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Eroica Fenice

Carinola e i suoi misteri nel romanzo di Concetta Di Lorenzo

Carinola e i suoi misteri nel romanzo di Concetta Di Lorenzo

In occasione dell’uscita del suo romanzo “I misteri di Calinulo”, thriller incentrato sulla scomparsa del vescovo Pietro e i delitti della cattedrale di Carinola, l’autrice Concetta Di Lorenzo ha concesso un’intervista alle pagine di Eroica.

Fin da bambina ha sempre avuto una spiccata curiosità per soddisfare la sua voglia di conoscenza: è con questo dato che Concetta Di Lorenzo, storica, scrittrice e docente originaria di Carinola, ha esordito nella piacevole intervista che abbiamo condiviso. Stati Uniti e Canada sono stati la sua casa per svariati anni di studio, ma il legame con la sua terra ha travalicato ogni confine, spingendola, al suo ritorno in Italia, ad approfondire sempre più le ricerche storiche riguardanti il territorio: e tale passione emerge chiaramente dalle sue pagine.

Carinola fa da sfondo alle pagine di questo avvincente romanzo

Vorrei partire da una domanda molto personale. Come nasce l’idea?

Beh, nasce chiaramente dai miei studi storici del territorio. A lungo andare mi sono resa conto che gli avvenimenti storici di questo piccolo territorio erano troppo importanti per essere lasciati nel dimenticatoio. E che la gente non conosceva nulla della propria storia. Tramandarla era quindi necessario, soprattutto ai giovani, che saranno i custodi del futuro. Ma come ben sai anche tu, i giovani non amano leggere la storia in maniera “tradizionale” e così ho pensato di scrivere dei thriller storici ambientati a Carinola proprio per stimolarne la lettura e la conoscenza storica.

Come e quando è nata in te la passione per i documenti d’archivio e le ricerche storiche?

È nata quasi per caso molti anni fa. Volevo semplicemente fare una ricerca genealogica sulla mia famiglia, stimolata dai racconti dei miei nonni e dei miei genitori su alcuni antenati. Così ho iniziato a frequentare l’Archivio di Stato di Caserta, l’Archivio Comunale, quello Parrocchiale e quello Diocesano. Oltre ai documenti che mi interessavano, trovavo, soprattutto a Caserta, documenti storici straordinari, che non mi sarei mai sognata di trovare. E così non ho più lasciato la ricerca d’archivio.

Quali sono le dinamiche che percorrono il tuo romanzo?

Il filo conduttore si dipana attorno ai delitti di due canonici della Cattedrale di Calinulo (Carinola) in un periodo storico molto importante e molto confuso, quello svevo. Carinola era allora città regia e Federico II l’aveva affidata a suo genero Riccardo, conte di Caserta, ma veniva amministrata da un balivo (o baiulo), funzionario regio, affiancato da due giudici. Il particolare periodo storico e la morte del giudice penale fanno in modo che sia il giovane balivo Raymondo a occuparsi – molto maldestramente – anche dei due delitti. L’espediente dei delitti è sicuramente l’occasione per far muovere tanti personaggi della Curia Reale di Federico II e per parlare di importanti monumenti e personaggi della nostra storia: l’Eremo di san Martino, l’Episcopio, la Cattedrale e il Convento di San Francesco.

Carinola costituisce lo scenario di fondo dell’azione. Che cosa ti ha spinto a pensare a un giallo animato da delitti?

In realtà è stato una cosa molto naturale pensarlo. Carinola, attraverso i secoli, non è certo stata esente da avvenimenti criminali, soprattutto in seno alla Cattedrale. Non dimentichiamo che il Capitolo di una Cattedrale era l’organo più influente sulla vita economica e sociale di una diocesi e faceva il bello e il cattivo tempo. Gli interessi erano tanti e cospicui e spesso si pagavano le conseguenze di comportamenti illeciti o troppo rigidi. I documenti della diocesi di Carinola, pubblicati dal caro don Amato Brodella, sono un’ottima fonte di informazioni.

