Misofonia: cos’è, sintomi e come gestire i rumori fastidiosi

Misofonia: l'intolleranza ad alcuni rumori

Quante volte capita di essere infastiditi dal suono di chi sgranocchia i popcorn di fianco a noi o di chi si scrocchia le dita? Esiste un disturbo in cui questo fastidio diventa proprio un’intolleranza nei confronti di alcuni rumori e il suo nome è misofonia.

Quali sono i rumori più fastidiosi per chi soffre di misofonia?

Categoria di suono Esempi di rumori trigger
Suoni orali Sorseggiare, masticare chewing gum, raschiare denti su posate.
Suoni nasali Respiri profondi, starnuti, tirar su con il naso, russamento.
Movimenti del corpo Scrocchio delle articolazioni, unghie sul tavolo, ticchettio scarpe.
Suoni ambientali Ticchettio orologio, tastiera del pc, fruscio di carta strappata.
Suoni animali/infantili Abbaio, cinguettio, pianto o balbettio di bambini piccoli.

Misos-fonos: odio verso il suono (sgradevole)

Il New York Times ha stilato la classifica dei rumori più fastidiosi: dagli sbadigli ad alta voce allo scrocchiare delle dita, dal tirar su con il naso agli scatti della penna. Ma tra i peggiori rumori rientrano senza dubbio il masticare un chewing gum, il rumore di chi mangia la zuppa e, al primo posto, il rumore del gesso sulla lavagna.

La misofonia è il disturbo di chi non solo non tollera questi rumori, ma è intollerante ad essi e, quando li ascolta, prova un senso di disagio e irritazione che può manifestarsi anche con agitazioni e aggressività.

Si è iniziati a parlare di misofonia circa una ventina di anni fa. Oggi questa intolleranza acustica non è considerata disturbo a pieno diritto, nonostante molte persone ne soffrano. Sembra infatti che la misofonia riguardi il circa 20% delle persone, senza significative variazioni d’età, sebbene ci siano degli studi che hanno dimostrato che le donne in età prepuberale sembrino i soggetti più colpiti per qualche ragione.

Ciò che esiste di più simile, che è riconosciuta come disturbo e per la quale esiste una terapia specifica è l’iperacusia, che consiste nell’ipersensibilità ai suoni che di norma non provocano fastidio all’orecchio umano.

Causa di reazioni emotive e fisiche negative, la misofonia invece trova non poche controversie tra gli esperti, anche perché non è ancora stata inserita in una precisa categoria psicologica. Secondo alcuni studi, i pazienti che soffrono di questa intolleranza al suono sono nel 60% delle volte affette anche di tinnito, ossia il ronzio alle orecchie. È questo, infatti, uno dei primi campanelli d’allarme che permette allo specialista di poter individuare il disturbo.

Da cosa è causata la misofonia e quali sono i disagi che comporta?

Anche sulle cause della misofonia non c’è chiarezza ma si presume che il disturbo sia connesso in qualche modo con un malfunzionamento del sistema uditivo centrale, presente a livello dell’encefalo. In base a una ricerca della Newcastle University pubblicata sul Journal of Neuroscience, le persone che soffrono di misofonia sembrano avere più fitte connessioni cerebrali tra un’area che analizza i suoni e una parte della corteccia premotoria del cervello che si occupa di processare i movimenti di bocca e gola. Non dovrebbero esserci problemi specifici legati all’orecchio.

Secondo il dottor Giovanni Ralli, docente di otorinolaringoiatria e audiologia all’università La Sapienza di Roma, c’è di mezzo il sistema limbico che è quello che registra le emozioni. “Se un suono viene avvertito in un contesto sgradevole, il sistema limbico lo etichetta come sgradevole, la memoria del sistema limbico interviene in automatico e ripropone la sgradevolezza”.

E ancora: “L’apparato uditivo è sotto controllo del cervello. Basti pensare a chi russa: le sue orecchie ovviamente percepiscono il rumore, ma c’è qualcosa nel cervello che esclude e permette di continuare a dormire”.

I principali grilletti della misofonia

Chi soffre di misofonia reagisce male solo a determinati suoni, chiamati “grilletti” ossia quei rumori che innescano agitazione, aggressività, irritabilità, disgusto o attacchi d’ansia. I principali grilletti della misofonia sono:

  • i suoni orali come sorseggiare una bevanda, baciare, succhiare attraverso una cannuccia, deglutire, mangiarsi le unghie, raschiare i denti sulle posate, digrignare i denti, scrocchiare la mascella;
  • le voci dal tono nasale, ronzante, ovattato e sibilante. Oppure i canti stonati;
  • i suoni nasali come respiri profondi, sbuffi, russamento, singhiozzo, sbadigli, starnuti, e molto frequentemente il tirar su con il naso;
  • i suoni emessi dal movimento del corpo: lo scrocchio delle articolazioni, il rumore emesso dalle unghie che battono su un tavolo o quello prodotto da un certo tipo di calzature su un certo tipo di pavimento;
  • i suoni degli animali, come il tipico abbaio o cinguettio ma anche il piagnucolio;
  • come per gli animali, i suoni emessi dai bambini piccoli, quando piangono o balbettano;
  • i suoni ambientali come le suonerie dei cellulari, il ticchettio degli orologi, il fruscio di carta strappata, il rumore della tastiera del pc, la compressione di bottiglie di plastica.

Viso e mani sembrano essere le parti del corpo più micidiali. Masticare biscotti croccanti e succhiare zuppe sono fra i più comuni “grilletti” dell’ira. Nei casi estremi la misofonia può far arrivare una persona ad evitare determinati posti come ufficio, scuola, ambienti sociali, provocando una certa tendenza all’isolamento.

I medici con competenze nell’individuazione di questo disturbo – che valutano anche se il disturbo è causato da qualche altra causa – sono i medici esperti in audiologia, i medici psichiatri, i terapisti del linguaggio e gli psicologi.

Trattamenti e terapie attualmente disponibili

Al momento non esiste una terapia specifica contro la misofonia; i trattamenti attualmente usati sono la cura degli acufeni e la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Nel primo caso lo scopo è la desensibilizzazione acustica del paziente che avviene con la somministrazione della sostanza fastidiosa – in questo caso, determinati suoni – sempre di più, fin quando si diventa tolleranti ad essa. Invece la terapia cognitivo comportamentale ha un approccio diverso: consiste nell’istruire il paziente sul disturbo di cui soffre in modo che riesca a dominarlo. È possibile approfondire le basi neuroscientifiche del disturbo consultando fonti autorevoli come il portale di PubMed.

Fonte immagine: Freepik (https://www.freepik.com/free-photo/portrait-irritated-young-man-plugging-ears-with-fingers_2540586.htm#page=1&query=noise&position=4&from_view=search)
http://misophonia.com/)

Articolo aggiornato il: 18 Febbraio 2026

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A proposito di Federica Grimaldi

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