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Eroica Fenice

Aprimi cielo

Aprimi cielo di Alessandro Bergonzoni – Recensione

Edito per l’editore GarzantiAprimi cielo – Dieci anni di raccoglimento, articolato” è il nuovo libro di Alessandro Bergonzoni. L’autore, artista e attore teatrale oltre che scrittore, ha interpretato numerosi spettacoli, esposto in gallerie e musei italiani e collabora con le principali testate giornalistiche. Attualmente scrive per «il Venerdì di Repubblica» e «Robinson». Ed è proprio da qui che parte il suo libro, da quegli articoli e conglomerati di pensieri fusi e poi lasciati asciugare su carta, che l’autore poi ci propone impilati nelle pagine che compongono il suo libro.

Aprimi cielo: pensieri asciugati su carta

Proprio come lo squarcio di cielo in copertina, le parole sulla pagina si presentano come strappi di reale; come i pensieri si affastellano nella mente, allo stesso modo poi vengono riportati sulla pagina. Frasi convenzionali rigirate grazie a giochi di parole; parole rimescolate, risultano come scavate per fare emergere tutte le possibili combinazioni intrinseche, i significati più profondi, oltre a quelli inediti, che creano così conglomerati inaspettati e nuovi e aprono a nuove prospettive. Tutte le figure retoriche impiegate servono a dare nuova linfa al linguaggio, o a restituirgli quella perduta in modi di dire obsoleti, che hanno perso il senso originario e puro. Ed è un continuo rincorrersi, come nei dialoghi che ogni tre, quattro o cinque pagine, spezzano i monologhi. Un rincorrersi che non è mai afferrarsi, ma che coincide sempre con nuovi inizi e nuovi spunti.

“Dottore ho il mal dell’incertezza. Si cura. Certo che sono sicura. Voglio dire che si può curare. E come? Eccome. Basta un coraggio di sole, ima voglia sulla faccia della terra, basta staccare il quadro della situazione dal chiodo fisso.[…]” (pag. 72, Dialogo olistico)

Le associazioni di significati e significanti sono come brevi squarci illuminanti, bagliori fulminei e incisivi eppure pensati; un rimuginare continuo ma comunque illuminante.

Il libro di Alessandro Bergonzoni è uno zibaldone di pensieri apparentemente sconnessi, che si connettono attraverso nuovi sensi e sensazioni. I testi sono pieni di domande, di dubbi, di opinioni, ma anche di affermazioni convinte che in un lampo rimandano a situazioni reali e attuali che spezzano il fiato.

La parola in Aprimi cielo torna al centro del testo, e il linguaggio è sia strumento che oggetto per lo scrittore, tornando ad essere veramente decodificatore della realtà. Le parole qui non sono maschere, né mascherate, ma mettono a nudo il pensiero e quindi la realtà, dove anche gli oggetti prendono la parola.

I testi spesso sono istantanee che riportano l’attenzione sul rimosso, su ciò che non si vorrebbe vedere, che si era dimenticato, almeno apparentemente. E l’impressione è quella di perdere e di acquisire insieme un filo che è sempre sfuggente per quanto onnipresente.

Il libro di Alessandro Bergonzoni non è incasellabile in nessuna categoria precostituita: vi è una rottura degli stili che serve, -dice l’autore- ad avvicinarsi all’”indispensabile” che parte dal pensiero, e che poi si fa parola. L’autore ha “antenne rivolte verso il cielo, che captano qualcosa che c’è già, l’altrove”.

Le parole in Bergonzoni sono un continuo sentire, percepire sensazioni ed emozioni di vita vissuta. Tra tutti primeggia l’Amore a cui l’autore dedica specifiche sezioni; un amor “abbaiante”, poi “mosaico”, poi “alberghiero”, “puglie”, “anonimo” poi “sinistro”…

Un’altalena di pensieri sovrapposti, un labirintico percorso dell’anima nel suo farsi tortuoso, accidentato, dolce e criptico che è la vita. 

“Ero forestiero e mi avete abbattuto la foresta. Ero castano e svenuto e mi avete ossigenato, avevo fame (di conoscenze) e mi avete dato da bere (di non poter sapere), avevo sete e mi avete dato da mangiare. […] Ero caduto e mi avete sollevato (un’obiezione), orfano e mi avete mandato al Padre Eterno, impaurito e mi avete assicurato (che lo sarei sempre stato), storpio e mi avete dato una dritta, sperduto e mi avete trovato (male), disoccupato africano mi avete occupato e poi immigrato, ero morto e mi avete soprattutto fotografato. Siete stolti e mi avete convinto.” (pag. 11, Parentesi & Bibbie, “Aprimi Cielo)

 

 

Fonte immagine: ufficio stampa.

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