Misofonia: l’intolleranza ad alcuni rumori

Misofonia: l'intolleranza ad alcuni rumori

Quante volte capita di essere infastiditi dal suono di chi sgranocchia i popcorn di fianco a noi o di chi si scrocchia le dita? Esiste un disturbo in cui questo fastidio diventa proprio un’intolleranza nei confronti di alcuni rumori e il suo nome è misofonia.

Misos-fonos: odio verso il suono (sgadevole)

Il New York Times ha stilato la classifica dei rumori più fastidiosi: dagli sbadigli ad alta voce allo scrocchiare delle dita, dal tirar su con il naso agli scatti della penna. Ma tra i peggiori rumori rientrano senza dubbio il masticare un chewing gum, il rumore di chi mangia la zuppa e, al primo posto, il rumore del gesso sulla lavagna.

La misofonia è il disturbo di chi non solo non tollera questi rumori, ma è intollerante ad essi e, quando li ascolta, prova un senso di disagio e irritazione che può manifestarsi anche con agitazioni e aggressività.

Si è iniziati a parlare di misofonia circa una ventina di anni fa. Oggi questa intolleranza acustica non è considerata disturbo a pieno diritto, nonostante molte persone ne soffrano. Sembra infatti che la misofonia riguardi il circa 20% delle persone, senza significative variazioni d’età, sebbene ci siano degli studi che hanno dimostrato che le donne in età prepuberale sembrino i soggetti più colpiti per qualche ragione.

Ciò che esiste di più simile, che è riconosciuta come disturbo e per la quale esiste una terapia specifica è l’iperacusia, che consiste nell’ipersensibilità ai suoni che di norma non provocano fastidio all’orecchio umano.

Causa di reazioni emotive e fisiche negative, la misfonia invece trova non poche controversie tra gli esperti, anche perché non è ancora stata inserita in una precisa categoria psicologica. Secondo alcune studi, i pazienti che soffrono di questa intolleranza al suono sono nel 60% delle volte affette anche di tinnito, ossia il ronzio alle orecchie. È questo, infatti, uno dei primi campanelli d’allarme che permette allo specialista di poter individuare il disturbo.

Da cosa è causata la misofonia e quali sono i disagi che comporta?

Anche sulle cause della misofonia non c’è chiarezza ma si presume che il disturbo sia connesso in qualche modo con un malfunzionamento del sistema uditivo centrale, presente a livello dell’encefalo. In base a una ricerca della Newcastle University pubblicata sul Journal of Neuroscience, le persone che soffrono di misofonia sembrano avere più fitte connessioni cerebrali tra un’area che analizza i suoni e una parte della corteccia premotoria del cervello che si occupa di processare i movimenti di bocca e gola. Non dovrebbero esserci problemi specifici legati all’orecchio.

Secondo il dottor Giovanni Ralli, docente di otorinolaringoiatria e audiologia all’università La Sapienza di Roma, c’è di mezzo il sistema limbico che è quello che registra le emozioni. “Se un suono viene avvertito in un contesto sgradevole, il sistema limbico lo etichetta come sgradevole, la memoria del sistema limbico interviene in automatico e ripropone la sgradevolezza“.
E ancora: “L’apparato uditivo è sotto controllo del cervello. Basti pensare a chi russa: le sue orecchie ovviamente percepiscono il rumore, ma c’è qualcosa nel cervello che esclude e permette di continuare a dormire”

Chi soffre di misofonia reagisce male solo a determinati suoni, chiamati “grilletti” ossia quei rumori che innescano agitazone, aggressività, irritabilità, disgusto o attacchi d’ansia. I principali grilletti della misofonia sono:

  • I suoni orali come sorseggiare una bevanda, baciare, succhiare attraverso una cannuccia, deglutire, mangiarsi le unghie, raschiare i denti sulle posate, digrignare i denti, scrocchiare la mascella
  • Le voci dal tono nasale, ronzante, ovattato e sibilante. Oppure i canti stonati
  • I suoni nasali come respiri profondi, sbuffi, russamento, singhiozzo, sbadigli, starnuti, e molto frequentemente il tirar su con il naso
  • I suoni emessi dal movimento del corpo: lo scrocchio delle articolazioni, il rumore emesso dalle unghie che battono su un tavolo o quello prodotto da un certo tipo di calzature su un certo tipo di pavimento
  • I suoni degli animali, come il tipico abbaio o cinguettio ma anche il piagnucolio
  • Come per gli animali, i suoni emessi dai bambini piccoli, quando piangono o balbettano
  • I suoni ambientali come le suonerie dei cellulari, il ticchettio degli orologi, il fruscio di carta strappata, il rumore della tastiera del pc, la compressione di bottiglie di plastica

Viso e mani sembrano essere le parti del corpo più micidiali. Masticare biscotti croccanti e succhiare zuppe sono fra i più comuni “grilletti” dell’ira. Nei casi estremi la misofonia può far arrivare una persona ad evitare determinati posti come ufficio, scuola, ambienti sociali, provocando una certa tendenza all’isolamento.

I medici con competenze nell’individuazione di questo disturbo – che valutano anche se il disturbo è causato da qualche altra causa – sono i medici esperti in audiologia, i medici psichiatri, i terapisti del linguaggio e gli psicologi.

Al momento non esiste una terapia specifica contro la misfonia; i trattamenti attualmente usati sono la cura degli acufeni e la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Nel primo caso lo scopo è la desensibilizzazione acustica del paziente che avviene con la somministrazione della sostanza fastidiosa – in questo caso, determinati suoni – sempre di più, fin quando si diventa tolleranti ad essa. Invece la terapia cognitivo comportamentale ha un approccio diverso: consiste nell’istruire il paziente sul disturbo di cui soffre in modo che riesca a dominarlo.

Fonte immagine: Freepik (https://www.freepik.com/free-photo/portrait-irritated-young-man-plugging-ears-with-fingers_2540586.htm#page=1&query=noise&position=4&from_view=search)
http://misophonia.com/)

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