Riproduzione musicale: dal carillon a Spotify | Parte 2

Riproduzione musicale: dal carillon a Spotify| Parte2

Nella puntata precedente siamo partiti dagli albori della riproduzione musicale per arrivare al secondo dopoguerra, corrispondente al momento della nascita della globalizzazione del mercato discografico.

Sempre per ripercorrere quello detto in precedenza è giusto ricordare come tutti i sistemi di riproduzione analizzati si basassero su di uno schema che si è fedelmente ripetuto: la successione di incisione e riproduzione. Questo algoritmo resterà una costante anche per questa seconda puntata, seppur adattato a contesti tecnologicamente più avanzati.

Quindi, ora che è stata recuperata la valigia contenente gli strumenti base per poter proseguire il percorso nella storia della riproduzione musicale, è giusto che si vada avanti.

Ci eravamo lasciati con microfoni e nastri magnetici, e da lì ripartiremo.

Anche perché, a dirla tutta, qualcos’altro da aggiungere c’è.

Un esempio su tutti: nel 1963 la Philips rilascia sul mercato le prime musicassette.

L’impatto che ebbero sul mercato all’inizio non fu travolgente, il vinile continuò per diversi anni ad essere il mezzo più adoperato. Nonostante ciò però la nascita della musicassetta segnò l’inizio di un altro cambiamento epocale.

La musicassetta infatti trascinò con sé una serie di innovazioni che crearono uno tsunami tecnologico destinato a modificare profondamente i connotati della routine dell’epoca.

Nel 1968 sempre la Philips infatti rilascia sul mercato le prime autoradio capaci di leggere le musicassette. Quest’ultime grazie alla loro maneggevolezza condussero per la prima volta alla possibilità di poter ascoltare comodamente la musica fuori casa.

L’utilizzo su larga scala dell’elettricità e del magnetismo per la riproduzione permisero di superare l’ingombro di strumenti capaci di “leggere” un disco solo seguendo le traiettorie imposte da un’incisione fisica.

Nel 1979 la Sony introdusse il primo walkman, il precursore dell’iPod.

Questa successione di avvenimenti permetterà di comprendere come fosse possibile che la vendita di musicassette stentò i primi anni per poi acquisire un’impennata successivamente.

Infatti non fu solo la semplicità di incisione ad influire, ma soprattutto la possibilità di poter ascoltare ovunque la musica senza le restrizioni imposte dagli strumenti di riproduzione.

Le innovazioni di questi anni ovviamente sono enormi ed ebbero un impatto devastante sulla quotidianità, anche se in quello stesso anno, il 1979, ci fu un’altra scoperta destinata ad alterare profondamente il mercato discografico: il CD.

La paternità del compact disc è divisa tra Philips e DuPont, il primo disco reso commerciabile in questo formato fu la “Sinfonia delle Alpi” di Strauss mentre il primo disco pop fu “The Visitors” degli ABBA.

Come più volte accennato nella prima parte di questo percorso, i sistemi di riproduzione devono essere prima incisi e poi riprodotti. E’ questa la costante che ci stiamo trascinando a partire dalle incisioni dei blocchi di cera dell’800 fino ad arrivare ai CD degli anni ’80.

Per capire come scalfire questo nuovo oggetto per prima cosa è necessario capire di cosa si sta parlando.

Il compact disc non è altro che un pezzo di plastica policarbonata.

Nel processo di creazione la plastica viene deformata generando dei piccolissimi buchi (detti bumps) che ne determineranno l’incisione. A questo punto si arriva al nocciolo della questione.

Se con il passaggio dal disco alla puntina si veicolava un messaggio tramite onde sonore, mentre invece dal nastro alla bobina si trasmettevano onde elettromagnetiche, stavolta di che si parla? Che messaggio veicolano questi bumps?

Una volta deformata, la superficie del CD presenterà lungo una spirale un’alternanza di zone “bucate” e non.

Sebbene dialogare con qualcuno avendo a disposizione solo due risposte possibili, si e no, o forse nel nostro caso, ancora meglio, 1 e 0, possa sembrare molto complesso, il sistema numerico binario dice tutt’altro.

Ed ecco quindi che, magicamente, avere due risposte possibili non significa più cercare di troncare una conversazione sgradita, ma può invece permettere di veicolare messaggi anche molto complessi, come un brano musicale.

Dopo l’incisione ormai sarà chiaro che è necessario un processo inverso di riproduzione, ed è qui che la cosa si inizia a complicare.

