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Eroica Fenice

Oscar 2017: le stelle continuano a splendere oltre il “muro”

È il 26 febbraio, il Dolby Theatre di Los Angeles è gremito di persone, ognuna seduta al proprio posto in attesa che la serata cominci. Il cantante Justin Timberlake sale sul palco e apre letteralmente le danze con la sua popolarissima Can’t stop the feeling che coinvolge e trascina a tal punto il pubblico, da farlo alzare e mettere a ballare sulle note della canzone.

L’89ª edizione della cerimonia degli Oscar è ufficialmente iniziata e il testimone, o meglio, il microfono, passa nelle mani del noto presentatore Jimmy Kimmel, il quale esordisce con un monologo d’apertura dove si susseguono una dopo l’altra le frecciatine al neo-eletto Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La sua pungente ironia raggiunge l’apice quando chiede un applauso per “la sopravvalutata Meryl Streep” e la sala la omaggia con una vera e propria standing ovation.

Da queste prime battute si intuisce che, anche quest’anno, lo show più seguito a livello mondiale – per dirla con le parole del conduttore nei “225 Paesi che ora ci odiano” – non deluderà gli spettatori.

La serata procede con le premiazioni, i discorsi di ringraziamento dei vincitori e le esibizioni di grandi artisti come Sting, John Legend, Aul’i Cravalho e, a differenza dei Golden Globe, poco spazio è stato lasciato alle polemiche di natura politica.

Di grande impatto è stato il lungo segmento “In Memoriam”, un tributo ai personaggi del mondo dello spettacolo scomparsi nell’ultimo anno, con le loro immagini che scorrevano sullo schermo accompagnate dalla melodiosa voce della cantante Sara Bareilles.

Tuttavia, forse proprio a causa della solennità del momento, passa inosservato un imbarazzante errore: nel filmato viene mostrata la foto di Jan Chapman, produttrice australiana in vita, al posto di quella di Janet Patterson, costumista sua connazionale venuta a mancare mesi fa. Dello strafalcione non si accorge nessuno – verrà segnalato dopo – e, quindi, lo show continua come se niente fosse successo tra lanci di piccoli paracadute in sala con caramelle e biscottini per il pubblico perché, come sottolinea Kimmel, “sarebbe anti-americano non avere caramelle quando si parla di cinema”.

Alla notte degli Oscar trionfa il cinema

A dispetto delle previsioni, la notte degli Oscar ha riservato non poche sorprese. Alcuni dei candidati in lizza per la statuetta più ambita del mondo cinematografico come Mel Gibson, Denzel Washington, Amy Adams, la stessa Meryl Streep per citarne alcuni tra i più famosi, non portano a casa l’agognato riconoscimento dorato.

Fa incetta di premi La La Land, il musical dedicato ai sognatori, aggiudicandosi ben 6 dei 14 Oscar per i quali era stato nominato – premiata Emma Stone come “Migliore attrice protagonista” e il giovane Damien Chazelle per la “Migliore regia”.

Casey Affleck – fratello minore ma non meno talentuoso del più popolare Ben Affleck – si aggiudica l’Oscar come “Migliore attore protagonista” per l’intenso ruolo interpretato in Manchester by the sea. Viola Davis e Mahershala Ali, due grandi attori di colore, vincono nelle categorie “Miglior attrice e Miglior attore non protagonista”, per Barriere lei e Moonlight lui.

Un prezioso momento di riflessione si è avuto con la proclamazione del vincitore della categoria “Miglior film straniero”. A ritirare l’Oscar per Il cliente non è il regista iraniano Asghar Farhad, assente per protesta contro le misure restrittive, bandite e poi sospese, riguardo l’ingresso in America di cittadini del suo e di altri 6 Paesi, ma una sua collaboratrice. Quest’ultima ha letto una lettera, fortemente applaudita dai presenti, nella quale il regista spiegava le proprie motivazioni concludendo che proprio il cinema è in grado di “abbattere gli stereotipi e creare quell’empatia che oggi ci serve più che mai”.

Purtroppo, nulla di fatto per il nostrano Fuocoammare di Gianfranco Rosi perché, per il “Miglior documentario” si aggiudica l’Oscar O. J. Made in America di Ezra Edelman.

La serata volge al termine con l’ultimo riconoscimento, il più ambito, quello al “Miglior film”.

Warren Beatty, con al suo fianco Faye Dunaway, dopo la presentazione dei 9 film in gara, apre la busta rossa e annuncia: “The Oscar goes to… La La Land!”. Scrosciano gli applausi, i vincitori salgono sul palco, inizia il discorso di rito dei produttori e… Fermi tutti! C’è stato un errore! Già, perché all’incolpevole e costernato Beatty è stato consegnato il responso sbagliato; il miglior film dell’anno è, invece, Moonlight di Barry Jenkins. Dopo un lungo momento di imbarazzo, stemperato da qualche altra battuta del presentatore, torna tutto alla normalità e anche le ultime statuette vengono consegnate ai legittimi, e alquanto increduli, vincitori.

Cala il sipario, le luci si spengono e si dovrà attendere il prossimo anno per poter vivere le emozioni che soltanto la notte degli Oscar è in grado di regalare.

Una notte tempestata di stelle che brillano nel firmamento del cinema grazie alle quali si può ancora sognare evadendo da una realtà buia per andare in un mondo fantastico dove non esistono limiti, pregiudizi, differenze e muri che non possano essere abbattuti.