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Eroica Fenice

Serial killer americani, i peggiori della storia

Serial killer americani, i peggiori della storia

Gli Stati Uniti celano numerosissime storie inquietanti di assassini senza scrupoli arrivati ad uccidere in maniera compulsiva, senza un’apparente ragione, spesso seguendo un preciso modus operandi. Casi di serial killer americani ma conosciuti in tutto il mondo, i cui delitti fanno rabbrividire.

Serial killer americani – i peggiori della storia

Theodore Robert Bundy

Nacque nel Vermont nel 1946 e fu soprannominato il Lady Killer, perché le sue vittime furono soprattutto giovani studentesse. Fu ritenuto responsabile di almeno 30-35 omicidi.

Già durante l’infanzia Bundy aveva comportamenti strani e spaventosi: la nonna Julia ha raccontato di essersi svegliata un giorno circondata da coltelli mentre Ted, all’epoca un bambino di soli 3 anni, la guardava sorridente.

Appostandosi di solito nei pressi di college e università, l’assassino cercava di conquistare la fiducia delle sue prede per avvicinarle: spesso si fingeva un disabile in cerca di aiuto per riporre degli oggetti in auto.

Cascata nel tranello, la malcapitata di turno si ritrovava rinchiusa in una macchina con le portiere bloccate.
Le vittime venivano di solito uccise per strangolamento o con diversi tipi di armi. Spesso il loro corpo veniva violentato, anche successivamente al decesso.

Il processo che condannò Bundy alla pena capitale fu seguito dai media di tutto il mondo, fino a quando il 24 gennaio 1989 il killer fu giustiziato tramite la sedia elettrica.

Edmund Kemper

Segnato da una terribile infanzia, il serial killer conta 10 vittime accertate, ma si sospetta siano molte di più.

Nato in California nel 1948, fin da bambino mostrò i segni di gravi problemi psichici: disturbi della personalità, tendenza alla violenza e alla necrofilia. Non lo aiutò il rapporto con la madre, donna violenta che si divertiva ad umiliarlo continuamente.

Mise in atto una serie di omicidi tra il 1964 e il 1973 e le sue prime vittime furono i nonni: uccisi senza apparente ragione a colpi di pistola. Successivamente, soprattutto agli inizi degli anni ’70, si concentrò sulla zona di Santa Cruz (California), offrendo passaggi alle autostoppiste del posto per poi ucciderle brutalmente, accoltellandole o strangolandole. Di solito conservava i cadaveri in casa, spesso abusandone e/o sezionandoli. Durante il processo, al seguito del quale sarà condannato all’ergastolo, ammetterà di aver compiuto atti di cannibalismo.

È tutt’ora detenuto presso la California State Prison.

Albert Fish

Uno dei più temuti serial killer americani della storia, data la crudeltà e violenza dei suoi crimini.

Conosciuto anche come L’Uomo Grigio o Il Vampiro di Brooklyn, nacque a Washington nel 1870.

Le sue vittime per eccellenza furono i bambini: si vantò di averne molestati più di 400 e uccisi più di 100.
Il caso al quale deve la sua fama è quello della piccola Grace Budd, bimba di 10 anni incontrata nel 1928.
Fish si presentò a casa di Grace con la scusa di un annuncio di lavoro pubblicato dalla famiglia e, conquistata la loro fiducia, ottenne il permesso di accompagnare la piccola ad una festa di compleanno.
Da quel momento la bimba sparì senza fare ritorno.
La polizia si concentrò su sospettati diversi fino a quando, nel 1934, sette anni dopo la scomparsa di Grace, la famiglia Budd ricette una lettera terrificante.
La lettera, in cui Fish rivelava di essere il colpevole del rapimento, raccontava per filo e per segno come il serial killer avesse ucciso la bambina, riducendone il corpo in pezzi e arrivando addirittura a “cucinarla e mangiarla”.

Data la sua spietatezza e le sue numerosissime manie sessuali, la storia di Fish è stata usata come spunto di diversi film, libri e testi di canzoni.

Venne condannato a morte e giustiziato nel 1936 tramite sedia elettrica.