Cosa diavolo succede quando mettiamo un disco in un lettore?

Quello che è certo è che il CD ruota molto velocemente, e fin qui ci siamo.

Quello che succede dentro però ha un qualcosa di magico, perché per la prima volta siamo di fronte ad una comunicazione tra disco e strumento di riproduzione perfettamente conforme agli odierni Dpcm, ovvero priva di contatto fisico.

All’interno di un lettore vi è un laser che andrà ad urtare contro la superficie di policarbonato, il raggio prodotto a volte incontrerà un bump (1), altre no (0), la differenza tra i due messaggi è legata al differente modo in cui il raggio del laser verrà respinto a seconda di se trova un “buco” o meno.

Una volta che si è generato un messaggio fatto di 1 e 0, a chi viene mandato?

A decodificare il messaggio sarà un sensore ottico che si occuperà poi a sua volta di inviarlo ad una sorta di traduttore capace di convertire un messaggio composto di 0 e 1 in un’onda elettromagnetica.

Così come le audiocassette anche i CD inizialmente incontrarono delle difficoltà ad entrare nel mercato, col tempo però riuscirono a soppiantare completamente i vinili per via della loro straordinaria capacità di non andare incontro all’usura determinata dal contatto con la puntina.

Il principale limite tecnologico riscontrabile all’inizio era dettato dalla capacità di immagazzinamento dati, per questo negli anni sono stati ideati sistemi tali da poter permettere di raccogliere enormi quantitativi di informazioni. Questi studi porteranno all’ultimo step di questo viaggio: quello dell’era digitale.

Nel 1988 si riunisce per la prima volta il comitato della MPEG, il cui obiettivo è quello di trovare un sistema di compressione audio digitale.

L’obiettivo è rendere possibile l’immagazzinamento di enormi quantitativi di dati sfruttando una tecnologia lossy, ovvero individuando degli algoritmi che conducono alla perdita di alcune informazioni non necessarie.

Questo porterà nel 1997 al famosissimo file formato mp3.

Impossibile non ricordare che tra il 1988 e il 1997 c’è stato un altro epocale destinato a stravolgere perennemente il mercato musicale, si parla chiaramente del sopravvento di internet.

Come per tutte le grandi innovazioni per vederne gli effetti bisogna aspettare ancora qualche anno. Nel frattempo nel 2001 la Apple lancia sul mercato l’iPod stravolgendo completamente il rapporto tra l’ascoltatore ed il prodotto musicale.

Dal 2001 in poi inizierà una cascata di eventi che condurrà al tracollo del mercato “fisico” del disco e al fiorire del mercato digitale.

Dal 2002 infatti internet ormai è a disposizione di una buona fetta della popolazione mondiale.

Questa innovazione segna però anche la nascita della pirateria musicale grazie ai sistemi peer to peer.

Questi modelli permettono ai clienti di fungere allo stesso tempo anche da server, provo a tradurre.

Si tratta di programmi nati agli inizi degli anni 2000 e che mettono a disposizione una libreria di file multimediali da poter scaricare gratuitamente. Oltre a poter fare ciò però permettono anche di poter mettere in condivisione i file presenti nel proprio dispositivo. Questo significa che chi acquistava un disco poteva tranquillamente regalarne l’ascolto a tutti gli altri senza che quest’ultimi pagassero.

eMule e Torrent sono sicuramente i programmi più famosi per questo tipo di operazioni, ma c’è un illustre predecessore, protagonista di una delle cause più discusse della storia della musica: Napster.

Nel 2000 Napster è la piattaforma più utilizzata per scaricare musica illegalmente, e i Metallica sono la band più penalizzata per via del mostruoso quantitativo di streaming illegali che li riguardavano.

Per questo motivo il gruppo decise di iniziare una battaglia legale plurimilionaria che durò per un anno e che portò alla chiusura del sito.

Purtroppo per loro però quella fu solo una vittoria momentanea dato che nel 2002 nascono prima eMule, poi Torrent.

Nel 2005 sarà poi la volta di YouTube e da lì nessuna battaglia legale avrebbe mai potuto reggere.

Nel 2006 arriva, oltre che la vittoria della nazionale ai mondiali, anche la nascita di Spotify, ovvero l’alba di un nuovo giorno, o anche l’inizio della fine, la storia lo deciderà.

Fonte Immagine: punto-informatico.it

About Adriano Tranchino

Studente di Ingegneria Chimica di 24 anni

View all posts by Adriano Tranchino →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *