Una sirena a Parigi. Trasposizione cinematografica del romanzo di Mathias Malzieu

Una sirena a Parigi. Trasposizione cinematografica del romanzo di Mathias Malzieu

Finalmente, dopo il lungo e buio lockdown, le sale cinematografiche riaprono le porte, donando la possibilità di riassaporare il gusto del buon cinema, nazionale e internazionale. E il 20 agosto 2020 l’occasione è ghiotta per gli amanti dell’amore, dell’incanto e della fantasia, con l’uscita nelle sale di Una sirena a Parigi. Si tratta dell’adattamento dell’omonimo romanzo di Mathias Malzieu, che si cala nei panni di regista, già scrittore e musicista. Malzieu è infatti la voce dei Dyonisos, gruppo rock originario di Valence, noto per il “fantastico” che alimenta i suoi brani. E la fantasia, unita all’incanto e alla sorpresa, anima l’incredibile storia d’amore protagonista della pellicola. Un amore capace di superare limiti e disillusione.

Distribuito da Vision Distribution e Cloud 9, Una sirena a Parigi (Une sirène à Paris) si presenta come una sorta di favola romantica, ispirandosi però ad un grave evento che colpì Parigi nel 2016: la grande alluvione, che fece riversare i pesci sulle rive della Senna e disperse persone.

Una sirena a Parigi. Trama

La capitale francese fa da sfondo, con una forte tempesta che si abbatte sulla città, inondando le strade che divengono malinconiche e buie. In questa cornice romantica e uggiosa si inserisce la straordinaria vicenda d’amore tra il musicista Gaspard Snow (Nicolas Duvauchelle) e la dolce sirena Lula (Marilyn Lima). Gaspard è un cantante rock sentimentale che si esibisce nello strepitoso cabaret-cafè parigino sito su una chiatta, il Flowerburger. Simbolo di un mondo incantato, eccentrico e romantico, in cui il sogno, la sorpresa e la libertà d’espressione costituiscono il biglietto da visita e la molla ad una speranza che fuori di lì sembra ormai appassita. Nel cuore del giovane affascinante e tormentato alberga il gelo della disillusione, conseguenza di amori delusi e naufragati. Gaspard vive tra arte e abitudini, lottando per salvare l’amato locale dal fallimento e tenere vivo il ricordo della madre defunta, anima e ispiratrice di quella culla di musica, passione e libertà.

In una notte come tante, uscendo dal locale, viene attratto da un incantevole canto, e seguendolo si imbatte in una sirena, Lula, arenatasi lungo la Senna, ferita e impaurita. Decide così di portarla a casa, sistemandola nella sua vasca da bagno, medicandola e prendendosene cura. Lula si sorprende del mancato effetto che ha su Gaspard, spiegandogli come gli uomini, udendo la sua voce, ne vengano travolti e trafitti, senza scampo, innamorandosi perdutamente. Ma Gaspard sembra essere immune all’amore, avendo chiuso il suo cuore, divenuto gelido come la neve che costituisce il suo cognome. Eppure l’amore riesce a porre limiti all’impossibile, abbattendo barriere e convinzioni fortificate, rendendo vulnerabili anche i cuori più duri.

 Amore impossibile tra incanto e sorpresa

«I sorprenditori sono quelli la cui immaginazione è così potente da renderli capaci di cambiare il mondo». È questa l’anima del Flowerburger, il locale in cui Gaspard si esibisce e trova possibilità d’esprimere in qualche modo un amore dilaniato, attraverso l’arte, la musica e la forza della speranza. E l’amore è il più grande, potente e stravagante dei sorprenditori. Giunge sulle sponde di cuori naufragati, ridonando linfa vitale, fonte di creazione e anche distruzione, perché certamente l’amore fortifica, rendendo però allo stesso tempo vulnerabili e inclini al rischio. L’amore dispiega le ali, ma dal volo è possibile precipitare nella caldera di una delusione, di un tradimento, della presa di coscienza di paure invalicabili, e pertanto ustionarsi. Ma l’amore sa anche guarire ferite squarciate e cuori intorpiditi da tempo, abbattendo ogni difesa. Nemmeno una grande forza di volontà può essere in grado di contrastarne uno che sboccia inedito, come un “fiore su un hamburger”. E cosa è più simbolico dell’amore impossibile che lega un umano a una sirena! Più volte già decantato nella letteratura – si pensi a La Sirena di Giuseppe Tomasi di Lampedusa -, così come nella cinematografia – si pensi a La Sirenetta, il film d’animazione Disney.

E il regista Malzieu, già ampiamente spronato dalla fantasia e dall’incanto che animano i suoi brani e la sua scrittura, si crogiola nella mitologia, ispirandosi però ad un evento reale. E il realismo non è insito esclusivamente nell’antefatto storico dell’alluvione, bensì risiede nella sua esperienza personale, quella di un cuore stropicciato e maltrattato, incredibilmente e inaspettatamente guarito, proprio grazie alla forza di un amore che può tutto, proprio tutto. Ma occorre crederci davvero, abbandonarsi, senza paure e pretesti deleteri.

