Magnifici 7 da Sturges a Fuqua; come cambia il cinema

I Magnifici 7

Magnifici 7, dal classico di John Sturges al remake diretto da Antoine Fuqua, l’esempio di come il cinema cambia in base al pubblico

Il cinema è sempre stato in evoluzione e il suo linguaggio cambia principalmente in base alle esigenze del nuovo pubblico.

Nel corso del tempo i diversi remake di Hollywood hanno mostrato come “riprendere vecchie storie, aggiornandole”. È il celebre caso di Scarface- Lo Sfregiato di Howard Hawks e di quello realizzato da Brian De Palma. La storia del gangster italoamericano Tony Camonte durante l’età del Proibizionismo viene “spostata negli anni Ottanta a Miami con il profugo cubano Tony Montana, così come il traffico illecito di alcolici sostituito con quello della cocaina. 

Un altro esempio di remake, ma con delle finalità del tutto diverse rispetto al capolavoro di De Palma, è I Magnifici 7 del regista americano Antoine Fuqua (autore di Training Day, The Equalizer, King Arthur, Southpaw- L’ultima sfida, Shooter, Infinite e The Guilty). 

La storia dei sette paladini del Far West che combattono contro un perfido malfattore viene riproposta per un pubblico molto diverso da quello degli anni Sessanta e dagli amanti del classico di Akira Kurosawa. 

I Magnifici 7 tra 1960 e il 2016, l’arrivo di un cast multietnico per descrivere l’America di oggi

Nella pellicola originale abbiamo quello che viene definito “ ensemble cast formato da Yul Brynner (famoso faraone Ramses II in I Dieci Comandamenti), Steve McQueen, Charles Bronson, Robert Vaughn, Brad Dexter, James Coburn e Horst Buchholz. Nel remake, invece, spiccano Denzel Washington, Chris Pratt (Guardiani della Galassia, Jurassic World), Ethan Hawke  (Training Day, Predestination e Sinister) e Vincent D’Onofrio (Full Metal Jacket, Men In Black, Jurassic World e la serie tv Marvel’s Daredevil), mentre ai personaggi di Manuel Garcia-Rulfo, Lee Byung-hun e Martin Sensmeier viene riservato un ruolo minore.

Inoltre nel remake di Fuqua c’è una forte componente multietnica dei protagonisti rispetto alla pellicola originale, costituita da soli bianchi. Sam Chilson (interpretato da Denzel Washington) è afroamericano, Billy Rocks (interpretato dal coreano Lee Byung-hun) è asiatico, Vasquez ( Manuel Garcia-Rulfo) è un criminale messicano, Red Harvest (Martin Sensmeier) è un guerriero comanche mentre Goodnight Robicheaux (Ethan Hawke) è cajun, ossia un francofono della Louisiana.

Rispetto al film del 1960 c’è anche una presenza femminile importante per i fini della trama. Si tratta di Haley Bennett (a sua seconda collaborazione con Fuqua e Washington dopo The Equalizer) nei panni di Emma Cullen, la fanciulla che decide di assoldare i sette cowboy per combattere il perfido industriale Bogue, reo di aver comprato le miniere nei pressi della città e di terrorizzare gli abitanti. Il personaggio di Bennett ricorda quello del contadino messicano Hilario (interpretato da Jorge Martìnez de Hoyos) che nel film di Sturges chiede aiuto per fermare il malvagio Calvera, mettendo in moto la vicenda narrata.

Un western insolito nel panorama del revisionismo da Kevin Costner a Quentin Tarantino 

Un altro grande cambiamento è l’approccio narrativo. I Magnifici 7 del 2016 è un film molto più semplice della pellicola originale, pensato prettamente ad un pubblico che vuole godersi una semplice pellicola d’azione.

Siamo ben distanti dal western revisionista di Django Unchained e The Hateful Eight di Quentin Tarantino, dal film denuncia Balla coi Lupi di Kevin Costner o i recenti remake come Quel Treno per Yuma di James Mangold con Russell Crowe e Christian Bale oppure Il Grinta dei fratelli Coen con Jeff Bridges, Matt Damon e Josh Brolin. Fuqua vuole ribadire la preferenza per il cinema d’azione dove prevalgono scene di sparatorie o inseguimenti a cavallo, non c’è posto per rivalutare la storia del West senza l’eroismo di John Wayne.

Niente valori, i Magnifici 7 del 2016 sono personaggi rozzi e spietati, interessati al proprio tornaconto piuttosto che seguire un codice morale. 

Come scrive il critico Aldo Spinello sul sito Sentieri selvaggi: «L’opposizione ai “poteri forti”, per Fuqua, non risponde a un vago ideale di giustizia. È qualcosa di più personale, ha a che fare con la rabbia. È una fiamma che attraversa le ere della Storia e i territori del Paese, si propaga dalle praterie e montagne dell’interno fino alle città della costa, lungo una frontiera infinita che segna i luoghi dello scontro. Non è un caso che i magnifici sette appartengano tutti, in un modo o nell’altro, a minoranze, a entità oppresse e sconfitte, o comunque guardate a vista e marginalizzate»

I Magnifici 7 è il risultato di una generazione che ha preso il distacco dal “western tradizionale”

Insomma, i tempi passano e le generazioni cambiano; così come anche il cinema. Nell’opera di Fuqua si perde quella dimensione autoriale di Sturges e di Kurosawa, lasciando il posto ad un “revenge movie” esplosivo pensato per una nuova generazione di amanti del western.

Così i paladini della giustizia incorruttibili di John Wayne hanno lasciato il posto con personaggi ispirati al modello degli spaghetti-western di Sergio Leone, mentre i valori hanno lasciato il posto alla terribile riflessione di un mondo “mitizzato e celebrato” dal cinema dell’epoca d’oro di Hollywood. 

Fonte immagine di copertina: si ringrazia Justwatch 

A proposito di Salvatore Iaconis

Nato nel 1999 a Napoli e iscritto al corso di laurea di Lettere Moderne all’Università Federico II di Napoli. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania dal 26 gennaio 2021. Grande amante della lettura dai classici della tradizione fino ai best-sellers più recenti, appassionato di cinema in tutte le sue forme nonché di teatro, storia, arte e filosofia.

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