Licorice Pizza: Anderson alle prese di una storia d’amore adolescenziale

Licorice Pizza

Licorice Pizza: il nuovo film di P. Anderson al cinema

“Licorice Pizza” nello slang californiano, negli anni ‘70 indicava i vinili perché erano neri come la liquirizia e tondi come la pizza.  Il regista americano Paul Thomas Anderson gioca con le parole e propone una pellicola ambientata proprio negli anni ‘70, in un’ America di cambiamenti e di capitalismo (non c’è una parte del film senza respiro di soldi e business), col mito del cinema incarnato dal protagonista Gary Valentine. Gary ha la faccia simpatica, è un aspirante attore, è spontaneo come Forrest Gump e si improvvisa broker alla Belfort appena può; si innamora di Alana Kane, più grande di lui, sfrontata e non molto convinta di cosa vuole dalla vita.
Anderson traccia una storia d’amore di adolescenti, improbabile, neanche troppo speciale, dilatata in un tempo controverso, di adulti e capricci.

Una trama semplice in un prodotto forse anche eccessivamente lungo per l’intreccio narrativo, gonfio di intermezzi e con star di Hollywood che ne snaturano in parte la linearità e la logica: gli interventi di Bradley Cooper risuonano  superflui e rimandabili. Anderson vuole fare l’ambizioso con una storia che parla da sola, che non necessita tanto di ricami: vero è che alcune scene sono funzionali alla comprensione del rapporto tra i protagonisti, ma il film rischia seriamente di distendersi troppo e risultare stucchevole. Diventa un peccato poi. I due attori, Alana Kane e Cooper Hoffman (azzeccata la scelta di rinunciare a canoni di bellezza tradizionali) sono bravi, catalizzano l’attenzione, generano empatia, convincono pure e ricordano con cura che l’amore sterza, fa slalom, ha alti e bassi e poi una via la trova.
Il regista si impegna per esplorare la leggerezza di un amore adolescenziale realistico con incursioni di dramma, attraverso una fotografia buonissima, ma dentro le maglie di una narrazione accattivante che si perde per cercare altri spunti.
Neanche la sceneggiatura, benché candidata agli oscar 2022 assieme al titolo di miglior film e regia, spicca per profondità ma l’immagine dei due che corrono con sotto “Life on Mars” di David Bowie evita scaramucce.
Non è un caso poi che quella scena diventa la locandina del film perché di fatto di scene significative non ce ne sono molte altre di più. Parlare dell’amore in America rischia di essere un po’ un’americanata e forse Anderson in questo paga lo scotto di altri suoi film precedenti e un’aspettativa altissima del pubblico. 

Foto in evidenza: My Movies.

A proposito di Rita Salomone

Scrivo cose e parlo tanto. Mi piace Forrest Gump (anche se sono nata quattro anni dopo il film) e nel tempo libero studio filologia a Napoli. Bella storia la vita come scatola di cioccolatini.

Vedi tutti gli articoli di Rita Salomone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.