Chi o cosa è stata la tua fonte di ispirazione?

La vera fonte d’ispirazione per questo mio thriller è stata un’iscrizione dell’abside centrale presente in Santa Maria de Episcopio, la basilica medievale di Foro Claudio (Ventaroli): “…o Vergine, fa che Pietro non sia rinchiuso in un carcere buio”. La mia innata curiosità mi spingeva a chiedermi chi fosse stato questo personaggio di nome Pietro che aveva meritato o commissionato un affresco così prezioso, e cosa avesse fatto per far scrivere una supplica così accorata. E così nelle mie ricerche storiche mi sono imbattuta nel libro di Hubert Houben I cistercensi nel Mezzogiorno d’Italia”, in cui l’autore conferma che il monaco cistercense Pietro era stato vescovo di Carinola dal 1239 al 1252. Inoltre, le trame e macchinazioni in cui erano coinvolti i personaggi del tempo, offrono spunti per scrivere non un solo libro, ma tanti.

Quali ostacoli hai incontrato in corso d’opera?

Quando scrivi un romanzo storico i problemi sono sempre tanti. La ricerca continua è quello che più assilla. Devi andare continuamente a controllare se quello che scrivi è giusto o se rischi di cadere involontariamente in anacronismi. Per esempio: si conoscevano i limoni in Europa nel Medioevo? Si usavano? E allora vai a controllare se i limoni erano conosciuti. Nel dubbio, non usi il limone!

Vi è anche un percorso introspettivo interno?

L’uomo matura e conosce se stesso solo quando fa esperienza e si confronta o si scontra con gli altri. Ecco, questo romanzo è un concentrato di esperienze umane, spirituali e di confronto con gli altri, che portano i protagonisti a conoscersi sempre meglio e a confermare o rinnegare le scelte già fatte.

La valorizzazione del territorio passa attraverso la conoscenza della sua storia

Credi che la società in cui viviamo valorizzi il recupero del passato e della propria storia?

Mai abbastanza e sicuramente non a Carinola. C’è indubbiamente un risveglio d’interesse per l’ambiente e il territorio, ma finché questo interesse non trova l’impegno concreto della politica e delle amministrazioni locali, rimane tutto nelle mani volenterose di poche persone, senza mezzi e senza possibilità di portare un serio miglioramento al territorio.

Quale messaggio vuoi veicolare attraverso il tuo romanzo?

Il messaggio che vorrei veicolare è che la conoscenza della propria storia e delle proprie radici sono un fatto determinante anche per la crescita sociale ed economica futura. Mi spiace dirlo, ma non sono molto per la globalizzazione selvaggia di uomini e cose. Credo, invece, che ogni territorio e ogni uomo abbia un valore intrinseco nella storia che li porta a sviluppare la propria identità secondo caratteri specifici. E questa specificità deve essere conservata e valorizzata nel tempo.

Come vivi il pensiero della caducità dei monumenti storici del nostro territorio, sottoposti alla noncuranza delle istituzioni? In che modo dovrebbe effettuarsi una concreta valorizzazione?

È un vero assillo per me. Le ville rustiche esistenti sul territorio sono tutte coperte di rovi ed erbacce; quando, poi, penso che abbiamo due città romane ancora sepolte e lasciate all’azione selvaggia dei tombaroli, mi viene un senso di rabbia insopportabile. Invece, potrebbero essere il vero futuro del territorio. Io le darei a qualche università come campo scuola di scavi archeologici e le farei scavare da persone competenti, per farne un museo del territorio, assumendo dei custodi per vigilare soprattutto di notte. Ma, ahimè, questo Comune non ha mai un soldo per decollare o non vuole farlo. È una battaglia persa.                                                               

Infine, cara Concetta, in che modo è possibile acquistare il tuo romanzo?

Lo si può trovare nelle edicole della zona: a Carinola e nelle sue frazioni, Casanova e Casale, ma anche contattando me personalmente su Messenger. Provvederò ad inviarlo. 

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