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Eroica Fenice

Arriva Xiaomi, azienda cinese alla conquista dell’Italia

“Prodotti sorprendenti, prezzi onesti”: con questo slogan, Lei Jun, fondatore dell’azienda cinese Xiaomi, definisce la peculiarità della sua società. Fondata nel 2010, la compagnia orientale che produce smartphone, tablet e apparecchi di domotica, finora non ha venduto ufficialmente i suoi prodotti in Europa o in Italia, dove erano acquistabili solo d’importazione con la ROM cinese da sostituire con ROM globali. Quest’anno però, Xiaomi debutta formalmente nel nostro Paese con la conferenza stampa prevista il 24 maggio e l’inaugurazione, il 26 maggio, del suo primo negozio a Milano. L’azienda è pronta a partire alla conquista del mercato italiano, prima con smartphone e braccialetti fitness, per poi allargare sempre di più la sua offerta di apparecchiature tecnologiche, le cui caratteristiche fondamentali appaiono evidenti: design elegante, buoni materiali, ottime prestazioni, ma senza il superfluo. Oltre agli smartphone infatti, ultimamente Xiaomi si è distinta anche nella fabbricazione di altri dispositivi elettronici, dei quali i più popolari sono il Mi Band (braccialetto capace di calcolare il dispendio di energia durante l’attività fisica), il Mi Smart Scale (bilancia pesapersone elettronica), powerbank, router wifi, una videocamera digitale, un depuratore d’acqua, un purificatore d’aria e vari altri apparecchi.

Lei Jun, CEO Xiaomi, ovvero l’alter ego dagli occhi a mandorla di Steve Jobs

L’onestà dei prezzi sarebbe garantita dal fatto che i guadagni sull’hardware di Xiaomi non superano il 5%. Come dichiara Lei Jun, “Se il margine netto supera il 5%, restituiremo l’eccedenza ai nostri utenti. È nostra convinzione che offrire un’esperienza utente di qualità elevata e costante nel tempo sia più importante che perseguire profitti hardware una tantum. Concentrarsi sull’efficienza è più importante dei profitti a breve termine. Siamo fiduciosi che il mantenimento di profitti ragionevoli diventerà inevitabilmente una tendenza del settore; insistere ciecamente per ottenere margini più elevati non sarà sostenibile”. Chiaro quindi, l’intento di rivolgersi ad una fascia media o bassa, andando a sostituire i produttori classici, come Samsung, Huaweii, Lg, OnePlus, che ora puntano su modelli top. Ispirandosi allo stile di Steve Jobs, Jun si pone l’obiettivo di diventare il primo produttore al mondo nel giro di uno o due lustri. Effettivamente, in otto anni la compagnia ha raggiunto un fatturato di 16 miliardi di dollari e nel 2017 ha venduto 92,4 milioni di smartphone, passando da startup a colosso. Xiaomi ha firmato l’intesa con Ck Hutchison per distribuire i suoi modelli nei 3 Group Stores in Australia, Danimarca, Hong Kong, Irlanda, Italia, Svezia e Regno Unito. Nonostante l’ingresso negli Stati Uniti sia ostacolato dalle limitazioni sulle importazioni dalla Cina, la società si piazza comunque al quarto posto nella classifica mondiale dei produttori.

Costruire un ecosistema globale per uno sviluppo a lungo termine

Tra periferiche mobili, smartphone, droni, bici da corsa connesse alla tv intelligente, attualmente sono oltre 100 milioni i prodotti dal marchio arancione già acquistabili in tutto il mondo, che si gestiscono con le app Xiaomi. “La costruzione di un ecosistema globale ci ha fornito maggiori opportunità di sviluppo a lungo termine, ha ampliato i nostri confini e ha ulteriormente rafforzato le nostre fondamenta. Con l’era dei big data e dell’intelligenza artificiale, crediamo che l’elevato volume di informazioni generato dal nostro ecosistema ci permetterà di comprendere meglio le esigenze dei nostri utenti e ci darà un vantaggio significativo per offrire prodotti e servizi migliori”, aggiunge il fondatore Jun. La società asiatica può già contare sul sostegno di tantissimi fan che, con i loro suggerimenti, favoriscono il miglioramento dei prodotti tramite il passaparola: “Le buone aziende fanno profitti, le grandi aziende conquistano anche i cuori delle persone”, sostiene Jun. Anche nella nostra penisola il gigante cinese dell’elettronica ha già una nutrita schiera di simpatizzanti anche se, mentre in Cina gli smartphone Xiaomi consentono di fare shopping online, pagare i biglietti dei mezzi di trasporto, vedere film e non solo, da noi, per la completa disponibilità di tali servizi si dovrà attendere ancora un po’.

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