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Eroica Fenice

Cinema e Serie tv

The Queen’s Gambit: la regina degli scacchi su Netflix

Recensione de “La regina degli scacchi” sulla piattaforma streaming Netflix È uscita il 23 ottobre sulla piattaforma di streaming Netflix la nuova serie sul gioco degli scacchi basata sul romanzo di Walter Trevis. Il titolo in lingua originale “The queen’s gambit” allude a una delle mosse d’apertura più famosa nel gioco, il gambetto di donna che poi nella traduzione italiana è diventato un titolo icastico: la regina degli scacchi. Beth Harmon, interpretata da Anya Taylor-Joy, è davvero la regina indiscussa degli scacchi, perché lei ha un talento: un giorno si sveglia e scopre come muovere i pezzi sulla scacchiera. Scopre che lo sa fare, che lo sa fare bene, come nessun altro e che prima di impararlo quei pezzi si muovono da soli nella sua testa come se avessero vita propria. Beth è un genio, pure se ha nove anni e pure se la vita è durissima nei suoi confronti. Per,  rilegata nelle 64 caselle quella vita sembra meno cattiva, o forse lo è lo stesso però resta un gioco e lei è bravissima in quello. In un tempo controverso, nell’America della guerra fredda, in un gioco che è sempre stato primato dei russi e in un contesto di uomini, Beth è elegante, capace, ostinata, gioca con una naturalezza disarmante e brilla. Proprio lì dove vengono offuscati tutti gli altri, lei riesce a brillare. Eppure si sente il peso del talento, lei lo avverte, sa che si può perdere e perdere può persino significare perdersi quando si va al massimo. “Sei la più brava di tutti da così tanto tempo che non sai neanche come sia per tutti noi” le dirà qualcuno in un momento. Perché in fondo bisogna saper essere dei geni e non esserlo e basta. La “regina degli scacchi” non è semplicemente la storia di una donna piena di talento. È la storia di una riconciliazione, tra i ricordi del passato che a volte tornano prepotenti e il futuro, inesplorato, pronto a essere toccato eppure incredibilmente lontano. Ed è anche la Storia, quella con la S maiuscola, di conflitti ideologici e fisici, che però davanti alla competizione, sana, spronante, non può far altro che annichilire. Non importa niente se poi Beth è una donna, è americana o è atea o se i suoi avversari non lo sono perché i pezzi sulla scacchiera non lo vedono e il bianco e il nero è tirato a sorte. Per questo, poi, nella finale del mondo di Beth Harmon, quelle tre mosse d’apertura d4,d5,c4 le conoscono tutti gli spettatori a memoria: gambetto di donna. Sono certi, si chiamano così. Fonte immagine: https://tecnologia.libero.it/regina-scacchi-chi-e-anya-taylor-joy-40322

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Musica

Clito, il nuovo brano di Madame: rivoluzione o no?

Il 6 novembre scorso è uscito il singolo della cantante Madame su tutte le piattaforme digitali e di streaming. Francesca Galeano, in arte Madame, è una giovanissima cantante italiana della scena rap e urbam, classe 2002, conosciuta già per l’uscita di alcune canzoni come “Sciccherie”, “Anna” e “17”. Il nuovo brano, prodotto da Bias, si chiama Clito ed allude in maniera più o meno esplicita al piacere femminile. Icastica è l’espressione del ritornello “La vita mi fa click sul Clito”. Il testo, rap, riprende le fila dei grandi precursori del genere e a livello contenutistico tende a rilanciare nell’immaginario collettivo il ritratto della donna gaudente, libertina, uguale al suo corrispettivo maschile. È forse una delle prime volte che nel rap, all’elitarismo di contenuti maschi e spesso fallocentrici, si alterna una semi apertura di altri temi. Ma quanto effettivamente la canzone di Madame ha riverbero, adesso, nel 2020? È veramente rivoluzionario un pezzo in cui la donna vive la sessualità con disinvoltura o si riduce a rap d’intrattenimento, a tratti sguaiato e un pochino cliché, fatto da una donna? Sicuramente, da una parte si riconosce il progetto ambizioso di fare rap senza prerogative di genere, voluttuoso, provocatorio, pure esplicitamente calcato che va bene. E però, al contempo, potrebbe diventare una sperimentazione contenutistica goffamente costruita, senza veramente molto da dire di più. Perché Madame parla di donne e di cose da donne, con una impertinenza che funziona pure nell’insieme ma che rischia di sconfinare in toni impertinenti e basta, pedissequamente emulati dal primo rapper di turno. Allora va bene tutto: il brano suggerisce una nuova dimensione del rap, già ampiamente sciorinata in altri paesi e che fa fatica ad essere inquadrata in Italia per un certo conservatorismo di fondo, anche piuttosto arrugginito in realtà e in questo si presta alla più nobile delle rivoluzioni. Le rivoluzioni, però, non vengono bene a metà, devono sradicare qualcosa totalmente, ri-volgerlo da capo altrimenti è tentativo, piccolo, fortunoso di parlare di piacere senza convincere e piacere del tutto.

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Attualità

Luigi e Ugo: Napoli con altri occhi

Luigi e Ugo non sono il simbolo di una terra che da anni è martoriata dalla criminalità. Sono dei ragazzi che hanno sbagliato e finiscono per essere parte di un retaggio culturale che spesso giustifica o tende a incasellare gli eventi in una dimensione cromatica che prevede il bianco e nero, senza ulteriori sfumature. Ed ecco che alcune vicende si riducono a sentenze e le sentenze diventano avvenimenti che si replicano, senza riflessione. Per questo poi è importante cambiare prospettiva, accogliere i fatti per come sono e poi comprenderli nel più dignitoso rispetto della vita.

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