieto fine. Senza dimenticare l’importanza che ha la scelta della data di uscita per il botteghino: il periodo natalizio.

Filmografia di Leonardo Pieraccioni, a vent’anni dall’esordio alla regia

Un breve cenno alla filmografia di Pieraccioni.

Da I Laureati sono passati vent’anni esatti, eppure a cadenza precisa, ogni due anni, quasi per senso di necessità di mercato che per piacere, Pieraccioni conquista la vetta, nonostante il brio e l’umorismo dei suoi primi film, purtroppo, inizino a mancare. Ricordando Il Ciclone o Fuochi d’artificio, il cinema del regista toscano – che ha sempre scelto se stesso come protagonista dei suoi lavori – celava sorprese inattese, in un perfetto stile anni Novanta. Bonario, modesto, concedeva allo spettatore la possibilità di ridere non grossolanamente, ma grazie ad una semplicità forse consapevolmente ricercata, sulla scia proprio di quei passati maestri. Una sceneggiatura costruita poco sugli equivoci ma molto sui capovolgimenti, che ad ogni modo funzionava.

Lo spettatore dà fiducia, ci riprova ad ogni nuovo orizzonte, accantonando magari una vecchia delusione. I numeri d’altronde ne sono la prova incontestabile. Ogni film di Pieraccioni risulta essere comunque la ricostruzione di se stesso, sia come personaggio pubblico che privato, ed è forse anche per quest’aspetto che si colloca sul gradino più alto del podio ad ogni prova, in realtà sicuro di centrare il bersaglio: il carisma, la simpatia, una verosimiglianza altalenante, motivi che lo spingono a buona ragione a non cambiare rotta. Una condotta da imputare non all’individuo, se i risultati a cui aspira il cinema italiano sono fatti solo di numeri e risultati.


Ilaria Casertano