L’esordio cinematografico di Massimiliano Gallo segna un punto di svolta nella narrazione del margine e della detenzione minorile in Italia. La salita, opera prima dell’attore e ora regista, non è solo una trasposizione biografica, ma un’indagine profonda sul potere perturbante del teatro in un ecosistema chiuso. Attraverso il filtro della memoria di Eduardo De Filippo, il film esplora la complessa eredità familiare e professionale di Gallo, restituendo uno sguardo autentico e privo di retorica consolatoria.
Scheda tecnica e riconoscimenti del film La salita
| Dettaglio | Contenuto |
|---|---|
| Regia | Massimiliano Gallo |
| Ispirazione | Laboratorio teatrale di Eduardo De Filippo a Nisida (1984) |
| Cast principale | Mariano Rigillo, Roberta Caronia, Alfredo Francesco Cossu |
| Data di uscita | 9 aprile 2026 |
| Premi | Migliore opera prima (Premio Autoclub) al Bif&st 2026 |
Indice dei contenuti
La salita: il debutto alla regia di Massimiliano Gallo
L’eredità di Eduardo De Filippo e il contesto di Nisida
In questo clima di sospensione istituzionale si inserisce in La salita anche la minaccia del bradisismo flegreo, il cui impatto costringe le detenute al trasferimento dal carcere di Pozzuoli a quello di Nisida, trasformando un’esigenza logistica in un evento traumatico che incrina l’equilibrio già precario della detenzione. È in questa frattura che Gallo inserisce il suo sguardo, rifiutando fin dalle prime inquadrature l’epica redentiva e la celebrazione del maestro per osservare cosa accada quando un linguaggio estraneo, quello della finzione scenica, irrompe in un ecosistema chiuso dove i ruoli sono rigidi e il tempo sembra cristallizzarsi in un’attesa senza uscita.
Lungi dal configurarsi come una carezza o uno strumento di salvezza, il teatro agisce qui come dispositivo di perturbazione, uno strappo che incrina le certezze senza promettere redenzione. A incidere su questo terreno instabile è l’arrivo delle ragazze, e in particolare di Beatrice, interpretata da una Roberta Caronia intensa e sfaccettata. La sua presenza rompe la monotonia alienante dei corridoi, innescando tensioni, attrazioni e conflitti che si concentrano nel rapporto con Emanuele, giovane detenuto segnato dall’abbandono e da un passato di marginalità, reso con rivelatoria autenticità da Alfredo Francesco Cossu. Tra i due si tesse un legame ambiguo, sospeso tra complicità letteraria e un patto oscuro: lui promette un omicidio in cambio di denaro, lei cerca una via di riscatto per la perdita del marito e del figlio, vittime di uno scontro di camorra. È proprio su questo crinale di ambiguità morale che il teatro di Eduardo irrompe nuovamente non come soluzione o rifugio, ma come ulteriore elemento di destabilizzazione, costringendo i personaggi a fare i conti con le proprie contraddizioni.
Analisi tecnica: regia, fotografia e interpretazioni
Distribuzione, premi e valore etico del film
Gallo ci mostra un’urgenza che va oltre la semplice messa in scena e la sua formazione attoriale traspare nella cura per i volti e nella decisione di affidare i ruoli dei minori a giovani non professionisti, selezionati non per la loro plasticità ma per la loro presenza fisica e vocale. Il risultato è autentico ma disomogeneo: Alfredo Francesco Cossu buca lo schermo con una naturalezza spiazzante mentre altri ragazzi recitano un copione emotivo che la regia non riesce sempre a sostenere. Quando il film smette di spiegare e si limita a osservare, cogliendo un errore di battuta o il silenzio imbarazzato dopo un monologo, raggiunge una sincerità rara, momenti che ci ricordano come il cinema di Gallo possieda ancora un’etica dello sguardo.
Il titolo rappresenta forse l’unica verità incrollabile del film, poiché non promette vetta, non assicura trasformazione ma documenta lo sforzo. Il film, nella sua stessa genesi, sembra riflettere questa parabola, essendo stato presentato alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Giornate degli Autori del 2025, premiato al Bif&st 2026 con il riconoscimento Autoclub per la migliore opera prima e distribuito da Fandango dal 9 aprile 2026. La proiezione anteprima all’IPM di Nisida il 24 marzo 2026, alla presenza dei giovani detenuti e dei figli di Luciano Sommella, il direttore che portò Eduardo a Nisida, ha aggiunto un livello di verità extra-cinematografica al racconto. Resta un’opera di debutto onesta nel suo tentativo di non chiudere il cerchio: La salita sceglie la fatica della domanda. Non è un capolavoro ma è un passo, e forse, per una salita, è già molto.
Fonte immagine in evidenza: MyMovies

