Scarlett Johansson: la rappresentazione del cyberfemminismo al cinema

Scarlett Johansson

Scarlett Johansson e la fantascienza, l’attrice statunitense ha interpretato una “nuova versione del cyborg” secondo la docente Richter

L’attrice statunitense Scarlett Johansson ha preso parte a molte pellicole di fantascienza, tra cui “un ciclo di film” dove reinventa l’immagine tipica della cyborg secondo una nuova ottica post-femminista definitacyber-femminista”.

Questo è il parere della dottoressa Nicole Richter, docente di “Filmologia (Film studies)” presso la Wright State University di Dayton (Ohio), espresso in un suo saggio dal titolo “Scarlett Johansson’s Cyberfemminist Cyborg”, pubblicato nel 2015 su “Comunicazioni sociali-Journal of Media, Performing Arts and Cultural Studies” dell‘Università del Sacro Cuore di Milano. 

Secondo la professoressa Ricther, i film da prendere in considerazione per la tematica del cyber-femminismo sono Lei di Spike Jonze (2013), Under the Skin di Jonathan Glazer (2013) e Lucy di Luc Besson (2014). In aggiunta dobbiamo menzionare la pellicola  cyberpunk Ghost in the Shell di Rupert Sanders, che era ancora in lavorazione al momento della stesura del saggio (il film uscì nel 2017, due anni dopo la pubblicazione dello studio).

I tre film, dove Scarlett Johansson interpreta “una cyborg femminista,” si basano su due punti principali: il primo riguarda “una cyborg” alla ricerca della propria conoscenza mentre il secondo è il rifiuto della struttura eteronormativa della coppia innamorata.  

Lei di Spike Jonze (2013)

Nel caso di Lei diretto da Spike Jonze, Scarlett Johansson presta la voce a Samantha, un’intelligenza artificiale femminile creata per una  società dove i rapporti sociali sono venuti meno. Samantha fa conoscenza con Theodore, un giovane sognatore (interpretato da Joaquin Phoenix) che vive scrivendo lettere per altri.  Il programma con voce femminile  impara da Theo il significato delle emozioni, portando il protagonista a considerare tale intelligenza artificiale alla stregua di “una donna perfetta” (riferimento, secondo la dottoressa Richter, al mito di Pigmalione che realizzò la “sua donna ideale” con una scultura di marmo e pregò la dea Afrodite affinchè  trasformasse tale opera d’arte in una persona reale).

All’inizio Samatha aiuta Theo con le faccende di casa e organizzando la sua vita ma, con il passare del tempo, la “relazione si complica” ed essa acquisisce “un nuovo punto di vista che non è più quello ristretto dei primi giorni”. L’esito è una profonda riflessione sul significato di romanticismo, sesso e genere avviando lo scontro  tra il binarismo “mente-corpo” così come “me stesso-altri”, “gay-etero”, “mente-corpo”.

In seguito, la professoressa afferma che «il film inverte la tipica immagine culturale che associa il corpo alle donne e la mente agli uomini»; infatti Theodore è confinato nel suo “corpo fisico” mentre Samantha può esplorare mondi diversi grazie al fatto di essere un “sistema tecnologico”. Secondo il parere del critico cinematografico Christopher Orr, la “voce di Samantha riscalda l’intero film”; il tono di voce caldo e sensuale della Johansson aiuta il protagonista a innamorarsi di essa mentre lo spettatore “evoca l’immagine del corpo [sensuale] della star” durante la visione della pellicola. 

Under the Skin di Jonathan Glazer (2013)

Del  tutto diverso è il film Under the Skin, diretto dall’esordiente Jonathan Glazer. Qui, la nota attrice interpreta una “misteriosa donna” che vaga per le strade di Edimburgo guidando un furgoncino. Costei, grazie alla sua bellezza e alle doti seduttive, attira diversi uomini che si lasciano ammaliare  per poi giungere ad un triste epilogo. Lo sguardo di questa donna è “senza emozioni e disconnesso, inteso soltanto alla ricerca delle proprie vittime”. Il film non ci offre una precisa descrizione di questa killer, piuttosto la donna guarda questo mondo “con distacco” per poi provare successivamente passioni ed emozioni umane, immedesimandosi con le persone di passaggio sul suo cammino

È il caso del ragazzo storpio, che dopo averlo sedotto (approfittando del fatto che nessuna ragazza abbia mai voluta una relazione con lui), si pente della propria azione così decide di salvarlo da quel tragico destino. Inoltre, in una scena del film, la protagonista, completamente nuda, si guarda allo specchio cercando di conoscere e scoprire il proprio corpo. In questa pellicola il tema del corpo femminile è affrontato in maniera diversa. La protagonista ha  sembianze umane, celando dietro il suo aspetto rassicurante una spaventosa realtà. 

Lucy di Luc Besson (2014)

Infine c’è l’esempio di cyberfemminismo del film Lucy di Luc Besson, come nel caso delle altre due pellicole, abbiamo il frutto delle teorie femministe che avevano criticato il classico dualismo della “razionalità tipica degli uomini” e “dell’irrazionalità tipica delle donne”. La protagonista è una studentessa americana a Taipei, costretta (dopo una rapina fallita) a lavorare come corriere della droga per un boss della triade. Nel suo corpo viene inserito chirurgicamente un sacchetto di plastica (destinato a rompersi) contenente una nuova sostanza stupefacente che aumenta la prestazione del cervello fino al 100%.

Lo stesso Besson (come riportato dal giornale Indiewire) ha diviso il film in tre parti, l’inizio  ricorda Lèon (uno dei suoi primi successi con Jean Reno e Natalie Portman), lo sviluppo  cita Inception di Christopher Nolan e la conclusione si rifà a 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. Nonostante la protagonista sia umana, al 28% delle capacità celebrali, secondo il professor Norman,  «lei non avverte più […] dolore o desiderio, mentre ciò che ci connota come umani svanisce via». Per questo motivo, anche Lucy Miller rientra tra le cyborg di Scarlett Johnasson come Samantha e la Donna di Under the Skin.

 Lucy riesce decostruire la conoscenza matematica dell’universo (assieme alla razionalità umana) grazie all’utilizzo del 100% del cervello. Alla fine, la protagonista arriva a comprendere la realtà metafisica della natura del mondo e «capisce che l’umanità limita la realtà a dei quadri strutturali (frameworks), dimenticando la natura della realtà stessa». La rappresentazione del dualismo uomo-macchina per comprendere la realtà è uno dei temi del film d’azione e filosofico del regista francese.

Fonte immagine di copertina:  Hdwallpapers.net 

A proposito di Salvatore Iaconis

Nato nel 1999 a Napoli e iscritto al corso di laurea di Lettere Moderne all’Università Federico II di Napoli. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania dal 26 gennaio 2021. Grande amante della lettura dai classici della tradizione fino ai best-sellers più recenti, appassionato di cinema in tutte le sue forme nonché di teatro, storia, arte e filosofia.

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