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Plagi musicali

Plagi musicali, quando copiare non è un reato

Plagi musicali: cosa sono e quando sono perseguibili penalmente –

“I buoni artisti copiano, i grandi rubano” diceva il buon Picasso. Pare che non tutti abbiano però condiviso la massima del vecchio Pablo: soprattutto in ambito musicale, questi “prestiti” artistici sono stati spesso oggetti di dispute giudiziarie. C’è un termine specifico per indicarli: plagi musicali. 

Plagi musicali for dummies: come si definisce un plagio?

Stando alle legge sul diritto d’autore, il plagio è “l’appropriazione, totale o parziale, della paternità di un’opera creata dall’ingegno altrui”. Apparentemente una definizione in grado di fugare ogni dubbio ma che in realtà, insieme all’intera legge sul diritto d’autore, non è in grado di stabilire parametri precisi per il riconoscimento certo di un plagio. Tutt’oggi, infatti, i plagi musicali sono materia di studio per gli esperti di diritto e giurisprudenza.

Plagi musicali, perché è così difficile riconoscerli?

Si è soliti considerare che sia sufficiente un ascolto comparativo oppure un’uguaglianza compresa tra le quattro e le otto battute per definire un plagio, ma questi potrebbero essere soltanto criteri utili per poter parlare di un’ipotesi di plagio. Innanzitutto, un plagio potrebbe essere casuale. Ebbene sì, come molti sapranno, le combinazioni possibili tra le note musicali non sono infinite e quindi la possibilità, seppur ultra infinitesimale, di un’identità fortuita tra due canzoni può esistere. Vi è la possibilità che un autore componga e plagi involontariamente una canzone a lui completamente sconosciuta. Anche la riproduzione esatta di una melodia potrebbe però non bastare. Potrebbe infatti essere inserita in un altro contesto, di diverso ritmo o di diverso timbro, tale da suscitare nell’ascoltatore un’impressione diversa dal brano originale. È quindi necessario lo studio di ogni singolo caso.

Plagi musicali, l’opinione di Ennio Morricone

È nella musica leggera che riscontriamo il maggior numero di plagi, spesso non riconosciuti giuridicamente. A tal proposito Ennio Morricone, in un intervento raccolto nel libro “Anche Mozart copiava” di Michele Bovi, afferma: “La musica orecchiabile, proprio perché tale, assomiglia a qualche cosa già scritta, già proposta alla gente. Se non fosse stata udita non avrebbe successo. Se un autore vuole davvero creare qualcosa di originale deve attingere a parametri inadatti alla musica leggera il cui prodotto è una canzonetta, a volte dilettantesca, a volte infantile, sempre destinata ad un successo stagionale. La mia posizione morale e musicale è che chi ha coscienza di questa professione, pertanto della orecchiabilità forzata di queste canzoni che hanno vita breve, dovrebbe astenersi dal fare cause e controcause per plagi indimostrabili e disturbare i giudici per queste cose”. Chiaro, dunque, che l’identità o anche solo la somiglianza di due brani -stando alla buona fede agli artisti- può essere semplicemente frutto di un comune background musicale e tematico.

Spirit e Al Bano, quando il plagio musicale non sussiste –

Due dei più famosi processi su presunti plagi, vinti dagli imputati per motivi simili a quelli sopra elencati, sono stati quello degli Spirit contro i Led Zeppelin e di Al Bano contro Michael Jackson.
Il primo fu indetto nel 2014 perché Michael Skidmore, curatore del patrimonio del defunto chitarrista degli Spirit Randy Wolfe, accusò i Led Zeppelin di aver plagiato con Stairway to Heaven (1971) il brano Taurus (1968) composto da Wolfe. La notizia fece molto scalpore, uno dei più importanti pezzi della storia del rock rischiò di essere “sbugiardato” davanti al mondo intero, ma non andò così. I Led Zeppelin furono assolti in quanto fu dimostrato che la successione di accordi, sulla quale erano basate le due canzoni, fosse molto comune in tantissime canzoni rock e dunque il fatto non sussisteva.

Molto più lungo e articolato il processo che vide coinvolti Al Bano e Micheal Jackson, accusato di aver plagiato con Will You Be There il brano I cigni di Balaka. Inizialmente, con il riconoscimento dell’identità di 37 note del ritornello, la ragione sembrò essere dalla parte del cantante pugliese. Tempo dopo, però, la corte di Milano dimostrò che entrambi i brani erano stati ispirati da una canzone del ’39 sprovvista di copyright degli Ink Spots: Bless You For Being An Angel. Questa canzone, a sua volta, prendeva spunto da antichi canti dei Nativi Americani. Così, mancando il principio di originalità dei brani “plagiati”, il plagio non sussisteva e, inoltre, fu dimostrato che Michael Jackson non poté ispirarsi a I cigni di Balaka in quanto la musica di Al Bano non era mai stata pubblicata o trasmessa negli Stati Uniti. Il re del Pop fu assolto mentre la vigorosa voce di Cellino San Marco fu costretta a pagare le spese processuali.