L’amore è l’ingrediente capace di salvare il mondo dalla decadente disillusione di una vita ormai sempre più spesso improntata al conformismo, alle scelte di comodo, alla pigrizia d’animo e alla stanchezza mentale e sentimentale. Pertanto urge credere nell’amore, soprattutto quello impossibile, che necessita di speranza mai assopita, di cuori ancora capaci di scalpitare forte e di sguardi di innocente stupore, come quelli dei bambini.

«L’amore è come la gioia. E punge. Fortissimo».

Una sirena a Parigi. Considerazioni

Tutto questo Una sirena a Parigi mostra agli spettatori. I toni della pellicola sono fiabeschi, dediti all’immaginazione, al sorprendente, all’eccesso e all’impossibile che diviene possibile. L’atmosfera, a tratti noir e malinconica, si tinge dei colori accesi e vivaci del Flowerburger e di coloro che vi si esibiscono. La fantasia ben si sposa con la musica, che accompagna i protagonisti e i dialoghi in un vortice potente di bellezza ed incanto.

Tuttavia la pellicola non manca di peccare nella sceneggiatura, che può risultare un po’ scarna e troppo semplicistica per il sentimento immenso ed elevato che Malzieu intende urlare, tra il grigiore e il qualunquismo che macchiano gli animi imbrigliati tra tedio e disincanto. Inoltre il rischio di cedere al kitsch è in agguato, soprattutto nelle inquadrature della casa di Gaspard, ricca di oggetti accumulati. Ma è una scelta che ben si confà al gusto naïf che sottende i temi del racconto.

C’è tanto, e quel tanto comunque sa di vita, di sporco pulito, di odori che profumano di straordinarietà. Insomma, pur incappando in qualche difetto, Una sirena a Parigi riesce a raggiungere la perfezione nel messaggio che ispira e trasmette, e nella dolcezza che trasuda, espressa attraverso le voci e i comportamenti dei protagonisti, magari fanciulleschi a tratti, ma colmi d’incanto, passione e amore.

 

Fonte: cinematografo.it

A proposito di Emilia Cirillo

Mi chiamo Emilia Cirillo. Ventisettenne napoletana, ma attualmente domiciliata a Mantova per esigenze lavorative. Dal marzo 2015 sono infatti impegnata (con contratti a tempo determinato) come Assistente Amministrativa, in base alle convocazioni effettuate dalle scuole della provincia. Il mio percorso di studi ha un’impronta decisamente umanistica. Diplomata nell’a.s. 2008/2009 presso il Liceo Socio-Psico-Pedagogico “Pitagora” di Torre Annunziata (NA). Ho conseguito poi la Laurea Triennale in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” nel luglio 2014. In età adolescenziale, nel corso della formazione liceale, ha cominciato a farsi strada in me un crescente interesse per la scrittura, che in quel periodo ha trovato espressione in una brevissima collaborazione al quotidiano “Il Sottosopra” e nella partecipazione alla stesura di articoli per il Giornalino d’Istituto. Ma la prima concreta possibilità di dar voce alle mie idee, opinioni ed emozioni mi è stata offerta due anni fa (novembre 2015) da un periodico dell’Oltrepo mantovano “Album”. Questa collaborazione continua tutt’oggi con articoli pubblicati mensilmente nella sezione “Rubriche”. Gli argomenti da me trattati sono vari e dettati da una calda propensione per la cultura e l’arte soprattutto – espressa nelle sue più soavi e magiche forme della Musica, Danza e Cinema -, e da un’intima introspezione nel trattare determinate tematiche. La seconda (non per importanza) passione è la Danza, studiata e praticata assiduamente per quindici anni, negli stili di danza classica, moderna e contemporanea. Da qui deriva l’amore per la Musica, che, ovunque mi trovi ad ascoltarla (per caso o non), non lascia tregua al cuore e al corpo. Adoro, dunque, l’Opera e il Balletto: quando possibile, colgo l’occasione di seguire qualche famoso Repertorio presso il Teatro San Carlo di Napoli. Ho un’indole fortemente romantica e creativa. Mi ritengo testarda, ma determinata, soprattutto se si tratta di lottare per realizzare i miei sogni e, in generale, ciò in cui credo. Tra i miei vivi interessi si inserisce la possibilità di viaggiare, per conoscere culture e tradizioni sempre nuove e godere dell’estasiante spettacolo dei paesaggi osservati. Dopo la Laurea ho anche frequentato a Napoli un corso finanziato da FormaTemp come “Addetto all’organizzazione di Eventi”. In definitiva, tutto ciò che appartiene all’universo dell’arte e della cultura e alla sfera della creatività e del romanticismo, aggiunge un tassello al mio percorso di crescita e dona gioia e soddisfazione pura alla mia anima. Contentissima di essere stata accolta per collaborare alla Redazione “Eroica Fenice”, spero di poter e saper esserne all’altezza. Spero ancora che un giorno questa passione per la scrittura possa trovare concretezza in ambito propriamente professionale. Intanto Grazie per la possibilità offertami.

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