WWE 2K24 e la rivoluzione femminile: Rhea e Bianca in cover

WWE2K24 festeggia le donne sul ring sulla copertina del nuovo videogame

WWE 2K24 celebra WrestleMania, lo Showcase of the Immortals, ma la sua copertina racconta anche un’altra storia: quella del wrestling femminile in WWE e del lungo percorso compiuto dalla fine degli anni Ottanta a oggi. La scelta di mettere Rhea Ripley e Bianca Belair sulla cover della Deluxe Edition segna una vera consacrazione: per decenni relegate ai margini o confinate in ruoli decorativi, oggi le donne sono diventate uno dei centri simbolici, narrativi e commerciali della compagnia. In questo senso, la cover di WWE 2K24 vale più di una semplice immagine promozionale: certifica il punto d’arrivo di una trasformazione culturale lunga, complessa e tutt’altro che scontata. Ripercorriamola insieme!

Le edizioni di WWE 2K24 e le superstar protagoniste

Edizione del gioco Superstar in copertina Contenuti principali
Edizione Standard Cody Rhodes Gioco base.
Edizione Deluxe Rhea Ripley e Bianca Belair Gioco base e Season Pass.
Edizione 40° Anniversario Artwork celebrativo Contenuti WrestleMania e Season Pass.

WWE 2K24 e il significato culturale di una copertina

Per capire davvero il peso di questa scelta bisogna ricordare da dove si è partiti. Per molto tempo la federazione ha faticato a considerare le proprie wrestler come atlete complete e come protagoniste di un racconto sportivo con pari dignità. Proprio perché oggi vedere Rhea Ripley e Bianca Belair in copertina può sembrare naturale, quella stessa immagine misura con più chiarezza la distanza dal passato.

Le copertine dei prodotti popolari decidono infatti chi rappresenta un’epoca e chi incarna il linguaggio di un brand. In questo caso, la loro presenza non fotografa soltanto lo stato attuale della divisione femminile, ma ne certifica la piena legittimazione all’interno dell’immaginario WWE.

Quando le donne erano solo una funzione dello sguardo

C’è stato un tempo in cui, nella WWE, le donne servivano a soddisfare un immaginario maschile sbilanciato. La loro presenza ruotava attorno alla provocazione, alla gelosia e alla dipendenza narrativa dagli uomini, riducendo il corpo a spettacolo separato dal talento atletico. Il wrestling femminile esisteva in forma caricaturale, più vicino al cliché televisivo che alla vera competizione.

In quel senso, figure come Lita e Trish Stratus hanno rappresentato i primi, faticosi tentativi di rompere lo schema. Sebbene inizialmente presentate secondo canoni estetici funzionali allo sguardo maschile, la loro abilità sul ring e la loro determinazione hanno gettato le basi per una considerazione differente. Lita ha introdotto uno stile ad alto rischio prima riservato solo agli uomini, mentre Trish Stratus è passata dall’essere una manager al diventare una delle campionesse più rispettate di sempre.

La lenta trasformazione: dai margini al centro

La trasformazione è partita da figure che hanno imposto una presenza più atletica e difficile da comprimere nei vecchi schemi. Oltre a Trish e Lita, nomi come Alundra Blayze e Mickie James hanno lavorato duramente per mantenere alta la dignità tecnica della categoria. Charlotte Flair e Sasha Banks hanno poi avuto un peso decisivo: la figlia del nature boy ha incarnato l’ambizione di una campionessa capace di dominare NXT, Raw e SmackDown, mentre Sasha ha rappresentato un wrestling tecnico, carismatico e simbolicamente autorevole.

La svolta è passata dall’ecosistema di NXT e del Performance Center, dove le donne hanno iniziato a sostenere match lunghi e storie articolate. Per la prima volta sono state giudicate per il loro operato sul ring e non solo per l’estetica. Questo cambiamento è stato spinto anche da un pubblico che ha smesso di accettare ruoli decorativi, costringendo l’industria a rivedere le proprie regole.

La Women’s Revolution e i suoi simboli

La Women’s Revolution è stata una battaglia di simboli: il passaggio da Divas a Superstars, il pensionamento del Divas Championship e l’ingresso delle donne in stipulazioni storicamente maschili. Questi atti hanno cambiato il modo in cui la WWE comunica il valore delle proprie atlete.

Eventi come Evolution, il primo show interamente femminile, misurano la distanza tra il prima e il dopo. Sebbene alcuni cambiamenti siano stati talvolta usati come slogan, hanno reso possibile una realtà narrativa prima impensabile, consolidando il prestigio delle interpreti nel centro della federazione.

Becky Lynch e il momento in cui tutto cambia davvero

L’ascesa di Becky Lynch ha segnato il momento in cui il pubblico ha imposto alla WWE di riconoscere una protagonista femminile come fulcro dello show. L’identificazione collettiva ha superato le intenzioni della federazione, dimostrando che una donna può occupare il centro della scena con la stessa forza mitologica riservata ai grandi nomi maschili.

Il main event di WrestleMania 35 è stato un riconoscimento storico: il wrestling femminile ha mostrato di poter chiudere lo show più importante dell’anno, reggendo la pressione e generando una memoria narrativa fondamentale per il futuro della compagnia.

Rhea Ripley e Bianca Belair: due modi diversi di stare al centro

Se Becky Lynch è stata la svolta, Bianca Belair e Rhea Ripley rappresentano la maturazione di un paesaggio plurale. Belair incarna una figura luminosa e atletica, portando una rappresentazione forte e positiva della femminilità nera. Ripley esplora invece zone più oscure, con un’estetica goth, una fisicità dominante e un carisma ruvido che le consente di controllare totalmente la propria immagine.

Questa differenza rende la loro copertina comune ancora più significativa. La loro giustapposizione racconta un cambio culturale in cui il centro della scena è abitato da corpi, estetiche e linguaggi differenti, allargando il campo del possibile per le future generazioni. Generazioni che vedranno il wrestling femminile non più come una parentesi o un’eccezione, ma come una componente pienamente strutturale dello spettacolo WWE.

 

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A proposito di Marcello Affuso

Direttore di Eroica Fenice | Docente di italiano e latino | Autore di "A un passo da te" (Linee infinite), "Tramonti di cartone" (GM Press), "Cortocircuito", "Cavallucci e cotton fioc" e "Ribut" (Guida editore)

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